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	<title>Apogeonline &#187; Lady Gaga</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Misurare la modernità con i matrimoni reali</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 06:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Boccia Artieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[ABCNews]]></category>
		<category><![CDATA[Catherine Middleton]]></category>
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		<description><![CDATA[Potevamo noi ignorare il principesco sì di William e Kate? Assolutamente sì. Tuttavia abbiamo deciso di parlarne lo stesso, a modo nostro. Le grandi cerimonie mediali, infatti, hanno il pregio di raccontare qualcosa sulla società e sugli strumenti che usa per raccontarsi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È stato il matrimonio del secolo e una grande cerimonia mediale. Non possiamo formulare ipotesi precise circa i rapporti di causa ed effetto, e quindi chiederci se a farne una narrazione mediale siano stati l&#8217;attesa e gli elementi favolistici (il Principe che sposa la contadinella, diventata nella modalità una giovane donna della borghesia) oppure piuttosto gli stessi media, con la loro capacità di racconto e di coinvolgimento emotivo del pubblico. Si tratta comunque di un fenomeno mondializzato: settecentocinquanta milioni di telespettatori attraverso le televisioni di più di settanta paesi. Come ha sintetizzato durante la cerimonia l&#8217;arcivescovo di Canterbury, c’erano «tutti gli ingredienti di cui sono fatte le favole».<span id="more-5493"></span></p>
<h5>Non sembra ieri</h5>
<p>All&#8217;epoca del matrimonio tra Carlo e Diana, era il 29 luglio 1981, in Francia esordiva il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Minitel">Minitel</a>, il protocollo Tcp/Ip e la parola internet sarebbero arrivati l’anno dopo. Le cerimonie mediali erano celebrate (principalmente) attraverso un unico schermo, quello televisivo, e il pubblico era collegato attraverso la visione solitaria e condivisa delle immagini veicolate nell’etere (convenzione linguistica di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etere_%28fisica%29">un mezzo che non esiste</a>). Le nozze tra il Principe William e Kate Middleton poggiano invece su una strategia cross mediale che trova nella rete un elemento non solo di inevitabile propagazione di contenuti, ma anche strategico nella preparazione e costruzione di notorietà dell’evento e nel coinvolgimento dei pubblici. Eventi come questo <a href="http://www.usatoday.com/life/people/2011-04-29-royal-wedding-social-media_N.htm">superano per attesa ed efficacia</a> i risultati delle “audience attive” del web:</p>
<blockquote><p>Le conversazioni sul matrimonio reale nei social network hanno superato quelle su terremoto e tsunami giapponese e della rivolta del popolo in Egitto. Da Webtrends: 911.000 tweet correlati al matrimonio sono stati monitorati negli ultimi 30 giorni. Si tratta di circa 30.000 al giorno e rappresenta il 71% di tutti i social media monitorati dalla società di <em>web</em><em> analytics</em> […] Twitter ha conteggiato 1,7 milioni di tweet per il momento in cui il principe William e Kate Middleton, il Duca e la Duchessa di Cambridge, sono stati dichiarati marito e moglie. Si tratta di circa 13.000 tweets al minuto.</p></blockquote>
<p>A questo va associato un comportamento di fruizione dei pubblici che comincia a essere sempre più multischermo. Consideriamo, ad esempio, che il 59% degli americani utilizza contemporaneamente tv e internet: possiamo così capire meglio perché le strategie di messa in relazione di web e televisione diventino sempre più centrali per una <a href="http://mashable.com/2011/04/28/royal-wedding-media-second-screen/">esperienza mediale che diventa a due schermi</a>. Marco Ghuneim, Ceo dell’agenzia di marketing e social media <a href="http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://www.mashable.com/tag/trendrr&amp;rurl=translate.google.it&amp;twu=1&amp;usg=ALkJrhi3iEOVVynXK-ip6ssnPWxfobsLCg">Trendrr</a>, spiega che:</p>
<blockquote><p>il tuo grafo sociale è fatto di persone in cui credi, quando raccomandano qualcosa è molto facile che tu dia un’occhiata. Il web sociale agisce quindi come un imbuto nel quale le raccomandazioni di un amico producono un effetto  tune-in tra tv e online in tempo reale.</p></blockquote>
<h5>Subito dopo Lady Gaga e Justin Bibier</h5>
<p>In questo modo se, come <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703367004576289140783981856.html">sostiene il <span style="text-decoration: underline;">Wall Street Journal</span></a>, quattrocento milioni di persone hanno aspettato l’evento online, queste sono servite come elemento strategico per arrivare a coinvolgere i circa due miliardi di telespettatori previsti. Per non parlare del sistema dell’informazione: <a href="http://latimesblogs.latimes.com/technology/2011/04/royal-wedding-abc-news-twitter-look-to-curate-chatter-on-prince-william-and-kate-middletons-big-day.html">l’accordo tra ABCNews e Twitter</a> è rappresentativo di questo connubio. L’attesa per un coinvolgimento massiccio del pubblico online ha fatto sì che Twitter si sia preparato all’evento <a href="http://www.huffingtonpost.com/2011/04/27/twitter-biz-stone-preps-royal-wedding-servers_n_854535.html">dedicando un server apposito</a> a “Wills &amp; Kate”, server posizionato subito sopra a quello di Lady Gaga e ai tre riservati a Justin Bieber. È servito, ad esempio, a gestire il quasi 5% dei tweet mondiali che nella giornata delle nozze conteneva il tema Royal Wedding, con commenti principalmente benevoli. Ce lo potevamo aspettare, d’altra parte <a href="http://mashable.com/2011/04/26/royal-wedding-social-media-sentiment/">la sentiment analysis sui tweet</a> che ha accompagnato l’evento aveva interpretato l’umore osservando gli status: il 46% di tweet positivi, il 43% neutrali e solo il 12% negativi. Tra questi ultimi, nella <em>top tweet</em>, troviamo un graffiante (e sessista) attacco ironico sintetizzato da <a href="http://yfrog.com/h0jwhupj">un’immagine, da non mostrare ai minori</a>, con questo commento: «If this is any indication of how the Royal Wedding went down, I&#8217;m thoroughly disappointed in my decision to sleep in!».</p>
<p>Anche la Casa Reale ha considerato il web un canale strategico di comunicazione, utilizzando un approccio multi piattaforma per soddisfare la fame di informazioni, promuovere la diffusione di contenuti contemporaneamente rispettosi del protocollo e che fossero interessanti per essere condivisi, e per promuovere un’immagine della monarchia più “adatta” ai tempi. In questo senso il racconto della cerimonia – e il suo sottotesto – è stata gestito attraverso un <a href="http://www.officialroyalwedding2011.org/">sito ufficiale</a> (ovviamente <a href="http://www.facebook.com/TheBritishMonarchy">anche su Facebook</a>): dalla <a href="http://www.officialroyalwedding2011.org/blog/2011/March/22/The-Wedding-Carriages">storia della carrozza che verrà utilizzata per portare gli sposi</a> tra le ali di folla alla <a href="The%20Master%20of%20the%20Household%27s%20Department%20prepares%20for%20the%20Royal%20Wedding">video intervista che fa backstage alla preparazione del banchetto reale</a>. Attraverso il sito è poi possibile partecipare al matrimonio da invitati mediali, facendo una donazione per sostenere una delle cause che la coppia di sposi ha individuato:</p>
<blockquote><p>Prince William and Miss Catherine Middleton have created a charitable gift fund to help celebrate their wedding. The fund will focus on assisting charities which support the five causes chosen by the couple. These causes are close to their hearts and reflect the experiences, passions and values of their lives so far. Having been touched by the goodwill shown to them since their engagement, they have asked that anyone wishing to send them a wedding gift consider doing so in the form of a donation to the fund.</p></blockquote>
<p>E ancora: la diretta streaming <a href="http://www.youtube.com/user/TheRoyalChannel">sul canale YouTube della monarchia</a>; <a href="http://www.flickr.com/photos/britishmonarchy/tags/rw2011/">l’album su Flickr della British Monarchy</a> che presenta le foto ufficiali alla Rete: <a href="http://www.flickr.com/photos/britishmonarchy/5671725703/">The Duchess of Cambridge</a>, con una Kate che saluta dalla carrozza che ha ottenuto 42.327 visualizzazioni mentre <a href="http://www.flickr.com/photos/britishmonarchy/5672234290/in/photostream">The Official Royal Wedding photographs</a>, foto corale dei due sposi con vari bambini nella Sala del trono, ne ha avute 222.382.</p>
<h5>Copertura e controllo dell’evento</h5>
<p>Collaborazione tra media mainstream e social newtork. Centralità bifocale tra schermo televisivo e del computer (o del proprio dispositivo<em></em> mobile preferito). La cerimonia mediale si fa diffusa, non si limita, come per Carlo e Diana, a richiedere di collocarsi di fronte al monitor tv. Entra con facilità negli uffici, nei mezzi di trasporto in movimento, nella quotidianità del momento in cui accade, agganciandosi alle nostre vite, spesso attraverso il suggerimento sussurrato dai nostri <em>friend</em>. Non era possibile muoversi attraverso i propri contatti su Facebook, Twitter, FriendFeed o altro senza sentirne parlare, senza leggere dell’attenzione ai dettagli (il vestito di lei, i cappellini delle invitate, il coloro giallo canarino scelto dalla Regina…), senza farsi perturbare da conversazioni serie o semiserie, senza cadere nei giochi o nelle critiche: senza partecipare all’evento. Sì, anche voi che scrivevate su uno status update che non ne potevate più del matrimonio di quei due o che non lo avreste certo guardato in televisione, stavate partecipando alla costruzione dell’evento. È difficile sottrarsi al fascino della comunicazione, soprattutto quando la visibile e connessa in pubblico così.</p>
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		<title>Quei creativi fai-da-te che insidiano l&#8217;industria</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/06/quei-creativi-fai-da-te-che-insidiano-lindustria</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 06:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livio Milanesio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Beyoncé]]></category>
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		<category><![CDATA[iPod]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando una cantante all'ultimo grido vede minacciata la sua notorietà da due sconosciuti californiani. Studio intorno a un iPod decorato di strass]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo giurato, ascoltando Joe Strummer ritmare «with the trenches full of poets, the ragged army fixin&#8217; the bayonets to fight the other lines», che quando fosse venuto il tempo non avrei fatto come mio padre. Non avrei disprezzato la musica che mio figlio avrebbe ascoltato. Anzi avrei cercato di capire e, quando possibile, condividere e apprezzare i suoi gusti. Ho una lista sul mio tavolo di canzoni da caricare su un vecchio iPod decorato di strass. È di Sofia, nove anni. Shakira, Kelis, David Guetta e Lady Gaga. Addio Zecchino d&#8217;Oro.<span id="more-3195"></span></p>
<h5>Se telefonando</h5>
<p>La storia della musica procede per strappi violenti, persitenze e ritorni, incomprensioni, irrispettose manomissioni, tributi commossi e spiazzamenti che generano reazioni molto simili a quelli dell&#8217;amore e dell&#8217;odio. Ma ho giurato e Lady Gaga sia.  Non conoscendo a fondo l&#8217;opera di Lady Stefani Joanne Angelina Germanotta Gaga mi affido alla rete. La ricerca di YouTube alla richiesta <a title="lady gaga" href="http://www.youtube.com/results?search_query=lady+gaga+telephone&amp;aq=f" target="_self">Lady Gaga Telephone</a> restituisce due link che destano interesse. Uno, il <a title="lady gaga" href="http://www.youtube.com/watch?v=EVBsypHzF3U" target="_self">video ufficiale</a> insieme a Beyoncé diretto da <a title="akerlund" href="http://www.mtv.com/news/articles/1633818/20100312/lady_gaga.jhtml" target="_self">Jonas Akerlund</a> uno dei numerosi enfant prodige del mercato discografico. Nel curriculum il regista svedese ha collezionato Madonna, Christina Aguilera, U2 e diverse altre star. L&#8217;altro link, verso il fondo della pagina è rappresentato da un paio di occhi cerulei su un viso piuttosto acqua e sapone che risponde al singolare nome di Pomplamoose.</p>
<p>Trascuro per un attimo lo sguardo ceruleo e mi dedico alla fatica di Akerlund. Prima che cominci la canzone passano tre minuti. Un vero e proprio film dalla patina holliwoodiana, ambientato in una prigione americana con comparse, scenografie ed elicotteri nel cielo. Un incipit stracolmo di quel barocco contemporaneo che solo una società iperconsumista poteva immaginare. L&#8217;impressione è che sia un <a title="ambaradan" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ambaradan" target="_self">ambaradan</a> un po&#8217; sproporzionato per una canzoncina che dice «non ti sento, il telefono non prende e qui c&#8217;è casino». La canzoncina viene interrotta dall&#8217;inserimento di scene drammatizzate con protagoniste le due cantanti. Recitano con la naturalezza di due barbie un po&#8217; idiote. Ma sono sicuro che anche questo fa parte dello stile.</p>
<p>Sono certo che Akerlund abbia passato lunghe notti a spiegare alle due il senso della recitazione straniata di fronte a un Vhs sgranato dell&#8217;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=8VdeVEwgQcw&amp;feature=related">Homelette for Halmlet</a> di Carmelo Bene. Poi si ricomincia in una moltitudine di colori, inquadrature, balletti e belletti, costumi in un rutilante senso di rinfusa. Un&#8217;abbondanza che diventa paradossale quando le due accennano passi di danza intabarrate in costumi velatissimi che non fanno che impacciarle. Resisto e giungo alla fine. Che non finisce. L&#8217;autore promette un <em>To Be continued</em>. Rimango con la sazietà che prende in quei pranzi di nozze in cui cominciano a servire cappelletti panna e prosciutto alle sei del pomeriggio. Dopo un infinito corteo di antipasti.</p>
<h5>Occhi cerulei</h5>
<p>È questa la musica di mia figlia? È questo il mercato musicale al quale si rivolge? Sempre più ricco, imperante, abbondante che persino sulla rete straborda con video che sembrano colossal? Torno indietro di un clic. <a title="nataly dawn" href="http://www.youtube.com/user/pomplamoosemusic?blend=1&amp;ob=4#p/c/F125407272F3C1A4/1/2vEStDd6HVY" target="_self">Clicco sugli occhi cerulei</a>. Telephone riparte. Subito. Subito è musica. Una miscela sottile, analogica, <em>homemade</em>. La canzonetta qui dura due minuti e undici a fronte dei quasi dieci dell&#8217;opera di Askelund. Protagonisti <a title="pomplamoose" href="http://www.youtube.com/user/pomplamoosemusic?blend=1&amp;ob=4#p/c/F125407272F3C1A4/1/2vEStDd6HVY" target="_self">Pomplamoose</a>, un duo formato dalla proprietaria del ceruleo sguardo, Nataly Dawn e dal polistrumentista Jack Conte.  La tecnica è quella che Conte ha sintetizzato in due semplici regole: quello che vedi è quello che senti e se lo senti prima o poi lo vedi. Il video è  la pura rappresentazione della musica nel suo divenire. Nessuna sovrastruttura, nessuna giustificazione, solo la qualità della voce, dell&#8217;esecuzione e dell&#8217;arrangiamento. Il montaggio è fatto con niente di  più che i semplici effetti di un qualsiasi video editor freeware per filmini familiari.</p>
<p>I due attivi dal 2008 con il nome di Pomplamoose (distorsione del nome francese del pomplemo) sono tutt&#8217;altro che improvvisati. Dando un&#8217;occhiata più attenta alle loro produzioni, si scopre che la regia  dei video è sofisticata e coerente. Ambientata nella stanza della musica di casa, ogni elemento diventa significativo. Come lo sguardo della vocalist che viene utilizzato come una elemento di scena. Nel video <a title="pomplamoose" href="http://www.youtube.com/watch?v=OvYZMqQffQE" target="_self">My Favourite Things</a> è evidente come esiste una sottile regia di  sguardi che puntano in camera solo in momenti precisi. Quando si lavora con un numero minimo di elementi è necessario che ogni dettaglio sia significativo. Pomplamoose nasce e si sviluppa sulla rete. Su YouTube, che trattano con familiarità e anche un pizzico di ingenuità, come quando al fondo di My Favourite song annunciano la produzione del sapone al pompelmo fatto in casa dalla sorella di Jack. E su Itunes che li rende veramente un gruppo indie.</p>
<h5>Lontani dal personaggio</h5>
<p>Pomplamoose è solo uno dei tanti progetti al quale i due partecipano. Basta dare un&#8217;occhiata a <a title="nataly dawn" href="http://www.youtube.com/watch?v=_nqvGoeGkFk" target="_self">My Terrible Friend</a>, altro “nom de plume” di Nataly Dawn), che denota una certa libertà espressiva, lontana dalla necessità di essere personaggio. Un ottimo esempio di come si possa fare musica di qualità nell&#8217;epoca della coda lunga. Un momento nel quale le scarse risorse non solo non rappresentano un limite, ma se usate con intelligenza e qualità son una vera forza alternativa a un prodotto industriale ormai stantio e ripiegato su se stesso.  E per chi è interessato ai numeri, Lady Gaga più Beyoncé più Askelund vincono su Pomplamoose con sei milioni e settecentomila visitatori contro i quasi quattro e mezzo dei due sconosciuti californiani. Un vittoria, è vero. Ma di misura e a quale prezzo?</p>
<p>Intanto nell&#8217;iPod decorato di strass ci finiscono entrambe le versioni. Sofia capirà.</p>
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		<title>Cover, la leggenda del pianista sul tubo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 09:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Achille Corea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Black Eye Peas]]></category>
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		<description><![CDATA[Imparano in pubblico, migliorano il proprio stile, condividono accordi, insegnano agli altri. C'è un mondo di creatività dietro all'incontro tra la passione per il pianoforte e le reti sociali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa la radio mi ha svegliato con un brano “solo piano” che ho impiegato qualche istante a riconoscere: era <a href="http://www.youtube.com/watch?v=qrO4YZeyl0I">Bad Romance</a> di Lady Gaga , uno dei tormentoni degli ultimi mesi. Al termine del pezzo il dj ha tenuto a sottolineare che si trattava di una cover, e che a suonare il brano non era Lady Gaga (in realtà la ragazza <a href="http://www.youtube.com/watch?v=laIr_d0hFB8">saprebbe anche farlo</a>), ma si è ben guardato dal dire il nome dell’interprete. La classica domanda “da dove viene fuori quel brano” mi ha accompagnato per un po’, finché non mi sono reso conto che la risposta la sapevo già. Veniva fuori da un posto dove si trovano cose del genere, dove io stesso ne avevo trovate di molto simili: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=jLMA-qxpw54">veniva fuori da YouTube</a>.<span id="more-2057"></span></p>
<p>Andando sul più popolare sito di video generati dagli utenti basta infatti scrivere “piano cover” per ritrovarsi di fronte una sfilza di risultati in cui musicisti di vario livello si mettono davanti al piano o alla tastiera e riproducono brani di ogni tipo, dalla classica al rock, dal pop anni 80 alle hit più recenti. Quasi un genere a parte, per quanto già praticato da artisti di fama come <a href="http://www.bradmehldau.com/">Brad Mehldau</a> e altri, di sicuro il trionfo di un approccio che mischia alto e basso,  che dimostra come si possa <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TekL6_df21M">suonare il pianoforte e conoscere Britney Spears</a>, mischiando <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ff8UwvPK0G4">gli spartiti di Chopin con quelli dei Guns n’ Roses</a>. C’è di tutto: esiste una versione al piano di un pezzo dei Metallica? <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bDRYhx21kd8">Sì</a>. Del tormentone dei Black Eye Pease? <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QGJy9EDTEXs">Pure</a>. Dell’inno che accompagna le partite della Champion’s League? <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TB8pmO6H2K0">Ovviamente</a>.</p>
<p>Il tutto  grazie a un piccolo esercito di artisti che hanno scelto come loro platea la rete e in particolare YouTube, per un fenomeno che ha qualcosa che lo rende diverso e più interessante rispetto ai tanti che si mettono davanti a una webcam per cantare o recitare. Innanzitutto il fatto che, spulciando tra i video dei “pianisti sul tubo”, si nota ben poco esibizionismo. I luoghi comuni che vogliono la voglia di apparire fine a se stessa come molla principale della presenza sul web si sciolgono di fronte a questi musicisti che raramente si inquadrano il viso, e lasciano quasi sempre tutta l’inquadratura per le mani sullo strumento, rimanendo di fatto anonimi.</p>
<p>Un altro elemento che emerge da questi video e li rende diversi dal semplice “ho voglia di farmi vedere, metto un video” è il desiderio di condividere delle conoscenze. In molti casi, infatti, la versione piano è accompagnata dalle spiegazioni del pianista, che realizza tutorial per altri musicisti e pianisti, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=q9MaaNNUSBg">fermandosi a ogni passaggio, ripetendolo, spiegandolo</a> . Insomma, un lavorio non da poco, che evidentemente dà parecchie soddisfazioni agli autori dei video (in molti casi il numero di visualizzazione si conta in centinaia di migliaia) e che si basa sulla voglia di dimostrare quanto si sia diventati bravi a fare una cosa studiando ed esercitandosi.</p>
<p>Uno sforzo che difficilmente li farà finire sulle prime pagine dei giornali come “nuova mania del web” o argomento del giorno. Quel tipo di successo, purtroppo, è più facile ottenerlo riprendendosi mentre si malmena qualcuno, spogliandosi o diventando fenomeno da baraccone. Ma di questo è difficile dare la colpa a internet, anche se molti ci provano spesso.</p>
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