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	<title>Apogeonline &#187; Journal of Statistical Physics</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Le storie salveranno il mondo?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 08:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livio Milanesio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Salmon]]></category>
		<category><![CDATA[Enron]]></category>
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		<description><![CDATA[La rete è piena di storie. Autorevoli o bizzarre, inutili o fondamentali, vivono nei blog e qualche volta entrano in conflitto con l'informazione "ufficiale" che non sempre è trasparente. Riusciranno i blogger a salvarci?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Voi siete quelli che chiamiamo la <em>reality-based community</em>, coloro che credono che le soluzioni emergano dalle ricerche, ma il mondo non funziona più così. Noi siamo un impero e creiamo la nostra realtà. E mentre voi la analizzate con i vostri metodi, noi creiamo nuove realtà». Così un anonimo staff member di Bush Junior raccontava la sua visione del mondo a un reporter della vecchia scuola. La storia riportata da Ron Suskind in un articolo del New York Times è rimbalzata nel recente saggio del sociologo francese <a href="http://mondediplo.com/2008/01/04scheherazade">Christian Salmon</a>, <a href="http://www.anobii.com/books/Storytelling/9788881129614/01a4119a357f4ff5aa/">Storytelling</a>, pubblicato in Italia per i tipi di Fazi Editore. La tesi è che una delle più antiche e diffuse forme di creatività umana, l&#8217;arte di raccontare storie, sia usata in modo massiccio come potente arma politica e di marketing.<span id="more-245"></span></p>
<p>Lo <em>storytelling</em> di cui parla Christian Salmon riguarda l&#8217;utilizzo delle tecniche narrative a fini pratici: si trasforma la realtà in un&#8217;epica e i cittadini diventano protagonisti di una avventura le cui fila, però, sono nelle mani di qualcun&#8217;altro. E così <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Enron">Enron</a>, George Bush, la guerra in Iraq e <a href="http://www.elysee.fr/lepresident/">Nicholas Sarkozy</a> si trasformano nei grandi temi narrativi del ventunesimo secolo, costruendo attorno a sé un&#8217;aura mitica nella quale ogni ragione sembra doversi sottomettere. Storie perfette dal fascino irresistibile se solo qualcuno non avesse il vizio di immaginare finali differenti. La felice e inconsistente favola di Enron, azienda proiettata verso un futuro perennemente radioso comincia a vacillare a causa di un punto interrogativo. È il 5 marzo del 2001 quando Fortune pubblica un articolo intitolato <a href="http://money.cnn.com/2006/01/13/news/companies/enronoriginal_fortune/index.htm">Is Enron Overpriced?</a>.</p>
<p>Enron è &#8220;raccontata&#8221; come una superstar hollywoodiana con qualche lato oscuro di troppo. L&#8217;articolo è una vera a propria contronarrazione, che conduce a immaginare un finale diverso. Il dubbio si insinua. Ci si accorge che, affascinati dalle meravigliose avventure dell&#8217;azienda di Houston, neppure i più prestigiosi analisti avevano considerato problematico il fatto che intere divisioni di Enron fossero un totale mistero finanziario. Il sipario si strappa, l&#8217;azienda vacilla. Nel dicembre dello stesso anno Enron fallisce. Certo non è il singolo articolo di Fortune a fare crollare il castello di carte (o di carta) ma è l&#8217;inizio delle numerose domande e rivelazioni che da quel momento sfuggono dal controllo della leggenda Enron.</p>
<p>La rete è piena di domande e rivelazioni. Sono spesso coloro che stanno ai margini i più attivi: non inquadrati, non autorizzati, assenti dagli albi professionali, spesso maniacalmente specializzati, dribblano le narrazioni ufficiali per proporre storie diverse, rivelando con candore che il re è effettivamente è nudo. Sono contronarratori, non protestano in piazza ma scuciono e ricuciono nuove leggende utilizzando il blog come arma  d&#8217;assalto. Essi sfuggono quasi sempre alla formula &#8220;lei non sa chi sono io&#8221; perché non hanno bisogno di un editore che certifichi la loro competenza per rendere pubbliche le proprie idee. Una particolarità che fin dagli albori del www è stata percepita come un problema: come faccio a essere certo che ciò che sto leggendo proviene da una fonte credibile ed autorevole? Come faccio a fidarmi di qualcuno il cui &#8220;esame di abilitazione&#8221; è stato quello di essersi iscritto a un servizio gratuito come Blogger o WordPress?</p>
<p>Nume tutelare e superstar dei contronarratori italiani è <a href="http://www.beppegrillo.it/">Beppe Grillo</a>. Marginalizzato dal ruolo istituzionale di comico televisivo si reinventa in teatro e sulla rete svelando e nello stesso tempo creando nuove leggende fatte di auto a idrogeno, camicie di canapa e di parole magiche (vaffa) che fanno tremare i potenti. Una storia che sostituisce un&#8217;altra storia. C&#8217;è da chiedersi a questo punto se dietro a tutta questa narrativa esista effettivamente una realtà.</p>
<p>In un ambiente partecipato quale è la rete non si possono considerare attivi soltanto gli autori ma anche (forse soprattutto) i lettori. La rete offre molto materiale ma è necessario sviluppare un senso critico per poterla utilizzare. Cercare, confrontare, criticare, partecipare sono i nuovi verbi che si aggiungono all&#8217;attività del lettore. Il bello è che non è per nulla una novità: come dimostra la tesi di Salmon l&#8217;informazione verticistica è spesso vittima di ingerenze e di obiettivi che poco hanno a che fare con l&#8217;informazione, quanto con la necessità di avallare certe decisioni (su dài, adesso basta, chi ha fregato le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein è ora che le tiri fuori se no Bush questa volta si arrabbia davvero). E quando non ci si mette di mezzo la malafede può capitare che la consistente massa di informazioni che dobbiamo gestire renda difficile la verifica, come accadde all&#8217;autorevolissimo <a href="http://www.springerlink.com/content/v2518788l07586hj/">Journal of Statistical Physics</a> che pubblicò alcuni studi del professor Stronzo Bestiale dell&#8217;Institute for Advanced Studies di Palermo.</p>
<p>Il motto è sempre e comunque quello di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fox_Mulder">Fox Mulder</a>: <em>Trust No One</em>, non fidarti di nessuno, salvo poi dare la facoltà a chiunque di esprimersi e a noi di credergli.</p>
<p>Intanto Enron è fallita per davvero e i morti dell&#8217;Iraq non si rialzano quando si spengono le telecamere e neppure l&#8217;inventore dell&#8217;auto a idrogeno è stato rapito dalla Spectre, e, i cosiddetti potenti, incassato il vaffa hanno continuato tranquillamente per la loro strada, intessendo una nuova storia da raccontarci. E se i blogger continueranno a raccontare le loro personali realtà alternative, allora avremo ancora la possibilità di catturare un po&#8217; di quella complessità che governa il nostro universo. Con un pizzico di autorevole distacco.</p>
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