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	<title>Apogeonline &#187; Iran</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>I social network spiegati a Caparezza – 6</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 07:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Boscarol</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bit Comics]]></category>
		<category><![CDATA[Caparezza]]></category>
		<category><![CDATA[dottrina Google]]></category>
		<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Evgeny Morozov]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa sono i social network? Da dove arrivano? Chi c'è dietro? I cantanti non li capiscono e li disprezzano, Apogeonline invece ve li spiega. E dopo sei puntate e mesi di suspense, siamo al dunque: con i loro pregi e con i loro difetti, con le loro aperture e le loro chiusure, c'è solo una cosa che non si può proprio fare oggi. Ed è non capirli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-7700"></span><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/12/SN6.png"><img class="alignnone size-full wp-image-7702" title="SN6" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/12/SN6.png" alt="" width="485" /></a><br />
<br style="clear: both;" /><br />
Le puntate precedenti: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/19/i-social-network-spiegati-a-caparezza">prima</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/26/i-social-network-spiegati-a-caparezza-2">seconda</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/06/16/i-social-network-spiegati-a-caparezza-3">terza</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/08/05/i-social-network-spiegati-a-caparezza-4">quarta</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/10/18/i-social-network-spiegati-a-caparezza-%E2%80%93-5">quinta</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Iran e la straordinaria normalità di internet</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/09/15/liran-e-la-straordinaria-normalita-di-internet</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 06:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Boccia Artieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Ahmad Rafat]]></category>
		<category><![CDATA[chador]]></category>
		<category><![CDATA[citizen journalism]]></category>
		<category><![CDATA[Farsi]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Letteratura di Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iran 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Mahmoud Ahmadinejad]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione verde]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo reale sta dentro il computer, dicono i giovani iraniani. Un social network spontaneo della voglia di libertà che rende il paese di Ahmadinejad uno dei laboratori più interessanti rispetto alle nuove dinamiche della cittadinanza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Jasmine ha lo sguardo acceso quando parla. Gesticola con lentezza e risponde con gentilezza alle domande che i molti passanti le fanno. «Lo sapete che una lingua tra le più diffuse fra i blogger è il Farsi?». Jasmine è una ragazza iraniana e studia in Italia. Sorride ai molti che si fermano sotto la tensostruttura dell’evento su <a href="http://www.festivaletteratura.it/2010/cronaca.php?what=show&amp;date=20100908#ev_3287">Iran 2.0</a> al Festival Letteratura a Mantova. Attorno ai due monitor e ai ragazzi iraniani c’è sempre un piccolo capannello che guarda incuriosito i materiali contenuti <a href="http://www.youtube.com/iranduepuntozero">nel canale YouTube dedicato</a> che carica video che raccontano ai nostri connazionali la sensibilità di una cultura giovanile che sta dietro al movimento verde iraniano. Per costruire un racconto sui bisogni di normalità di una popolazione e mostrare che, in fondo, non siamo poi così distanti.<span id="more-3712"></span></p>
<h5>Movimento trasversale</h5>
<p>Jasmine ascolta le domande inevitabili delle persone sulla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2009%E2%80%932010_Iranian_election_protests"><em>green revolution</em></a><em> </em>e prova a chiarire che si tratta semplicemente di un movimento trasversale generazionale che ha posto l’attenzione sui diritti umani e che ha ribadito il diritto all’informazione. Evoluzione più che rivoluzione. Proviamo a considerare i seguenti fatti: il 70% della popolazione iraniana ha meno di trent’anni e se a questi aggiungiamo quelli che nel periodo della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_iraniana">Rivoluzione del 1979</a> – che ha portato alla Repubblica islamica – erano piccoli, arriviamo circa all’80% degli abitanti del paese che non hanno vissuto consapevolmente il cambiamento: ci si sono trovati dentro. Sono molti, quindi, i giovani che abitano una realtà in cui si vive una sorta di doppia morale che distingue fra comportamenti pubblici e privati in un modo che può provocare una specie di scissione nella persona. «Da bambini i genitori insegnano ai figli a mentire», racconta il giornalista esule iraniano <a href="http://www.facebook.com/ahmad.rafat#%21/ahmad.rafat?v=photos">Ahmad Rafat</a>. All’interno delle mura domestiche i giovani si incontrano, ascoltano musica occidentale, bevono birra e le ragazze abbandonano lo <em>chador</em>. La morale pubblica è diversa: polsi, caviglie e mento devono essere ben coperte e i racconti di quel che avviene nelle abitazioni viene taciuto. «Il movimento verde non è ideologico: contiene dai monarchici all’estrema sinistra. Piuttosto sostiene le richieste dei giovani di una vita diversa: dal diritto di vestirsi come gli pare a quello di camminare per strada mano nella mano».</p>
<p>Ascolto il racconto su una ragazza che è stata arrestata ed è morta in carcere perché è stata vista su una panchina mano nella mano con quello che era il suo fidanzato ufficiale e che avrebbe sposato dopo un mese. Suicidio, come sostiene il governo, o meno, come dice la famiglia, non è questo il punto: frustrazione e umiliazione sono una condizione diffusa nei giovani, mi testimoniano alcuni ragazzi. Eppure Jasmine racconta che lei a Teheran non esce tutta coperta, che vela solo i capelli, e che ogni anno i vestiti fasciano un po’ di più il corpo e il velo si sposta un po’ più su mostrando ciocche di capelli. Una signora che è stata in Iran recentemente mi racconta di essere stata fermata per strada da una ragazza che le ha mostrato il contenuto della sua borsetta: «Voleva farmi vedere che dentro c’erano le stesse cose che mettiamo noi: smalto, rossetto, forbicine, cellulare». È la normalità di essere ragazzi a Teheran che questi giovani vogliono raccontarci. Una voglia di normalità che trova nella Rete una sua cittadinanza.</p>
<h5>Conversazioni sulla realtà</h5>
<p>Blog e social network, siti Internet e mondi online, sono il luogo in cui spesso la doppia morale può essere dissolta, in cui le conversazioni sulla realtà che li circonda possono essere affrontate “pubblicamente” anche se nelle nicchie di questo privato in pubblico: «Quando accendo il computer entro nel mondo reale», scrive un giovane iraniano sulla pagina Facebook di Ahmad Rafat. Sono più di 150.000 i blog in lingua Farsi – è la terza lingua dopo cinese e inglese usata nei blog di tutto il mondo – senza tener conto di quanti scrivono in inglese per aprirsi al resto del mondo. Intrattenimento e informazione passano dalla rete e le pratica di “residenza” e diffusione di contenuti sono molto evidenti. I ragazzi scaricano programmi che gli permettono di aggirare i filtri del regime ai siti. L’attività dei <em>subbers</em> è elevata: i film occidentali vengono sottotitolati con estrema rapidità e fatti circolare sia in rete che attraverso i Dvd. Le radio web resistono generando ogni mattina un indirizzo diverso da cui essere ascoltate per poi finire nella blacklist del governo. E la rete è il luogo in cui la dimensione espressiva di questi giovani trova residenza. Come scrivono nei foglietti che vengono distribuiti per comunicare la loro presenza al Festival:</p>
<blockquote><p>L’Iran dei nostri giorni è un paese pieno di vita. I giovani discutono, si confrontano con passione sui destini del proprio paese, vivono guardando al mondo. In una realtà in cui le attività artistiche e il dissenso politico<br />
sono sempre più costretti alla clandestinità, è sul web 2.0 – l’internet dei blog, dei social network, della partecipazione attiva degli utenti – che trovano spazio pubblico le voci, gli scritti e le musiche delle nuove generazioni.</p></blockquote>
<h5>Cittadini giornalisti</h5>
<p>È qui, sul Web, che i bisogni di informazione e di intrattenimento, di incontro e confronto, trovano una residenza. E la necessità di far sapere al mondo, di raccontare il proprio punto di vista, è quello che, secondo Jasmine, ha portato tanti giovani a testimoniare attraverso la rete cosa accade in Iran. Infatti la molla è scattata quando i giornalisti stranieri sono stati allontanati nel giugno dello scorso anno durante le elezioni presidenziali iraniane che hanno proclamato Mahmoud Ahmadinejad presidente dell’Iran e sono cominciate le proteste di sospetti brogli da parte dei sostenitori del candidato riformatore Mir Hussein Moussavi. Ma la rivoluzione di Twitter, come è stata definita, non è secondo Jasmine l’espressione politica di un fermento rivoluzionario ma piuttosto l’affermazione di un principio: «Abbiamo il diritto ad informare, per questo siamo diventati tutti giornalisti». È qui che il <em>citizen journalism</em> si connette con la cittadinanza attiva, con una lotta sui diritti civili: esplode come protesta elettorale ma ha radici profonde nei bisogni culturali e di libertà di espressione.</p>
<p>Mi dice Jasmine, prima che io mi allontani perdendomi nel flusso delle migliaia di partecipanti al Festival: «Tanto dolore ha avuto un risvolto positivo. Nella tragedia e nel sangue è emersa un’accelerazione della voglia di libertà e di discussione sul nostro futuro. Si sono rotti molti tabù. E oggi voi non potete dire di non sapere».</p>
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		<title>L&#8217;Iran, Twitter e i mille occhi dei nuovi media</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/25/liran-twitter-e-i-mille-occhi-dei-nuovi-media</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quinta di copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Ezekiel]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[FriendFeed]]></category>
		<category><![CDATA[Green Revolution]]></category>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Luca "Ezekiel" Alagna, curatore di un canale di copertura delle (social) news intorno alla protesta in Iran. Qual è il ruolo di Internet e come cambia il modo giornalistico di raccontare e filtrare questi fenomeni ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/06/037_newqdc_25062009_2.mp3">Download audio file (037_newqdc_25062009_2.mp3)</a></p>
<p>Continuano in Iran gli scontri. Sia reali, in piazze purtroppo insanguinate, sia dentro il social web (Twitter sopra tutto, in special modo per la sua integrazione con la telefonia mobile) – di fatto l&#8217;unico canale, più o meno aperto o aperto a intermittenza, attraverso cui fuoriescono notizie e informazioni di quello che sta accadendo nella repubblica islamica dopo le contestate elezioni presidenziali iraniane che hanno visto la vittoria di Ahmadinejad. È in corso sui social media una sorta di battaglia per la definizione del &#8220;frame informativo&#8221; e del contesto: e gli attori in gioco sono molti, dai testimoni/citizen journalists ai media tradizionali (ormai pochi rimasti), da chi fuori dall&#8217;Iran aiuta tecnicamente o rilanciando i contenuti, alla controinformazione dei governi.<span id="more-669"></span> Ne abbiamo parlato una settimana fa con <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini</a>, ne continuiamo a parlare con <a href="http://www.stilografico.com">Luca Alagna</a>, conosciuto come <a href="http://friendfeed.com/ezekiel">Ezekiel</a>, consulente per i media digitali dal lontano &#8217;95, che da qualche settimana cura un canale di copertura sulle social news in entrata e in uscita dall&#8217;Iran: <a href="http://friendfeed.com/green-revolution">green revolution</a>. Cercando di farne minima chiarezza, grazie al filtro delle informazioni in ingresso sui nuovi media: «<em>Ho iniziato la scorsa settimana a raccogliere informazioni grazie ai filtri su Twitter, che in quel momento era &#8220;tempestato&#8221; di informazioni più disparate da tutte le parti in causa (due sono gli hashtag più usati #iranelection e #gr88). Di fatto da una parte Twitter è di fatto l&#8217;unico modo per l&#8217;opposizione per comunicare all&#8217;esterno, dall&#8217;altra è diventato un terreno di scontro &#8220;comunicativo&#8221; utilizzato da chiunque, da tutte le parti in causa anche fuori dall&#8217;Iran, a favore e contro la protesta  – per esempio anche dallo stesso governo iraniano come territorio dove diffondere elementi di controinformazione</em>».</p>
<h5>La ridondanza (e il caos) dei contenuti</h5>
<p>L&#8217;afflusso di informazioni è così ingente che c&#8217;è necessità di qualcuno che riesca a trovare il bandolo giornalistico della matassa: a rimettere in &#8220;forma&#8221; e dare un &#8220;frame&#8221; a contenuti spesso caotici e polverizzati. C&#8217;è chi ha proposto un ordine di misura per la ricchezza delle hashtag su Twitter o simili: il Tweet per hour appunto: la polverizzazione dei contenuti  richiede insomma un vero e proprio nuovo skill anche giornalistico, la capacità di selezionare, filtrare e fare controllo incrociato delle informazioni che arrivano velocissimamente su questi molteplici canali: «<em>In tutto il caos di migliaia di tweet all&#8217;ora che arrivano sui canali di pre-aggregazione, sono nascosti delle informazioni utili che provengono da dentro l&#8217;Iran, ed è certo difficile se non impossibile a primo sguardo selezionare le informazioni utili. Ma paradossalmente è un caos produttivo. E&#8217; proprio questo caos che permette alle informazioni di essere via via confermate, di capire quali sono i filoni informativi da seguire: se un contenuto è confermato da più fonti, trova corrispondenza in altre notizie, viene &#8220;retwettato&#8221;, replicato. Il numero di re-tweet è una prima misura che screma le informazioni interessanti dal rumore di fondo, dalla controinformazione, dalla ridondanza. E&#8217; un controllo incrociato formidabile, fatto da migliaia se non milioni di persone quasi in tempo reale, e spesso le notizie che escono fuori sono più affidabili di quelle che possono provenire da un media broadcast tradizionale, facilmente controllabile dall&#8217;alto. La scoperta della &#8220;affidabilità&#8221; distribuita e della non controllabilità dei media sociali non farà piacere a molti. Ma tutto questo non è la morte del giornalismo. E&#8217; semmai il cambiamento del giornalismo come lo conosciamo oggi. Un cambiamento del modo di trovare e valutare le fonti, di trattare e controllare l&#8217;informazione, ecc: anzi dal confronto con la ricchezza di questo contesto, il giornalismo migliore potrebbe venirne esaltato </em>».</p>
<h5>La battaglia delle fonti</h5>
<p>Niente è sicuro, tutto è in movimento. Tutto deve essere verificato e riverificato, secondo per secondo: «<em>Prendiamo una fonte &#8220;fissa&#8221;, seppur online, come il blog ufficiale dell&#8217;opposizione Ghalam News: le notizie che provengono da questi siti o blog devono essere comunque e sempre verificate. E&#8217; una grande differenza con il modo di raccogliere notizie cui eravamo abituati fino ad oggi e fuori dal web. Il sito Ghalam News appunto potrebbe darci informazioni completamente contrastanti la mattina rispetto alla sera, perché continua ad essere hackerato e &#8220;passare di mano&#8221; tra governo e opposizione. E&#8217; inutile e sbagliato affidarsi ad una sola fonte. Bisogna saper gestire più fonti contemporaneamente, per costruirsi uno scenario sensato, e filtrato collettivamente. </em>». Ultimamente poi Internet viene chiuso e aperto ad intermittenza, e c&#8217;è probabilmente e insieme una strategia e una necessità: «<em>In alcuni momenti della giornata Internet è &#8220;aperto&#8221;, in altri è &#8220;spento&#8221;: è molto plausibile che il governo iraniano stia anche usando la Rete per controllare e monitorare le informazioni e risalire ai singoli dissidenti. E&#8217; quindi per questo che Internet non viene &#8220;chiuso&#8221; completamente, al di là delle difficoltà tecniche. Ma ci sono anche motivi &#8220;politici&#8221;: il primo è che l&#8217;Iran ha bisogno anche dell&#8217;appoggio del mondo arabo e la chiusura completa delle comunicazioni digitali porterebbe imbarazzo diplomatico nei paesi più moderati della lega araba. Il secondo è che lo spegnimento di Internet potrebbe essere un boomerang anche nel fronte interno, perché colpirebbe anche chi è più tradizionalista e filo-governativo e non sostiene la protesta</em>».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.stilografico.com">Stilografico</a>, il blog di Luca Alagna, il suo canale twitter <a href="http://twitter.com/ezekiel">@ezekiel</a> e <a href="http://www.friendfeed.com/ezekiel">friendfeed</a>; la room &#8220;green revolution&#8221; su Friendfeed</li>
<li><a href="http://www.huffingtonpost.com/2009/06/13/iran-demonstrations-viole_n_215189.html">Huffington Post</a> (Nico Pitney); <a href="http://www.ghalamnews.ir">Ghalam News</a> organo ufficiale di Mousavi, spesso sotto attacco (in farsi); Filtro aggregativo <a href="http://iran.robinsloan.com/">Robinsloan</a> (in inglese); La <a href="http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/">diretta blog di Andrew Sullivan</a> (uno dei primi ad aver iniziato)</li>
<li><a href="http://www.youtube.com/citizentube">Citizen Tube</a> su YouTube; <a href="http://www.demotiximages.com/lightbox/iranian-elections">Citizen photo-journalism</a>: da dove vengono moltissime foto riprese dai big media</li>
<li>Il twitter <a href="http://twitter.com/mousavi1388">ufficiale di Mousavi</a>; <a href="http://www.facebook.com/mousavi">Facebook ufficiale di Mousavi</a>; Il canale <a href="http://twitter.com/#search?q=%23iranelection">#iranelection</a> su Twitter</li>
</ul>
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		<title>L&#8217;Iran e il web che cambia il mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 13:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Giuseppe Tempestini, alle prese con una ricerca su web sociale e paesi in via di sviluppo. Parliamo del ruolo della rete nella protesta in Iran, tra racconti, consigli tecnici e rilanci e un'audience connessa che può cambiare il mondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/06/036_newqdc_19062009.mp3">Download audio file (036_newqdc_19062009.mp3)</a></p>
<p>Dopo le contestate elezioni presidenziali iraniane che hanno visto la vittoria del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad e l&#8217;accusa di brogli elettorali a lui rivolta dal candidato sconfitto Hossein Mousavi, numerose tragiche proteste si sono susseguite in Iran, sotto l&#8217;occhio un po&#8217; cinico dell&#8217;opinione pubblica mondiale e dei media tradizionali. La Rete ha invece reagito con grande partecipazione, specie ai tentativi di blocco governativo di servizi di social networking come Twitter, Facebook o Friendfeed e in generale delle comunicazioni via internet. Ne parliamo con <a href="http://miraloswallabies.splinder.com/">Giuseppe Tempestini</a>, blogger che sta svolgendo una attività di ricerca sull&#8217;uso del web sociale nei paesi in via di sviluppo e sui cortocircuiti tra eventi dentro e fuori la rete.<span id="more-661"></span> «<em>C&#8217;è un flusso dei contenuti continuo e molto intenso che sta arrivando dagli utenti di tutto il mondo, contenuti multimediali ma anche commenti testuali e rilancio di link e risorse utili. C&#8217;è il racconto di chi testimonia quello che accade, e da tutto il mondo il tentativo di supportare concretamente la protesta: per esempio con consigli tecnici e indicazioni per superare le censure e confondere i controllori (dal rilancio dei proxy utili alla modifica manuale del luogo di residenza). Forse per la prima volta la comunità web mondiale si scopre appunto comunità vera, e muove in direzione dell&#8217;appoggio alla protesta, superando le barriere culturali, la diffidenza degli ultimi anni verso il mondo islamico, avendo le nuove tecnologie come piattaforma comune di comunicazione e relazione</em>».</p>
<h5>Riaggregazione dei contenuti</h5>
<p>C&#8217;è il racconto, multimediale. L&#8217;azione di sostegno contro i blocchi e le censure. Emergenza che muove all&#8217;azione e contemporaneamente alla comunicazione. Uno dei problemi è la polverizzazione dei contenuti che richiede una riaggregazione dei contenuti, che rimettano in forma e in frame tutte le risorse, selezionando e validando le informazioni che sono utili (vedi il livetwetting the revolution di Andrew Sullivan): «<em>Nell&#8217;incredibile flusso dei messaggi di queste ultime ore, ci si può perdere facilmente. Ci sono contenuti di tutti i tipi, postati da tantissime persone e con molteplici finalità (vedi per esempio il caso delle ciyberwar guide con consigli più o meno tecnici postati e rilanciati dalla blogosfera su come muoversi in maniera intelligente per dare una mano): c&#8217;è comunicazione, racconto, e insieme supporto a questa comunicazione e racconto di prima mano dall&#8217;Iran. La diffusione immediata e il rilancio delle informazioni è elemento fondamentale del fenomeno di queste ultime ore: che da una parte confonde i controllori e anzi rende impossibile il controllo delle informazioni in uscita, dall&#8217;altra apre la necessità a soggetti che selezionino spam e contenuti non verificati, filtrino la ridondanza, e mettano in ordine queste informazioni in maniera intellegibile. Per esempio aggregatori come <a href="http://iran.twazzup.com/">Iran Twazzup</a> permettono una visione di contesto delle notizie che girano: sia con contenuti validati e confermati provenienti dalle varie fonti, sia con reporting e testimonianze dirette da parte di utenti certificati dal territorio</em>».</p>
<h5>Una nuova opinione pubblica.</h5>
<p>L&#8217;Iran è ai primissimi posti mondiali per numero di blog e per attività di comunicazione nel web sociale, e parte della protesta si è mossa in modo veloce e partecipato attraverso i nodi del web abitato, in collaborazione con iraniani all&#8217;estero e altri soggetti attivi e più o meno giornalistici in giro per il mondo. Una nuova opinione pubblica connessa capace di coordinarsi più o meno spontaneamente per sostenere una causa? Il primo vero caso compiuto di un movimento &#8220;rivoluzionario&#8221; che si muove insieme, a braccetto, sui territori digitali e reali? Che ruolo svolgono i media tradizionali &#8211; i nuovi media bastano a sé stessi? «<em>Questo movimento di attività e di supporto online della protesta in Iran sicuramente attrae l&#8217;attenzione dei media tradizionali, contribuendo a tenere alta e desta l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica classica su quello che sta avenendo in Iran. D&#8217;altro conto c&#8217;è anche una sorta di autoreferenzialità dei nuovi media, inteso non in senso negativo ma come capacità dei nuovi media di influenzare sempre più, e con la forza autonoma delle conversazioni attive che generano, l&#8217;agenda pubblica e politica dal basso. E&#8217; la vera forza dei nuovi media, che si vede anche in altri casi provenienti da paesi in via di sviluppo (dal Pakistan all&#8217;Egitto, dal Kenia alla Colombia): un cortocircuito positivo tra eventi e partecipazione sul territorio e eventi e partecipazione sui social network. E&#8217; una audience connessa che trova nel web sociale un luogo e un territorio di azione politica, libertà d&#8217;espressione e comunicazione talora inediti</em>».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://miraloswallabies.splinder.com/">Miraloswallabies</a>, il blog di Giuseppe Tempestini e il tumblr di appoggio al <a href=" http://webcooperation.tumblr.com">lavoro di ricerca</a></li>
<li>Post di sintesi: <a href="http://miraloswallabies.splinder.com/post/20768719/Il+futuro+parte+dall%27Iran">Il futuro parte dall&#8217;Iran</a> (Miraloswallabies); <a href="http://www.webgol.it/2009/06/17/the-revolution-will-not-be-televised-il-web-e-la-protesta-in-iran">The revolution will not be televised (but twittered). Il web e la protesta in Iran</a> (Webgol): <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/10973/iran-la-protesta-corre-veloce-sul-web/">Iran la protesta corre veloce sul web</a> (Webnews)</li>
<li>Aggregatori sul caso Iran: <a href="http://iran.twazzup.com/">Iran Twazzup</a>, <a href="http://globalvoicesonline.org/">Global Voices Online</a>, <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8104466.stm">BBC</a>, <a href="http://mashable.com/2009/06/14/new-media-iran/">Mashable</a></li>
<li>Cyberguide di azione e comunicazione: <a href="http://emsenn.com/iran.php">Emsenn</a>, <a href="http://reinikainen.co.uk/2009/06/iranelection-cyberwar-guide-for-beginners">Reinikainen</a>, <a href="http://techpresident.com/blog-entry/engaging-iran-miles-and-miles-away">TechPresident</a>, <a href="http://www.boingboing.net/2009/06/16/cyberwar-guide-for-i.html">Doctorow</a> (e trad. di <a href="http://www.internazionale.it/home/?p=2002">Internazionale</a>)</li>
<li>Altre risorse: <a href="http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/">The Daily Dish</a>, <a href="http://shooresh1917.blogspot.com/">Revolutionary Road</a>, <a href="http://www.juancole.com/">Juan Cole</a>, <a href="http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/">Robert Fisk</a>, <a href="http://niacblog.wordpress.com/">Iranian-American Association</a></li>
</ul>
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