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	<title>Apogeonline &#187; Green Revolution</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>L&#8217;Iran, Twitter e i mille occhi dei nuovi media</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quinta di copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Ezekiel]]></category>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Luca "Ezekiel" Alagna, curatore di un canale di copertura delle (social) news intorno alla protesta in Iran. Qual è il ruolo di Internet e come cambia il modo giornalistico di raccontare e filtrare questi fenomeni ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/06/037_newqdc_25062009_2.mp3">Download audio file (037_newqdc_25062009_2.mp3)</a></p>
<p>Continuano in Iran gli scontri. Sia reali, in piazze purtroppo insanguinate, sia dentro il social web (Twitter sopra tutto, in special modo per la sua integrazione con la telefonia mobile) – di fatto l&#8217;unico canale, più o meno aperto o aperto a intermittenza, attraverso cui fuoriescono notizie e informazioni di quello che sta accadendo nella repubblica islamica dopo le contestate elezioni presidenziali iraniane che hanno visto la vittoria di Ahmadinejad. È in corso sui social media una sorta di battaglia per la definizione del &#8220;frame informativo&#8221; e del contesto: e gli attori in gioco sono molti, dai testimoni/citizen journalists ai media tradizionali (ormai pochi rimasti), da chi fuori dall&#8217;Iran aiuta tecnicamente o rilanciando i contenuti, alla controinformazione dei governi.<span id="more-669"></span> Ne abbiamo parlato una settimana fa con <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini</a>, ne continuiamo a parlare con <a href="http://www.stilografico.com">Luca Alagna</a>, conosciuto come <a href="http://friendfeed.com/ezekiel">Ezekiel</a>, consulente per i media digitali dal lontano &#8217;95, che da qualche settimana cura un canale di copertura sulle social news in entrata e in uscita dall&#8217;Iran: <a href="http://friendfeed.com/green-revolution">green revolution</a>. Cercando di farne minima chiarezza, grazie al filtro delle informazioni in ingresso sui nuovi media: «<em>Ho iniziato la scorsa settimana a raccogliere informazioni grazie ai filtri su Twitter, che in quel momento era &#8220;tempestato&#8221; di informazioni più disparate da tutte le parti in causa (due sono gli hashtag più usati #iranelection e #gr88). Di fatto da una parte Twitter è di fatto l&#8217;unico modo per l&#8217;opposizione per comunicare all&#8217;esterno, dall&#8217;altra è diventato un terreno di scontro &#8220;comunicativo&#8221; utilizzato da chiunque, da tutte le parti in causa anche fuori dall&#8217;Iran, a favore e contro la protesta  – per esempio anche dallo stesso governo iraniano come territorio dove diffondere elementi di controinformazione</em>».</p>
<h5>La ridondanza (e il caos) dei contenuti</h5>
<p>L&#8217;afflusso di informazioni è così ingente che c&#8217;è necessità di qualcuno che riesca a trovare il bandolo giornalistico della matassa: a rimettere in &#8220;forma&#8221; e dare un &#8220;frame&#8221; a contenuti spesso caotici e polverizzati. C&#8217;è chi ha proposto un ordine di misura per la ricchezza delle hashtag su Twitter o simili: il Tweet per hour appunto: la polverizzazione dei contenuti  richiede insomma un vero e proprio nuovo skill anche giornalistico, la capacità di selezionare, filtrare e fare controllo incrociato delle informazioni che arrivano velocissimamente su questi molteplici canali: «<em>In tutto il caos di migliaia di tweet all&#8217;ora che arrivano sui canali di pre-aggregazione, sono nascosti delle informazioni utili che provengono da dentro l&#8217;Iran, ed è certo difficile se non impossibile a primo sguardo selezionare le informazioni utili. Ma paradossalmente è un caos produttivo. E&#8217; proprio questo caos che permette alle informazioni di essere via via confermate, di capire quali sono i filoni informativi da seguire: se un contenuto è confermato da più fonti, trova corrispondenza in altre notizie, viene &#8220;retwettato&#8221;, replicato. Il numero di re-tweet è una prima misura che screma le informazioni interessanti dal rumore di fondo, dalla controinformazione, dalla ridondanza. E&#8217; un controllo incrociato formidabile, fatto da migliaia se non milioni di persone quasi in tempo reale, e spesso le notizie che escono fuori sono più affidabili di quelle che possono provenire da un media broadcast tradizionale, facilmente controllabile dall&#8217;alto. La scoperta della &#8220;affidabilità&#8221; distribuita e della non controllabilità dei media sociali non farà piacere a molti. Ma tutto questo non è la morte del giornalismo. E&#8217; semmai il cambiamento del giornalismo come lo conosciamo oggi. Un cambiamento del modo di trovare e valutare le fonti, di trattare e controllare l&#8217;informazione, ecc: anzi dal confronto con la ricchezza di questo contesto, il giornalismo migliore potrebbe venirne esaltato </em>».</p>
<h5>La battaglia delle fonti</h5>
<p>Niente è sicuro, tutto è in movimento. Tutto deve essere verificato e riverificato, secondo per secondo: «<em>Prendiamo una fonte &#8220;fissa&#8221;, seppur online, come il blog ufficiale dell&#8217;opposizione Ghalam News: le notizie che provengono da questi siti o blog devono essere comunque e sempre verificate. E&#8217; una grande differenza con il modo di raccogliere notizie cui eravamo abituati fino ad oggi e fuori dal web. Il sito Ghalam News appunto potrebbe darci informazioni completamente contrastanti la mattina rispetto alla sera, perché continua ad essere hackerato e &#8220;passare di mano&#8221; tra governo e opposizione. E&#8217; inutile e sbagliato affidarsi ad una sola fonte. Bisogna saper gestire più fonti contemporaneamente, per costruirsi uno scenario sensato, e filtrato collettivamente. </em>». Ultimamente poi Internet viene chiuso e aperto ad intermittenza, e c&#8217;è probabilmente e insieme una strategia e una necessità: «<em>In alcuni momenti della giornata Internet è &#8220;aperto&#8221;, in altri è &#8220;spento&#8221;: è molto plausibile che il governo iraniano stia anche usando la Rete per controllare e monitorare le informazioni e risalire ai singoli dissidenti. E&#8217; quindi per questo che Internet non viene &#8220;chiuso&#8221; completamente, al di là delle difficoltà tecniche. Ma ci sono anche motivi &#8220;politici&#8221;: il primo è che l&#8217;Iran ha bisogno anche dell&#8217;appoggio del mondo arabo e la chiusura completa delle comunicazioni digitali porterebbe imbarazzo diplomatico nei paesi più moderati della lega araba. Il secondo è che lo spegnimento di Internet potrebbe essere un boomerang anche nel fronte interno, perché colpirebbe anche chi è più tradizionalista e filo-governativo e non sostiene la protesta</em>».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.stilografico.com">Stilografico</a>, il blog di Luca Alagna, il suo canale twitter <a href="http://twitter.com/ezekiel">@ezekiel</a> e <a href="http://www.friendfeed.com/ezekiel">friendfeed</a>; la room &#8220;green revolution&#8221; su Friendfeed</li>
<li><a href="http://www.huffingtonpost.com/2009/06/13/iran-demonstrations-viole_n_215189.html">Huffington Post</a> (Nico Pitney); <a href="http://www.ghalamnews.ir">Ghalam News</a> organo ufficiale di Mousavi, spesso sotto attacco (in farsi); Filtro aggregativo <a href="http://iran.robinsloan.com/">Robinsloan</a> (in inglese); La <a href="http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/">diretta blog di Andrew Sullivan</a> (uno dei primi ad aver iniziato)</li>
<li><a href="http://www.youtube.com/citizentube">Citizen Tube</a> su YouTube; <a href="http://www.demotiximages.com/lightbox/iranian-elections">Citizen photo-journalism</a>: da dove vengono moltissime foto riprese dai big media</li>
<li>Il twitter <a href="http://twitter.com/mousavi1388">ufficiale di Mousavi</a>; <a href="http://www.facebook.com/mousavi">Facebook ufficiale di Mousavi</a>; Il canale <a href="http://twitter.com/#search?q=%23iranelection">#iranelection</a> su Twitter</li>
</ul>
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