<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Apogeonline &#187; George Bush</title>
	<atom:link href="http://www.apogeonline.com/tag/george-bush/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.apogeonline.com</link>
	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 May 2012 05:01:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.3</generator>
		<item>
		<title>Una presidenza da reinventare</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/20/al-via-lera-di-obama-20</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/20/al-via-lera-di-obama-20#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 08:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bernardo Parrella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Clinton]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Schneider]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Cnn]]></category>
		<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[George Bush]]></category>
		<category><![CDATA[inaugurazione]]></category>
		<category><![CDATA[Jimmy Carter]]></category>
		<category><![CDATA[John Fitzgerald Kennedy]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Lewinsky]]></category>
		<category><![CDATA[MySpace]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[Pew Internet & American Life Project]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
		<category><![CDATA[YouTube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=350</guid>
		<description><![CDATA[Il mandato del nuovo presidente degli Stati Uniti inizia con una sfida inedita: coniugare la nuova intimità e le relazioni spontanee create grazie alla Rete con il prestigio e la regalità che l'istituzione richiede]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È arrivato il giorno tanto atteso, l&#8217;insediamento ufficiale di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barack_Hussein_Obama">Barack Hussein Obama II</a> a quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti d&#8217;America. Online come offline c&#8217;è sovrabbondanza di fonti e opportunità per sapere tutto su questo momento storico, oltre che per seguire l&#8217;evento <a href="http://www.cnn.com/live/">dal vivo</a>. Qui, negli Stati Uniti, l&#8217;entusiamo sta stimolando un&#8217;ampia varietà di soggetti pronti a <a href="http://www.nytimes.com/slideshow/2009/01/14/us/politics/0114-MERCHANDISING_index.html">&#8220;cash in on Obama&#8221;</a>, a guadagnare dalla situazione: dalla vendita di merchandising d&#8217;ogni tipo (con lunghi spot sui network Tv per monete da collezione o Dvd «esclusivi») a una copiosa produzione editoriale (tra corposi volumi alla scalata dei best-seller e appositi &#8220;club del libro Obama&#8221;), alle svariate <a href="http://socialblog.yurait.com/index/?p=846">edizioni speciali e alte tirature</a> annunciate dalle grandi testate &#8211; forse nella speranza che ciò possa rallentare la crisi e risvegliare l’interesse dei cittadini per il giornalismo di qualità.<span id="more-350"></span></p>
<p>Alcuni lesti imprenditori sono diventati milionari grazie alla prevendita di gadget con l&#8217;icona di Obama, e ancor più incasseranno oggi e nel prossimo futuro. È una tendenza, questa, a cui non è stato estraneo lo stesso team della campagna Obama, che a Natale ha chiesto ai sostentori di donare cinque dollari in cambio di un biglietto per partecipare all&#8217;estrazione di un viaggio tutto compreso per due persone all&#8217;inaugurazione di Washington; o, in alternativa, di acquistare sciarpe con il logo del neo presidente. Iniziative forse non del tutto all&#8217;altezza della carica.</p>
<p>Questa esuberanza commerciale conferma in fondo la rinnovata volontà di partecipazione e lo spirito innovativo che sta contagiando privati cittadini e imprenditori, contraltare all&#8217;approccio top-down e poco aperto allo scambio con la gente che ha caratterizzato gli otto anni di presidenza di George W. Bush. Aspetto, questo, che ben si allaccia al percorso forse più significativo intrapreso dal nuovo corso Obama: l&#8217;uso efficace e puntuale dei nuovi media, l&#8217;attivazione di un processo (in parte) bottom-up che stimola e richiede il diretto coinvolgimento di cittadini di ogni provenienza, ceto, classe. Si tratta cioè di «empowering people», mettere le persone nelle condizioni di partecipare alla costruzione del cambiamento. Il successo è dovuto a un sagace mix di metodi tradizionali e innovazione, dall&#8217;uso accorto dei social media accanto al ricorso ai tipici strumenti della comunicazione di massa quali giornali, Tv, incontri sul territorio.</p>
<p>Obama ha raggiunto uno degli obiettivi centrali del connubio Rete-politica: accorciare la distanza tra cittadini e istituzioni. Per i molti liberal disillusi dalle speranze riposte in Kennedy o Clinton e per coloro che, ugualmente numerosi, non vedono l&#8217;ora di uscire dal tunnel dell&#8217;era Bush, questo è un traguardo (meglio: un trampolino) cruciale. Non a caso un sondaggio condotto subito dopo le elezioni del 4 novembre dal <a href="http://www.pewresearch.org/">Pew Internet &amp; American Life Project</a> riportava che oltre la metà dei sostenitori online di Obama prevedevano di ricevere notizie direttamente da lui nei mesi a venire, mentre il 62% si diceva pronto a incitare altre persone a sostenerne le policy. Ottimismo appena ribadito da un <a href="http://pewresearch.org/pubs/1080/pre-inauguration-mood">sondaggio pre-inaugurazione</a>: il 79% degli americani, incluso un 59% di repubblicani, afferma di avere un&#8217;opinione positiva di Obama.</p>
<p>Aggiungendo le  interviste alla radio e in televisione, le lettere ai giornali e le chiacchiere per strada &#8211; tutti contesti in cui la gente usa riferirsi al neo presidente con il solo nome di battesimo e in maniera chiaramente cordiale &#8211; si ha la sensazione di una nuova intimità tra i cittadini e la massima carica dello Stato. Con i primi ben disposti a impegnarsi in loco e online, in prima persona, per dare man forte alle decisioni, anche difficili e impopolari, che dovrà prendere in futuro il secondo. È qualcosa che non era mai successo nell&#8217;era del broadcast, dei media tradizionali che trasmettono alle masse, come sottolinea fra l&#8217;altro un editoriale apparso domenica sul <a href="http://www.nyt.com">New York Times</a>.</p>
<p>Un nuovo tipo di relazione politica, dunque, che innesca potenzialità inedite ma altrettanti rischi. A partire dall&#8217;eccessiva ridondanza del messaggo complessivo e dell&#8217;icona stessa di Obama: gli Sms, le email &#8220;personali&#8221; dello staff del presidente, i messaggi dei tanti attivisti e delle entità collegate, la presenza pervasiva sui social network come  YouTube, Facebook e Twitter alimentano un bombardamento mediatico che potrebbe presto sfociare nel tipico <em>information overload</em> che online provoca un altrettanto tipico effetto boomerang. Conversazione e reputazione sono una cosa, sovraccarico e ubiquità indiscriminata un&#8217;altra.</p>
<p>L&#8217;altra sfida è <em>mettere online</em> la Presidenza, ma senza sminuirne il prestigio. È una lezione già imparata al tempo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Carter">Jimmy Carter</a>, con il suo fare fin troppo dismesso e contadino, e con Bill Clinton, protagonista del fin troppo noto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monica_Lewinsky">scandalo Lewinsky</a>. Pur gradendo la nuova l&#8217;intimità ottenuta con il &#8220;Presidente del popolo&#8221;, gli americani non hanno certo intenzione di sminuirne valore e regalità, soprattutto in considerazione dell&#8217;enorme influenza che gli Stati Uniti vantano nel resto del mondo e delle difficili sfide interne già in corso, in primis risollevare l&#8217;economia in recessione. Spetterà in gran parte alla corretta gestione dell&#8217;immagine e del messaggio online creare, spiega il New York Times, quella «distanza ottimale per il comandante in capo dell&#8217;era digitale, garantendo al contempo maggiore accessibilità dei suoi predecessori e un ruolo più dignitoso di quello tenuto nella campagna elettorale».</p>
<p>Finora Obama vanta un milione di &#8220;amici&#8221; su MySpace, oltre 3,7 milioni di sostenitori sulla pagina ufficiale di Facebook (circa 700.000 dei quali aggiuntisi dopo l&#8217;elezione), mentre durante la campagna è stato messo insieme un database di 13 milioni di indirizzi e-mail. Un capitale umano tutt&#8217;altro che scarso, che porta l&#8217;analista politico della Cnn Bill Schneider ad affermare che «Obama ha inventato un modello mediatico alternativo. Nel vecchio modello, il presidente parla al popolo in televisione e la gente risponde tramite i sondaggi. Nel nuovo modello la comunicazione avviene online, ed è bidirezionale». La conversazione online, però, è spesso effimera e instabile: ecco perché è necessario ricorrere a molteplici siti e occasioni che dalla Rete contagino vie e piazze d&#8217;America, secondo strategie ancora tutte da inventare. I cyber-consulenti di Obama sono già all&#8217;opera in tal senso, ma puntare a essere il <a href="http://www.cnn.com/2009/TECH/01/15/obama.internet.president/index.html">primo Presidente &#8220;wired&#8221; della storia</a> potrebbe rivelarsi poco più di uno slogan a effetto.</p>
<p>Così, mentre oggi buona parte del mondo si ferma per seguire attraverso ogni canale disponibile l&#8217;inaugurazione a Washington, l&#8217;evento segna anche l&#8217;avvio dell&#8217;era Obama <em>2.0</em>. E se è vero che un po&#8217; tutti si apprestano a capitalizzare a modo loro questo momento storico, ancor più e meglio deve fare la stessa Amministrazione per dar corpo alle premesse positive impostate fin qui. Integrando l’intelligenza collettiva della Rete e gli strumenti tradizionali all&#8217;interno di una visione innovativa e orizzontale. Si può fare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/20/al-via-lera-di-obama-20/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le storie salveranno il mondo?</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/17/le-storie-salveranno-il-mondo</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/17/le-storie-salveranno-il-mondo#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 08:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livio Milanesio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Salmon]]></category>
		<category><![CDATA[Enron]]></category>
		<category><![CDATA[Fox Mulder]]></category>
		<category><![CDATA[George Bush]]></category>
		<category><![CDATA[Journal of Statistical Physics]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category>
		<category><![CDATA[Storytelling]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=245</guid>
		<description><![CDATA[La rete è piena di storie. Autorevoli o bizzarre, inutili o fondamentali, vivono nei blog e qualche volta entrano in conflitto con l'informazione "ufficiale" che non sempre è trasparente. Riusciranno i blogger a salvarci?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Voi siete quelli che chiamiamo la <em>reality-based community</em>, coloro che credono che le soluzioni emergano dalle ricerche, ma il mondo non funziona più così. Noi siamo un impero e creiamo la nostra realtà. E mentre voi la analizzate con i vostri metodi, noi creiamo nuove realtà». Così un anonimo staff member di Bush Junior raccontava la sua visione del mondo a un reporter della vecchia scuola. La storia riportata da Ron Suskind in un articolo del New York Times è rimbalzata nel recente saggio del sociologo francese <a href="http://mondediplo.com/2008/01/04scheherazade">Christian Salmon</a>, <a href="http://www.anobii.com/books/Storytelling/9788881129614/01a4119a357f4ff5aa/">Storytelling</a>, pubblicato in Italia per i tipi di Fazi Editore. La tesi è che una delle più antiche e diffuse forme di creatività umana, l&#8217;arte di raccontare storie, sia usata in modo massiccio come potente arma politica e di marketing.<span id="more-245"></span></p>
<p>Lo <em>storytelling</em> di cui parla Christian Salmon riguarda l&#8217;utilizzo delle tecniche narrative a fini pratici: si trasforma la realtà in un&#8217;epica e i cittadini diventano protagonisti di una avventura le cui fila, però, sono nelle mani di qualcun&#8217;altro. E così <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Enron">Enron</a>, George Bush, la guerra in Iraq e <a href="http://www.elysee.fr/lepresident/">Nicholas Sarkozy</a> si trasformano nei grandi temi narrativi del ventunesimo secolo, costruendo attorno a sé un&#8217;aura mitica nella quale ogni ragione sembra doversi sottomettere. Storie perfette dal fascino irresistibile se solo qualcuno non avesse il vizio di immaginare finali differenti. La felice e inconsistente favola di Enron, azienda proiettata verso un futuro perennemente radioso comincia a vacillare a causa di un punto interrogativo. È il 5 marzo del 2001 quando Fortune pubblica un articolo intitolato <a href="http://money.cnn.com/2006/01/13/news/companies/enronoriginal_fortune/index.htm">Is Enron Overpriced?</a>.</p>
<p>Enron è &#8220;raccontata&#8221; come una superstar hollywoodiana con qualche lato oscuro di troppo. L&#8217;articolo è una vera a propria contronarrazione, che conduce a immaginare un finale diverso. Il dubbio si insinua. Ci si accorge che, affascinati dalle meravigliose avventure dell&#8217;azienda di Houston, neppure i più prestigiosi analisti avevano considerato problematico il fatto che intere divisioni di Enron fossero un totale mistero finanziario. Il sipario si strappa, l&#8217;azienda vacilla. Nel dicembre dello stesso anno Enron fallisce. Certo non è il singolo articolo di Fortune a fare crollare il castello di carte (o di carta) ma è l&#8217;inizio delle numerose domande e rivelazioni che da quel momento sfuggono dal controllo della leggenda Enron.</p>
<p>La rete è piena di domande e rivelazioni. Sono spesso coloro che stanno ai margini i più attivi: non inquadrati, non autorizzati, assenti dagli albi professionali, spesso maniacalmente specializzati, dribblano le narrazioni ufficiali per proporre storie diverse, rivelando con candore che il re è effettivamente è nudo. Sono contronarratori, non protestano in piazza ma scuciono e ricuciono nuove leggende utilizzando il blog come arma  d&#8217;assalto. Essi sfuggono quasi sempre alla formula &#8220;lei non sa chi sono io&#8221; perché non hanno bisogno di un editore che certifichi la loro competenza per rendere pubbliche le proprie idee. Una particolarità che fin dagli albori del www è stata percepita come un problema: come faccio a essere certo che ciò che sto leggendo proviene da una fonte credibile ed autorevole? Come faccio a fidarmi di qualcuno il cui &#8220;esame di abilitazione&#8221; è stato quello di essersi iscritto a un servizio gratuito come Blogger o WordPress?</p>
<p>Nume tutelare e superstar dei contronarratori italiani è <a href="http://www.beppegrillo.it/">Beppe Grillo</a>. Marginalizzato dal ruolo istituzionale di comico televisivo si reinventa in teatro e sulla rete svelando e nello stesso tempo creando nuove leggende fatte di auto a idrogeno, camicie di canapa e di parole magiche (vaffa) che fanno tremare i potenti. Una storia che sostituisce un&#8217;altra storia. C&#8217;è da chiedersi a questo punto se dietro a tutta questa narrativa esista effettivamente una realtà.</p>
<p>In un ambiente partecipato quale è la rete non si possono considerare attivi soltanto gli autori ma anche (forse soprattutto) i lettori. La rete offre molto materiale ma è necessario sviluppare un senso critico per poterla utilizzare. Cercare, confrontare, criticare, partecipare sono i nuovi verbi che si aggiungono all&#8217;attività del lettore. Il bello è che non è per nulla una novità: come dimostra la tesi di Salmon l&#8217;informazione verticistica è spesso vittima di ingerenze e di obiettivi che poco hanno a che fare con l&#8217;informazione, quanto con la necessità di avallare certe decisioni (su dài, adesso basta, chi ha fregato le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein è ora che le tiri fuori se no Bush questa volta si arrabbia davvero). E quando non ci si mette di mezzo la malafede può capitare che la consistente massa di informazioni che dobbiamo gestire renda difficile la verifica, come accadde all&#8217;autorevolissimo <a href="http://www.springerlink.com/content/v2518788l07586hj/">Journal of Statistical Physics</a> che pubblicò alcuni studi del professor Stronzo Bestiale dell&#8217;Institute for Advanced Studies di Palermo.</p>
<p>Il motto è sempre e comunque quello di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fox_Mulder">Fox Mulder</a>: <em>Trust No One</em>, non fidarti di nessuno, salvo poi dare la facoltà a chiunque di esprimersi e a noi di credergli.</p>
<p>Intanto Enron è fallita per davvero e i morti dell&#8217;Iraq non si rialzano quando si spengono le telecamere e neppure l&#8217;inventore dell&#8217;auto a idrogeno è stato rapito dalla Spectre, e, i cosiddetti potenti, incassato il vaffa hanno continuato tranquillamente per la loro strada, intessendo una nuova storia da raccontarci. E se i blogger continueranno a raccontare le loro personali realtà alternative, allora avremo ancora la possibilità di catturare un po&#8217; di quella complessità che governa il nostro universo. Con un pizzico di autorevole distacco.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/17/le-storie-salveranno-il-mondo/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

