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	<title>Apogeonline &#187; fotografia</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Scatti una foto e trovi il prezzo migliore</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 06:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Venturini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla Svizzera con furore: arriva l'applicazione per cellulare che con una foto permette di comparare i prezzi online. Un altro passo verso la ridefinizione del ruolo dei negozi e del loro marketing?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto tuonò che piovve il <em>Comparison Shopping Mobile</em>: da molto tempo era nell&#8217;aria e finalmente si iniziano a vedere le prime applicazioni concrete. In particolare un&#8217;applicazione che curiosamente arriva dalla Svizzera, paese che normalmente non è percepito come un innovatore in campo Internet. E invece&#8230; (bravi). L&#8217;<a href="http://www.comparis.ch/pricefinder/app-preisvergleich.aspx">applicazione</a> nasce da un <em>mashuppamento</em> del know how di Kooaba e di quello di comparis.ch.<span id="more-728"></span></p>
<p><a href="http://www.kooaba.com/">Kooaba</a> è un&#8217;azienda che ha sviluppato un sistema di Image Recognition per il cellulare (in primis l&#8217;iPhone): in sostanza un&#8217;applicazione che vi permette di scattare una foto di un prodotto, di un poster cinematografico, un disco e con quella foto accedere a un sito o a un apposito minisito. In altre parole, l&#8217;immagine fa da Url. Evidenti i potenziali: per il cinema le recensioni e gli orari, per i prodotti i minisiti informativi e così via. Comparis.ch è invece un motore di comparazione dei prezzi; dietro a un&#8217;interfaccia non esattamente eccitante si nasconde un database che permette di confrontare vari prodotti di vari produttori o negozi.</p>
<p>Dall&#8217;unione delle menti delle due aziende è nata un&#8217;applicazione per <a href="http://www.comparis.ch/pricefinder/marktplatz/Redirect.aspx?type=iPhoneDownload">iPhone</a> e per <a href="http://www.comparis.ch/pricefinder/marktplatz/Redirect.aspx?type=AndroidDownload">Android</a>. Scattando una foto del prodotto che ci interessa si ha dal cellulare accesso al database di Comparis e si può avere un supporto ben monetizzabile alla nostra decisione d&#8217;acquisto. Al momento il servizio è attivo per Cd, Dvd, giochi, libri (oltre 5 milioni), confrontando i prezzi di negozi e di alcuni dei principali siti di e-shopping (svizzero). I lettori più attenti faranno notare che Amazon  aveva già fatto una <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/10/una-foto-per-sapere-tutto-del-prodotto">cosa analoga</a> un po&#8217; di tempo fa, ma qui si esce dal &#8220;walled garden&#8221; del singolo dettagliante per metterci nell&#8217;arena del confronto di più catene/outlet.</p>
<h5>Il gioco si fa serio</h5>
<p>Al di là dell&#8217;aspetto &#8220;geek&#8221; della novità, le potenziali implicazioni di questi sistemi sono profonde, per il mondo del marketing e della distribuzione. Già da prima della crisi era evidente l&#8217;emergere di una sensibilità verso il fattore prezzo da parte dei consumatori &#8211; in un mercato dove (drammatizzando un po&#8217;, dai) se non sei una marca forte e innovativa sei una commodity. E quindi vieni valutata per il tuo prezzo. Non solo: il meccanismo fondante della distribuzione moderna è stato quello della scelta del negozio o per ragioni di comodità/vicinanza o per ragioni di fiducia &#8211; una fiducia che poteva spingerci a fare qualche miglio in più pur di essere ragionevolmente sicuri di avere dei buoni prodotti, un buon assortimento, un buon servizio&#8230; oppure un buon prezzo, basandosi sul principio della grande superficie uguale grandi volumi uguale prezzo competitivo.</p>
<p>Certo, l&#8217;arrivo della rete ha aiutato il meccanismo della comparazione dei prezzi; ma non è comunque un fenomeno così rapido ed è comunque un po&#8217; complesso, se la si fa &#8220;a mano&#8221;, cioè vedendo sito per sito l&#8217;offerta dei vari punti vendita online. Senza contare che non sempre si riescono a vedere online i prezzi praticati da negozi &#8220;fisici&#8221;. Di conseguenza la triste realtà è la scelta tra visitare 100 negozi di persona per comparare i prezzi (e poi magari scoprire che il primo era quello col prezzo più basso) o darsi una soglia e comprare nel primo negozio che troviamo che arriva a quel prezzo&#8230; anche se magari ne esiste qualcun altro più economico (ed esiste, esiste sempre&#8230;).</p>
<h5>Scelte più facili</h5>
<p>L&#8217;arrivo dei motori di comparazione sicuramente ha aiutato la nostra scelta in tutti gli acquisti programmati; quelli per cui investiamo tempo e impegno, visto che magari un 5% di sconto sono poi dei bei soldi, come nel caso di un televisore formato tavolo da ping pong, di quelli che vanno di moda adesso. Per l&#8217;acquisto di impulso niente da fare, essendo l&#8217;impulso e la pianificazione degli opposti. Fino all&#8217;arrivo di internet mobile.</p>
<p>Ricordo che qualche anno fa avevo scoperto un nuovo prodotto in un negozio di una grande catena, di essermene innamorato e dopo una (poco rapida) consultazione su internet via cellulare, di essere uscito da quel negozio ed essermi recato in un altro punto vendita, molto meno appariscente, a qualche isolato da lìm dove il prezzo era di qualche euro inferiore. Ora possiamo scoprire un prodotto e, in tempo reale, capire chi lo vende a meno oppure, con la <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/26/geolocalizzazione-e-marketing-gli-strumenti-ci-sarebbero-ora-servono-idee">geolocalizzazione</a>, decidere a quale punto vendita dare i nostri soldi &#8211; in un equilibrio tra esborso economico e comodità/distanza.</p>
<p>Qui si rimettono in discussione molti ragionamenti sulle politiche di marketing dei negozi, non strettamente legati al pricing, alla localizzazione sul territorio e al valore di marca e all&#8217;esclusività dei prodotti. Perché se il prodotto che vendo è fortemente &#8220;diverso&#8221; allora tutti i ragionamenti di comparazione saltano; d&#8217;altra parte lo sappiamo tutti che l&#8217;iPod è uno dei lettori Mp3 più cari&#8230; eppure se ne vendono a vagonate.</p>
<h5>La sfida per la distribuzione</h5>
<p>Per il consumatore avere strumenti comodi, &#8220;point and click&#8221;, per comparare prodotti e prezzi, magari risiedendo fisicamente dentro un punto vendita ha influenze non banali sul ruolo e sulle politiche del negozio, in un mondo dove sempre più persone vedono il punto vendita solo come un outlet dove &#8220;ritirare&#8221; un acquisto che è stato deciso in rete e per cui il ruolo del commesso/venditore diventa ininfluente (per non parlare di quello che succederà se davvero il <a href="http://robertoventurini.blogspot.com/2006/11/social-shopping-alcuni-esempi.html">social shopping</a> diventerà mainstream).</p>
<p>L&#8217;arrivo quindi dei <a href="http://www.eurogroup.biz/web/canali-tematici/ict-internet/approfondimenti/LEGARE-INTERNET-CELLULARI-CONFEZIONI-E-PUBBLICITA-I-MOBILE-CODES_980_4.jsp">Mobile </a><a href="http://www.eurogroup.biz/web/canali-tematici/ict-internet/approfondimenti/LEGARE-INTERNET-CELLULARI-CONFEZIONI-E-PUBBLICITA-I-MOBILE-CODES_980_4.jsp">Codes</a> prima e dell&#8217;image recognition ora ci fa presumere un mondo dove il digital divide si tradurrà anche in una capacità più intelligente di comprare e di risparmiare. Anche se, ammettiamolo, il risparmio sul singolo acquisto sarà più che compensato dal nostro smodato appetito per novità tecnologiche e gadget.</p>
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		<title>La tempesta perfetta del giornalismo online</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/06/la-tempesta-perfetta-del-giornalismo-online</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 13:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quinta di copertina]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Keller]]></category>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con il responsabile ricerca e sviluppo di Elemedia/Kataweb, Mario Tedeschini Lalli. All'ordine del giorno gaffe presidenziali, ritorni ai contenuti a pagamento e redazioni integrate che forse non sono la soluzione al problema – e forse nemmeno l'ebook]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/02/020_newqdc_20080206.mp3">Download audio file (020_newqdc_20080206.mp3)</a></p>
<p>La crisi del giornalismo più o meno tradizionale è solo un epifenomeno della crisi più generale che investe vari settori – o è la conclusione di un periodo di transizione e di cambiamento per il campo giornalistico nel suo complesso, che ha portato tutti gli attori interessati a ripensare modelli produttivi, format, tempi, e spesso perfino campo da gioco. È la tempesta perfetta, o il classico bicchier d&#8217;acqua? Alla disperata ricerca del modello (di business ma non solo) perduto con la rivoluzione digitale, il giornalismo oggi si trova di fronte a molteplici sfide: come sfruttare al meglio le potenzialità pienamente multimediali o crossmediali del mondo digitale, per esempio. Ma anche come ripensare i rapporti di forza tra lettori, professionisti, fonti, istituzioni: un equilibrio non facile come racconta il caso delle prime foto alla Casa Bianca del presidente Obama, che ha deciso di rompere con la tradizione – più o meno alla ricerca della disintermediazione – e di tenere fuori i reporter di agenzia così aprendo un piccolo caso giornalistico-diplomatico.<span id="more-399"></span></p>
<p>Al centro dell&#8217;attenzione di molti anche il New York Times, che ha annunciato di voler ripensare alla scelta di qualche anno fa, molto discussa, di rinunciare a far pagare i contenuti online; che continua a sperimentare modelli integrali di redazione, al pari di molti altri player internazionali, e che viene preso ad esempio per una affascinante idea per ora solo teorica: sostituire la carta e la distribuzione con un ebook reader come Kindle. Questi burrascosi cambiamenti possono anche essere una opportunità per la professione? Ne parliamo con <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/">Mario Tedeschini Lalli</a>, giornalista e responsabile ricerca e sviluppo di Elemedia Kataweb, che da tempo si occupa delle nuove forme di giornalismo più o meno digitale: «Il modello redazionale non è il punto fondamentale e non è detto che tutti devono sapere fare tutto: bisogna prima cambiare l&#8217;idea stessa di prodotto giornalistico, da concepire in maniera altra rispetto a quanto fatto finora».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li>La <a href="http://www.editorandpublisher.com/eandp/news/article_display.jsp?vnu_content_id=1003933318">gaffe di Obama alla prese con le prime foto</a> alla Casa Bianca e i reporter tenuti fuori (Editor &amp; Publisher; analisi: <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2009/01/23/immagini-ufficiali-e-immagini-giornalistiche-prima-gaffe-di-obama/">Immagini ufficiali e immagini giornalistiche, prima gaffe di Obama</a>, <a href="http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2009/01/27/trasparenza-e-propaganda-il-ruolo-del-giornalismo-in-un-governo-web20/">Trasparenza e propaganda: il ruolo del giornalismo in un governo web2.0</a>)</li>
<li>Bill Keller <a href="http://www.nytimes.com/2009/01/30/business/media/02askthetimes.html?_r=1">risponde alle domande sul futuro del New York Times</a> (NYT; analisi: <a href="http://massimorusso.blog.kataweb.it/cablogrammi/2009/02/04/il-new-york-times-in-cerca-di-un-modello-online-a-pagamento/">Il New York Times in cerca di un modello online a pagamento</a> (Massimo Russo)</li>
<li><a href="http://www.alleyinsider.com/2009/1/printing-the-nyt-costs-twice-as-much-as-sending-every-subscriber-a-free-kindle">Printing The NYT Costs Twice As Much As Sending Every Subscriber A Free Kindle</a> (Nicholas Carlson, Silicon Alley Insider)</li>
</ul>
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		<title>La fotografia nelle mani delle persone</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 10:56:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Giuseppe Palmasco, fotografo e blogger. La fotografia è sempre più digitale: cosa cambia nella pratica fotografica tra cronaca più o meno fotoritoccata, social network e creatività condivisa, e uno standard di fruizione ancora tutto da inventare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/01/017_newqdc_20080116.mp3">Download audio file (017_newqdc_20080116.mp3)</a></p>
<p>La fotografia è cambiata profondamente negli ultimi anni, si è &#8220;popolarizzata&#8221; da tutti i punti di vista: le tecnologie digitali sempre più economiche e abilitanti hanno permesso a molte persone di avvicinarsi al mondo della fotografia, scattando peraltro molte più foto che nel passato. In più i social network, più o meno dedicati, hanno dato a chi fotografa – a tutti i livelli – un pubblico attivo cui mostrare le foto e discuterne insieme. L&#8217;idea di fotografia digitale, alla fine, è intesa in senso evoluto come un continuum che parte dall&#8217;hardware sempre più economico, onnipresente e portabile (vedi gli smartphone che fanno foto) passa attraverso una post-produzione ormai alla portata di tutti (grazie ad appositi programmi come Photoshop), fino ad arrivare alla pubblicazione in Rete (in social network dedicati come Flickr o generalisti come Facebook).<span id="more-344"></span> Un gran fermento che coinvolge tutti gli attori in ballo: professionisti, &#8220;dilettanti&#8221;, semplici utenti che ne fanno un uso sociale o relazionale, produttori di hardware, media professional. Di tutto questo (ma anche del caso delle foto ritoccate pubblicate da Il Giornale e di un progetto di Barcamp fotografico in cui apprezzare l&#8217;originale digitale) abbiamo parlato con <a href="http://palmasco.blogs.com">Giuseppe Palmasco</a>, fotografo professionista e blogger: «La fotografia s&#8217;è allontanata dai fotografi ed è andata dalle persone: questo è un dato di fatto e non possiamo non tenerne conto».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.fotoinfo.net/articoli/detail.php?ID=743">Fotomontaggi di cronaca</a> (Matteo Bergamini, Fotografia e Informazione); <a href="http://www.fotogiornalisti.eu/fpa/newsDett.asp?Id=95">Foto contraffatte, secondo voi?</a> (Fotogiornalisti, 5 gennaio 2008); una <a href="http://www.webgol.it/2009/01/15/photoshoppare-la-guerra/">sintesi del dibattito</a> sulle foto pubblicate da Il Giornale</li>
<li><a href="http://palmasco.blogs.com/palmasco/2009/01/fotobarcamp.html">Fotobarcamp &#8211; ovvero intorno alla fruizione delle fotografie digitali</a> (anche <a href="http://palmasco.blogs.com/palmasco/2009/01/fotobarcamp-2.html">2</a> &#8211; <a href="http://palmasco.blogs.com/palmasco/2009/01/fotobarcamp-3.html">3</a> &#8211; <a href="http://palmasco.blogs.com/palmasco/2009/01/gli-schermi-e-le-sfumature.html">4</a>) (Giuseppe Palmasco)</li>
<li><a href="http://palmasco.blogs.com/">Palmasco blog</a>, il blog fotografico di Palmasco</li>
<li><a href="http://flickr.com/">Flickr</a>, social network fotografico</li>
</ul>
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		<title>Una foto per sapere tutto del prodotto</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/10/una-foto-per-sapere-tutto-del-prodotto</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 07:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Venturini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[La convergenza tra Amazon e l'iPhone porta in campo un esempio di quella che potrebbe essere la prossima generazione di assistenti per il mobile shopping]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo sostengo che l&#8217;Internet mobile e i terminali smart porteranno significative novità nel modo in cui facciamo shopping. Già da tempo seguo con interesse le applicazioni per i cellulari che sono in grado di leggere i <a href="http://robertoventurini.blogspot.com/2007/04/mobile-codes-per-un-marketing-mobile.html">codici a barre</a> di nuova generazione, permettendo di scattare una foto a questo codice e automaticamente di leggere sullo smartphone una breve descrizione del prodotto o di <a href="http://robertoventurini.blogspot.com/2008/10/il-mio-blog-cha-il-barcode.html">collegarsi automaticamente</a> al sito/minisito dell&#8217;azienda per ulteriori informazioni.<span id="more-211"></span></p>
<p>È chiaro quanto questo possa rappresentare un nuovo modo di vedere l&#8217;informazione commerciale sul punto vendita o (meglio? peggio?) un modo di poter confrontare, comparare, attingere alla saggezza della <em>smart crowd</em> quando esposti a un prodotto interessante in un negozio. Se volete, qualche esperimento lo potete fare testando software per l&#8217;iPhone come <a href="http://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewSoftware?id=285683111&amp;mt=8">Barcode</a> o <a href="http://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewSoftware?id=284973754&amp;mt=8">Neoreader</a>, anche se poi questi codici a barre non sono molto diffusi in Italia. Poco male, ve li potete generare da voi usando servizi come <a href="http://qrcode.kaywa.com/">Kaywa</a>.</p>
<p>Chiaro è che questi sistemi hanno dei limiti, richiedendo di modificare le confezioni o i materiali nel punto vendita. Sto riflettendo proprio in questi giorni su un progetto di questo genere e non posso nascondere le complessità dell&#8217;organizzazione di un meccanismo di questo tipo. Molto interessante, quindi, l&#8217;arrivo di sistemi ancora più intelligenti, che non hanno bisogno di una codifica della realtà attraverso un codice grafico, ma che possono usare direttamente ciò che esiste come input.</p>
<p>Un apprezzabilissimo esempio (anche se molto <em>walled garden</em>) è quello fornito da <a href="http://www.amazon.com/gp/feature.html?ie=UTF8&amp;docId=1000291661">Amazon</a>: sviluppata in esclusiva per l&#8217;iPhone o iPod Touch (e non disponibile sullo store italiano), l&#8217;applicazione si dà l&#8217;obiettivo di farci comprare di più dall’omonimo retailer o da catene ad esso affiliate. Ovviamente lo fa in modo molto carino, dando un servizio che si spera si tradurrà in maggiori fatturati. O meglio: in maggiori preferenze per Amazon rispetto ad altri canali di vendita.</p>
<p>L&#8217;applicazione, che in qualche modo rappresenta un significativo piccolo passo avanti nella grande saga del retailing online, si basa sulla capacità del melafonino di scattare delle foto. Se però la foto la scattiamo dall&#8217;applicazione di Amazon, dopo lo scatto si scatena la potenza dei giganteschi server dell&#8217;e-commerciante. L&#8217;immagine viene infatti analizzata microscopicamente da potenti server (almeno ufficialmente, anche se si potrebbe malignare che in realtà venga data in pasto a una ciurma di qualche migliaio di analisti sottopagati e ubicati nei sotterranei di una qualche server farm, essendo gli umani meno veloci ma più accurati e più capaci di identificazione laterale). Sia come sia, il sistema si impegna allo spasimo per riconoscere nella foto che abbiamo scattato un qualche prodotto in vendita su Amazon o i suoi partner.</p>
<p>L&#8217;idea, quindi, è di andare per vetrine, vedere qualcosa che ci piace e scoprire, in modo comodo e veloce cos&#8217;è, come va, e se vale la pena di comprarlo in un negozio diverso da quello in cui l&#8217;abbiamo avvistato. Quando identifica nella nostra istantanea un prodotto in catalogo, il software ci dà la possibilità di leggere gli usuali commenti degli utenti di Amazon, di comprarlo con un clic, di salvarlo in una wishlist per poi acquistarlo in un secondo momento e di mantenere memorizzate sia sull&#8217;applicazione che sul sito di Amazon i nostri scatti con relative schede. E qui ci sarebbe da aprire un interessante capitolo sul fronte del social shopping mobile o immobile.</p>
<p>A tendere, applicazioni di questo tipo, basate sul riconoscimento delle immagini (tema su cui sta lavorando duramente un certo Google, mi risulta), potranno avere nuove ed imprevedibili conseguenze nel nostro mondo e nel nostro modo di fare le cose. Prevedo infatti l&#8217;aprirsi di significativi spazi di mercato per applicazioni che, partendo da una foto scattata di nascosto col telefonino a una personcina attraente, siano in grado scandagliare i social network per riconoscerla, visualizzarcene la scheda con dati, preferenze e passioni, nonché vedere se la egli/ella ha un qualche amico in comune con noi; in modo da permetterci una elegante apertura di conversazione e attaccare bottone in modo telematicamente elegante. Grazie all&#8217;intelligenza artificiale (nostra) e al riconoscimento digitale delle immagini (sue).</p>
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