<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Apogeonline &#187; Enzo Mazza</title>
	<atom:link href="http://www.apogeonline.com/tag/enzo-mazza/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.apogeonline.com</link>
	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Feb 2012 08:51:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.3</generator>
		<item>
		<title>La fretta di Agcom mette a rischio il web italiano</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/06/30/la-fretta-di-agcom-metta-a-rischio-il-web-italiano</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/06/30/la-fretta-di-agcom-metta-a-rischio-il-web-italiano#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 06:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Agcom]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Mazza]]></category>
		<category><![CDATA[Fimi]]></category>
		<category><![CDATA[Fulvio Sarzana]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Scorza]]></category>
		<category><![CDATA[Hadopi]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola D'Angelo]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Gentiloni]]></category>
		<category><![CDATA[Sitononraggiungibile]]></category>
		<category><![CDATA[The Pirate Bay]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Nazionale Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[YouTube]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=6089</guid>
		<description><![CDATA[La rete è in subbuglio per gli inediti poteri di contrasto alla pirateria che stanno per essere consegnati all'autorità governativa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La linea dura che Agcom sembra intenzionata a perseguire, contro i siti accusati di facilitare la pirateria, espone internet a vari rischi. È questa l’<a href="http://www.facebook.com/notes/alessandro-gilioli/e-una-porcata-vogliamo-fare-qualcosa/10150248244597230">opinione comune</a> di tutti gli esperti che si sono espressi a riguardo, oltre alle associazioni che hanno lanciato la protesta, tramite <a href="http://sitononraggiungibile.e-policy.it/">Sitononraggiungibile</a>. Questo sito è stato bloccato da un attacco informatico che ha fatto gravi danni, a conferma di quanta tensione c’è da entrambe le parti della barricata. Il polverone della protesta, il desiderio e forse la necessità di gridare più degli altri sono nemici però della comprensione razionale. Rischia insomma di sfuggire il problema di fondo: che cosa rischia davvero il web italiano e perché? Perché una delibera che, a detta dei fautori, andrà a colpire solo i siti e i contenuti che danneggiano il copyright &#8211; bloccandone l’accesso dall’Italia &#8211; viene accusata da tanti esperti di essere una forma di censura di internet?<span id="more-6089"></span></p>
<h5>Il cuore del problema</h5>
<p>Non è un passaggio logico scontato. Agcom e l’industria del copyright (ai cui interessi guarda la delibera) potrebbero avere gioco facile a convincere i molti che l’azione è limitati a siti «della stregua di The Pirate Bay». È la tesi ribadita da Enzo Mazza, presidente della Federazione industria musicale italiana. Il quale inoltre <a href="http://saviano.blogautore.repubblica.it/2011/06/27/se-lagcom-censura-il-web/?ref=HREC2-7">cita</a> leggi a supporto del diritto di Agcom a intervenire in materia. In realtà il punto da mettere a fuoco non è tanto l’oggetto del contendere (la pirateria), quanto le modalità. Che sono tali da esporre a rischi la libertà di espressione e di accesso a informazioni diverse dalla pura e semplice pirateria. Ad oggi c’è solo un <a href="http://www.agcom.it/default.aspx?DocID=5413">testo provvisorio</a> della delibera<a href="http://www.agcom.it/default.aspx?DocID=5413"></a>, ma l’idea che circola in queste ore è che quello definitivo sarà uguale nella sostanza e sarà approvato prima dell’estate, dopo 15 giorni di consultazione pubblica. Molto in fretta, quindi.</p>
<p>Ed è proprio la fretta il nodo della questione. Su questo concordano Guido Scorza e Fulvio Sarzana, avvocati esperti di diritto in rete (il secondo è promotore di Sitononraggiungibile). Le premesse sono tali da lasciare pensare che fretta e superficialità potrebbero caratterizzare non solo la nascita ma anche l’applicazione della delibera. «L’Agcom riceverà le segnalazioni e non le vaglierà perché non ha il tempo e il modo», dice Sarzana. Ha risorse contingentate e non è previsto che aumentino per espletare i nuovi compiti assegnati dalla delibera. Una spia di questo c’è nel testo della bozza, dove si legge che «l&#8217;Autorità si auspica che tutto diventi automatico». L’Hadopi ha mandato 400.000 lettere agli utenti colti a fare pirateria. Nel caso di Agcom, si tratta di siti, il che non è meno complesso. «Il diritto d&#8217;autore non è la pedopornografia o le scommesse online. Per decidere quello che è lecito o quello che non è lecito ci vuole del tempo e della serenità di giudizio e bisogna conoscere gli strumenti della rete, altrimenti ad esempio il blocco Ip oscurerà siti che non c&#8217;entrano assolutamente niente», aggiunge.</p>
<h5>Con la scusa del copyright</h5>
<p>Potranno finire nel mucchio, insomma, tanti siti che con la pirateria non c’entrano niente. Alcuni perché sono stranieri e quindi Agcom non può facilmente ottenere da loro che rimuovano singoli contenuti “pirata”. Oscurerà quindi il relativo Ip (misura descritta nella bozza di delibera). Il rischio sostanziale è che gli italiani non riusciranno a vedere siti esteri leciti e magari anche con informazioni utili, solo perché sullo stesso Ip oscurato. Sui siti italiani, invece, Agcom può fare oscuramenti più chirurgici. Qui il rischio, forse più remoto, è quello indicato da Scorza: con la scusa del diritto d’autore, bloccare video di denuncia che usano spezzoni di filmato o musiche coperte da copyright. Oscuramenti sommari (per faciloneria o malafede) già ci sono adesso, del resto. Figuriamoci quando il compito passerà dalla magistratura (con i suoi tempi e garanzie) ad Agcom.</p>
<p>Ultimo caso, Mediaset ha scritto a YouTube dicendo che c’erano due video “pirata” sul canale dell&#8217;Unione Nazionale Consumatori. Video di qualche minuto tratti da Le Iene e Striscia la notizia nel quale il suo segretario generale parlava di alcune truffe ai danni dei consumatori). Ebbene, dopo una procedura di <em>notice and take down</em> super veloce (due giorni), YouTube ha cancellato l’intero canale dell&#8217;associazione, con tutti i video anche autoprodotti. Senza dare possibilità di replica. La libertà d’espressione è già messa in pericolo dalla faciloneria delle piattaforme internazionali di hosting; rendere sistematici gli oscuramenti per volontà di Agcom può solo peggiorare le cose.</p>
<h5>Come andrà a finire?</h5>
<p>Agcom probabilmente andrà avanti lo stesso. È fortemente intenzionata a farlo, come dimostra la <a href="http://daily.wired.it/blog/banda_stretta/2011/05/06/nuove-norme-agcom-contro-la-pirateria-via-il-tutore-degli-utenti.html">rimozione</a> del solo commissario che poteva rischiare di allungare i tempi e di battagliare sul testo della delibera. La battaglia però andrà avanti, al Tar del Lazio ed eventualmente a Bruxelles. Sarzana e Scorza sono convinti che la delibera, in questi termini, non ha fondamento giuridico. Per vari motivi. Il decreto Romani dà ad Agcom il potere di fare un regolamento solo sui fornitori di servizi media audiovisivi e non anche sui siti privati; il procedimento che Agcom vorrebbe adottare è privo di una copertura normativa, secondo i due avvocati. Il decreto legislativo 70 dà infatti alle autorità il potere di vigilanza, non quello di intervenire con provvedimenti quali l&#8217;inibizione dei siti web che spettano sempre e solo alla magistratura, come ha chiarito la Corte di Cassazione nel caso The Pirate Bay.</p>
<p>Il decreto Urbani dà espressamente questo compito al dipartimento di Pubblica Sicurezza presso il ministero dell&#8217;Interno e non all&#8217;Agcom. Insomma, è ancora una volta il procedimento che Agcom vorrebbe adottare il succo del problema: è fonte dei rischi per la libertà di espressione ma anche offre il fianco per far bloccare la delibera. Sempre che il governo non cambi le leggi con un decreto, per dare copertura normativa ad Agcom, oltre quanto già iscritto nel Romani. A fronte di tali questioni, gli avversari della delibera (tra cui c’è anche Paolo Gentiloni del Pd) mirano a spostare in Parlamento il dibattito su una revisione della tutela del diritto d’autore online.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/06/30/la-fretta-di-agcom-metta-a-rischio-il-web-italiano/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli scenari riaperti dalla sentenza contro Yahoo!</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/04/04/gli-scenari-riaperti-dalla-sentenza-contro-yahoo</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/04/04/gli-scenari-riaperti-dalla-sentenza-contro-yahoo#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 07:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Acta]]></category>
		<category><![CDATA[Agcom]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Mazza]]></category>
		<category><![CDATA[Fulvio Sarzana]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Scorza]]></category>
		<category><![CDATA[Marcio Pierani]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[The Pirate Bay]]></category>
		<category><![CDATA[Yahoo!]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=5325</guid>
		<description><![CDATA[Un giudice ha chiesto al motore di ricerca di rimuovere dai risultati i siti attraverso cui scaricare o vedere illegalmente un film. Una sentenza che si insinua all'interno di un dibattito piuttosto complicato tra business industriali e salvaguardia dell'indipendenza degli intermediari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tutela del copyright su internet sta virando, in Italia come nel resto dell’Occidente, verso la nascita di una macchina da guerra. Sistematica, automatica, inesorabile. Tempestiva nel colpire il nemico alla fonte. Non più attaccando l’utente, quindi, ma l’origine della diffusione dei contenuti illegali. È in questo contesto che si inserisce l’ordinanza del Tribunale di Roma contro Yahoo!. È considerabile il punto estremo in un percorso che già da tempo si muove in una direzione simile, con varie pedine: la delibera Agcom sul copyright online; il patto internazionale di <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=ACTA&amp;t=4" target="_blank">Anti-Counterfeiting Trade Agreement</a>; il processo di aggiornamento della direttiva europea sull’enforcement. Tutti vogliono fornire armi più potenti, sicure, rapidi ai detentori del diritto d’autore, contro le sorgenti di diffusione della pirateria.<span id="more-5325"></span></p>
<h5>Le regole della rete</h5>
<p>Ci sono esperti che ravvedono rischi in questo processo: di calpestare i diritti costituzionali degli utenti e di annullare il potere filodemocratico che ha sempre caratterizzato internet finora. La tutela del copyright, del resto, potrebbe essere solo il primo passo per una più ampia revisione delle regole di internet. Alcune pratiche repressive si sono fatte le ossa contro la pirateria per poi approdare ad altri scenari (è il caso dell’oscuramento delle pagine web, adesso utilizzato spesso anche per i reati di diffamazione). La vicenda di Yahoo!, comunque vada a finire, è interessante perché nel suo estremismo disegna chiara una direzione. Un po’ come una lente d’ingrandimento. È nota ormai la storia: il giudice ha chiesto a Yahoo! di rimuovere dai risultati della ricerca i siti da cui scaricare o vedere illegalmente il film <em>About Elly</em>. Meno noto è l’aspetto su cui farà leva la difesa di Yahoo!, con buone probabilità di vittoria: il tribunale ha imposto un generico obbligo di rimuovere link a siti illegali.</p>
<p>Non ha detto cioè: rimuovi questo e quest’altro link, come avviene di solito nel caso di contenuti pirata in hosting o di siti web da oscurare. L’ordine generico implica che Yahoo! debba controllare da sé quali sono i risultati che portano a pagine illegali. Impossibile da fare e contro le norme che regolano il ruolo degli intermediari su internet. In realtà sarebbe stata una <em>prima volta</em> anche se il giudice avesse solo chiesto a Yahoo! di rimuovere specifici risultati. Le norme europee impongono quest’obbligo solo agli hosting provider, infatti. Cioè a chi ospita fisicamente il dato dichiarato illegale; e non coloro che offrono solo link. Già la giurisprudenza si è orientata, in Europa, per condannare anche chi fa solo da intermediario verso file pirata ospitati altrove (si pensi a <em>The Pirate Bay</em>). Ma ha sempre colpito gli attori che si dimostravano essere scientemente organizzati per facilitare l’accesso a file pirata. E certo non è il caso dei principali motori di ricerca generalisti (il cinese Baidu a parte). Il giudice ha invece dichiarato Yahoo! «facilitatore della violazione», proprio alla stregua di quelli come The Pirate Bay, per il semplice fatto di essere stato informato da Pfa dell’esistenza di quei link tra i risultati.</p>
<h5>La svolta</h5>
<p>La conoscenza del misfatto genera la responsabilità sullo stesso: abituiamoci a questo principio perché &#8211; eccessi della sentenza di Yahoo! a parte-  ce lo troveremo spesso in varie salse. È lo stesso del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Millennium_Copyright_Act">Dmca americano</a>, che per ora non si applica in Europa. Ma è una situazione destinata a cambiare. «In questi ultimi mesi si sta assistendo ad un cambio di strategia da parte dei titolari dei diritti di proprietà intellettuale», spiega infatti Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritto d’autore sui nuovi media. «Sino a qualche tempo fa gli stessi titolari dei diritti cercavano di agire contro il singolo soggetto sospettato di aver violato il copyright. Ma era difficile per due motivi: la ricerca del presunto violatore in un campo sterminato e transnazionale quale la rete internet; il dispendio di enormi risorse in termini di tempo e di personale per inviare migliaia di comunicazioni di violazione ai presunti contraffattori».</p>
<p>Ecco quindi la svolta che ci sta portando all’ultimo scenario: «le nuove strategie invece dei titolari dei diritti d’autore consistono nel perseguire chi fornisce informazioni utili a raggiungere i contenuti illegali. Link, file torrent, siti che forniscono informazioni sugli stessi link o sulle modalità “tecniche” di scaricamento dei file protetti da diritto d’autore&#8230;», continua Sarzana. Come si vede, lo spostarsi dagli attori materiali alle fonti d’informazione fa aprire un mondo. Per almeno due motivi. Primo, perché diventa più ampia &#8211; e potenzialmente allargabile all’infinito &#8211; la casistica dei «facilitatori della pirateria». Secondo, perché colpire l’accesso alle informazioni significa creare le prime e sempre più robuste eccezioni a uno dei principi più importanti di internet: la libertà e il potere di diffondere informazioni, appunto. Il rischio è di introdurre un virus in un sistema che ha rivoluzionato il mondo proprio grazie alla sua libertà. È questo il motivo che <a href="http://sitononraggiungibile.e-policy.it/">ha coalizzato</a> alcuni soggetti, su iniziativa dello stesso Sarzana, contro la futura delibera Agcom <a href="http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/5541-dal-copyright-alla-censura-web-tutti-contro-la-delibera-agcom.html">sul copyright</a>.</p>
<h5>Diritti</h5>
<p>«Si puniscono indirettamente gli utenti impedendo loro di aver accesso a determinate risorse informative &#8211; continua Sarzana. È questa ad esempio la filosofia di base del provvedimento 668/2010 dell’Agcom in via di approvazione dopo la consultazione pubblica, che addirittura prevede l’inibizione a livello di Ip o di Dns dei siti stranieri sospettati di violare il copyright. Ed è questa la filosofia di base dei nuovi provvedimenti della giurisprudenza soprattutto romana». È d’accordo Marcio Pierani, responsabile dei rapporti istituzionali di Altroconsumo: «questa azione contro Yahoo! più che altro mi sembra una provocazione nell’ambito di una strategia di lobby più ampia intesa ad ottenere altro. Noto infatti forti e pericolose analogie con la delibera Agcom». «Chi pretende che con questo approccio non si colpiscono i consumatori mente sapendo di mentire. Si toccano eccome i loro interessi. Ma parlerei, più che di consumatori, di cittadini. E del loro diritto a pretendere che la Rete rimanga libera e democratica. Cosa che un domani non sarà più se prevalesse questo approccio», continua.</p>
<p>Sulla stessa linea Guido Scorza, avvocato esperto di diritto nelle nuove tecnologie: «Credo si stia andando in maniera preoccupante verso una degiurisdizionalizzazione della tutela dei diritti d&#8217;autore e verso un&#8217;allarmante privatizzazione della giustizia in materia». «Rischia di diventare un affare tra privati nel quale uno chiede e l&#8217;altro esegue pur di sottrarsi a ogni responsabile». «È uno scenario inquietante perché ogni qualvolta si discute della rimozione/disindicizzazione di un contenuto si discute non solo di diritto d’autore, ma anche di esercizio della libertà di manifestazione del pensiero». Eppure, a parte alcune autorevoli voci contrarie, sembra che questa sia la direzione dominante. La delibera Agcom <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=8779&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=">sta ricevendo soprattutto applausi</a>, anche se deve ancora completare l’iter. Farà il prossimo passo ad aprile (con la chiusura della consultazione) e poi certo entro fine anno sarà definitiva.</p>
<h5>Responsabilità</h5>
<p>Secondo Enzo Mazza, presidente della Federazione musicale italiana e uno dei più profondi conoscitori della materia, «siamo di fronte a una naturale evoluzione: internet si consolida come mercato dei contenuti con piattaforme sempre più sviluppate e rilevanti nel business dei media». «In questo ambito la tutela del copyright è uno degli elementi chiave nel sostenere i nuovi modelli di business e nel contrastare le piattaforme illegali, coinvolgendo sempre di più tutti gli intermediari». Mazza ricorda che si stanno orientando in questa direzione anche l’<a href="http://punto-informatico.it/3109767/PI/News/usa-nuovi-segreti-del-copyright.aspx">Acta</a> e la nuova direttiva europea sull’enforcement, ora in consultazione. Tutti premono per estendere la responsabilità degli intermediari.</p>
<p>In due sensi: maggiori responsabilità a un maggior numero di intermediari. Compresi i motori di ricerca, che la nuova direttiva potrebbe equiparare agli hosting provider. Insomma: per difendere un business che diventa sempre più rilevante- quello digitale- si vuole rimettere in discussione la terzeità degli intermediari. Quella neutralità- nei confronti delle informazioni e dei contenuti veicolati &#8211; che finora ha fatto da pilastro a internet. È in fondo la stessa partita <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/03/24/la-prossima-partita-si-chiama-over-the-top">della neutralità della rete</a>: in nome dello sviluppo del business di internet, si vogliono legare a doppio filo intermediari e contenuti. Con rischi, sull’innovazione e le democrazie digitali, adesso soltanto in parte prevedibili.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/04/04/gli-scenari-riaperti-dalla-sentenza-contro-yahoo/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quello che ancora manca alla rete mobile</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/22/quello-che-ancora-manca-alla-rete-mobile</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/22/quello-che-ancora-manca-alla-rete-mobile#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 08:12:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Adsl]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[Comscore]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Mazza]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Fimi]]></category>
		<category><![CDATA[Hspa]]></category>
		<category><![CDATA[INQ1]]></category>
		<category><![CDATA[Instant Messenger]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone]]></category>
		<category><![CDATA[Nokia N97]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Politecnico Mobile Content & Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Politecnico di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[suonerie]]></category>
		<category><![CDATA[telefonia]]></category>
		<category><![CDATA[Vodafone]]></category>
		<category><![CDATA[wireless]]></category>
		<category><![CDATA[Yahoo! Mobile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=665</guid>
		<description><![CDATA[Sempre più utenti vogliono internet sul cellulare, sempre più tariffe cercano di accontentarli. Ma i limiti sono ancora notevoli: dispositivi non sempre maturi, costi esagerati, recinti non sempre evidenti. Nuove prospettive e tariffe aggiornate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il cellulare non è ancora una macchina ideale per internet. I dispositivi migliorano, la maturità del pubblico cresce, ma restano ancora molti aspetti da migliorare. Un salto in avanti sarà possibile solo con il grande impegno di tutti i soggetti del settore, produttori, operatori e fornitori di contenuti. E forse nel 2010 andrà meglio: sono in arrivo novità interessanti per chi vuole navigare con il telefonino. Uno spunto per queste riflessioni viene, tra l’altro, dallo studio che School of Management-Politecnico di Milano <a href="http://www.osservatori.net/mobile_content/eventi/evento/journal_content/56_INSTANCE_0HsI/10402/502152">ha pubblicato</a> qualche giorno fa, condotto su 3.200 utenti.<span id="more-665"></span> È frutto di un osservatorio che il Politecnico tiene attivo da anni sul settore e che proprio in questa occasione ha cambiato nome in Osservatorio Politecnico Mobile Content &amp; Internet. Prima era solo “Mobile Content”, l’aggiunta della parola internet è una dichiarata presa di coscienza dei tempi che cambiano. E cioè che sempre più utenti vogliono sguazzare liberi nella grande rete con il cellulare, anche se spesso si scontrano contro un muro. I recinti dei walled garden istituiti dagli operatori mobili sono stati tolti? Sì e no: sono diventati invisibili. In teoria non ci sono (e, sempre in teoria, navigare su cellulare è “come sul computer”). Eppure ancora spesse barriere pesano sulla navigazioni. Gli utenti le sopportano sempre meno, questo è certo, ma il tempo della liberazione completa non è ancora venuto.</p>
<p>I dati dicono che il 13% degli italiani si è connesso almeno una volta nel 2008 con il cellulare; il 55% di questi l’ha fatto almeno una volta al mese. Il mercato delle offerte per navigare sul cellulare è arrivato a 300 milioni di euro (+20% dal 2007). Anche Yahoo! si deve essere accorta che il nostro sta diventando un mercato interessante e infatti <a href="http://www.telefonocellulare.it/blog/2009/06/20/yahoo-mobile-anche-in-italia-disponibile-anche-per-iphone/">ha lanciato pure da noi Yahoo! Mobile</a>. Gli italiani si distinguono in Europa per uso dei social network su cellulare (lo fa l’11%, contro una media europea del 9%, secondo Comscore). Non a caso, Vodafone quando ha lanciato una delle tariffe internet dal cellulare più economiche l’ha rivolta in esclusiva agli utenti Facebook, mentre 3 Italia <a href="http://webmobile.blogosfere.it/2009/04/mobile-internet-facebook-edition-anche-con-vodafone-sei-sempre-su-facebook.html">punta sul primo cellulare social</a>, INQ1. I social network come speranza, per ora soddisfatta, di traghettare gli utenti telefonici nel mondo di internet.</p>
<p>Lo studio del Politecnico include tra le ombre del settore il primo calo storico del mercato dei contenuti dal cellulare, meno 3% (a 900 milioni di euro). E invece è una buona notizia: s’iscrive nella tendenza che spinge gli utenti sulla strada della maturità. Quella che li rende più desiderosi della internet vera su cellulare e più insofferenti ai bocconi di contenuti lanciati attraverso i recinti. Perché comprare una suoneria a 3 euro, quando con 99 cent (o meno, con le flat) è possibile acquistare una canzone completa? Solo se siamo utenti che non conoscono internet, appunto. Buon segno allora che un mercato gonfiato come quello delle suonerie si scontri con la realtà. Un mercato «ucciso dalle stesse politiche di prezzi troppo elevate», come più volte detto dallo stesso Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana. Eppure, l’altra faccia della medaglia è che è un mercato che vale ancora tre volte quello delle connessioni alla internet libera.</p>
<p>È un problema di comunicazione e di maturità del pubblico. Ben il 90% degli italiani conosce i contenuti per i cellulari, anche se “solo” il 25% ne ha acquistato uno nel 2008. Segno che il battage pubblicitario su loghi e suonerie (<a href="http://www.tuttoconsumatori.it/archivio/2009/06/loghi_e_suoneri_1.shtml">spesso ingannevole</a>, strabordante da canali tv e riviste per ragazzi) ha colpito nel segno. Non altrettanto sforzo comunicativo è stato dedicato alla possibilità di navigare sulla internet libera via cellulare. Forse molta parte del pubblico non lo sa. Un indizio in tal senso: il 90% degli utenti pagano la navigazione a consumo, stima il Politecnico. Un piccolo suicidio del portafogli, insomma, visto che ora solo con le flat si può navigare a prezzi accettabili. Non a caso, è proprio “costi elevati” uno dei problemi principali <a href="http://emktgservice.com/go/attachments/files/57CK82WQ2ZSSMG72YRUN/upload_files/MOB_CONT_3.jpg">lamentati dagli utenti</a>.</p>
<p>Il problema principale (per cui protesta il 70% dei navigatori mobili) è “connessione lenta”. Può stupire, dopo tutto il battage pubblicitario che dice che ormai con l’Hspa si va a 7,2 Megabit e che è veloce quanto un’Adsl comune. In realtà il sondaggio del Politecnico equivale a ribadire una verità <a href="http://www.maxkava.com/2008/12/telecom-promette-internet-mobile-28.html#links">già nota agli addetti ai lavori</a>. E tanto vale ripeterla: i 7,2 sono solo in alcune grandi città (più probabile trovare i 3,6 Mbps); e comunque quella è solo la velocità di cella che si divide per il numero di utenti connessi in quel momento.<br />
Gli altri due problemi vanno in coppia: navigazione complessa e difficile; siti di scarsa qualità. Qui è l’ecosistema di produttori di cellulari, di browser e di contenuti che si deve muovere. È lecito attendersi qualche grosso passo avanti con l’arrivo del primo Flash vero e proprio su cellulare, <a href="http://www.diggita.it/story.php?title=Flash_in_arrivo_sui_cellulari_ad_inizio_2010-1">nel 2010</a>, sostenuto dalla crescita della potenza dei processori. Sarà una porta aperta su tutte le web application e per un uso pieno dei social network.</p>
<p>Certo però questa svolta verso la vera internet su cellulare non è favorita dai prezzi <a href="http://mytech.it/digitale/2009/06/18/il-nuovo-iphone-3gs-costa-come-tre-netbook/">che rendono elitario</a> uno dei migliori modelli utilizzabili per navigare. E anche il nuovo Nokia N97 <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/10892/nokia-n97-in-italia-dal-20-giugno-esclusiva-tim/">non è certo un prodotto per tutti</a>. Ad oggi si può dire che non ci sia un cellulare economico e di marca nota ottimizzato per la navigazione internet. Chissà se <a href="http://www.webmasterpoint.org/news/google-android-su-computer-acer-e-cellulari-sfida-a-microsoft_p34068.html">i nuovi modelli Android in arrivo</a> cambieranno le carte in gioco. Nascerà una prima vera concorrenza sui modelli internet-centrici. E allora, forse, gli utenti che osano connettersi con il cellulare avranno meno ragione di lamentarsi.</p>
<p><strong><br />
Selezione di offerte per navigare con il computer su rete mobile</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td>Operatore</td>
<td>Offerta</td>
<td>Costi €/mese</td>
<td>Incluso</td>
<td>Rete</td>
</tr>
<tr>
<td>3 Italia</td>
<td>Tre.Dati</td>
<td>19/14/9</td>
<td>300/100/30 ore al mese</td>
<td>Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Super Web Time</td>
<td>90 cent/ora</td>
<td>accesso internet a consumo</td>
<td>Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td>Tim</td>
<td>Maxxi Alice 100</td>
<td>20</td>
<td>100 ore al mese</td>
<td>Gprs/Edge/ Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Maxxi Alice 150</td>
<td>20</td>
<td>150 ore, dalle 17 alle 9 lun-ven; sempre weekend e festivi</td>
<td>Gprs/Edge/ Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td>Vodafone</td>
<td>Internet Large</td>
<td>25</td>
<td>5 ore al giorno</td>
<td>Gprs/Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Internet Night</td>
<td>15</td>
<td>accesso senza limiti dalle 22 alle 7</td>
<td>Gprs/Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td>Wind</td>
<td>Mega 100 ore</td>
<td>15</td>
<td>100 ore al mese</td>
<td>Gprs/Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Mega Ore</td>
<td>9</td>
<td>50 ore al mese</td>
<td>Gprs/Umts/Hspa</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong><br />
Selezione di offerte per navigare con il cellulare su rete mobile</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td>Operatore</td>
<td>Offerta</td>
<td>Costi in €</td>
<td>Incluso</td>
<td>Rete</td>
</tr>
<tr>
<td>3 Italia</td>
<td>Www</td>
<td>1 al giorno, 2 alla settimana o 6 al mese. Gratis per<br />
nuovi utenti</td>
<td>Navigazione web 50 MB/giorno</td>
<td>Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Naviga 3</td>
<td>3 per 7 giorni, 9 per 30 giorni</td>
<td>Accesso internet libero, 100 o 50 MB/giorno (rispettivamente)</td>
<td>Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td>Tim</td>
<td>Alice Week</td>
<td>2 a settimana</td>
<td>Navigazione web 100 MB/settimana</td>
<td>Gprs/Edge/ Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Maxxi Dream 10</td>
<td>10 al mese</td>
<td>Navigazione libera fino a 50 MB al giorno</td>
<td>Gprs/Edge/ Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td>Vodafone</td>
<td>Mobile Internet Facebook Edition</td>
<td>2 alla settimana</td>
<td>Accesso senza limiti a web, e-mail e a tutte le applicazioni internet. Eccetto: instant messenger non autorizzati da<br />
Vodafone,  VoIP e peer to peer</td>
<td>Gprs/Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td>Wind</td>
<td>Mega 10 ore</td>
<td>2 al mese</td>
<td>Navigazione web 10 ore al mese (sessioni da 15 minuti)</td>
<td>Gprs/Umts/Hspa</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Mega Ore</td>
<td>9 al mese</td>
<td>Navigazione libera su internet, 50 ore/mese</td>
<td>Gprs/Umts/Hspa</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/22/quello-che-ancora-manca-alla-rete-mobile/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pirate Bay, le ragioni della condanna</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/28/pirate-bay-le-ragioni-della-condanna</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/28/pirate-bay-le-ragioni-della-condanna#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 08:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elvira Berlingieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Carl Lundström]]></category>
		<category><![CDATA[crittografia]]></category>
		<category><![CDATA[direttiva 2000/31 CE]]></category>
		<category><![CDATA[E-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Mazza]]></category>
		<category><![CDATA[Fredrik Neij]]></category>
		<category><![CDATA[FriendFeed]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Gottfrid Svartholm]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[John Kennedy]]></category>
		<category><![CDATA[King Kong defense]]></category>
		<category><![CDATA[peer to peer]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Sunde]]></category>
		<category><![CDATA[pirateria]]></category>
		<category><![CDATA[spectrial]]></category>
		<category><![CDATA[The Pirate Bay]]></category>
		<category><![CDATA[torrent]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=584</guid>
		<description><![CDATA[La Corte di Stoccolma ha condannato i gestori del tracker di file torrent a un anno di reclusione e al pagamento in solido di 2,7 milioni di euro per violazione dei diritti d’autore a scala commerciale. Una vicenda ancora lontana dalla conclusione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«I processi nel 2009: vedrai il tuo futuro dibattuto in tv prima che tu vada effettivamente in aula». Con queste parole <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Sunde">Peter Sunde</a> <a href="http://twitter.com/brokep/status/1214507326">inaugurava</a> il suo account su Twitter all’inizio del processo al noto tracker di file torrent <a href="http://thepiratebay.org/">The Pirate Bay</a>. Le parole sono state profetiche solo in parte, dato che il processo è stato dibattuto soprattutto in rete anziché sulla televisione o sugli altri media tradizionali. Dal 16 febbraio scorso, giorno di inizio del processo, con la chiave #spectrial (crasi tra le parole <em>spectacle</em> e <em>trial</em>, cioè spettacolo e processo) su Twitter e FriendFeed si è potuto assistere alla copertura in tempo reale di ogni fase sino al verdetto, annunciato dallo stesso Sunde.<span id="more-584"></span> Le fonti ufficiali utilizzate dai gestori di The Pirate Bay costituiscono un uso inedito del web come mezzo di informazione e divulgazione delle notizie dell’<a href="http://trial.thepiratebay.org/">evento</a>: un <a href="http://thepiratebay.org/blog">blog</a>, un <a href="http://twitter.com/Sofia">canale su Twitter</a> aggiornato da San Francisco (che traduceva quello che stava accadendo in inglese, utilizzando <a href="http://sofiak.com/blog/live-tweeting-the-pirate-bay-trial-spectrial/">abbreviazioni ad hoc</a> per rimediare ai limiti dei 140 caratteri di Twitter), un server streaming, file torrent con i filmati presentati all’attenzione dei periti durante il processo.</p>
<p>Sebbene il processo sia stato seguito anche dalla radio e dalla televisione pubblica svedese, il giorno del verdetto Peter Sunde <a href="http://blog.brokep.com/2009/04/16/media-is-funny/">ha dichiarato</a> sul suo blog l&#8217;intenzione di negarsi a tutti i media, «perché non è giusto parlare soltanto alle grandi testate (o anche soltanto alle piccole). Abbiamo deciso di tenere una conferenza stampa domani alle 13 su bambuser», dunque in web streaming. Si tratta probabilmente del primo caso in cui gli imputati di un processo sono stati la fonte primaria della divulgazione delle notizie che hanno riguardato l’evento. Elemento straordinario anche se si considera che il processo è stato incardinato a Stoccolma con leggi svedesi e in lingua svedese, sebbene i protagonisti siano stati i primi a cercare di tradurre e diffondere le notizie in inglese, nella lingua franca del web. In un momento storico in cui gli utenti, il mercato e le istituzioni sono ancora confusi su come utilizzare le principali applicazioni del web 2.0 ed è ancora indefinito il limite di quanto sia etico (per non dire legale) condividere informazioni su se stessi in pubblico, un processo è stato trattato come affermazione di un&#8217;ideologia vissuta in prima persona. Non è solo il copyright il vero antagonista di ThePirateBay: l’intera gestione del processo, non ancora giunto nella sua fase finale, rappresenta uno sguardo di insieme su quello che sta avvenendo grazie al web in merito alla libertà di espressione. Ma andiamo con ordine.</p>
<h5>Il processo</h5>
<p>Il <a href="http://www.idg.se/2.1085/1.143146">rinvio a giudizio</a> è stato effettuato il 31 gennaio del 2008 dai pubblici ministeri svedesi nei confronti dei tre gestori del tracker, Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm e l&#8217;imprenditore Carl Lundström, colpevole di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/PRQ">avere fornito hosting</a> al sever di The Pirate Bay. L’accusa è stata supportato dalla <a href="http://www.google.it/url?q=http://www.ifpi.org/&amp;ei=MLj2Se3hH9WEsAaN9dCCAg&amp;sa=X&amp;oi=spellmeleon_result&amp;resnum=1&amp;ct=result&amp;usg=AFQjCNG4wHpPW4-3yAeNaGUyU4UeAuwO8w">Ifpi</a>, la federazione internazionale dell’industria fonografica.  Nell’atto di accusa sono stati contestati 34 casi di violazione di diritti d’autore di cui 21 relativi a file musicali, 9 per film e 4 a videogiochi, sebbene in seguito alle indagini la metà delle accuse <a href="http://technology.timesonline.co.uk/tol/news/tech_and_web/article5754740.ece">siano state ritirate</a>. Il principale capo di accusa concerne l’attività agevolatrice del tracker nell’attività di condivisione di file protetti da diritto d’autore. Attività grazie alla quale i gestori hanno generato guadagni economici conseguenti agli annunci pubblicitari inseriti nel tracker, pari a 190.000 corone svedesi. Lo scopo di lucro è, quindi, parte dell’accusa.</p>
<p>Si tratta di un’accusa importante a livello europeo, poiché grazie alla direttiva sul commercio elettronico (<a href="http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l24204.htm">2000/31 CE</a>) non è possible ritenere un fornitore di servizi responsabile delle comunicazioni effettuate dai propri utenti a meno che questi non dia origine alla trasmissione delle informazioni o intervenga su di esse. Per quanto possa essere noto che attraverso The Pirate Bay gli utenti effettuano attività di condivisione di file protetti, a livello giuridico, e in particolar modo in un procedimento penale, la situazione è più complessa e il risultato non è affatto scontato.</p>
<p>In primo luogo perchè le ipotesi di responsabilità previste dalla direttiva costituiscono eccezioni alla regola generale dell’assenza di responsabilità del fornitore di servizi e, in quanto tali, soggette a interpretazioni restrittive e a rigorosi requisiti probatori, sia in punto di diritto che a livello tecnico. In secondo luogo perché l’illiceità sostenuta nel processo è stata delineata dalla pubblica accusa come incardinata nel complesso delle norme giuridiche che sottostanno alla specifica disciplina del diritto d’autore. Dunque la chiave del comportamento illecito deve trovare la sua fonte in una norma specifica che, legata alle eccezioni, possa qualificare giuridicamente la responsabilità degli indagati. La soluzione di tale interpretazione deve essere ricercata anche analizzando la natura delle informazioni condivise dagli utenti e ospitate dal tracker; è la qualificazione giuridica di un file torrent a essere la chiave di volta che può validamente sostenere un giudizio di colpevolezza o di innocenza.</p>
<h5>La difesa di The Pirate Bay</h5>
<p>La difesa di The Pirate Bay si è basata su tre punti cardine: la neutralità della tecnologia torrent, l’impossibilità di controllare l’attività degli utenti del tracker e il fatto che le informazioni che agevolano la condivisione dei file protetti non siano ospitate unicamente dal tracker ma anche motori di ricerca come Google, dove sono indicizzate e ospitate attraverso l’attività di caching. Quanto al primo punto, si sostiene che la tecnologia torrent si presti tanto a usi legali quanto a usi illegali. Un file <em>.torrent</em> non è altro che una stringa di testo che identifica univocamente un file attraverso una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/SHA_hash_functions">tecnica crittografica</a>. Ogni file è collegato a un sito, detto <em>tracker</em>, che mantiene le informazioni e permette ai programmi utilizzati dagli utenti di verificare l’integrità dei dati ricevuti e inviati rispetto alla singola risorsa. La tecnologia torrent non è altro che un protocollo per trasferire file da un computer all’altro, mentre un file torrent non è altro che un file di testo che contiene informazioni sulla risorsa, ma non è la risorsa stessa.</p>
<p>Proprio questa caratteristica fa si che l’attività del sito che funge da tracker, come nel caso di The Pirate Bay, non sia altro che una funzione tecnica, dato che nessuna risorsa viene mai direttamente ospitata sul server, a parte la stringa di testo che lo identifica e lo reperisce qualora sia condiviso. Il torrent è creato non dai gestori del tracker, ma dagli utenti attraverso le funzioni del programma client che serve a condividere i file: per essere diffuso in rete attraverso un tracker deve esservi prima caricato. Attualmente, ciò non avviene in modo anonimo: ciascun utente di The Pirate Bay dispone di un proprio account legato al file torrent stesso, in modo che sia possible identificare il singolo soggetto che ha creato il torrent e che quindi permette la messa in condivisione del file. È chiaro, quindi, come la responsabilità del tracker possa essere solo sussidiaria rispetto alla responsabilità principale dell’utente che ha creato e pubblicato il torrent.</p>
<p>Ancora, la mera pubblicazione di un file torrent in un tracker non implica di per sé la violazione di un diritto d’autore. Infatti il file deve essere anche messo in condivisione dall’utente principale e poi dagli altri che via via lo scaricano e condividono. Se il file non è condiviso, il torrent è morto e non c’è scambio o condivisione, quindi non c’è violazione del copyright. Da queste considerazioni tecniche sorge il secondo punto della difesa, noto anche come <a href="http://torrentfreak.com/g-defense-090218/">King Kong defense</a>. Come abbiamo detto, il tracker ospita solo informazioni in grado di individuare un file protetto eventualmente condiviso, ma mai il file stesso. La difesa si è appellata alla direttiva sul commercio elettronico qualificando l’attività di The Pirate Bay come di «semplice trasporto» o «mere conduit» di una informazione originata da un utente. Tecnicamente e giuridicamente tale interpretazione è corretta perché, come abbiamo visto, è l’attività di informazione sullo stato di reperibilità della risorsa a essere l’unica attività posta in essere dal tracker. Non sarebbe corretto ritenere illegale il mero hosting del torrent perché, se questo non è condiviso, non c’è attività illegale né da parte degli utenti né da parte del tracker. È stato quindi invocato l’articolo 13 della direttiva, secondo il quale non c’è responsabilità del fornitore di servizio a meno che questi non dia origine alla trasmissione, non selezioni il destinatario della trasmissione e non selezioni né modifichi le informazioni trasmesse.</p>
<p>A livello tecnico, dunque, il tracker non opera nessuna di queste attività e deve essere, invece, applicata la regola generale di non responsabilità. La difesa, infatti, ha argomentato che è l&#8217;utente (soprannominato <em>King Kong</em> per via del fatto che nessuno usa un nome e un cognome, ma un nickname che è comunque identificabile dalle autorità) a effettuare la trasmissione e a mettere in condivisione il file. L’accusa, quindi, avrebbe fallito nel dimostrare in concreto come siano i gestori del tracker a dare origine alla trasmissione. La Corte ha rigettato l’argomentazione, ritenendo non applicabile la direttiva.</p>
<p>Il terzo e ultimo argomento evidenzia la funzione di Google come indicizzatore della presenza di file torrent. Nel corso del procedimento, infatti, è stato contestato che il tracker ha anche la funzione di indicizzare la presenza dei torrent attraverso un motore di ricerca interno, agevolandone il reperimento. È stato argomentato che lo stesso Google indicizza la presenza dei file torrent e li ospita sui propri server attraverso l’attività di caching delle pagine web. L’accusa ha distinto il ruolo di Google, argomentando che il motore di ricerca non ha come principale funzione di essere un tracker. Su questo punto, in particolare, The Pirate Bay ha creato <a href="http://www.thepirategoogle.com/">The Pirate Google</a> per dimostrare come effettivamente il motore di ricerca sia utile per reperire i file torrent. Google Italia ha provveduto, <a href="http://googleitalia.blogspot.com/2009/04/perche-google-e-diverso-da-pirate-bay.html">dal blog ufficiale</a>, a prendere le distanze da questa argomentazione e a chiarire come «i formati dei file non sono di per sé illeciti, ma è l&#8217;uso che se ne fa che li qualifica come tali. Per fare un esempio Google è come un&#8217;autostrada sulla quali circolano molte autovetture (i contenuti); Google non può essere considerato responsabile se con una di queste automobili viene commesso un crimine e nemmeno lo è l&#8217;automobile di per sé». Si tratta della stessa argomentazione sostenuta dalla difesa di The Pirate Bay, e cioè la difesa della neutralità della tecnologia, con una grande e non trascurabile differenza: Google solo accidentalmente indicizza anche i tracker di file torrent, non è quella la sua principale funzione.</p>
<h5>L’esito</h5>
<p>La Corte di Stoccolma ha condannato i quattro imputati a un anno di reclusione e al pagamento in solido di 2,7 milioni di euro rinvenendo la violazione dei diritti d’autore a scala commerciale. La sentenza è stata appellata e, probabilmente, il primo grado dovrà essere ripetuto poiché si ritiene che un giudice avrebbe dovuto essere stato ricusato <a href="http://torrentfreak.com/pirate-bay-lawyer-is-biased-calls-for-a-retrial-090423/">per conflitto di interessi</a>, avendo in precedenza effettuato attività lobbystica in favore dei titolari di diritti. Parte della storia deve  quindi essere ancora scritta e bisognerà seguirne gli sviluppi.</p>
<p>Rimangono alcune considerazioni da fare sul futuro della lotta alla pirateria digitale effettuata dagli utenti, indicati da più parti come gli unici autori finali delle violazioni di diritto d’autore e relegati al ruolo di criminali, sebbene al tempo stesso elemento imprescindibile del mercato dei contenuti multimediali. Enzo Mazza, dalle pagine di <a href="http://punto-informatico.it/2605143/PI/Commenti/the-pirate-bay-superare-scontro-favorire-innovazione.aspx">Punto Informatico</a>, ha evidenziato come ormai l’unica risposta al problema della pirateria digitale sia l’evoluzione dei modelli di business dell’industria digitale dei contenuti: la chiave è aumentare l’offerta legale di contenuti in rete a prezzi accessibili. Lo scontro sembra essere, però, generazionale anche tra gli stessi rappresentanti dell’industria, se si considera che nel frattempo John Kennedy, presidente della IFIPI, ha argomentato in un <a href="http://www.ifpi.org/content/section_news/20090225a.html">comunicato stampa</a> i danni subiti dall’industria e l&#8217;underperformance che disincentiverebbe l&#8217;investimento su un artista. Forse riconoscere l’<a href="http://torrentfreak.com/top-10-most-pirated-movies-on-bittorrent-090427/">influenza del download illegale</a> a livello istituzionale potrebbe dare la sensazione che le major avallino la pirateria, considerando nelle performance di un prodotto anche il volume di diffusione “alternativa” del prodotto stesso. Ma si tratta di una manifestazione della domanda che, è probabile, diventerà la chiave per l’evoluzione dei modelli di distribuzione nel web dei contenuti protetti, con l’auspicabile risultato di soddisfazione per i titolari di diritti e per gli utenti stessi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/28/pirate-bay-le-ragioni-della-condanna/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

