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	<title>Apogeonline &#187; early adopter</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Nella rete delle élite internet non sposta voti</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 07:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Diegoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[La sconfitta di una parte non può essere considerata la sconfitta del web. L'elettorato è ancora lontano dall'essere rappresentato integralmente online, mentre l'iniezione di voti giovanissimi promette di alterare molti equilibri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A ogni tornata elettorale ci si interroga sui voti spostati dalla Rete, e inevitabilmente si formano due fazioni contrapposte, quelli che (per semplificare) &#8220;per altri dieci anni in Italia la Rete non sposterà un voto&#8221; e quelli che &#8220;manca un niente per l&#8217;effetto Obama&#8221;. A questo giro, lo scettico è <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/15/dallemiciclo-al-web-una-ricerca-sui-politici">Stefano Epifani</a>, e <a href="http://micheleficara.com/blog/2009/06/10/debora-serracchiani-chi-ha-detto-che-il-web-non-influenza-le-elezioni/">Michele Ficara Manganelli</a> è l&#8217;entusiasta, con <a href="http://www.themarketer.info/10-06-2009/internet-influenzare-elezioni-politiche/">Roldano De Persio</a> che a mio parere aggiunge molti punti di valore alla discussione. Vorrei analizzare in modo agnostico e differente alcuni punti della questione: sul rapporto tra web ed elezioni, in Italia, incombono alcuni fattori a lenta variazione e alcuni fattori a veloce variazione.<span id="more-655"></span></p>
<p>Le élite intellettuali, in Italia, sono tradizionalmente più vicine alla sinistra. Gli scrittori, i poeti, il mondo dello spettacolo e in genere gli intellettuali sono più affini al pensiero socialista, in cui essi trovano maggiormente (semplificando al limite) una giustificazione al proprio ruolo: &#8220;questo mondo va cambiato in modo proattivo, e noi siamo le menti che possono/devono essere propulsori del cambiamento&#8221;. Il web ha ri-perpetrato &#8211; almeno nella sua fase iniziale e anche ora negli <em>early adopter</em> &#8211; questa tradizione: di norma ogni sondaggio nella parte più attiva della Rete tende a sovrastimare la sinistra, fino al paradosso di certi ambienti, come <a href="http://friendfeed.com">Friendfeed</a>, nei quali le aree di pensiero laico-socialista vicine al Partito Democratico rappresentano quasi il pensiero unico. L&#8217;Italia, al contrario, è &#8211; ed è sempre stata, anche prima dell&#8217;avvento del duopolio televisivo e dell&#8217;era Berlusconi &#8211; un paese a maggioranza politica conservatrice e cattolica, e con una mobilità del voto molto bassa, in cui cambiare il proprio voto è visto come cambiare la squadra di calcio per cui si fa il tifo. Quando si è scelto, magari anni prima, cambiare poi è una mossa da voltagabbana, da traditori.</p>
<p>Il primo auto-inganno è quindi associare alle sconfitte della sinistra, o comunque alla sua perenne sotto rappresentazione nel paese reale rispetto agli ambienti degli <em>early adopter</em>, una sconfitta del web, che nella loro visione dovrebbe appunto avere l&#8217;obiettivo o comunque l&#8217;ambizione di &#8220;spostare i voti&#8221;. Cioè &#8211; si dice &#8211; se online noi siamo la maggioranza, ma non riusciamo ad avere la maggioranza nel paese, la colpa è del web in quanto strumento, che fallisce il suo obiettivo, &#8220;non sposta niente (ancora)&#8221;.</p>
<p>Il secondo auto-inganno dell&#8217;élite è credere di rappresentare incontestabilmente la maggioranza dell&#8217;elettorato presente online: così viene sistematicamente ignorata la (crescente e nuova) coda lunga di piccoli gruppi o di blog locali o di conversazioni semi-private in <a href="http://www.facebook.com">Facebook</a> (che non vediamo perché le evitiamo consapevolmente, come dirò poi) che rappresentano un pensiero popolare (o popolano, forse), legato al territorio e alle problematiche locali, che se non brilla per analisi intellettuale o approfondimento delle tematiche ha comunque un potere, distribuito ma tutt&#8217;altro che trascurabile, di influenzare il voto, in modo anche contrario a quello delle elite: basti vedere l&#8217;attività della Lega Nord su Facebook, in cui ogni sezione ha il suo gruppo di contatti connesso a tutti gli altri gruppi.</p>
<p>Lo stesso concetto dello spostamento del voto andrebbe sottoposto ad analisi: perché internet (visto come un ecosistema) dovrebbe spostare il mio voto? Se ripensiamo all&#8217;influenza che hanno su di noi le diverse fonti di opinione a cui siamo sottoposti, l&#8217;unico in grado di spostare davvero un voto è il contatto &#8220;umano&#8221; con quelle poche persone a cui riconosciamo fiducia e reputazione &#8211; &#8220;umano&#8221; nel senso che è invariabilmente composto di piccoli numeri, indipendentemente dal fatto che sia svolto di persona o via e-mail o via social network. Per questo non è detto che avere migliaia di fan diretti, per un politico, sia un viatico per la vittoria: perché lo spostamento dipende più da tante micro conversazioni che da una trasmissione in stile broadcast, anche se effettuata su nuovi mezzi.</p>
<p>Ancora, il web rappresenta sempre più per tutti un modo di ritrovare nostri simili &#8211; anche in aspetti minoritari, per cui fino a qualche tempo fa avremmo rinunciato a trovare &#8220;l&#8217;anima gemella&#8221;, per le difficoltà di coordinamento e organizzazione. Così oggi invece si formano gruppi e gruppuscoli sulle tematiche più bizzarre o apparentemente marginali, che condividono però l&#8217;omogeneità di opinione su di un determinato argomento: il rovescio della medaglia è che pare estremamente difficile trovare luoghi &#8220;neutrali&#8221; di discussione, che spesso muoiono dopo essere stati vandalizzati da conversazioni che sfociano nell&#8217;insulto o nell&#8217;invettiva. Quindi, il web sociale sarà sempre meno efficace per il proselitismo, e lo sarà sempre più per organizzare i fan, in una grande intranet informale, perchè possano passare il messaggio in altre modalità, one-to-one, principalmente.</p>
<p>I fattori a veloce variazione, infine, rappresentano la grande incognita: a ogni turno elettorale entrano per la prima volta in cabina un milione di diciottenni per i quali la Tv è composta al massimo da <a href="http://www.youtube.com">YouTube</a>, che non guardano trasmissioni politiche e non sono influenzati dai telegiornali o dall&#8217;<em>Italia Sul Due</em>, e che invece usano <a href="http://www.google.com">Google</a> per qualsiasi informazione (quindi atterreranno su siti ufficiali ma anche su blog e gruppi), sono abituati a condividere con gli amici ogni link attraverso un messenger o un Facebook perennemente aperto, e sono parecchio insensibili alla differenza e alle problematiche di privacy tra contenuti privati e pubblici: in pratica, dei fenomenali ripetitori di segnali. Con una popolazione elettorale internettizzata a livelli scandinavi e veramente in grado di utilizzarlo come un CB ricetrasmittente, invece che come mero sostituto di un televisore con molti canali, i fattori in gioco cambieranno veramente, in modo difficilmente prevedibile. Il web, oltre al fattore organizzativo e tendente alla formazione di micro-conversazioni, avrà anche un potere di broadcast che ora è ancora saldamente nelle mani della Tv, più o meno generalista.</p>
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