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	<title>Apogeonline &#187; comunicazione</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>L&#8217;arma totale della neutralità della Rete</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 12:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
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		<description><![CDATA[Non c'è via di mezzo tra la rete della libertà assoluta e la necessità che ogni persona di buon senso ne regolamenti da sé il proprio utilizzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fa piacere notare che giornalisti come Luca Sofri del <a href="http://www.ilpost.it">Post</a> e Serena Danna del <a href="http://www.corriere.it">Corriere della Sera</a> si pongano il problema della comunicazione via Internet di qualità infima e di come questa disturbi la comunicazione propriamente detta.<span id="more-10895"></span></p>
<p>Sofri, dal proprio blog Wittgenstein, <a href="http://www.wittgenstein.it/2012/05/03/twitter-gli-hashtag-e-lo-spam/">faceva riferimento</a> a un <a href="http://www.theatlanticwire.com/technology/2012/05/twitter-torturing-social-media-nerds-hashtag-spam/51882/">articolo dell’Atlantic Wire</a>:</p>
<blockquote><p>
Che però ci sia un problema di invasione di irrilevanza e perdita di senso, lo notano in tutto il mondo. Il sito dell’Atlantic ha contestato infatti lo “spam via hashtag”, ovvero l’abuso di determinati hashtag più popolari per usi altri […]
</p></blockquote>
<p>Mentre Danna ha twittato come segue:</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>E&#8217;in corso la defollowizzazione di autopromoter compulsivi, ritwittatori cronici di FF e complimenti, e di moralizzatori della Rete<a href="https://twitter.com/search/%2523addio">#addio</a></p>
<p>&mdash; serena_danna (@serena_danna) <a href="https://twitter.com/serena_danna/status/200912017547198466" data-datetime="2012-05-11T11:35:32+00:00">May 11, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Mi dichiaro integralmente d’accordo con l’uno e con l’altra e mica per niente <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2012/05/09/materia-trasversale">scrivevo</a> della necessità di introdurre la nuova materia scolastica dell’educazione digitale. Il problema però è sempre quello di chi abbia, o meno, l’autorità di decidere quando un <i>tweet</i> moralizza o invece ristabilisce la verità; quando un gioco di parole con l’<i>hashtag</i> sveli un carattere brillante e quando invece infastidisca il cittadino digitale creativo, educato e rispettoso.</p>
<p>Probabilmente il vero sconvolgimento comunicativo creato da Internet, alla fine, è la sua infinita neutralità, superiore a qualsiasi altro mezzo. Tanto che gli <i>ayatollah</i> iraniani vanno più per le spicce e, per esempio, <a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5jzh5OHjE_YOFj7PeAz8thcxLDXHg?docId=CNG.9db1cb87109712fd31475e3f2399e01e.251">vietano l’uso di provider esteri di posta</a>.</p>
<p>Ovviamente Danna e Sofri (più il sottoscritto, modestamente e integralmente d’accordo con loro) non hanno niente a che vedere con la censura iraniana. Il problema è sempre trovare il punto giusto in cui tracciare la linea.</p>
<p>L’unico modo per avere una Internet ricca e civile è riempirla di ricchezza e civiltà, qualunque altra cosa faccia il compagno di banco. E qui magari sposterei il discorso sull’uso non sempre limpidissimo di meccanismi automatici come mezzo per aumentare la popolarità dei siti, per esempio.</p>
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		<title>Inscatolata la libertà</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 11:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Aliprandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Masera]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[disintermediazione]]></category>
		<category><![CDATA[Eben moglen]]></category>
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		<category><![CDATA[La Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[sorveglianza]]></category>

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		<description><![CDATA[La tutela della privacy e dei dati personali potrebbe essere affidata domani a un piccolo apparecchio azionato da software libero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ascoltai una sua conferenza nella piccola sala riunioni della sede centrale di Creative Commons a San Francisco era il marzo del 2011. <a href="http://moglen.law.columbia.edu/">Eben Moglen</a>, docente presso la facoltà giuridica della Columbia University di New York nonché principale consulente legale della Free Software Foundation, aveva già colto l&#8217;occasione per puntare il dito contro il cloud computing, i grandi social network e tutti quei servizi che, con l&#8217;esca seducente della gratuità e della comodità (e spesso anche quella più subdola del <em>ce l&#8217;hanno tutti; devo averlo anch&#8217;io!</em>), portano a rinunciare a buone fette della nostra privacy e del controllo sui nostri dati.<span id="more-10763"></span></p>
<p>Ora, rileggendo una <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1334">recente intervista</a> concessa ad Anna Masera de <em>LaStampa.it</em>, ritorno a quella mattina della mia <em>internship</em> californiana e vedo che le questioni teoriche trattate l&#8217;anno scorso da Moglen si sono trasformate in un progetto ben più concreto di cui negli USA si discute già da alcuni mesi.</p>
<p>La trovata di questo “avvocato hacker” – provocatoria quanto innovativa – è chiamata Freedombox (scatola della libertà) e consiste in una specie di modem con connettività Wi-Fi ed Ethernet da collegare alla propria rete di casa; attualmente è ancora un prototipo ma dovrebbe entrare in produzione e in commercializzazione entro l&#8217;anno. Dal punto di vista software, FreedomBox è anche un sistema <em>Debian-based</em> che evita all&#8217;utente di fornire informazioni personali durante il collegamento a Internet.</p>
<div id="attachment_10764" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/05/sf_09-03-11_12.jpg"><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/05/sf_09-03-11_12.jpg" alt="Eben Moglen" title="sf_09-03-11_12" width="400" height="527" class="size-full wp-image-10764" /></a><p class="wp-caption-text">Eben Moglen, &quot;avvocato hacker&quot; ed eroe prossimo venturo della libertà digitale.</p></div>
<p>Come spiega lo stesso Moglen, si tratta di tecnologia appositamente pensata per disintermediare tutte le comunicazioni, in modo da mettere in contatto solo gli utenti fra di loro.</p>
<p>E nell&#8217;intervista concessa alla Masera sottolinea:</p>
<blockquote><p>Qui negli USA se hai un cellulare e un fornitore di rete, sei certo che un qualsiasi funzionario delle forze dell&#8217;ordine in qualsiasi momento può ottenere di sapere la tua esatta località. Così: privacy addio per milioni di persone. Il grande affare della telefonia di oggi è che possiamo tutti essere spiati.</p></blockquote>
<p>Sì, perché quella di Internet come regno della totale disintermediazione e del contatto diretto tra singoli utenti è una bella favoletta ormai poco credibile (nonostante molti la raccontino tuttora).</p>
<p>È stata costituita anche una FreedomBox Foundation (con base a New York) con un <a href="http://freedomboxfoundation.org/">sito</a> per approfondire e dove offrire il proprio contributo sia in termini di sviluppo tecnologico sia in termini di divulgazione.</p>
<p><em>Il testo di questo articolo è sotto licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/it/">Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia</a>.</em></p>
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		<title>Social media: è tempo di misurare</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/02/22/social-media-e-tempo-di-misurare</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Cosenza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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		<description><![CDATA[Il valore dei media sociali come strumento di misura dell'efficacia della comunicazione e del marketing ha raggiunto la massa critica e sempre più aziende ne diventano consapevoli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’approccio ai social media da parte di aziende e agenzie negli ultimi mesi, specie all’estero, lascia intravedere il passaggio dalla sperimentazione ad una maggiore consapevolezza dell’impatto su aziende e consumatori.<span id="more-9721"></span></p>
<p>Lo studio <i>State of Social Media</i> condotto nell’ottobre 2011 da Econsultancy, in partnership con <a href="http://www.lbi.co.uk/">LBi</a> e <a href="http://www.bigmouthmedia.com/">bigmouthmedia</a>, su 1.107 dipendenti di agenzie e società di tutto il mondo (anche se gli inglesi rappresentano il 60% del campione), rivela che <a href="http://econsultancy.com/uk/reports/state-of-social">il 64% delle organizzazioni ha superato la fase di sperimentazione</a>. Lo studio contiene altri dati interessanti:</p>
<blockquote>
<ul compact>
<li>More than half of company respondents (52%) say their organisations use Facebook for reacting to customer issues and inquiries compared to only 29% last year.</li>
<li>The smartphone is overwhelmingly deemed to be the most persuasive device for social media, according to 73% of company respondents.</li>
<li>When asked to describe the value they get from social media, some 37% of companies report they are unable to measure (and ‘the jury is still out’), compared to 47% in 2010.</li>
<li>Some 39% of companies do not use any kind of buzz monitoring tool, including free tools.</li>
<li>Almost three-quarters of respondents (73%) say their organisation considers the effect of social media on SEO.</li>
</ul>
</blockquote>
<p>L’uso di Facebook e Twitter come piattaforme di monitoraggio e customer service, non come mero canale di marketing, risulta aumentato rispetto allo scorso anno.</p>
<p>Inoltre la maggioranza dei rispondenti sostiene di essere passata al concepimento di attività social non più a se stanti, ma integrate in un piano complessivo di online marketing (email marketing e SEO soprattutto). Sono in crescita anche gli sforzi per una integrazione estesa ai canali tradizionali.</p>
<p>È arrivato il tempo di considerare i social media come spazi utili a costruire relazioni di fiducia di lungo periodo anche da parte delle aziende che finora li hanno trattati alla stregua di un mero canale promozionale.</p>
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		<title>La politica aggregata, che decide</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/03/la-politica-aggregata-che-decide</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 06:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quinta di copertina]]></category>
		<category><![CDATA[aggregazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Stefano Peppucci, fondatore di Dol e del network di blog Il Cannocchiale. Politica e web, tra personalizzazione e aggregazione, e elettori che vogliono partecipare – anche forse al momento decisionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/03/027_newqdc_20090403.mp3">Download audio file (027_newqdc_20090403.mp3)</a></p>
<p>Continuiamo la serie di conversazioni intorno alla politica e al web: dai blog a Facebook, fino all&#8217;idea della necessità del ritorno al territorio &#8211; o quantomeno di un cortocircuito più virtuoso tra on- e offline. Dopo le interviste a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/06/scaldiamo-la-politica-con-il-web">Giuseppe Civati</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/13/affinita-e-divergenze-tra-obama-e-noi">Paolo Guarino</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/20/il-web-per-sentire-lopinione-pubblica">Edoardo Colombo</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/27/il-canale-che-non-puoi-delegare">Lucia De Siervo</a> questa settimana è la volta di Stefano Peppucci, uno dei soci fondatori di <a href="http://www.dol.it">Dol</a> e del network di blog <a href="http://www.ilcannocchiale.it/">Il Cannocchiale</a>, che si è spesso occupato di campagne politiche online, e dei politici: «Avere un blog non può essere l&#8217;impiego, l&#8217;occupazione principale del politico durante la giornata: non credo sia corretto aspettarsi che il politico stia tutto il tempo connesso a curare il proprio blog. La rete però non è un luogo automatico, non basta accendere un faro nella Rete e tutto avviene quasi magicamente: bisogna starci, e starci di persona, e utilizzarlo come gli utenti sono abituati a farlo».<span id="more-534"></span></p>
<p>Gli strumenti della comunicazione politica si sono allargati anche ai social network come Facebook: «Facebook è un cugino del blogging in Rete, anche se ha un approccio alla rete più semplice: è un luogo in cui in qualche modo si può passare del tempo, in connessione con altre persone – senza dover necessariamente produrre qualcosa, mantenere un blog è una attività più impegnativa. Facebook ha aiutato l&#8217;avvicinamento delle persone alla Rete, ma anche dei politici agli elettori, in un contesto più ameno e meno ingessato dei classici blog». La comunicazione politica ha bisogno di aggregazione, di luoghi di aggregazione: «Luoghi ufficiali come il PdNetwork danno innanzitutto un problema di dignità di contenuti che appaiono, non una questione di tematiche o di contenuti – ma non ci sono stati pensieri soppressi per scomodità o perché contrari alla linea del partito. Alla qualità della discussione si contrappone lo svantaggio di questo modello, ovvero che diventa un luogo più lento, ingessato, e questo può rallentare la vivacità della discussione. Un elemento di distinzione per il futuro potrebbe essere: cercare di coinvolgere gli utenti, gli elettori, nella vera e propria decisione politica».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li>Il sito di <a href="http://www.dol.it">Dol</a></li>
<li>Il blog network de <a href="http://www.ilcannocchiale.it/">Il Cannocchiale</a>; il <a href="http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/">Pdnetwork</a></li>
</ul>
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		<title>Il 2.0 è femmina</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 09:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livio Milanesio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[Una rivoluzione silenziosa sta rinnovando gli uffici marketing e comunicazione. Una sensibilità che sta emergendo da una nuova generazione di donne al potere. Con gran vantaggio per la comunicazione che interagisce]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sebbene la sua presenza occupi letteralmente poche righe, Irene Adler ha un posto di tutto rispetto nella storia di letteratura di genere. La sua femminilità è il perfetto alter ego del campione del razionalismo misogino di fine ottocento: Sherlock Holmes. Così racconta Watson: «(&#8230;) mentre le emozioni, e quella in particolare (l’amore) erano aborrite dalla sua fredda, precisa ma ammirevolmente equilibrata mente. Egli era, credo, la più perfetta macchina di osservazione e ragionamento che il mondo avesse incontrato. (&#8230;) In una natura come la sua, la polvere in uno strumento sensibile o una crepa in una delle sue potenti lenti non avrebbero potuto essere più fastidiosi di una forte emozione» (<a title="Scandal in Bohemia" href="http://www.artintheblood.com/scan2/scanintro.htm" target="_blank">A Scandal in Bohemia</a>, 1891). Irene Adler, con la sua grazia e la sua decisione, è stata in grado di far vacillare tanta perfezione razionale. Tanto da far dire allo stesso Watson alla fine dell’avventura: «E quando parla di Irene Adler, o quando si riferisce a una sua fotografia, lo fa sempre sotto l’onorevole titolo de “La Donna”». Ah, le donne!<span id="more-526"></span></p>
<h5>Un cambiamento profondo</h5>
<p>Tanto si è parlato e ancora tanto si parla della rivoluzione digitale nella comunicazione e nel marketing delle aziende. Si è detto che l’attuale crisi dei mercati finanziari non potrà che favorire gli investimenti nelle strategie digitali: investimenti più contenuti, più segmentabili, più misurabili, più interattivi per risultati efficaci. Un discorso che, dal punto di vista razionale, non fa una piega. Ma a guardare la situazione italiana i numeri parlano ancora di una situazione diversa. Gli investimenti in questa direzione sono inadeguati: meno del 10% del budget è allocato nella <a title="Big spender" href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/11/17/01/200811170101" target="_blank">comunicazione digitale</a>. È come se l’approccio razionale a questa rivoluzione copernicana nei rapporti tra aziende e consumatori non fosse sufficientemente convincente.<br />
Ci vuole un cambiamento più profondo e radicale. Una lenta e silenziosa rivoluzione che scuota le aziende e le loro gerarchie. Una rivoluzione che ha a che fare con i rapporti umani.</p>
<p>Nella società dove lavoro abbiamo l’abitudine di organizzare un paio di conferenze all’anno per coinvolgere i nostri clienti (e potenziali tali) in nuove idee, spunti di riflessione, analisi su ciò che sta accadendo nel mondo della comunicazione contemporanea. L’idea che sta dietro questi incontri è che ci sia ancora bisogno di molta “pedagogia” per portare un’azienda a considerare le nuove forme di comunicazione un asset strategico piuttosto che una semplice presenza on line con un bel sito tutto animato. Cerchiamo il confronto con le imprese per aiutare la transizione verso i nuovi media. Ma  al di là di cosa si è detto nell’ultima edizione ciò che mi ha colpito di più è il fatto che di anno in anno, in quelle serate, che finiscono in un aperitivo ci sono sempre meno le energiche strette di mano e sempre più sorrisi gentili e cortesi. Questo accade perché la platea dei nostri clienti, delle persone con le quali lavoriamo, tra i manager che gestiscono le leve operative della comunicazione delle medie e grandi aziende ci sono sempre più donne. È una nuova generazione emergente che si è ricavata un ruolo in una parte del marketing e comunicazione, quella digitale, per molto tempo considerata marginale, ma che ora sta rivelando la sua potenzialità strategica. Una generazione che ha riconosciuto nel dialogo e nella partecipazione un modo più naturale di costruire e mantenere un contatto efficace con i propri consumatori.</p>
<h5>Pubblicità da Marte</h5>
<p>Finché la comunicazione è stata in mano agli uomini è stata aggressiva e soggiogante. Non a caso è stata la propaganda bellica la prima palestra. Non a caso il linguaggio è mutuato dalla guerra: si parla di target, obiettivi, strategia. Un esempio evidente fu, qualche anno fa, uno scambio di cannonate tra produttori di auto sportive (un feudo per tradizione riservato ai maschi). Cominciò BMW con un annuncio nel quale, con la scusa di complimentarsi con il concorrente Audi, ne rimarcava la limitatezza dei risultati sportivi. Il colosso tedesco rispose mostrando orgoglioso il proprio palmares. E via così in un botta e risposta che, sintetizzando, assomigliava molto a quelle gare tra adolescenti a chi avesse alcune caratteristiche fisiche più sviluppate. La leggenda vuole che il bisticcio tra pavoni venne interrotto da un annuncio della Bentley nel quale il suo presidente mostrava orgogliosamente il <a title="bentley war" href="http://cuddychaun.wordpress.com/2008/06/20/bmw-audi-subaru-bentley-ad-war/" target="_blank">dito medio</a> ai propri concorrenti. Un gesto di sottomissione sessuale tipica del maschio alfa del branco. Questa era la comunicazione. Ma ora con tutte le ragazze che sono arrivate alle leve del comando le cose potrebbero cambiare. La connessione sociale, il confronto, l’approccio morbido, il dialogo sembrano le nuove parole d’ordine.</p>
<h5>Web 2.0 da Venere</h5>
<p>Certo segmentare il management secondo categorie sessuali può sembrare un po’ manicheo: i maschi da una parte, le femmine dall’altra. Ma c’è un fondo di verità nell’osservazione che fece il curatore della sezione mammiferi dello <a title="London Zoo" href="http://www.zsl.org/zsl-london-zoo/" target="_blank">Zoo di Londra</a>, Desmond Morris, in occasione della presentazione suo bestseller <em>La scimmia nuda</em>. La tesi fondamentale di Morris è che la nostra storia di esseri umani è composta di una decina di migliaia di anni di “civilizzazione” la quale è però preceduta da milioni di anni di vita selvatica, animale. Dunque è illusorio pensare che l’avvento della scrittura, della religione, della mitologia, delle regole sociali abbia cancellato in poche generazioni i nostri impulsi animali. E nel mondo animale i ruoli sono ben definiti e distinti. Così come i modelli di comportamento.</p>
<p>Scrive lo psicologo sociale Michael Argyle: «I genere lo stile di conversazione delle donne persegue gli scopi di dar vita a conversazioni piacevoli e di promuovere rapporti improntati alla collaborazione, allo spirito d’amicizia, alla solidarietà sociale. Gli uomini si mostrano più interessati a perseguire obiettivi pratici, spesso a scapito degli aspetti relazionali, e sono più attenti ai problemi di competizione e di potere che alla collaborazione» (Cooperation: The basis of sociability, 1991).</p>
<p>Ecco che questa nuova, consistente generazione di nuovi manager è portatrice di cambiamento a partire dal modo di concepire la comunicazione. Lo aveva sottolineato anche, nell’autunno 2008 il <a title="WGM" href="http://womens-forum.com/zzRestofsite/a_2008events_Deauville.php" target="_blank">Women’s Forum Global Meeting</a> di Deauville che, citando uno studio McKinsey, affermava che la crescita delle aziende era assicurata se tra i top manager erano presenti almeno tre donne su dieci e alle donne veniva riservata proprio la “leva” della comunicazione. Non bisogna però farsi ingannare dall’apparente morbidezza. L’attitudine al dialogo non rende queste manager più indecise o meno efficaci. Spesso la loro carriera è stata più difficile di quella dei colleghi maschi e la tenerezza non è un’arma efficace per risalire la corrente.</p>
<p>Per noi che abbiamo fatto della comunicazione digitale il nostro mestiere non possiamo che salutare con favore l’arrivo di questa nuova generazione e con un misto di speranza e complicità ci sentiamo di augurarci di trovare tante nuove manager sulla nostra strada professionale. Così come Irene Adler era riuscita ad ammorbidire l’infallibile razionalità di Holmes così ci aspettiamo che con la loro tenacia e sensibilità diano un nuovo impulso ad un modo di comunicare che ha nel dialogo la carta vincente. Dunque, benvenute ragazze!</p>
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