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	<title>Apogeonline &#187; cellulare</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Ora tocca al cellulare spingere le Adsl</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 08:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[Adsl]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel mercato sempre più saturo delle connessioni a banda larga residenziali ora arriva l'integrazione con i servizi di rete mobile. Fastweb in prima linea, Telecom Italia al palo per legge]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle offerte Adsl spunta la rete mobile: arriva a questo estremo la strategia convergente degli operatori italiani, sempre più portati a sommare più servizi in uno stesso canone, a caccia di utenti. È una novità che ha aspettato questo settembre per farsi viva in tutta la propria forza. Settembre, com’è noto agli addetti ai lavori, è un mese molto caldo per la banda larga fissa: gli utenti tornano alle vacanze e fanno mente locale alla ricerca di una nuova offerta per la casa. Gli operatori concentrano in questo mese, quindi, le promozioni e i listini rinnovati, che quest’anno sono all’insegna di bundle di telefonia fissa e mobile, voce e/o internet.<span id="more-800"></span></p>
<h5>Fastweb</h5>
<p>In prima linea, nella nuova tendenza, c’è Fastweb, <a href="http://www.fastweb.it/offerte/?WT.mc_id=fastwebmenu1">con un listino rivoluzionato</a>. Adesso mette la banda larga in mobilità in tutte le salse, segno che è passato alla seconda fase della sua avventura come operatore mobile virtuale. Innanzitutto, ha inventato <em>Joy</em>: la prima offerta italiana a integrare banda larga fissa e mobile senza servizi di telefonia voce né canone Telecom, a 29,95 euro al mese (Adsl + 10 ore di Hspa al mese; la chiavetta è inclusa). È interessante appunto per chi vuole navigare anche in mobilità, senza avere telefonate incluse (e se proprio vuole usare la rete fissa per chiamare, può sempre utilizzare il VoIP di un qualsiasi fornitore, su Adsl Fastweb). Altrimenti, per chi non è interessato all’Hspa, ma solo all’Adsl, e vuole le telefonate incluse, allo stesso canone (29,95 euro al mese) ci sono le offerte di Wind, Tele2, Tiscali (tutte senza canone Telecom Italia). Per chi vuole navigare di più, Fastweb ha l’opzione <em>Naviga Mobile</em> (200 ore al mese), abbinabile all’offerta Adsl (Naviga Casa), con o senza telefonate incluse.</p>
<h5>Vodafone</h5>
<p>L’operatore che si è spinto più avanti <a href="https://casa.vodafone.it/vodafonecasa/#?tk=HPPrivati%2CP13&amp;ty_key=hpVodafoneCasa">nell’integrare servizi mobili con l’Adsl</a> è però, forse, Vodafone. Per due motivi. È stato il primo a includere traffico banda larga mobile nel canone Adsl; a settembre ha lanciato <em>Naviga e Ricarica</em>: per la prima volta in Italia, un operatore offre una ricarica cellulare mensile ai propri utenti Adsl. Chi si abbona a una delle due offerte Vodafone Adsl (più chiamate illimitate con o senza scatto alla risposta), riceve infatti 10 o 20 euro di ricarica omaggio, al mese, ogni sei mesi. La cosa notevole non è tanto il valore del bonus (60-120 euro è più o meno l’importo che è possibile risparmiare, sul canone ufficiale, con le normali promozioni che gli operatori Adsl lanciano di volta in volta); quanto l’idea alla base: trainare utenti Adsl con l’amo del traffico cellulare.</p>
<h5>Wind e Tiscali</h5>
<p>Meno recenti, ma sulla stessa linea, le mosse di Wind e Tiscali. Il primo fa il bundle fisso-mobile tramite <a href="http://www.wind.it/it/servizi/scheda80.phtml">SuperInternet</a>, opzione che permette, agli utenti Tutto Incluso e Libero Absolute, di navigare 50 ore in mobilità a un canone scontato (9,95 euro al mese). Per un confronto: 3 Italia, con 9 euro al mese dà 30 ore. Tiscali si limita per ora a offrire una sim Tiscali Mobile pre-caricata con 50 euro di traffico, agli utenti che si abbonano a <em>Tutto Incluso</em>. Quest’operatore ancora non sta sfruttando al massimo, con bundle, l’essere diventato un mobile virtuale.</p>
<h5>Telecom Italia</h5>
<p>Telecom al momento ha le armi spuntate, per reagire su questo fronte. Le regole ancora le impediscono di fare offerte che sommino servizi fissi e mobili in un solo canone. Sta provando però da mesi a vincere questo limite, premendo sull’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) e nelle ultime settimane ha ottenuto il primo traguardo: la bolletta unificata. Adesso è possibile pagare i servizi cellulari (voce e/o internet) sul conto Telecom Italia, cioè la bolletta della rete fissa. Una piccola comodità, che ha  soprattutto il valore di un primo passo strategico verso la convergenza a cui mirano tutti gli operatori.</p>
<h5>La strategia</h5>
<p>Si potrebbero vedere queste formule come un’ulteriore evoluzione di quella strategia del bundle <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/08/banda-larga-tariffe-schiave-del-bundle">già analizzata</a>, la cui conseguenza è che ormai conviene solo a pochi utenti prendere l’Adsl singola, separata da servizi telefonici. In realtà c’è di più: gli operatori si trovano sempre più con le spalle al muro, consapevoli che in Italia, prima del previsto, il mercato Adsl è vicino alla saturazione. Sono pochi ormai gli utenti potenziali: quelli senza banda larga ma con un computer. Di qui lo sforzo degli operatori di convincere le famiglie a comprarne uno (lo includono nell’offerta, facendo leva sui netbook). Si pensano varie strategie per aumentare il mercato potenziale. Un’idea è quella, di Telecom, di lanciare <em>Alice Day</em> (in agosto): la prima Adsl giornaliera, con un canone ridotto (3 euro al mese) e poi un costo per ogni giorno in cui ci si connette almeno una volta (2 euro). Le formule che sommano Adsl e rete mobile sono la nuova mossa sotto questo cappello. L’idea è di usare i servizi più popolari in Italia &#8211; quelli cellulari &#8211; come traino per quelli che stentano ad affermarsi sul grande pubblico (Adsl). Gli operatori giocano insomma sul gap notevole che in Italia c’è tra l’enorme diffusione del cellulare e la scarsa popolarità dell’Adsl, in rapporto con le medie europee. La sensazione è che le offerte finora lanciate siano solo un timido inizio e gli operatori dovranno escogitare mix più attraenti per l’utente per spingere il mercato banda larga fissa verso la tardiva maturità.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Fastweb</strong></td>
<td>Naviga Casa + NavigaMobile</td>
<td>20/1 Mbps</td>
<td>33,45 euro al mese per un anno (dopo: 50,90 euro). 59,90<br />
euro di attivazione</td>
<td>Illimitate chiamate nazionali fisse al solo scatto alla<br />
risposta (15 cent)sopra, più 200 ore al mese in Hspa (banda larga mobile</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Joy</td>
<td>20/1 Mbps</td>
<td>29,9 euro al mese</td>
<td>10 ore al mese in HSPA (banda larga fuori casa), con<br />
chiavetta modem inclusa</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Tiscali</strong></td>
<td>Tutto Incluso</td>
<td>10/0,512 Mbps (solo in unbundling)</td>
<td>38,95 euro. 14,95 al<br />
mese fino al 1/1/2010</td>
<td>Illimitate chiamate a numeri fissi nazionali senza scatto<br />
alla risposta. e 30 minuti verso cellulari. Più la sim Tiscali Mobile con 50<br />
euro precaricati per telefonare</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Vodafone</strong></td>
<td>Tutto Flat</td>
<td>7/0,512 Mbps</td>
<td>39 euro. 49 euro di<br />
attivazione (ma gratis con portabilità numero fisso)</td>
<td>Internet key inclusa con 10 ore al mese fino al 31/12.<br />
Illimitate chiamate da casa senza scatto verso fissi nazionali e, per un<br />
anno, verso Vodafone. No canone Telecom e 20 euro al mese di ricarica<br />
cellulare per sei mesi</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Flat</td>
<td>7/0,512 Mbps</td>
<td>29 euro al mese.  49 euro di<br />
attivazione (ma gratis con portabilità numero fisso)</td>
<td>Come sopra, ma per le chiamate si paga il solo scatto alla<br />
risposta (16 cent) e la ricarica è di 10 euro al mese</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Wind</strong></td>
<td>SuperInternet + Libero Absolute</td>
<td>8/0,512 Mbps</td>
<td>9,95 euro al mese + 29,95<br />
euro al mese. Fino al 31 marzo 9,95 euro al mese</td>
<td>Illimitate chiamate fisse nazionali al solo scatto alla<br />
risposta (12 cent) + 50 ore in Hspa (banda larga mobile), con chiavetta modem<br />
inclusa</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		</item>
		<item>
		<title>Viareggio, i cittadini e l&#8217;urgenza di comunicare</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/03/viareggio-i-cittadini-e-lurgenza-di-comunicare</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quinta di copertina]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[citizen journalism]]></category>
		<category><![CDATA[Copy left]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Alberto Macaluso, progettista web che la notte della tragedia ferroviaria di Viareggio ha curato un aggiornamento costante dei fatti sui social network. Con lui parliamo dei pregi e difetti del cosiddetto citizen journalism]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/07/038_newqdc_01072009.mp3">Download audio file (038_newqdc_01072009.mp3)</a></p>
<p>I nuovi media sono spesso come il medico presente in sala prima che arrivi l’ambulanza, che si trovano ad affrontare situazioni di emergenza senza volerlo e senza che sia previsto o atteso. In alcuni casi tragici e terribili – come l’esplosione che ha squassato vite umane e palazzi a Viareggio – i semplici cittadini, testimoni oculari dei fatti, sono anche quelli che possono raccontare prima di tutti gli altri quello che accade grazie a cellulari sempre connessi, fotocamere e videocamere digitali. Un racconto che si espande nel web sociale e che sempre più trova plurimi contatti e cortocircuiti con i media tradizionali – che da una parte temono quella che alcuni ancora considerano concorrenza illegittima dall&#8217;altra si nutrono di queste produzioni &#8220;dal basso&#8221;, contenuti informativi amatoriali nella fattura ma vividi e emozionanti per punto di vista e forza testimoniale. Nelle scorse settimane abbiamo parlato anche di questo, prima con <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/25/liran-twitter-e-i-mille-occhi-dei-nuovi-media">Luca Alagna</a>: entrambi intorno alla protesta in parte analogica e in parte digitale in Iran. Oggi parliamo della tragedia di Livorno e del racconto che ne è stato fatto sul web con <a href="http://rabenblog.eraben.com/">Alberto Macaluso</a>, giovane progettista web che abita a 300 metri dalla stazione e che quella notte e i giorni successivi ha raccontato e aggiornato su quello che vedeva e succedeva. <span id="more-677"></span>«<em>Io stavo in giardino a circa 300 metri dall&#8217;esplosione, stavo facendo una cena con gli amici, e guardavo il cielo: il cielo ha nettamente cambiato colore e subito dopo sono comparse in alto una serie di lingue di fuoco. In quel momento le ho pensate tutte: una caldaia, una bombola di gas del palazzo di fronte. Tutti correvano verso il mare, io sono andato dall&#8217;altra parte, cercando di capire se qualcuno aveva bisogno di aiuto: sono arrivato vicino alla ferrovia con macchina fotografica (sono un appassionato e la porto sempre con me) e cellulare e ho iniziato a scattare foto, non so nemmeno bene perché – ormai ero lì e mi è sembrato naturale aggiornare i miei contatti su quello che vedevo. E via via che mi chiamavano nella notte, io li rimandavo a twitter o friendfeed o facebook, era anche un modo per comunicare con loro, che erano molto preoccupati, in una volta sola</em>».</p>
<h5>Cellulare e citizen journalism</h5>
<p>I primi aggiornamenti (testo, foto e video) sono stati fatti via cellulare: «<em>Tranne le foto in alta risoluzione, tutto è stato fatto via cellulare (e non era nemmeno un cellulare di ultimissima generazione, peraltro con problemi alla batteria: ho passato parte del tempo a cercare un modo per caricare la batteria). Ho usato <a href="http://www.shozu.com/portal/index.do">Shozu</a> per aggiornare simultaneamente i vari social network. La qualità era scarsa, ma ho pensato che la qualità l&#8217;avrebbero avuta dai media tradizionali poche ore dopo, lì per lì ho pensato che fosse più utile aggiornare sulle notizie il più velocemente possibile, senza stare a pensare troppo alla qualità del prodotto</em>». Sul citizen journalism, Alberto dice: «<em>Chi fa il mestiere del giornalista è giusto che lo continui a fare. Noi non dobbiamo fare i giornalisti, noi siamo dei citizen appunto, dei cittadini qualunque, che se si trovano in un&#8217;occasione in cui possono fare informazione è giusto che la facciano. Poi ci sono sempre più punti di contatto tra i due mondi, anche se non sempre ci si comporta in maniera corretta: quella sera mi ha chiamato la Reuters dalla Germania, mi hanno chiesto le foto e mi hanno offerto le foto, io ho risposto loro che le foto erano in copy left e che non volevo dei soldi, volevo che quella informazione girasse e che quelle foto venissero viste. Al contrario ho notato che sia Repubblica.it che Corriere.it hanno pubblicato alcuni miei video senza mettere nemmeno un riferimento. Questo mi è molto dispiaciuto. Se vi è una filosofia dietro il citizen journalism, così come anche il copy left, è giusto che anche loro ne seguano le regole: usino questa risorsa, senza abusarne</em>».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li>il <a href="http://rabenblog.eraben.com/">blog &#8220;ufficiale&#8221;</a> di Alberto Macaluso</a></li>
<li>Canali social: l&#8217;aggregazione su <a href="http://friendfeed.com/raben">Friendfeed</a>,<br />
 il suo canale twitter <a href="http://twitter.com/rabendeviaregia">@raben</a> e su <a href="http://rabendeviaregia.tumblr.com/">tumblr</a></li>
<li>Multimedia: il profilo di raben <a href="http://www.flickr.com/photos/39486454%40N00/">su flickr</a>, video su <a href="http://www.youtube.com/profile?user=rabendeviaregia">You Tube</a></li>
<p></Ul></p>
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		<item>
		<title>Il boom selvaggio della banda mobile</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 09:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agcom e Antitrust pubblicano i numeri di un settore in crescita forsennata (ed è la buona notizia), ma senza le regole intorno alle quali l'Adsl ha trovato un equilibrio da tempo (la cattiva notizia)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’indagine scritta a quattro mani da Agcom e Antitrust (<a href="http://www.agcm.it/agcm_ita/news/news.nsf/4bdc4d49ebe1599dc12568da004b793b/ec3a75f77f30f8cbc12575b3003cc812/$FILE/IC39.pdf">vedi il Pdf</a>) apre uno squarcio sulle anomalie del mercato italiano dei dati in mobilità. È interessante e merita una lettura attenta, perché ci dice molto dei meccanismi che stanno dietro a un mercato che, nel bene o nel male, si conferma molto diverso da quello dell’Adsl. Nel bene, perché è ora soggetto a forte crescita. Nel male, perché perdurano &#8211; a quanto scoperto dalle due autorità &#8211; situazioni anomale e una certa incertezza nei costi. Tutte cose (almeno queste!) che il mercato Adsl si è lasciato da tempo alle spalle.<span id="more-607"></span></p>
<p>Primo aspetto notevole: il nostro Paese batte la media europea per quanto riguarda l’uso della banda larga mobile (lo fa il 13,6% della popolazione, contro il 13%). Tutto l’opposto di quanto avviene per la banda larga fissa. Sta aumentando la percentuale di clienti che si connettono a Internet via rete mobile: è passata dal 2-4%, del 2007 (a seconda degli operatori), al 7-12%, per il 2008 e il 2009. L’indagine rileva che «già nel 2008 oltre 3 milioni di utenti abbiano utilizzato broadband mobile e applicativi e-mail in mobilità, con l’invio di oltre 19.700 terabyte nel 2008 (circa + 220% rispetto ai quasi 6.000 del 2007)».  E «per il 2009, è prevista una crescita se possibile ancora più rilevante».</p>
<p>Di pari passo crescono i ricavi, arrivati a 1,022 miliardi di euro per l’internet in mobilità. Più interessante vedere lo spaccato: domina l’accesso a internet mobile dal computer, con 748 milioni di euro nel 2008 (477 milioni di euro nel 2007). È il boom delle chiavette Usb, fenomeno che è esploso nel 2008. C’è poi il capitolo dell’internet via cellulare, che forse conoscerà analogo boom nel 2009: gli operatori ci credono molto e ora, secondo i dati del primo trimestre 2009 <a href="http://www.nielsen-online.com/pr/pr_090504_IT.pdf">riportati da Nielsen</a>, sono saliti al 13% gli italiani che si connettono con il cellulare almeno una volta al mese. Merito di tariffe più economiche e di cellulari più adatti. I dati Agcom sono relativi al 2008, ma già riflettono questa tendenza: fanno capitolo a parte, infatti, gli accessi da «apn dedicati», come sono definiti nell’indagine. Cioè le connessioni da cellulari iPhone, Blackberry e Google Phone a cui gli operatori dedicano punti di accesso (Apn) e tariffe specifiche. Sono ricavi passati a 42,5 milioni di euro nel 2008, contro i 18 del 2007. Facile prevedere un aumento a tre cifre percentuali nel 2009.<br />
Il classico wap (browsing su siti web) cresce poco, 225 milioni di euro contro 207 milioni del 2007, segno che questo è il passato dell’internet su cellulare. Il presente e il futuro vanno verso una piena convergenza con la stessa internet nota e apprezzata negli accessi via pc.</p>
<p>Qui finiscono le note positive e si entra nel campo dell’anomalia. Già, perché questo è un mercato che cresce come un fiume in piena, calpestando argini che siamo abituati ad avere, a protezione, nel mercato banda larga fissa. I problemi, secondo l’indagine? In primo luogo, scarsa trasparenza delle offerte, irregolarità nella fatturazione, che portano a addebiti imprevisti all’utente. In secondo luogo, «l’eccessiva durata degli abbonamenti ai servizi dati in mobilità e le onerose clausole/penali a carico degli utenti per quanto riguarda il recesso. A questo proposito, la rilevata persistenza di tali pratiche indica la necessità di un elevato livello di vigilanza», si legge. Alcuni esempi, tratti dall’indagine: «Un abbonamento dati di un operatore prevede un impegno contrattuale di 24 mesi con tacito rinnovo di anno in anno, mentre il recesso implica un costo di 100 euro (Iva esclusa), più altri 100 euro (Iva esclusa) di penale per la risoluzione del contratto di fornitura del modem. Analogamente, per un altro operatore è prevista una durata contrattuale di 24<br />
mesi, con un costo per il recesso anticipato che va da 50 a 150 euro (a seconda del piano sottoscritto) più il pagamento delle rate residue del modem (chiavetta)».</p>
<p>Questo secondo punto si somma a un altro ed entrambi concorrono a rendere il mercato banda larga mobile più chiuso alla concorrenza di quanto ci si aspetterebbe: i principali attori sono gli operatori mobili normali; i virtuali sono messi all’angolo, sul fronte banda larga mobile. «Appare ancora in via di sviluppo, salvo alcune eccezioni, una vera e propria offerta di soluzioni competitive da parte degli Mvno (operatori mobili virtuali)». Solo Fastweb, tra i virtuali ha tante offerte di banda larga mobile; Auchan ne ha una. Poi, il deserto: nemmeno Tiscali ne ha lanciata una (anche se promette che lo farà in seguito). Anche Noverca, virtuale appena arrivato, proporrà flat per navigare in internet e per i suoi specifici servizi sul cellulare. Segno che i contratti tra operatori mobili normali e virtuali non sono tali da consentire a questi ultimi margini di manovra per concorrere efficacemente sui servizi a valore aggiunto, come la banda larga.</p>
<p>Per adesso le due autorità si limitano a invitare gli operatori a impegnarsi ad aprire la concorrenza e a migliorare la trasparenza delle tariffe; propongono di adottare un blocco automatico della spesa, oltre una certa soglia, e così impedire che arrivi un super bolletta. Da Agcom fanno sapere che quest’ultimo è un fenomeno nascente e che porta circa 2-3 casi al mese all’attenzione dell’Autorità: utenti con bollette da migliaia di euro a causa di un errato uso (o errata fatturazione) di internet mobile. Gli operatori spesso accettano di annullare la super bolletta: il che lascerebbe pensare che non si tratti tanto di malizia quanto di immaturità delle pratiche di fatturazione. Del resto, questa è solo la punta dell’iceberg, quella che fa più rumore. Ben più dannose per i consumatori sono le strategie per restringere la concorrenza e bloccare il cliente per due anni &#8211; che, a ben vedere, in questo mercato è un’era geologica. Tra due anni saremo probabilmente nella quarta generazione delle reti mobili. Si ricorda che i contratti Adsl un tempo duravano al massimo un anno e ora possono essere disdetti di mese in mese, dopo il decreto Bersani sulle liberalizzazioni. Il quale in realtà si applicherebbe anche sugli operatori mobili, che però hanno trovato il modo per aggirarne i limiti e impegnare l’utente per più tempo: dandogli l’hardware a noleggio e associando a quest’ultimo una penale di recesso. Sfruttano così il fatto che il mercato delle chiavette è meno maturo di quello dei modem. Se ora è possibile prendere un modem con poche decine di euro (e quindi non vale proprio la pena noleggiarlo da un operatore Adsl a 3 euro al mese), le chiavette Umts/Hspa costano invece 200 euro.</p>
<p>Un luogo comune diffuso è che la telefonia mobile è più concorrenziale di quella fissa, perché ci sono quattro operatori con una rete nazionale (invece che solo Telecom Italia). È sulla base di questa considerazione che le regole imposte da Agcom sono più elastiche, nel settore della rete mobile; nessun operatore ha vincoli come quelli in capo, sul fisso, a Telecom Italia. Alla prova dei fatti, a quanto traspare da quest’indagine, la situazione è però più complessa e ricca di chiaroscuri. E quindi forse quest’indagine è solo un primo passo per inaugurare una nuova stagione di regole, anche sulla telefonia mobile, per accompagnare e guidare senza scompensi il boom della banda larga, ormai indubbio.</p>
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		<title>E ora chi guida l&#8217;innovazione mobile?</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 07:33:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Morresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo iPhone, poco si è mosso nel mercato della telefonia mobile in Italia. Ma più che sui dispositivi, ormai piuttosto maturi, oggi toccherebbe ai gestori reinventarsi come piattaforme]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basandosi sui prodotti presentati quest&#8217;anno al <a href="http://www.mobileworldcongress.com/">Mobile World Congress</a>, non è difficile credere che l&#8217;evoluzione tecnica dei nuovi smartphone sia a un punto di stasi. Certo, rimane lo spazio per l&#8217;aggiunta di qualche megapixel per la fotocamera o una manciata di gigabyte un più per la memoria interna, ma sostanzialmente i dispositivi di fascia media e medio-alta non hanno più nuove caratteristiche da offrire al grande pubblico, almeno fino alla loro prossima tappa evolutiva. Con queste premesse, a chi spetta il ruolo di portatore di innovazione nel mondo del mobile, scivolato ormai via dalle mani dei produttori di dispositivi? La situazione è ovviamente complessa: sono molti i fattori determinanti e spesso mutano anche al cambiare dell&#8217;area geografica presa in esame. Ristringiamo allora un po&#8217; il campo d&#8217;analisi e cerchiamo di fornire qualche spunto di riflessione riguardante il nostro paese.<span id="more-583"></span></p>
<p>Partiamo dall&#8217;osservare la diffusione del mobile in Italia: siamo tra <a href="http://www.agendacomunicazione.it/index.php?id=3681&amp;tsd=1">i primi paesi al mondo</a> per quanto riguarda il rapporto abitanti/cellulari. Ma tutti questi dispositivi come vengono usati? Dopo 10 anni siamo riuscuti ad andare oltre la classica telefonata–messaggino che tanto ci avevano entusiasmato agli arbori del Gsm? Difficile dare una risposta certa, ma una serie di fattori non portano a pensare che sia così. Per esempio, le caratteristiche più pubblicizzate negli spot televisivi dei nostri operatori non includono servizi o scenari particolari, ma solo tariffe e promozioni. Nei report contenenti <a href="http://www.opera.com/smw/">le statistiche di accesso in mobilità alla rete</a> non siamo neanche citati come nazione. Non esistono ancora eventi od occasioni d&#8217;incontro dedicate agli attori dell&#8217;ecosistema mobile in Italia, al contrario di molti altri paesi vicini. La lettura dell&#8217;email sul proprio cellulare è considerata ancora qualcosa di inaspettatamente comodo e sorprendente. Siamo un popolo che usa molto il cellulare per parlare e per scrivere, ma raramente va oltre.</p>
<p>Se ne deduce che gli utenti non stati in grado, almeno fino a oggi, di pilotare consapevolmente l&#8217;innovazione del settore con i propri comportamenti d&#8217;uso. A questo punto, se non altro per esclusione, rimangono gli operatori telefonici. Strutture che hanno a disposizione grandi potenzialità: possono decidere quale programma far partire alla pressione di un tasto del nostro telefonino brandizzato, creano la pubblicità che arriva capillarmente davanti agli occhi di tutti noi, aumentano o diminuiscono il prezzo di un servizio, influenzando la popolarità o pilotandone l&#8217;abbandono. Sembrano quindi avere tutte le carte in regola per essere loro i portatori di innovazione. Ma anche qui è necessaria una considerazione: gli operatori, per loro stessa natura, agiscono giustamente secondo la logica del profitto. E per trarre profitti oltre che dalle semplici telefonate, hanno tre possbilità: assumere il ruolo di <em>pipe</em>, creare software e servizi o promuovere piattaforme.</p>
<p>Agendo come pipe, ovvero come semplice conduttura di dati digitali, hanno il compito di trasportare informazioni da un servizio all&#8217;utente che lo richiede, senza alcun valore aggiunto e senza alcuna ostruzione, guadagnando su questo traffico. La tariffazione del traffico voce ne è un chiaro esempio. Sviluppando software e servizi, possono creare applicazioni che vengano usate da un numero sempre maggiore di utenti, fino al punto in cui questi non diventano massa critica capace di attirare a sé altri utilizzatori del servizio, ovvero nuovi potenziali clienti per gli operatori. Infine, promuovendo piattaforme, gli operatori si fanno carico dello studio di un intero ecosistema composto da dispositivi, servizi, software, tariffe d&#8217;uso dei servizi, processi di acculturazione e molto altro, da offrire ai loro potenziali utenti che, in base a questo paniere, decideranno se diventare clienti, pagando ovviamente per quanto offerto.</p>
<p>In quale di queste tre aree i nostri operatori nazionali stiano agendo? E, nel caso dell&#8217;azione, seguono le orme già tracciate da altri oppure sono capaci di fare strada? Se consideriamo il mercato di suonerie, oroscopo, news generaliste, sfondi e semplici servizi a sfondo erotico, c&#8217;è solo l&#8217;imbarazzo della scelta, come c&#8217;era anche 10 anni fa. Ma se andiamo a cercare qualcosa di più recente, il panorama rimane tristemente desolato: nessuno ha ancora mai realizzato qualcosa di riconducibile all&#8217;AppStore di Apple o a Ovi di Nokia per distribuire contenuti di varia natura; abbiamo al massimo portali Wap e i-mode poco usabili. Le tariffe per l&#8217;accesso alla Rete in mobilità sono tutt&#8217;altro che alla portata del cittadino medio e dalla Commissione europea continuano a farci sapere che le tariffe richieste per gli Sms sono <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/01/24/22/200801242202">ingiustificate</a>. Come ciliegina sulla torta, aggiungiamo le limitazioni imposte all&#8217;uso di alcuni servizi da parte degli operatori, come l&#8217;uso di programmi VoIP, l&#8217;accesso bloccato a siti fuori dal proprio portale e la creazione dei tristemente famosi <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Walled_garden_(media)">Walled Garden</a>.</p>
<p>Eccezioni ne esistono: nel 2007, H3G si fede promotrice di una grande innovazione, creando una sinergia ancora mai vista tra un dispositivo, un servizio molto popolare e la possibilità di accesso in mobilità a quel servizio. Sto parlando dello <a href="http://www.skype.com/intl/it/allfeatures/3skypephone/">SkypePhone</a>, un semplice cellulare che, grazie a modifiche hardware e software mirate, portava alla massa Skype pronto all&#8217;uso, con una tariffa che non aveva paragoni rispetto a quelle concorrenti. Peccato che, in fase di lancio, l&#8217;offerta sia stata gestita con scarsa convinzione dal commerciale di Tre e dai centri autorizzati, negando quest&#8217;iniziativa tutto il successo che avrebbe meritato. Anche Vodafone, con la sua piattaforma <a href="http://www.betavine.net">Betavine</a> rivolta agli sviluppatori sta cercando di creare qualcosa di interessante. News, supporto alle community, documentazione tecnica, concorsi dai premi accattivanti e gruppi di beta tester per verificare la bontà di alcuni prodotti prima del lancio ufficiale sul mercato.</p>
<p>Allo stato attuale del mercato è difficile pensare che un operatore abbandoni segmenti di grande profitto per assumersi la responsabilità di guidare l&#8217;innovazione in un settore che pure presenta grandi potenzialità, facendosi piattaforma per applicazioni ad alto valore aggiunto. Dopo quasi due anni dal lancio del primo iPhone, dispositivo capace di rivoluzionare da solo l&#8217;intero comparto del mobile su ampia scala, ancora oggi si sente dire in giro che il melafonino piace perchè è semplice e sembra funzionare bene. Basta anche guardare la pubblicità in Tv: vengono mostrate facili routine di tutti i giorni come il <em>casual gaming</em>, la scelta e l&#8217;installazione di un&#8217;applicazione, la navigazione in mobilità, la scrittura di una mail e telefonate. Facili, ma la vera differenza è che sono servizi, e che sono portatori di ampie prospettive future. Curioso che in Italia nessuno sia ancora riuscito a cavalcare questo nuovo paradigma della telefonia mobile.</p>
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		<title>Apogeonline Bit Comics # 32.2</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 07:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gas e Lio</dc:creator>
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		<title>Apogeonline Bit Comics # 28.4</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 08:18:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flaviano Armentaro</dc:creator>
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