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	<title>Apogeonline &#187; blogosfera</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>I blog, il web sociale e il filtro delle cozze</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 14:10:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Maximiliano Bianchi, aka Strelnik, bit worker e uno dei primi blogger italiani (dal 2001). Con lui parliamo di blogosfera e social network, e della collaborazione in rete che filtrano le notizie più diverse come le cozze l'acqua sporca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/07/039_newqdc_10072009.mp3">Download audio file (039_newqdc_10072009.mp3)</a></p>
<p>Dai blog ai social network: il web &#8220;abitato&#8221; è cambiato molto negli ultimi anni. Sono cambiati gli strumenti di pubblicazione, i luoghi di discussione, le persone che via via hanno scoperto questi luoghi e questi strumenti e li hanno piegati ai propri bisogni (narrativi, giornalistici, culturali, identitari, ecc).  Qualcosa si è perso, qualcosa si è guadagnato in questo passaggio da un web dominato dai blog a quello attuale, che sembra modellarsi intorno ai social network di nuovissima generazione, e di questo parliamo con Maximiliano Bianchi, noto in rete come <a title="Diario di un bit-worker" href="http://www.strelnik.it/blog/">Strelnik</a>, web designer, bit worker e blogger dal 2001.<span id="more-685"></span> «<em>A novembre del 2001 eravamo in Italia una ventina a scrivere in rete attraverso un blog. E ovviamente ci leggevamo più o meno tutti vicendevolmente: una delle cose che può sembrare strana o pleonastica oggi, e che subito mi colpì della prima blogosfera, che chi scriveva un blog leggeva anche gli altri blog, e li riprendeva spesso nei propri post citandoli. C&#8217;era – mi pare adesso – una propensione maggiore al link all&#8217;esterno, a citare gli altri di più e con più piacere. Il link era una specie di omaggio, ad un contenuto o ad uno stile che si scopriva: una sorta di sorpresa continua verso ciò che si trovava in giro che poi è in parte diventata, vista dall&#8217;esterno, un&#8217;accusa di autoreferenzialità della blogosfera stessa</em>».</p>
<h5>Collaborazione e aggregazione</h5>
<p>La vita sul web non è una vita solitaria, o passiva: «<em>La vera natura del web è secondo me una natura collaborativa, di condivisione di un obiettivo e di un fine preciso verso cui lavorare insieme a più teste e più mani, per esempio anche aggregando varie fonti e contenuti. Condivisione e collaborazione vuol dire anche competizione, nel senso originario: &#8220;cum petere&#8221;, chiedere insieme, avere lo stesso obiettivo. Fare le cose insieme è la cosa che a me piace di più, un rovesciamento copernicano rispetto ad altri contesti tradizionali. Due teste pensano meglio di una, come si diceva una volta e dovrebbe dirsi anche oggi e a maggior ragione. E anche se non c&#8217;è un immediato o concreto risultato economico a breve: l&#8217;essere umano non è un uomo economico, ha bisogno anche di altro</em>». E le cose cambiano solo relativamente con l&#8217;avvento del web sociale: «<em>Molto si è fatto con e attraverso i blog, e molto può essere ancora fatto con i social network: non c&#8217;è una vera differenza in tal senso. Indie content producers never die, chi vuole produrre contenuti, chi fa i contenuti, indipendentemente da tutto e da tutti, dagli strumenti o dal contesto tecnologico esterno, non morirà mai, troverà sempre la strada verso gli altri, verso chi è interessato a quel contenuto. Il web finora ha sempre trovato il modo di piegare gli strumenti ai bisogni di chi li usava e arrivare alle persone: per esempio il caso degli &#8220;hashtag&#8221;, i tag &#8220;sociali&#8221; che su Twitter e altri social network servono a trovare e riaggregare i contenuti prodotti dagli utenti</em>».</p>
<h5>News dal basso, filtrare le notizie</h5>
<p>In alcuni casi tragici e terribili, i semplici cittadini, testimoni oculari dei fatti, sono anche quelli che possono raccontare prima di tutti gli altri quello che accade grazie a cellulari sempre connessi, fotocamere e videocamere digitali. E&#8217; il cosiddetto &#8220;citizen journalism&#8221; che negli ultimi tempi è molto alimentato (da una parte complicato, dall&#8217;altra facilitato) dai social network e del web 2.0 evoluto. Nelle scorse settimane ne abbiamo parlato con alcuni protagonisti ed esperti, da <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini</a> a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/25/liran-twitter-e-i-mille-occhi-dei-nuovi-media">Luca Alagna</a> (aka Ezekiel): entrambi intorno alla protesta in parte analogica e in parte digitale in Iran. E successivamente, intorno alla tragedia di Livorno e del racconto che ne è stato fatto sul web con <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/03/viareggio-i-cittadini-e-lurgenza-di-comunicare">Alberto Macaluso</a>. Anche Maximiliano collabora con alcuni di questi progetti, che ora si sono aggregati, da varie room di friendfeed, in un tumblr che ne garantisce una fruizione cronologia e &#8220;taggata&#8221;: <a title="INews | tumblr | i fatti raccontati attraverso i social media" href="http://inews.tumblr.com/">iNews</a>, i fatti raccontati attraverso i social media: «<em>Chris Anderson dice che è possibile che nel futuro il direttore di un giornale sarà una specie di community manager, che filtra le notizie prodotte da altri. Il giornalismo rimarrà anche la pratica di chi consuma le suole e batte le strade alla ricerca della notizia; ma sarà sempre più la capacità di filtrare il mare magnum delle notizie provenienti da tutti, protagonisti compresi e dargli un senso. Come sta accadendo con le room su friendfeed o con altri esperimenti di aggregazione di notizie dal basso intorno alle proteste Iran, o in Honduras o in altre parti del mondo, più o meno carenti quanto a libertà di informazione. E&#8217; un po&#8217; il ruolo della cozza, che filtra l&#8217;acqua più o meno sporca e la rende più o meno pulita e bevibile. Chi fa questa opera di filtraggio fa un&#8217;opera di depurazione delle notizie che arrivano, che spesso sui social media sono confuse, oppure dei falsi volutamente diffusi per controinformazione: è un&#8217;opera meritoria, spesso complicata ma sempre più necessaria</em>».</p>
<p><strong><br />
Articoli segnalati e risorse:</strong></p>
<p>- <a title="Diario di un bit-worker" href="http://www.strelnik.it/blog/">Strelnik blog</a> (il blog di Maximiliano &#8220;Strelnik&#8221; Bianchi, diario di un bitworker)<br />
- <a title="Blob of the Blogs | qualcuno prima o poi l'avrebbe fatto" href="http://www.strelnik.it/blog/blogblob/">Blob of the Blogs</a> (uno dei primi proto-aggregatori della blogosfera); <a title="Il classico di Collodi massacrato e rivisto" href="http://www.strelnik.it/pinokkio/">Pinokkio Bloody Binary Story</a> (riscrittura collettiva della fiaba di Collodi ad opera di 37 autori venuti dal web)<br />
- <a title="I fatti raccontati attraverso i social media | gruppo su friendfeed" href="http://friendfeed.com/news-dal-basso">News dal basso</a> (il gruppo su Friendfeed fondato da <a title="stilografico | il blog di Luca Alagna" href="http://www.stilografico.com/">Ezekiel</a>); <a title="INews | tumblr | i fatti raccontati attraverso i social media" href="http://inews.tumblr.com/">iNews</a> (i fatti raccontati attraverso i social media, tumblr)<br />
- <a title="Finimondo | Adinolfi intervista Eugenio Scalfari" href="http://www.redtv.it/video/1288">l&#8217;intervista</a> in cui Eugenio Scalfari parla di <em>Andreotti e di frutti di mare</em></p>
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		<title>Web e voto d&#8217;opinione, da soli non bastano</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 16:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Francesco Costa, blogger ed esperto di comunicazione politica, che ha collaborato alla campagna di Scalfarotto. Con lui parliamo dei risultati delle ultime elezioni, e dell'impatto di internet (e dei blog) sulla politica italiana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/06/035_newqdc_12062009.mp3">Download audio file (035_newqdc_12062009.mp3)</a></p>
<p>Conclusa da pochi giorni la tornata elettorale delle europee e amministrative, in attesa dei ballottaggi e del referendum delle prossime settimane, torniamo sul tema politica e internet, tra blog, sperabili cortocircuiti dentro il territorio e strategie di campagna elettorale dentro e fuori la rete. Ne abbiamo già parlato sotto vari aspetti e punti di vista nelle scorse puntate, pubblicando le interviste a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/06/scaldiamo-la-politica-con-il-web">Giuseppe Civati</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/13/affinita-e-divergenze-tra-obama-e-noi">Paolo Guarino</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/20/il-web-per-sentire-lopinione-pubblica">Edoardo Colombo</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/27/il-canale-che-non-puoi-delegare">Lucia De Siervo</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/03/la-politica-aggregata-che-decide">Stefano Peppucci</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/10/facebook-la-politica-e-il-passaparola">Dino Amenduni</a>, <a href="http://blog.stefanoepifani.it">Stefano Epifani</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/05/i-video-di-zoro-dal-web-alla-tv-e-ritorno">Diego Bianchi</a>. A partire proprio dai risultati delle elezioni, ne parliamo con <a href="http://www.francescocosta.net/">Francesco Costa</a>, blogger e esperto di comunicazione politica, collaboratore de L&#8217;Unità e Internazionale, che ha collaborato alle campagne comunicative e politiche di <a href="http://www.ivanscalfarotto.it">Ivan Scalfarotto</a> – che hanno puntato su alcuni strumenti web, dal blog di lunga data a YouTube, nel tentativo di intercettare (anche) un certo tipo di voto d&#8217;opinione fuori dalle logiche di partito.<span id="more-652"></span> «<em>Due cose si sono verificate, una ce l&#8217;aspettavamo, una ci ha sorpreso. Quella che ci aspettavamo è che il voto di opinione cui puntavamo – ovvero il voto della persona che legge i giornali e i blog, e che alla fine di un lungo percorso si informa e decide per chi votare – era un voto molto arrabbiato con il Pd, difficile da strappare ad altre scelte di voto. Quella che non ci aspettavamo è la percentuale bassa degli elettori del Pd che hanno espresso una preferenza: la preferenza è andata soprattutto a candidature molto legate al territorio o portate dal partito. Il web poco ha potuto, da solo: ci voleva anche l&#8217;appoggio dei media tradizionali, che permettono alla candidatura &#8220;d&#8217;opinione&#8221; di farsi conoscere dal più ampio numero di persone</em>».</p>
<h5>Questione di aspettative</h5>
<p>Più in generale. In queste elezioni, le aspettative (alte) del Popolo delle Libertà hanno fatto gridare alla sconfitta, e quelle (basse) del Partito Democratico alla vittoria, ma non è così: «<em>Non sono sollevato dal bagno di sangue che non c&#8217;è stato. Il Pdl non è arrivato al 40% dei proclami della vigilia, Il Pd ha avuto un collasso tremendo ma eravamo pronti ad un risultato anche peggiore: lo sbaglio è pensare di potersi cullare su questi risultati, non dobbiamo farci ingannare dal fatto che non c&#8217;è stata l&#8217;apocalisse che temevamo. Anche alla luce della vittoria della Lega, del raddoppio dei risultati del partito di Di Pietro e della avanzata della destra nelle amministrazioni locali, che sono state in passato il fiore all&#8217;occhiello della sinistra sul territorio. Poi, il Pd locale ha sofferto dell&#8217;effetto degli errori e dei problemi del Pd nazionale: c&#8217;è una disaffezione notevole anche tra gli elettori stessi, che è un problema che prima o poi verrà a galla anche con risultati peggiori del 26% se non si pone rimedio in qualche modo</em>».</p>
<h5>Internet a braccetto del territorio</h5>
<p>Internet potrebbe essere una soluzione, a patto che non si dimentichi quanto è ancora importante stare sul territorio: «<em>Ancora adesso Internet non ha la massa critica per cambiare le sorti di una elezione politica, in Italia. Almeno per quanto riguarda blog, blogger e varie nicche di avanguardia online. Mentre invece qualcosa sta cambiando da quando esiste Facebook e una grande quantità di persone che prima più o meno ignoravano gli strumenti partecipativi della rete si è riversata online sui social network: ora c&#8217;è qualche margine di manovra comunicativa in più rispetto al passato. E comunque, a prescindere dall&#8217;efficacia attuale, la tendenza verso i nuovi media sembra inesorabile: partiti e i candidati farebbe bene posizionarsi per tempo sui nuovi media, capirli e usarli. Cercando di evitare di arrivare alla macchietta di chi pensa che, con internet, non è più necessario andare sul territorio: questo non lo crede nessuno</em>».</p>
<h5>Due campagne: Scalfarotto e Serracchiani</h5>
<p>Tra territorio, media tradizionali e web, ecco come è andata la campagna di <a href="http://www.ivanscalfarotto.it">Ivan Scalfarotto</a>, candidato/blogger per il Pd nella circoscrizione Nord-ovest: «<em>La campagna non è andata bene: Ivan ha preso 22 mila e passa voti, meno di quanto ci aspettavamo, e non è risultato tra gli eletti. La campagna però è stata divertente: con le preferenze, il candidato decide autonomamente cosa fare, c&#8217;è molto più spazio all&#8217;inventiva e alla creatività. Su internet abbiamo utilizzato innanzitutto il blog, attivo da più di quattro anni: il miglior programma politico che potevamo scrivere, un plusvalore di contenuti messo a disposizione di chi volesse informarsi sulle idee del candidato, peraltro stratificate negli anni. Poi abbiamo usato i social network, prodotto e messo online dei video più o meno divertenti che ambivano a diventare viral, e così via: tutte cose che accompagnano il lavoro sul territorio che però non deve mai mancare. Lo dimostra il caso della campagna di <a href="http://www.serracchiani.eu/">Debora Serracchiani</a>, candidata eletta nella circoscrizione nord-est, che è riuscita a &#8220;saldare&#8221; voto d&#8217;opinione, &#8220;sensibilità&#8221; della rete (che ha fatto emergere il famoso discorso), talento del candidato e l&#8217;appoggio del partito e del territorio</em>».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li>Il blog di <a href="http://www.francescocosta.net">Francesco Costa</a>; il sito de <a href="http://www.imille.org">I Mille</a></li>
<li>Il sito di <a href="http://www.ivanscalfarotto.it/">Ivan Scalfarotto</a>; il sito di <a href="http://www.serracchiani.eu/">Debora Serracchiani</a></li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>MClips, un anno di Microsoft in rete</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/12/mclips-un-anno-di-microsoft-in-rete</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 09:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Sorchiotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oltre 70 dipendenti della filiale italiana danno vita a un originale esperimento di avviamento alla conversazione sul web. «Diamo alla blogosfera il valore che merita», dice Carlo Rossanigo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MClips, il blog multiautore di Microsoft Italia, ha compiuto da poco <a href="http://www.mclips.it/archive/2009/02/05/mclips-compie-un-anno.aspx">un anno di vita</a>. È l’occasione per fare un punto su questa esperienza con Carlo Rossanigo, direttore relazioni esterne e corporate marketing di Microsoft Italia.</p>
<p><strong>Qual è il bilancio dei primi mesi di vita del blog? Quali sono stati i riscontri degli MClippers, i dipendenti che hanno provato questo nuovo canale di comunicazione? Ci sono state difficoltà ad adattarsi a un linguaggio differente da quello che contraddistingue Microsoft Italia? </strong></p>
<p>Sin dall’inizio non ci siamo dati obiettivi statistici da raggiungere con MClips, ma con molta sorpresa stiamo constatando una crescita sia degli utenti unici (15.000) sia delle visite che si attestano su una media di 250.000 per mese. In tanti, fin dal primo momento, si sono dimostrati entusiasti del progetto e hanno nei mesi spontaneamente deciso di aderire al progetto, tanto che attualmente siamo intorno ai 70 blogger. C’è da dire però che, tranne <a href="http://www.microsoft.com/italy/communities/blog/default.mspx">qualcuno che ha già un blog personale</a>, quasi nessuno aveva esperienze pregresse in materia.<span id="more-489"></span> È stato ed è quindi un divenire dove i tanti dipendenti stanno affinando le loro tecniche di comunicazione tipiche della rete. Sono convinto però che la voglia di raccontarsi e di sperimentare questo nuovo modo di interagire con gli utenti aiuti a superare anche questo tipo di incertezze. Io stesso mi sono cimentato col blogging solo con MClips e ricordo il mio primo post come la prima volta che mi sono immerso all’esterno della barriera corallina, nel blu.<br />
<strong><br />
Al momento del lancio erano stati evidenziati tre possibili vantaggi di MClips: offrire spazio ai dipendenti per scrivere in maniera saltuaria, facilitare la formazione degli “absolute beginners” e dar vita a un incubatore di corporate blogger. A oggi quale di queste possibilità si è realizzata maggiormente? </strong></p>
<p>Sicuramente le prime due. Riguardo alla terza, credo ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che qualcuno decida di “spiccare il volo” e aprire un proprio blog personale. In effetti un anno è poco per prendere una simile decisione, credo.</p>
<p><strong>Una delle critiche sollevate ad MClips era quella di avere troppe voci e troppi argomenti di discussione, spaziando tra le varie divisioni dell’azienda. Alcuni hanno parlato di uno strumento più utile internamente che non ai lettori esterni. È d’accordo con questa interpretazione? Qual è stato l’effetto di MClips all’interno di Microsoft?</strong></p>
<p>Come detto MClips è stato accolto con grande positività sia all’interno di Microsoft (tanto in Italia quanto dalla “casa madre” negli Stati Uniti), sia dalla blogosfera italiana, che salutò con favore l’annuncio del 4 febbraio 2008. Personalmente vedo l’alternanza di tante voci come un valore aggiunto. Sono una finestra sulle tante attività della filiale che altrimenti non troverebbero spazio o non verrebbero comunicate in questo modo. C’è da dire che una maggiore continuità con i post e un maggiore sguardo verso la quotidianità che ci circonda penso garantirebbe anche un maggior interesse e una maggiore percezione di identità anche all’esterno, ed è qualcosa che ci stiamo impegnando a fare.</p>
<p><strong>Ha fatto parlare la presenza di Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia, tra gli MClippers. Nel nostro paese sono veramente pochi i casi in cui i vertici di un’azienda decidono di parlare attraverso un blog. È un problema di tempo o di percezione del valore? </strong></p>
<p>Penso principalmente a un problema di tempo. Posso immaginare che gli impegni di un amminstratore delegato lascino poco spazio ad attività come il bloggare, e questo credo sia un sempre un peccato. Aiuterebbe ad avvicinare gli utenti e i lettori alla propria azienda connotandola con un volto e con la volontà di dialogare con persone che considera importanti per il suo business. MClips in tal senso può essere anche considerato come un impegno di Microsoft nel far capire le potenzialità comunicative della rete. Pietro Scott Jovane non soltanto blogga, ma realizza interviste “unplugged” con alcuni esponenti della blogosfera italiana: ad esempio è già stato intervistato da <a href="http://www.mclips.it/archive/2008/12/15/luca-de-biase-incontra-pietro-scott-jovane.aspx">Luca De Biase</a> e da <a href="http://www.mclips.it/archive/2009/02/20/incontro-con-massimo-mantellini.aspx">Massimo Mantellini</a>.</p>
<p><strong>Son previste novità per MClips nei prossimi mesi? Come proseguirà la relazione di Microsoft Italia con la blogosfera?</strong></p>
<p>Nei giorni scorsi abbiamo chiesto feedback a qualche volto noto della blogosfera per capire i punti deboli e che cosa si potesse migliorare di MClips. Quello che è emerso è la necessità di far riconoscere con più forza un’identità di MClips e prestare maggiore attenzione al mondo che ci circonda, commentando e apportando opinioni personali su quello che accade quotidianamente non solo nel mondo IT. Successivamente abbiamo fatto una riunione con i nostri MClippers per capire i passi futuri del blog e cosa secondo loro andava migliorato. Come accennato, sicuramente ci impegneremo a comprendere e attuare al meglio il linguaggio corretto da utilizzare, evitando per quanto possibile quello marketing e cercando di instaurare un rapporto forte di coinvolgimento con i lettori invitandoli a commentare e prendere parte alla discussione su MClips. Per quanto riguarda la blogosfera proseguiremo quanto iniziato in passato, cercando di coinvolgerla in attività diverse dal classico aperitivo, ma magari cercando nuove modalità di approfondimento per capire meglio il nostro mondo e i nostri prodotti.</p>
<p><strong>Qual è la visione della blogosfera italiana per Microsoft? Ciclicamente i blog sono coinvolti in polemiche più o meno costruttive -che talvolta hanno coinvolto anche Microsoft. Che idea si è fatta l’azienda di questa vena critica, che negli altri paesi non sembra così evidente? È legata all’immaturità della blogosfera o si tratta di una caratteristica propria del nostro paese?</strong></p>
<p>Alcuni prodotti e tematiche che riguardano Microsoft sono bersaglio e oggetto di schermarglie in rete. Cerchiamo di viverle positivamente, nel senso che da tempo abbiamo iniziato a dare il valore che merita alla blogosfera. Molte critiche possono risultare anche costruttive e possiamo imparare dai commenti in rete.</p>
<p><strong>Da una parte abbiamo aziende che denunciano o minacciano di querelare blogger che esprimono opinioni sui loro prodotto e servizi. Dall’altra sono sempre più le aziende che decidono di aprire un blog per iniziare a comunicare alla pari in rete. Pensa che il blog sia lo strumento migliore per fare entrare la “cultura 2.0” all’interno delle aziende?</strong></p>
<p>Penso che prima di arrivare ad aprire un blog si debba far comprendere all’interno dell’azienda il valore di una “cultura 2.0” e verificare quanto questa azienda ne abbia effettivamente bisogno e quanto si senta pronta. Oltre a ciò reputo sia fondamentale instaurare un rapporto con gli influencer del settore in cui opera per comprendere quello che parte della rete pensa dell’azienda; il blog diventa così lo strumento ideale per iniziare a comunicare in maniera trasparente con loro. Detto questo ci possono essere tanti modi per dialogare in modo “2.0” con la rete, a partire dai video virali fino ad arrivare ai social network.</p>
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		<title>Buzz-cosa? Marketing e relazioni ai tempi della Rete</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 09:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quinta di copertina]]></category>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Mafe De Baggis, consulente Web e blogger di lunga data, sul marketing on line, e alcune nuove modalità che provano a sfruttare il passaparola a fini promozionali – tra i dubbi sul fatto che funzioni e sia un bene (per le aziende e per la blogosfera in generale) ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/01/019_newqdc_20080130.mp3">Download audio file (019_newqdc_20080130.mp3)</a></p>
<p>Buzz marketing. infiltration. Pay-per-post. Termini che raccontano di nuove modalità di fare marketing online. Modalità che sono anche il tentativo – più raccontato, evocato, temuto che probabilmente reale e/o di successo – di governare e gestire il passaparola attivato dalle reti sociali. Anche perché, l&#8217;acquisto dell&#8217;attenzione (e dei post dei blogger) è un&#8217;attività comunicativamente ambigua, che per questa ragione difficilmente viene alla luce: scarseggiano casi di studio trasparenti, o esempi di successo. È quindi una leggenda urbana della Rete – buona per far convergere insieme paure e conseguenti rassicurazioni sulla natura della blogosfera? E che cosa ci racconta della Rete, nel rapporto quotidiano con le forze e le influenze del mercato e delle aziende?<span id="more-383"></span></p>
<p>Di questo e di altro &#8211; di esempi positivi, del passaparola spontaneo che nasce da buoni prodotti/servizi, della Rete dopo l&#8217;assalto di Facebook e dei social network generalisti – parliamo con <a href="http://www.maestrinipercaso.it/">Mafe De Baggis</a>, consulente per il web e storica blogger su <em>Maestrini per caso</em>: «Io ho moltissimi dubbi sull&#8217;efficacia del buzz marketing, cioè della possibilità di far parlare di prodotti o servizi sui blog o sui social network senza che la persona che ne parla ne abbia avuto voglia spontaneamente, senza che gli sia venuto voglia di raccontare una esperienza positiva. Non riesco bene a capire come funzioni: se qualcuno parla di qualcosa a pagamento fa un po&#8217; l&#8217;effetto Truman Show, dove la moglie di Truman, nel mezzo di una discussione tra amici, si girava verso la telecamera per reclamizzare un prodotto».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://punto-informatico.it/servizi/ps.asp?i=2525520">No Logo. Che buono quel succo di frutta</a> (Mafe De Baggis, Punto Informatico)</li>
<li><a href="http://www.paulthewineguy.com/post/70504582/come-steve-irwin-davanti-ad-un-serpente">Come Steve Irwin davanti ad un serpente</a> (Paul The Wine Guy); <a href="http://it.blogbabel.com/discussions/discussion/76415">discussione</a> sui blog italiani (via Blogbabel)</li>
<li>Un miliardo in Rete, il record di Internet. Cina prima per navigatori, Italia dodicesima (Corriere della Sera, Repubblica, Il Messaggero et al. 25-26 gennaio 2009)</li>
<li>Niente banalità e amicizie vere. Le regole del Papa per la Rete (Corriere della Sera et al, 14 gennaio 2008); un <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb">approfondimento</a> di Antonio Spadaro su Apogeonline</li>
<li><a href="http://www.maestrinipercaso.it/">Maestrini per caso</a>, il blog di Mafe e Vanz; <a href="http://www.daimon.it/">Daimon.it</a></li>
</ul>
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		<title>L&#8217;internet del 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 07:24:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Granieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[Un anno di transizione, che ci porta verso la chiusura di un ciclo. Tutto sta avvenendo molto in fretta, più di quanto ci aspettassimo: i network stanno scomparendo dentro la realtà]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a due fattori (l&#8217;aumento di scala delle persone connesse e la disponibilità di strumenti, tutti sociali, ma <em>diversi</em> come grammatica) stiamo assistendo a un mutamento abbastanza sensibile sia di quella che un tempo chiamavamo &#8220;topografia della rete&#8221;, sia dei processi sociali e di relazione cui eravamo abituati. Non è facile tracciare un quadro generale, sebbene vi siano alcuni segnali, più problematici che solutori. Alcuni hanno osservato come si stia rilevando una <a href="http://www.suzukimaruti.it/2008/12/28/gente-tranquilla-che-commentava/">riduzione della partecipazione</a> nei blog o una (sana) <a href="http://friendfeed.com/e/55e2df2e-bcbc-4d68-bd67-b8cfa7e01e2a/nota-che-nessuno-parla-piu-di-blogbabel-Chissa/">diminuzione dell&#8217;attenzione</a> verso classifiche come Blogbabel. Altri, come Fabio Metitieri, hanno finito per sostenere che sia la morte del blog o di una certo modo di pensare il blog, legato e collegato al concetto di &#8220;grande conversazione&#8221;.<span id="more-293"></span></p>
<p>Nei fatti, quello che sta succedendo è abbastanza semplice. Nei primi anni 2000 la parte abitata della rete (o il web sociale, come vogliamo chiamarlo) ha scoperto se stesso nella blogosfera e nella nascita dei canali personali o in quello che alcuni chiamano <em>user generated content</em>. Fino al 2003/2004 avevamo solo (o soprattutto) i blog e attraverso i blog facevamo passare tutte le nostre interazioni e le nostre necessità relazionali. Poi, con il tempo, l&#8217;offerta di soluzioni è aumentata: dalle <em>repository</em> (come YouTube e Flickr) ai social network tematici (si pensi ad aNobii), a &#8220;ripetitori di stimoli&#8221; come FriendFeed, a strumenti di microblogging &#8211; qualsiasi cosa oggi significhi &#8211; come Twitter, ad ambienti polifunzionali diversissimi tra loro, come Facebook o Second Life &#8211; vere città nella città, in cui ciascuno trova il suo modo di utilizzare le opportunità.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;onda dell&#8217;<a href="http://www.ericsink.com/bell2.gif">adozione di massa</a> ha superato i blog ed è arrivata sui social network <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mainstream">mainstream</a>, popolandoli e facendo entrare la rete sempre più nel linguaggio e nelle abitudini quotidane. Il concetto stesso di ambienti di rete <em>mainstream</em> è apparentemente un ossimoro per i pionieri che, per anni, hanno contrapposto le logiche di internet a quelle del mainstream (appunto), identificato con la televisione e i grandi gruppi editoriali. Ma, per buttarla semplicemente, quando <a href="http://www.akille.net/2008/10/27/butta-via-tutto/">tuo padre ti aggiunge su Facebook</a> probabilmente devi aggiornare il tuo concetto di mainstream, anche perché molte trasmissioni di televisioni generaliste sono forse meno conosciute del popolare social network.</p>
<p>Ma se i fatti sono osservabili e visibili, l&#8217;interpretazione non è così lampante e scontata. Molte delle categorie interpretative che abbiamo usato in questi anni vanno aggiornate a una realtà veloce. A livello macro (se è ancora intellettualmente affrontabile un discorso a livello macro su Internet) io vedo alcune tendenze forti.</p>
<h5>1. Specializzazione</h5>
<p>Nel 2009 tenderemo probabilmente a specializzare sempre più l&#8217;uso del nostro tempo vitale online, attraverso le vocazioni degli strumenti, come già stiamo facendo oggi ripetto alla prima fase della blogosfera. Questa ipotesi spiega, ad esempio, lo spostamento di tutti i <em>contenuti relazionali</em> (che prima avevano forzatamente sede nei commenti dei blog o nelle conversazioni &#8220;via post&#8221;) verso strumenti più adatti (Twitter, Friendfeed, alcuni usi di Facebook). Anche se questo, per me, non significa la fine del blog, ma una sua maturità di vocazione: il blog tenderà, probabilmente, a essere il luogo dei contenuti editorializzati, del &#8220;racconto&#8221; di ciò che accade in altri ambienti di rete (si pensi ai numerosi blog di avatar di Second Life o di giocatori dei Mmorpg) o fuori dalla rete.</p>
<p>Fatta salva una parte della blogosfera (quella diaristica e intima) che è prevalentemente relazionale anche nei post, il contenuto di relazione (dal cazzeggio alla <em>vicinanza emotiva</em>) tenderà a spostarsi sempre più verso ambienti che, rispetto ai commenti di un blog, facilitano l&#8217;interazione con il tastino <em>Publish</em>, per costume interno e per (apparente) velocità di senescenza dei contenuti. E lo spostamento su diversi assi del tempo vitale finisce anche per spiegare la progressiva perdita di senso del ranking sui blog. Io non ho mai creduto alle classifiche, per svariate ragioni, ma è innegabile che esse fornissero ai blogger un feedback che costruiva parte della sensazione di appagamento, fondamentale per dedicare un investimento del proprio tempo vitale online come offline. Ora, anche nei casi più marcati (e meno sani) di dipendenza dalle classifiche si nota una certa riduzione dell&#8217;attenzione verso gli ex <a href="http://it.blogbabel.com/metrics/">deifici</a>: se le attività online e (di conseguenza) la nostra presenza non sono più solo rappresentabili attraverso il blog, il nostro appagamento non è più totalmente legato ad esso.</p>
<h5>2. Frammentazione</h5>
<p>Venendo dai media tradizionali già ci sembrava complicata e frammentata la conversazione quando cominciammo ad avere migliaia di blog. Oggi che la <em>big conversation</em> si svolge in una quantità di ambienti diversi è decisamente molto più frammentata di allora. E probabilmente richiede una dose superiore di <em>information literacy</em> per essere affrontata, poichè un modello di sintesi mi pare tecnicamente ancora lontano. La specializzazione degli ambienti, con funzioni spesso sovrapponibili (relazione, contenuto eccetera) potrebbe portare a porzioni di rete non necessariamente connesse con le altre. Già oggi Google (come motore di ricerca e di accesso) non regna sovrano se non su una parte di &#8220;web piano e aperto&#8221;. È una porzione enorme di dati, ma non necessariamente di società connessa. I motori di ricerca non sono in grado, ad esempio, di monitorare i social network giustamente chiusi per privacy (in cui però avviene parte della big conversation) o ambienti come Second Life, in cui pure succedono cose e crescono forme di conoscenza.</p>
<h5>3. Normalità banale</h5>
<p>Ho la sensazione che il 2009 sarà un anno di transizione, di chiusura di un ciclo, un po&#8217; come i primi anni 2000 hanno chiuso il ciclo di Geocities e dei portali. Non è una sensazione basata su fatti tecnici, quanto su una serie di segnali deboli, di esigenze raccolte in giro, di osservazioni sentite un po&#8217; qui e un po&#8217; là. Soprattutto fuori dalla Rete. Io non sono mai stato preoccupato per il digital divide, perchè nella mia lettura della realtà lo consideravo (e lo considero) fisiologico: la televisione ci ha messo 36 anni per arrivare nelle case degli italiani e internet ci metterà molto meno. Di conseguenza sono stato sempre più preccupato per il &#8220;divide&#8221; culturale, quello che riguarda la capacità di orientarsi tra i nuovi strumenti e le nuove logiche sociali.</p>
<p>Ma mi pare che tutto corra più veloce di quanto prevedessimo pochi anni fa, soprattutto più veloce di quanto prevedessero i pessimisti. Ma anche più veloce di quanto prevedessi io. Il punto vero è che internet sta scomparendo dentro la realtà, sta diventando normale per molti e portando la normalità di molti nei suoi bit. Forse abbiamo appena passato o stiamo passando un&#8217;importante soglia di scala. Se l&#8217;<em>hype</em> dei media su Facebook dal punto di vista degli addetti ai lavori è semplicemente <em>hype su Facebook</em>, è anche vero che l&#8217;effetto è quello di trasportare verso il web sociale una bella quantità di persone che prima non lo frequentavano. Ma a leggere i giornali o a parlare con la gente, per strada o sul lavoro, internet non è più il territorio di una minoranza colta e pronta a sperimentare. Certo, il livello di consapevolezza a volte sfiora la superstizione, ma internet è nella vita di tutti i giorni di tantissime persone.</p>
<p>Prima o poi doveva succedere, lo auspicavamo da tempo. E questo significa o può significare molte cose: sarà abbastanza interessante vedere come cambieranno quelli che arrivano in rete oggi senza averne seguito da dentro il percorso. E sarà interessante osservare come si imposteranno le dinamiche sociali dopo i nuovi massicci innesti. E come cambierà internet.</p>
<h5>4. La crisi e l&#8217;informazione</h5>
<p>In rete, dato che i contenuti difficilmente si vendono, al momento ci sono tre modelli di business prevalente. Il primo è quello della raccolta pubblicitaria. Il secondo è l&#8217;ecommerce. Il terzo è quello di Linden Lab con Second Life, che vende terra e batte moneta. A senso, data la crisi, soffriranno un po&#8217; tutti. Ma quelli che soffriranno di più potrebbero essere coloro che vivono sulla raccolta pubblicitaria. La crisi economica ha accelerato la crisi dei giornali, senza che la rete fosse pronta per un modello sostituitivo. Tanti potrebbero chiudere, per poi rinascere con equilibri diversi dopo la crisi. Certo, sarà più facile riaprire online. E, forse, dopo la bufera si sposteranno in rete più investimenti pubblicitari. Forse. Diciamo che il mio è più un augurio che una previsione, perchè di giornalismo vero abbiamo bisogno. E se i giornali chiudono, la rete attualmente non paga, o paga poco (come sa bene l&#8217;esercito di freelance che combatte per una collaborazione).</p>
<p>Una delle cose che scopriremo con il 2009, temo, è se il giornalismo come professione è in grado di mantenere tutti i giornalisti che lo hanno scelto come professione. I primi segnali dicono di no. E se i grandi editori non ne vengono a capo, gli anni successivi saranno perfino più crudeli.</p>
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		<title>Apogeonline Bit Comics # 28.1</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2008 08:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flaviano Armentaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bit Comics]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[Flaviano Armentaro]]></category>
		<category><![CDATA[social web]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2008/12/apogeo1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-282" title="apogeo1" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2008/12/apogeo1.jpg" alt="" width="450" height="789" /></a></p>
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