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	<title>Apogeonline &#187; Blackberry</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Long Term Evolution, così vicino così lontano</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra investimenti e recessione globale, il punto sulle reti di connettività mobile di quarta generazione. Luci e ombre anche per il WiMax]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.mobileworldcongress.com">Mobile World Congress 2010</a> di Barcellona ha dato qualche assaggio del futuro della <em>Long Term Evolution</em>, cioè della quarta generazione di reti cellulari (100-150 Mbps). Gli annunci che ci sono stati non devono ingannare, però: il realtà l’Lte arriverà in ritardo sul previsto e anzi, durante la fiera, si sono materializzati alcuni spettri che incombono sul mercato.<span id="more-2193"></span></p>
<p>Da una parte, l’esigenza degli operatori mobili di muoversi con i piedi di piombo, in questa fase, centellinando gli investimenti. Dall’altra, il fantasma della congestione della rete è stato mostrato con vivida chiarezza e non viene più nascosto al pubblico. Se da una parte gli annunci parlano di mirabolanti velocità oltre i 100 Megabit, quindi, dall’altra si avvisa di fare attenzione: in futuro la banda reale potrebbe essere addirittura inferiore a quella attuale, se non si trova un rimedio alla congestione.</p>
<h5>Gli annunci</h5>
<p>Gli annunci, in effetti, hanno mostrato per la prima volta i prodotti Lte: un <a href="http://www.datamanager.it/cms/view/sezioni_web/hardware/toshiba_sempre_alla_avanguardia_nella_comunicazione_wireless_/s153/c84514">portatile Toshiba</a> e <a href="http://www.hwupgrade.it/news/portatili/samsung-al-mwc-2010-netbook-con-lte_31638.html">Samsung</a>, una <a href="http://www.datamanager.it/cms/view/sezioni_web/hi_tech/ecco_il_primo_modem_lte_al_mondo/s158/c84564">chiavetta Huawei</a>, un <a href="http://www.pianetacellulare.it/post/Long-Term-Evolution/10617_LG-presenta-il-primo-smartphone-4G-LTE.php">cellulare Lg</a>. Verizon negli Stati Uniti, Ntt DoComo in Giappone e Telstra in Svezia dovrebbero lanciare i primi network Lte al mondo, verso fine anno (Verizon aveva detto, prima, «in primavera»). Il grosso dei passaggi al 4G avverrà comunque più tardi, nel 2011-2012: «L’Lte arriverà più tardi del previsto, a causa della crisi economica che ha frenato gli investimenti. Così gli operatori sono ora concentrati soprattutto sull’Hspa Evolution (Hspa+)», dice Carolina Milanesi, analista di Gartner. L’Hspa+ che ora, a Roma e Milano, è a 21 Mbps e sarà poi a 28 Mbps entro fine anno, per poi arrivare a 42 Mbps successivamente. Velocità teoriche e di cella &#8211; ricordiamolo &#8211; che poi vanno suddivise tra gli utenti connessi.</p>
<p>Anche chi sta dietro la sala dei motori sa bene che questa sarà una migrazione lenta. «Abbiamo creato chip <em>multi mode</em> per chiavette e cellulari, contenenti antenne radio per varie tecnologie di reti mobili. Così gli operatori potranno fare un passaggio graduale all’Lte», ha detto Andrew Gilbert, presidente di Qualcomm Europe, il principale produttore di chip per reti cellulari. Del resto, l’Lte non è ancora uno standard definito, l’industria ci sta lavorando <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/02/16/Rete_Mobile/LTE_IMS_Gsma_3gpp.html">in questi giorni</a>. A raffreddare gli entusiasmi non c’è solo la crisi, ma anche un grido d’allarme: Rim (Blackberry) e Vodafone hanno appena avvisato che <a href="http://punto-informatico.it/2814168/PI/News/grande-abbuffata-delle-reti-mobile.aspx">lo spettro sta finendo</a>, a causa del boom degli smartphone (le cui vendite sono cresciute del 13% nel 2009, nonostante la crisi, dice Strategy Analytics). Dalla quantità di spettro disponibile dipende la banda larga per ciascun utente. Allarme anche in un nuovo rapporto, <a href="http://gigaom.com/2010/02/17/analyst-spectrum-shortage-will-strike-in-2013/">dell’esperto Peter Rysavy</a>: le richieste di banda supereranno lo spettro disponibile nel 2013, nei Paesi evoluti.</p>
<h5>Smartphone da 100 dollari</h5>
<p>Il fenomeno probabilmente s’impennerà nei prossimi mesi. Stanno arrivando infatti i primi smartphone “democratici”, per tutti: economici e semplici (persino sotto i 100 dollari, quest’anno, <a href="http://news.softpedia.com/news/Symbian-Smartphone-at-100-to-Come-this-Year-135302.shtml">prevede Symbian</a>). La nuova moda sono terminali con un sistema operativo dove non è possibile installare applicazioni, ma dotati di quelle di base per internet: browser, mail, accesso diretto ai social network. Sono fatti apposta per soddisfare il nuovo pubblico di internet, per il quale Facebook è quasi sinonimo del web e che vuole averlo anche in mobilità. Per esempio, il Samsung Corby, l’Lg Cookie Plus, l’INQ1 di H3G. Più terminali, in mano a più persone, che vogliono vedere video, navigare. Il problema dello spettro è concreto soprattutto in Italia, il solo Paese dove <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/28/internet-mobile-verso-la-quarta-generazione">il dividendo digitale</a> &#8211; salvo sorprese insperate &#8211; finirà tutto alle tv e non alla banda larga mobile.</p>
<p>Nel breve periodo, comunque, anche gli operatori italiani avranno una boccata di ossigeno: grazie al <em>refarming</em>, tuttora in corso e che permetterà loro di usare per la banda larga le frequenze a 900 MHz adibite al Gsm. Non basta: gli operatori dovranno investire anche nel <em>backhaul</em>, che collega le antenne al resto della rete, e anche in questo gli operatori italiani sono in situazioni poco fortunate: solo in un decimo di casi il backhaul è in fibra; negli altri è in rame o con onde radio di vecchia generazione (16-32 Mbps).</p>
<h5>Torna in gioco WiMax</h5>
<p>Da questa situazione, il WiMax potrebbe avere un’opportunità per trovare un proprio ruolo: sia per offrire backhauling agli operatori fissi e mobili sia per portare banda, su altre frequenze, all’utente finale. Una delle sorprese dell’ultimo Mobile World Congress, del resto, sono stati i tanti annunci che <a href="http://www.wimax-italia.it/">hanno riguardato il WiMax</a>, che &#8211; spesso lo si dimentica &#8211; è già una tecnologia 4G (almeno nello standard 802.16e). Nel mondo ci saranno <a href="http://www.wimax-italia.it/2010/02/15/copertura-wimax-le-stime-del-wimax-forum-800-milioni-entro-fine-2010-un-miliardo-nel-2011/">800 milioni di utenti WiMax</a>, concentrati nei Paesi emergenti e negli Usa (dove Clearwire sta per partire, con servizi fissi e mobili su WiMax, via cellulare e pc, su gran parte del Paese). Nel mondo il WiMax riuscirà a ritagliarsi una nicchia interessante, probabilmente, anche se ormai è certo che l’Lte sarà la tecnologia 4G dominante, grazie al supporto dell’industria cellulari.</p>
<p>In Italia invece il destino del WiMax è da vedere: il suo ruolo potrebbe restare più periferico e isolato, in poche località. È arrivato molto tardi, infatti: il governo ha assegnato le licenze proprio alle porte della recessione globale, il che ha rallentato i piani di copertura. Di fatto sono in ritardo. L’operatore WiMax che ha il maggior numero di licenze, Aria, ora è in stallo a causa di dissidi societari. Ancora una volta, l’Italia fa caso a sé, quando si tratta del futuro della banda larga.</p>
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		<title>Il boom selvaggio della banda mobile</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 09:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agcom e Antitrust pubblicano i numeri di un settore in crescita forsennata (ed è la buona notizia), ma senza le regole intorno alle quali l'Adsl ha trovato un equilibrio da tempo (la cattiva notizia)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’indagine scritta a quattro mani da Agcom e Antitrust (<a href="http://www.agcm.it/agcm_ita/news/news.nsf/4bdc4d49ebe1599dc12568da004b793b/ec3a75f77f30f8cbc12575b3003cc812/$FILE/IC39.pdf">vedi il Pdf</a>) apre uno squarcio sulle anomalie del mercato italiano dei dati in mobilità. È interessante e merita una lettura attenta, perché ci dice molto dei meccanismi che stanno dietro a un mercato che, nel bene o nel male, si conferma molto diverso da quello dell’Adsl. Nel bene, perché è ora soggetto a forte crescita. Nel male, perché perdurano &#8211; a quanto scoperto dalle due autorità &#8211; situazioni anomale e una certa incertezza nei costi. Tutte cose (almeno queste!) che il mercato Adsl si è lasciato da tempo alle spalle.<span id="more-607"></span></p>
<p>Primo aspetto notevole: il nostro Paese batte la media europea per quanto riguarda l’uso della banda larga mobile (lo fa il 13,6% della popolazione, contro il 13%). Tutto l’opposto di quanto avviene per la banda larga fissa. Sta aumentando la percentuale di clienti che si connettono a Internet via rete mobile: è passata dal 2-4%, del 2007 (a seconda degli operatori), al 7-12%, per il 2008 e il 2009. L’indagine rileva che «già nel 2008 oltre 3 milioni di utenti abbiano utilizzato broadband mobile e applicativi e-mail in mobilità, con l’invio di oltre 19.700 terabyte nel 2008 (circa + 220% rispetto ai quasi 6.000 del 2007)».  E «per il 2009, è prevista una crescita se possibile ancora più rilevante».</p>
<p>Di pari passo crescono i ricavi, arrivati a 1,022 miliardi di euro per l’internet in mobilità. Più interessante vedere lo spaccato: domina l’accesso a internet mobile dal computer, con 748 milioni di euro nel 2008 (477 milioni di euro nel 2007). È il boom delle chiavette Usb, fenomeno che è esploso nel 2008. C’è poi il capitolo dell’internet via cellulare, che forse conoscerà analogo boom nel 2009: gli operatori ci credono molto e ora, secondo i dati del primo trimestre 2009 <a href="http://www.nielsen-online.com/pr/pr_090504_IT.pdf">riportati da Nielsen</a>, sono saliti al 13% gli italiani che si connettono con il cellulare almeno una volta al mese. Merito di tariffe più economiche e di cellulari più adatti. I dati Agcom sono relativi al 2008, ma già riflettono questa tendenza: fanno capitolo a parte, infatti, gli accessi da «apn dedicati», come sono definiti nell’indagine. Cioè le connessioni da cellulari iPhone, Blackberry e Google Phone a cui gli operatori dedicano punti di accesso (Apn) e tariffe specifiche. Sono ricavi passati a 42,5 milioni di euro nel 2008, contro i 18 del 2007. Facile prevedere un aumento a tre cifre percentuali nel 2009.<br />
Il classico wap (browsing su siti web) cresce poco, 225 milioni di euro contro 207 milioni del 2007, segno che questo è il passato dell’internet su cellulare. Il presente e il futuro vanno verso una piena convergenza con la stessa internet nota e apprezzata negli accessi via pc.</p>
<p>Qui finiscono le note positive e si entra nel campo dell’anomalia. Già, perché questo è un mercato che cresce come un fiume in piena, calpestando argini che siamo abituati ad avere, a protezione, nel mercato banda larga fissa. I problemi, secondo l’indagine? In primo luogo, scarsa trasparenza delle offerte, irregolarità nella fatturazione, che portano a addebiti imprevisti all’utente. In secondo luogo, «l’eccessiva durata degli abbonamenti ai servizi dati in mobilità e le onerose clausole/penali a carico degli utenti per quanto riguarda il recesso. A questo proposito, la rilevata persistenza di tali pratiche indica la necessità di un elevato livello di vigilanza», si legge. Alcuni esempi, tratti dall’indagine: «Un abbonamento dati di un operatore prevede un impegno contrattuale di 24 mesi con tacito rinnovo di anno in anno, mentre il recesso implica un costo di 100 euro (Iva esclusa), più altri 100 euro (Iva esclusa) di penale per la risoluzione del contratto di fornitura del modem. Analogamente, per un altro operatore è prevista una durata contrattuale di 24<br />
mesi, con un costo per il recesso anticipato che va da 50 a 150 euro (a seconda del piano sottoscritto) più il pagamento delle rate residue del modem (chiavetta)».</p>
<p>Questo secondo punto si somma a un altro ed entrambi concorrono a rendere il mercato banda larga mobile più chiuso alla concorrenza di quanto ci si aspetterebbe: i principali attori sono gli operatori mobili normali; i virtuali sono messi all’angolo, sul fronte banda larga mobile. «Appare ancora in via di sviluppo, salvo alcune eccezioni, una vera e propria offerta di soluzioni competitive da parte degli Mvno (operatori mobili virtuali)». Solo Fastweb, tra i virtuali ha tante offerte di banda larga mobile; Auchan ne ha una. Poi, il deserto: nemmeno Tiscali ne ha lanciata una (anche se promette che lo farà in seguito). Anche Noverca, virtuale appena arrivato, proporrà flat per navigare in internet e per i suoi specifici servizi sul cellulare. Segno che i contratti tra operatori mobili normali e virtuali non sono tali da consentire a questi ultimi margini di manovra per concorrere efficacemente sui servizi a valore aggiunto, come la banda larga.</p>
<p>Per adesso le due autorità si limitano a invitare gli operatori a impegnarsi ad aprire la concorrenza e a migliorare la trasparenza delle tariffe; propongono di adottare un blocco automatico della spesa, oltre una certa soglia, e così impedire che arrivi un super bolletta. Da Agcom fanno sapere che quest’ultimo è un fenomeno nascente e che porta circa 2-3 casi al mese all’attenzione dell’Autorità: utenti con bollette da migliaia di euro a causa di un errato uso (o errata fatturazione) di internet mobile. Gli operatori spesso accettano di annullare la super bolletta: il che lascerebbe pensare che non si tratti tanto di malizia quanto di immaturità delle pratiche di fatturazione. Del resto, questa è solo la punta dell’iceberg, quella che fa più rumore. Ben più dannose per i consumatori sono le strategie per restringere la concorrenza e bloccare il cliente per due anni &#8211; che, a ben vedere, in questo mercato è un’era geologica. Tra due anni saremo probabilmente nella quarta generazione delle reti mobili. Si ricorda che i contratti Adsl un tempo duravano al massimo un anno e ora possono essere disdetti di mese in mese, dopo il decreto Bersani sulle liberalizzazioni. Il quale in realtà si applicherebbe anche sugli operatori mobili, che però hanno trovato il modo per aggirarne i limiti e impegnare l’utente per più tempo: dandogli l’hardware a noleggio e associando a quest’ultimo una penale di recesso. Sfruttano così il fatto che il mercato delle chiavette è meno maturo di quello dei modem. Se ora è possibile prendere un modem con poche decine di euro (e quindi non vale proprio la pena noleggiarlo da un operatore Adsl a 3 euro al mese), le chiavette Umts/Hspa costano invece 200 euro.</p>
<p>Un luogo comune diffuso è che la telefonia mobile è più concorrenziale di quella fissa, perché ci sono quattro operatori con una rete nazionale (invece che solo Telecom Italia). È sulla base di questa considerazione che le regole imposte da Agcom sono più elastiche, nel settore della rete mobile; nessun operatore ha vincoli come quelli in capo, sul fisso, a Telecom Italia. Alla prova dei fatti, a quanto traspare da quest’indagine, la situazione è però più complessa e ricca di chiaroscuri. E quindi forse quest’indagine è solo un primo passo per inaugurare una nuova stagione di regole, anche sulla telefonia mobile, per accompagnare e guidare senza scompensi il boom della banda larga, ormai indubbio.</p>
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