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	<title>Apogeonline &#187; Blackberry</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 May 2012 05:01:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Questo non è il problema</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/05/03/questo-non-e-il-problema</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 05:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Carli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le guerre di piattaforma lasciano il tempo che trovano e si apprezza sempre pienamente ciò che si è compreso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei miei follower su Twitter mi ha fatto il seguente appunto: <em>Ma come! Scrivi libri su Android e twitti da iPhone?</em> Avrei voluto rispondere che lo avevo fatto perché il mio Blackberry in quel momento era scarico.<span id="more-10713"></span></p>
<p>A parte gli scherzi, l&#8217;aver scritto tre libri in materia ha contribuito a farmi apparire come l&#8217;”Uomo Android”, quando in realtà questa piattaforma è solamente una di quelle di cui mi occupo. Lo stesso era avvenuto come cofondatore di Mokabyte e Java quando Java era solo uno dei linguaggi usati.</p>
<p>Per dirla tutta, tornando alle app, ho realizzato più applicazioni per iOS che per Android. Per dire ancora di più, le applicazioni per Android, salvo rari casi, rappresentano un sottoinsieme di quelle per iOS per il semplice fatto che prima mi viene chiesta la versione per iOS e poi anche quella Android. A volte la richiesta arriva anche per Blackberry, ma sempre meno. Una nota su un libro diceva:</p>
<blockquote><p>Non disprezzare mai quello che non conosci.</p></blockquote>
<p>Per questo motivo, prima di “disprezzare” qualcosa è mia consuetudine studiarlo a fondo, da cui nascono i libri. Fortunatamente poi, come nella maggior parte dei casi, Android si è rivelato tutt&#8217;altro da disprezzare.</p>
<p>Queste considerazioni mi sono venute in mente dopo aver letto <a href="http://www.businessinsider.com/android-is-suddenly-in-a-lot-of-trouble-2012-4?utm_source=twbutton&#038;utm_medium=social&#038;utm_campaign=sai">questo articolo</a> nel quale si sostiene, in sintesi, che il mondo andrebbe avanti lo stesso anche senza Android il quale, nelle ultime versioni, non ha ottenuto il successo che ci si aspettava.</p>
<p>La mia idea al riguardo non è comunque cambiata. Sebbene sul lato smartphone i due mondi siano comunque in concorrenza, non vedo lo stesso dal lato tablet. Il maggior “stile” e capacità di iPad di gestire contenuti multimediali è comunque bilanciata, lato Android, da una maggiore customizzazione e possibilità di integrazione con altri sistemi. Se devo leggere libri (e non mi piacciono gli eBook reader) mi prendo iPad. Se devo utilizzare un tablet per interagire con il mio sistema di gestione magazzino, mi prendo un tablet Android.</p>
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		<title>Le app hanno un costo</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/04/02/le-app-hanno-un-costo</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 05:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Carli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tendenza a sottovalutare il lavoro che sta dietro a certi programmi mobile è comprensibile, ma trascura varie realtà del lavoro di sviluppo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle domande che mi vengono spesso poste è la seguente: quando costa una app per iPhone? E per Android? Per Blackberry invece? Si tratta di domande che portano alla stessa risposta che spesso viene data con un sorriso ovvero: <em>dipende</em>.<span id="more-10250"></span></p>
<p>Intanto è bene precisare che realizzare una app non prevede la sola scrittura del codice, anzi. Nella maggior parte dei casi lo sviluppo è una delle ultime fasi e segue quelle, spesso più importanti, di definizione del concept (dell&#8217;idea per intenderci), del <em>wireframe</em> (il flusso delle varie schermate) e della grafica.</p>
<p>Alcune applicazioni permettono di gestire dati, per cui nascono esigenze di sincronizzazione tra database locali ed altri remoti. In molti casi esistono problematiche legate alla sicurezza ed alla gestione della privacy e quindi richiedono la consultazione di esperti legali.</p>
<p>Molte delle applicazioni che possono apparire a prima vista banali richiedono il lavoro e lo studio di diverse persone e conseguentemente  anche grossi sforzi economici. Nel caso dei giochi sono spesso necessari, ad esempio, uno studio legato al <em>game design</em>, il progetto generale del gioco, e quello molto importante della grafica 2D o 3D, con la generazione dei modelli effettuata da programmi spesso costosi il cui utilizzo richiede skill di alto livello. Altri elementi di complessità sono quelli introdotti dall&#8217;uso di realtà aumentata, multiplayer offline e online, interfacciamento con componenti hardware come la fotocamera o il giroscopio.</p>
<p>Realizzare una app per smartphone non è quindi un progetto di complessità inferiore alla realizzazione di una applicazione di qualunque altro genere. Come per le applicazioni Web esistono, anche nell&#8217;ambito mobile, <em>framework</em> che permettono la realizzazione di applicazioni a basso costo ma spesso a discapito della originalità. Ecco che la domanda iniziale equivale a chiedere <em>quanto costa un&#8217;auto?</em> e la risposta è sempre la stessa: <em>dipende</em>. Ne riparleremo però, più in dettaglio.</p>
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		<title>Un metró di misura</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 05:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Carli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pervasività della tecnologia è tale che basta un vagone del "tube" per rendersi conto di come viene usata e in che direzione, forse, stiamo andando.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo percorrendo un tratto molto frequentato della metropolitana di Londra ed osservavo come la maggior parte delle persone fosse isolata mentalmente in quanto indaffarata con il proprio “apparato elettronico”.<span id="more-10244"></span></p>
<p>Tralasciando gli aspetti sociali che interessano maggiormente gli addetti ai lavori, ero incuriosito dal tipo di dispositivi utilizzati e soprattutto dalla tipologia di applicazioni. Nel mio scompartimento ho contato una quarantina di persone, di cui 32 avevano un dispositivo tra le mani.</p>
<p>Circa la metà aveva un iPhone, qualcuno un Blackberry ed altri dei dispositivi Android. Qualcuno leggeva il proprio Kindle ed altri sfogliavano “semplicemente” un giornale. L&#8217;aspetto che però mi ha stupito è che la maggior parte delle persone stava giocando. Qualcuno era indaffarato con giochi di carte, un altro con la dama ed un altro con il celeberrimo <em>Angry Birds</em>. Delle due persone che possedevano un iPad, uno stava leggendo mentre l&#8217;altro era coinvolto nella sua gara di macchine.</p>
<p>Sicuramente la metropolitana non è un luogo in cui postare i propri messaggi su FaceBook o Twitter o dove, data l&#8217;assenza di segnale, navigare sul proprio sito preferito o consultare il proprio conto online. Il fatto che, nel mio campione spero significativo, la maggior parte delle applicazioni utilizzate fossero giochi, mi fa comunque riflettere.</p>
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		<title>Le applicazioni giovani vanno con chiunque</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 13:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il futuro del software per la produttività sta nel mettere a disposizione i propri dati a una pluralità di apparecchi, quando non piattaforme.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si prenda un impiegato degli anni novanta e il suo computer mostrerà cartelle ordinate per argomento, contenenti fogli di calcolo e documenti di testo elaborato.</p>
<p>L’evoluzione quasi assordante di software e hardware ha portato a considerare questo modello peggio che sorpassato: antiproduttivo.<span id="more-10208"></span> Si consideri la seguente citazione da un recente <a href="http://www.macworld.com/article/1165855/how_i_use_evernote_for_work.html">articolo</a> di David Sparks su Macworld.com:</p>
<blockquote><p>
Once all those different bits of data are on the Evernote servers, they’re synced to my other Evernote-capable devices, which include my iMac, iPad, and the Windows PC at my office; there are also Evernote clients for Android, Blackberry, Windows Phone 7, and WebOS. And you can access your Evernote data online using most standard Web browsers.
</p></blockquote>
<p>È questo il nuovo <i>benchmark</i> per una applicazione di produttività: essere accessibile su apparecchi e sistemi multipli, con accento sulla flessibilità piuttosto che sulla potenza o su un vasto insieme di funzioni.</p>
<p><a href="https://www.evernote.com">Evernote</a> ovviamente è solo un esempio eclatante, di un ambito lavorativo – gli appunti – che si presta particolarmente. Ma le cose si muovono in fretta anche in una concezione tradizionale di produttività. <a href="https://docs.google.com/">Google Documenti</a> e <a href="http://www.microsoft.com/en-us/office365/online-software.aspx#fbid=wH1KfEupiPc">Office 365</a>, <i>suite</i> centrate interamente sul browser, rappresentano la punta estrema del fenomeno. Per chi preferisce ancora lo spazio di lavoro locale esistono già soluzioni come <a href="http://www.apple.com/it/iwork/">iWork</a> di Apple, dove il foglio di calcolo o la presentazione, per mezzo di <a href="http://www.apple.com/it/icloud/">iCloud</a>, si replicano istantaneamente e automaticamente – e sono sempre modificabili – su tutti gli apparecchi OS X e iOS che l’utilizzatore controlla.</p>
<p>Chi stia usando un <em>word processor</em> o uno <em>spreadsheet</em> privo di replicabilità istantanea via rete, o che non renda i propri documenti facilmente accessibili via browser, dovrebbe porsi qualche domanda. Si può fare (molto) di più.</p>
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		<title>In bilico sul margine</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 06:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La strategia mobile di Microsoft e Rim sembra difettosa nel momento in cui si tratta di correre effettivamente più veloce delle piattaforme dominanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.comscore.com/Press_Events/Press_Releases/2012/3/comScore_Reports_January_2012_U.S._Mobile_Subscriber_Market_Share">rapporto di comScore sulla situazione del mercato <i>mobile</i> americano a inizio 2012</a> fotografa una situazione di grande crescita degli <i>smartphone</i> in generale, con oltre un milione di nuovi utenti ogni settimana, e indicazioni di tendenza importanti anche per il Vecchio continente.<span id="more-9951"></span></p>
<p>Una tendenza interessante in particolare è quella messa in luce dall’<a href="http://www.asymco.com/2012/03/07/the-unrelenting-trends-in-the-us-smartphone-market/">analisi di Horace Dediu per Asymco</a>:</p>
<blockquote><p>
RIM and Microsoft have continued to lose users while Google and Apple have continued to gain.
</p></blockquote>
<p>Il punto chiave dell’analisi di Dediu è tuttavia un altro e riguarda i possibili esiti futuri del tentativo di Microsoft di recuperare il proprio ritardo sulle piattaforme non desktop:</p>
<blockquote><p>
The two trends that continue are that overall penetration is nearing saturation and that two platforms seem to be increasing their share of that base. The “comeback story” for any of the hopefuls will depend either on switching users away from their current platforms of trying to engage with late adopters. The first option is daunting due to latent network effects related to platforms and the second sounds to be symmetric to existing incumbent strategies. Without an asymmetric approach, the challengers are unlikely to succeed.
</p></blockquote>
<p>Ha più speranze di cambiare la situazione una strategia asimmetrica rispetto a quelle dei leader. Fino a che Microsoft e Rim si muovono come Apple e Google, rischiano di restare marginali a lungo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Long Term Evolution, così vicino così lontano</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra investimenti e recessione globale, il punto sulle reti di connettività mobile di quarta generazione. Luci e ombre anche per il WiMax]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.mobileworldcongress.com">Mobile World Congress 2010</a> di Barcellona ha dato qualche assaggio del futuro della <em>Long Term Evolution</em>, cioè della quarta generazione di reti cellulari (100-150 Mbps). Gli annunci che ci sono stati non devono ingannare, però: il realtà l’Lte arriverà in ritardo sul previsto e anzi, durante la fiera, si sono materializzati alcuni spettri che incombono sul mercato.<span id="more-2193"></span></p>
<p>Da una parte, l’esigenza degli operatori mobili di muoversi con i piedi di piombo, in questa fase, centellinando gli investimenti. Dall’altra, il fantasma della congestione della rete è stato mostrato con vivida chiarezza e non viene più nascosto al pubblico. Se da una parte gli annunci parlano di mirabolanti velocità oltre i 100 Megabit, quindi, dall’altra si avvisa di fare attenzione: in futuro la banda reale potrebbe essere addirittura inferiore a quella attuale, se non si trova un rimedio alla congestione.</p>
<h5>Gli annunci</h5>
<p>Gli annunci, in effetti, hanno mostrato per la prima volta i prodotti Lte: un <a href="http://www.datamanager.it/cms/view/sezioni_web/hardware/toshiba_sempre_alla_avanguardia_nella_comunicazione_wireless_/s153/c84514">portatile Toshiba</a> e <a href="http://www.hwupgrade.it/news/portatili/samsung-al-mwc-2010-netbook-con-lte_31638.html">Samsung</a>, una <a href="http://www.datamanager.it/cms/view/sezioni_web/hi_tech/ecco_il_primo_modem_lte_al_mondo/s158/c84564">chiavetta Huawei</a>, un <a href="http://www.pianetacellulare.it/post/Long-Term-Evolution/10617_LG-presenta-il-primo-smartphone-4G-LTE.php">cellulare Lg</a>. Verizon negli Stati Uniti, Ntt DoComo in Giappone e Telstra in Svezia dovrebbero lanciare i primi network Lte al mondo, verso fine anno (Verizon aveva detto, prima, «in primavera»). Il grosso dei passaggi al 4G avverrà comunque più tardi, nel 2011-2012: «L’Lte arriverà più tardi del previsto, a causa della crisi economica che ha frenato gli investimenti. Così gli operatori sono ora concentrati soprattutto sull’Hspa Evolution (Hspa+)», dice Carolina Milanesi, analista di Gartner. L’Hspa+ che ora, a Roma e Milano, è a 21 Mbps e sarà poi a 28 Mbps entro fine anno, per poi arrivare a 42 Mbps successivamente. Velocità teoriche e di cella &#8211; ricordiamolo &#8211; che poi vanno suddivise tra gli utenti connessi.</p>
<p>Anche chi sta dietro la sala dei motori sa bene che questa sarà una migrazione lenta. «Abbiamo creato chip <em>multi mode</em> per chiavette e cellulari, contenenti antenne radio per varie tecnologie di reti mobili. Così gli operatori potranno fare un passaggio graduale all’Lte», ha detto Andrew Gilbert, presidente di Qualcomm Europe, il principale produttore di chip per reti cellulari. Del resto, l’Lte non è ancora uno standard definito, l’industria ci sta lavorando <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/02/16/Rete_Mobile/LTE_IMS_Gsma_3gpp.html">in questi giorni</a>. A raffreddare gli entusiasmi non c’è solo la crisi, ma anche un grido d’allarme: Rim (Blackberry) e Vodafone hanno appena avvisato che <a href="http://punto-informatico.it/2814168/PI/News/grande-abbuffata-delle-reti-mobile.aspx">lo spettro sta finendo</a>, a causa del boom degli smartphone (le cui vendite sono cresciute del 13% nel 2009, nonostante la crisi, dice Strategy Analytics). Dalla quantità di spettro disponibile dipende la banda larga per ciascun utente. Allarme anche in un nuovo rapporto, <a href="http://gigaom.com/2010/02/17/analyst-spectrum-shortage-will-strike-in-2013/">dell’esperto Peter Rysavy</a>: le richieste di banda supereranno lo spettro disponibile nel 2013, nei Paesi evoluti.</p>
<h5>Smartphone da 100 dollari</h5>
<p>Il fenomeno probabilmente s’impennerà nei prossimi mesi. Stanno arrivando infatti i primi smartphone “democratici”, per tutti: economici e semplici (persino sotto i 100 dollari, quest’anno, <a href="http://news.softpedia.com/news/Symbian-Smartphone-at-100-to-Come-this-Year-135302.shtml">prevede Symbian</a>). La nuova moda sono terminali con un sistema operativo dove non è possibile installare applicazioni, ma dotati di quelle di base per internet: browser, mail, accesso diretto ai social network. Sono fatti apposta per soddisfare il nuovo pubblico di internet, per il quale Facebook è quasi sinonimo del web e che vuole averlo anche in mobilità. Per esempio, il Samsung Corby, l’Lg Cookie Plus, l’INQ1 di H3G. Più terminali, in mano a più persone, che vogliono vedere video, navigare. Il problema dello spettro è concreto soprattutto in Italia, il solo Paese dove <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/28/internet-mobile-verso-la-quarta-generazione">il dividendo digitale</a> &#8211; salvo sorprese insperate &#8211; finirà tutto alle tv e non alla banda larga mobile.</p>
<p>Nel breve periodo, comunque, anche gli operatori italiani avranno una boccata di ossigeno: grazie al <em>refarming</em>, tuttora in corso e che permetterà loro di usare per la banda larga le frequenze a 900 MHz adibite al Gsm. Non basta: gli operatori dovranno investire anche nel <em>backhaul</em>, che collega le antenne al resto della rete, e anche in questo gli operatori italiani sono in situazioni poco fortunate: solo in un decimo di casi il backhaul è in fibra; negli altri è in rame o con onde radio di vecchia generazione (16-32 Mbps).</p>
<h5>Torna in gioco WiMax</h5>
<p>Da questa situazione, il WiMax potrebbe avere un’opportunità per trovare un proprio ruolo: sia per offrire backhauling agli operatori fissi e mobili sia per portare banda, su altre frequenze, all’utente finale. Una delle sorprese dell’ultimo Mobile World Congress, del resto, sono stati i tanti annunci che <a href="http://www.wimax-italia.it/">hanno riguardato il WiMax</a>, che &#8211; spesso lo si dimentica &#8211; è già una tecnologia 4G (almeno nello standard 802.16e). Nel mondo ci saranno <a href="http://www.wimax-italia.it/2010/02/15/copertura-wimax-le-stime-del-wimax-forum-800-milioni-entro-fine-2010-un-miliardo-nel-2011/">800 milioni di utenti WiMax</a>, concentrati nei Paesi emergenti e negli Usa (dove Clearwire sta per partire, con servizi fissi e mobili su WiMax, via cellulare e pc, su gran parte del Paese). Nel mondo il WiMax riuscirà a ritagliarsi una nicchia interessante, probabilmente, anche se ormai è certo che l’Lte sarà la tecnologia 4G dominante, grazie al supporto dell’industria cellulari.</p>
<p>In Italia invece il destino del WiMax è da vedere: il suo ruolo potrebbe restare più periferico e isolato, in poche località. È arrivato molto tardi, infatti: il governo ha assegnato le licenze proprio alle porte della recessione globale, il che ha rallentato i piani di copertura. Di fatto sono in ritardo. L’operatore WiMax che ha il maggior numero di licenze, Aria, ora è in stallo a causa di dissidi societari. Ancora una volta, l’Italia fa caso a sé, quando si tratta del futuro della banda larga.</p>
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		<title>Il boom selvaggio della banda mobile</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 09:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agcom e Antitrust pubblicano i numeri di un settore in crescita forsennata (ed è la buona notizia), ma senza le regole intorno alle quali l'Adsl ha trovato un equilibrio da tempo (la cattiva notizia)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’indagine scritta a quattro mani da Agcom e Antitrust (<a href="http://www.agcm.it/agcm_ita/news/news.nsf/4bdc4d49ebe1599dc12568da004b793b/ec3a75f77f30f8cbc12575b3003cc812/$FILE/IC39.pdf">vedi il Pdf</a>) apre uno squarcio sulle anomalie del mercato italiano dei dati in mobilità. È interessante e merita una lettura attenta, perché ci dice molto dei meccanismi che stanno dietro a un mercato che, nel bene o nel male, si conferma molto diverso da quello dell’Adsl. Nel bene, perché è ora soggetto a forte crescita. Nel male, perché perdurano &#8211; a quanto scoperto dalle due autorità &#8211; situazioni anomale e una certa incertezza nei costi. Tutte cose (almeno queste!) che il mercato Adsl si è lasciato da tempo alle spalle.<span id="more-607"></span></p>
<p>Primo aspetto notevole: il nostro Paese batte la media europea per quanto riguarda l’uso della banda larga mobile (lo fa il 13,6% della popolazione, contro il 13%). Tutto l’opposto di quanto avviene per la banda larga fissa. Sta aumentando la percentuale di clienti che si connettono a Internet via rete mobile: è passata dal 2-4%, del 2007 (a seconda degli operatori), al 7-12%, per il 2008 e il 2009. L’indagine rileva che «già nel 2008 oltre 3 milioni di utenti abbiano utilizzato broadband mobile e applicativi e-mail in mobilità, con l’invio di oltre 19.700 terabyte nel 2008 (circa + 220% rispetto ai quasi 6.000 del 2007)».  E «per il 2009, è prevista una crescita se possibile ancora più rilevante».</p>
<p>Di pari passo crescono i ricavi, arrivati a 1,022 miliardi di euro per l’internet in mobilità. Più interessante vedere lo spaccato: domina l’accesso a internet mobile dal computer, con 748 milioni di euro nel 2008 (477 milioni di euro nel 2007). È il boom delle chiavette Usb, fenomeno che è esploso nel 2008. C’è poi il capitolo dell’internet via cellulare, che forse conoscerà analogo boom nel 2009: gli operatori ci credono molto e ora, secondo i dati del primo trimestre 2009 <a href="http://www.nielsen-online.com/pr/pr_090504_IT.pdf">riportati da Nielsen</a>, sono saliti al 13% gli italiani che si connettono con il cellulare almeno una volta al mese. Merito di tariffe più economiche e di cellulari più adatti. I dati Agcom sono relativi al 2008, ma già riflettono questa tendenza: fanno capitolo a parte, infatti, gli accessi da «apn dedicati», come sono definiti nell’indagine. Cioè le connessioni da cellulari iPhone, Blackberry e Google Phone a cui gli operatori dedicano punti di accesso (Apn) e tariffe specifiche. Sono ricavi passati a 42,5 milioni di euro nel 2008, contro i 18 del 2007. Facile prevedere un aumento a tre cifre percentuali nel 2009.<br />
Il classico wap (browsing su siti web) cresce poco, 225 milioni di euro contro 207 milioni del 2007, segno che questo è il passato dell’internet su cellulare. Il presente e il futuro vanno verso una piena convergenza con la stessa internet nota e apprezzata negli accessi via pc.</p>
<p>Qui finiscono le note positive e si entra nel campo dell’anomalia. Già, perché questo è un mercato che cresce come un fiume in piena, calpestando argini che siamo abituati ad avere, a protezione, nel mercato banda larga fissa. I problemi, secondo l’indagine? In primo luogo, scarsa trasparenza delle offerte, irregolarità nella fatturazione, che portano a addebiti imprevisti all’utente. In secondo luogo, «l’eccessiva durata degli abbonamenti ai servizi dati in mobilità e le onerose clausole/penali a carico degli utenti per quanto riguarda il recesso. A questo proposito, la rilevata persistenza di tali pratiche indica la necessità di un elevato livello di vigilanza», si legge. Alcuni esempi, tratti dall’indagine: «Un abbonamento dati di un operatore prevede un impegno contrattuale di 24 mesi con tacito rinnovo di anno in anno, mentre il recesso implica un costo di 100 euro (Iva esclusa), più altri 100 euro (Iva esclusa) di penale per la risoluzione del contratto di fornitura del modem. Analogamente, per un altro operatore è prevista una durata contrattuale di 24<br />
mesi, con un costo per il recesso anticipato che va da 50 a 150 euro (a seconda del piano sottoscritto) più il pagamento delle rate residue del modem (chiavetta)».</p>
<p>Questo secondo punto si somma a un altro ed entrambi concorrono a rendere il mercato banda larga mobile più chiuso alla concorrenza di quanto ci si aspetterebbe: i principali attori sono gli operatori mobili normali; i virtuali sono messi all’angolo, sul fronte banda larga mobile. «Appare ancora in via di sviluppo, salvo alcune eccezioni, una vera e propria offerta di soluzioni competitive da parte degli Mvno (operatori mobili virtuali)». Solo Fastweb, tra i virtuali ha tante offerte di banda larga mobile; Auchan ne ha una. Poi, il deserto: nemmeno Tiscali ne ha lanciata una (anche se promette che lo farà in seguito). Anche Noverca, virtuale appena arrivato, proporrà flat per navigare in internet e per i suoi specifici servizi sul cellulare. Segno che i contratti tra operatori mobili normali e virtuali non sono tali da consentire a questi ultimi margini di manovra per concorrere efficacemente sui servizi a valore aggiunto, come la banda larga.</p>
<p>Per adesso le due autorità si limitano a invitare gli operatori a impegnarsi ad aprire la concorrenza e a migliorare la trasparenza delle tariffe; propongono di adottare un blocco automatico della spesa, oltre una certa soglia, e così impedire che arrivi un super bolletta. Da Agcom fanno sapere che quest’ultimo è un fenomeno nascente e che porta circa 2-3 casi al mese all’attenzione dell’Autorità: utenti con bollette da migliaia di euro a causa di un errato uso (o errata fatturazione) di internet mobile. Gli operatori spesso accettano di annullare la super bolletta: il che lascerebbe pensare che non si tratti tanto di malizia quanto di immaturità delle pratiche di fatturazione. Del resto, questa è solo la punta dell’iceberg, quella che fa più rumore. Ben più dannose per i consumatori sono le strategie per restringere la concorrenza e bloccare il cliente per due anni &#8211; che, a ben vedere, in questo mercato è un’era geologica. Tra due anni saremo probabilmente nella quarta generazione delle reti mobili. Si ricorda che i contratti Adsl un tempo duravano al massimo un anno e ora possono essere disdetti di mese in mese, dopo il decreto Bersani sulle liberalizzazioni. Il quale in realtà si applicherebbe anche sugli operatori mobili, che però hanno trovato il modo per aggirarne i limiti e impegnare l’utente per più tempo: dandogli l’hardware a noleggio e associando a quest’ultimo una penale di recesso. Sfruttano così il fatto che il mercato delle chiavette è meno maturo di quello dei modem. Se ora è possibile prendere un modem con poche decine di euro (e quindi non vale proprio la pena noleggiarlo da un operatore Adsl a 3 euro al mese), le chiavette Umts/Hspa costano invece 200 euro.</p>
<p>Un luogo comune diffuso è che la telefonia mobile è più concorrenziale di quella fissa, perché ci sono quattro operatori con una rete nazionale (invece che solo Telecom Italia). È sulla base di questa considerazione che le regole imposte da Agcom sono più elastiche, nel settore della rete mobile; nessun operatore ha vincoli come quelli in capo, sul fisso, a Telecom Italia. Alla prova dei fatti, a quanto traspare da quest’indagine, la situazione è però più complessa e ricca di chiaroscuri. E quindi forse quest’indagine è solo un primo passo per inaugurare una nuova stagione di regole, anche sulla telefonia mobile, per accompagnare e guidare senza scompensi il boom della banda larga, ormai indubbio.</p>
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