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	<title>Apogeonline &#187; Amazon</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Autori snob per arrivare agli ebook di qualità</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 05:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[Se gli autori (e gli editori) affineranno la loro competenza di authoring, si avrà un nuovo Rinascimento tra gli ebook.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho avuto occasione e il privilegio di rivolgermi a una platea di insegnanti, ho sempre perorato con forza l’adozione di HTML come formato ufficiale dei lavori degli studenti, se non dei documenti scolastici.<span id="more-10933"></span></p>
<p><a href="http://www.w3.org/standards/">HTML</a>, neanche <a href="http://books.evc-cit.info">OpenDocument</a>. È aperto e sganciato da software particolare; il sovraccarico della marcatura è minimo rispetto al testo; le possibilità espressive e descrittive sono invece illimitate; permette semplicità e indipendenza dall’aspetto della pagina così come la creazione di documenti sofisticati. La <a href="http://www.w3.org/standards/webdesign/">ricetta</a> è semplice:</p>
<blockquote><p>
HTML and CSS are the fundamental technologies for building Web pages: HTML (html and xhtml) for structure, CSS for style and layout, including WebFonts. Find resources for good Web page design as well as helpful tools.
</p></blockquote>
<p>Avrei potuto scrivere quanto sopra rispetto al <i>corpus</i> letterario di uno scrittore moderno. Gli ebook stanno per affacciarsi sul mercato più ampio: scrivo mentre in prima serata nazionale passa la promozione di un libro disponibile esclusivamente in formato digitale.</p>
<p>Saremo invasi da legioni di libri autoprodotti (niente di male) realizzati con strumenti di massa riconosciuti automaticamente da Amazon o iBookstore.</p>
<p>Strumenti nessuno dei quali permette veramente la creazione di un ePub con la precisione e la qualità tipografica consentite da un uso accorto delle specifiche, di HTML, di CSS.</p>
<p>Un appello agli autori (e agli editori). Siate snob. Gli ebook non gratificano il tatto come la carta, né l’odorato come l’inchiostro. Ma possono gratificare la vista come nessuna orrenda paginata in Arial e Times New Roman farà mai. Imparate HTML. Imparate CSS. Distinguetevi.</p>
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		<title>Il dilemma dello sviluppatore libero</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile]]></category>
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		<description><![CDATA[La verticalizzazione accentuata del mercato mobile costringe a scelte difficili. Per lo meno sono misurabili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come fa un programmatore di app <i>mobile</i> a decidere se concentrare le proprie risorse su un singolo marketplace oppure tentare un approccio multipiattaforma?<span id="more-10832"></span></p>
<p>The Unofficial Apple Weblog riporta l’esperienza di Avatron, software house creatrice di Air Display, programma che trasforma un apparecchio mobile in schermo aggiuntivo per il computer principale.</p>
<p>Dave Howell, amministratore delegato di Avatron, ha riferito così gli esiti delle vendite per piattaforma:</p>
<table>
<tr>
<td>App Store iOS</td>
<td>forti [strong] vendite.</td>
</tr>
<tr>
<td>App Store Mac</td>
<td>un decimo di App Store iOS.</td>
</tr>
<tr>
<td>Google Play (ex Android Market)</td>
<td>metà di App Store Mac.</td>
</tr>
<tr>
<td>Samsung Apps</td>
<td>un quinto di Android Market.</td>
</tr>
<tr>
<td>App Store Amazon</td>
<td>metà di Samsuns Apps.</td>
</tr>
<tr>
<td>AppUp Intel</td>
<td>quattro copie in un anno, di cui una acquistata da Howell.</td>
</tr>
</table>
<p>Howell non è particolarmente tacciabile di favoritismi o preferenze nel suo approccio e basta ascoltarlo per capire il motivo:</p>
<blockquote><p>
iOS is the most painless of the bunch. And this is coming from a developer whose latest iOS app was pulled by Apple without any credible justification.
</p></blockquote>
<p>Avatron fu infatti costretta a gennaio a <a href="http://www.tuaw.com/2012/01/23/avatron-retires-air-dictate-tool-for-remote-siri-dictation/">ritirare Air Dictate</a> da App Store per iOS senza una ragione riconducibile alle regole ufficiali.</p>
<p>Tutto questo porta a capire che l’offerta verticale si è moltiplicata, ma il negozio di Apple appare ancora avanti rispetto ai contendenti. Un mattone supplementare alle considerazioni che <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2012/04/27/siamo-sempre-a-quanto-costa-una-app">sta conducendo Massimo Carli</a> rispetto allo sviluppo delle app.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Meglio la pagliuzza oggi che la pepita domani</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 05:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Brivio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[O'Reilly]]></category>
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		<description><![CDATA[Forse il futuro dell'editoria digitale sarà lastricato di ePUB3, KF8 o altri potenti formati crossmediali. Ma è giusto rincorrere il domani senza fermarsi a osservare il presente?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 marzo l&#8217;editore O&#8217;Reilly ha pubblicato i risultati di un <a href="http://radar.oreilly.com/2012/03/publishers-data-direct-sales-customers.html">sondaggio svolto tra i suoi lettori</a>. La volontà era quella di capire quale formato per ebook fosse preferito e su quale <em>device</em> fosse letto. I risultati non sono stati per nulla scontati, anche se non possono essere presi a esempio e generalizzati.<span id="more-10558"></span></p>
<p>O&#8217;Reilly è infatti un editore particolare, leader indiscusso della manualistica informatica, con un pubblico di lettori composto da professionisti e amanti della tecnologia, spesso <em>early adopter</em> che rincorrono le innovazioni tecnologiche.</p>
<p>Che cosa quindi è emerso? Come leggono i tecno-fan di O&#8217;Reilly? Magari su ereader <em>hackerati</em> in modo da supportare ePUB3? Macché. Il formato preferito è il buon vecchio PDF (seguito a una certa distanza da ePUB). Come device, invece, notebook e computer desktop insieme superano di gran lunga iPad. Molto lontano il binomio Kindle-MOBI.</p>
<p>È la stessa O&#8217;Reilly a commentare è spiegare questo esito “anacronistico”:</p>
<blockquote><p>our audience is largely IT practitioners, coding or solving other problems in front of their laptops/desktops, so they like having the content on that same screen. And just about everyone has Adobe Acrobat on their computer, so the PDF format is immediately readable on most of the laptops/desktops our customers touch.</p></blockquote>
<p>Insomma, il lettore medio di O&#8217;Reilly lavora con l&#8217;informatica. Il libro è un mezzo che diviene comodo se direttamente fruibile nell&#8217;ambiente e con lo strumento con cui si lavora, per un programmatore un normale computer su cui, immancabilmente, è presente Adobe Reader, ovvero il lettore di PDF per eccellenza. Se si aggiunge che tutti gli ebook di O&#8217;Reilly sono venduti senza DRM, il cerchio si chiude e tutto torna.</p>
<p>Nulla di interessante quindi per l&#8217;editore “tradizionale” o trade? In realtà a guardar bene qualcosa c&#8217;è. E qualcosa che potrebbe fare la differenza.</p>
<p>In un&#8217;editoria digitale isterica che rincorre mode tendenze innovazioni, alla ricerca di un formato standard che – viene troppe volte urlato – deve essere ricco multimediale moderno, in un mercato che evolve e cerca equilibri e opportunità, l&#8217;unico punto fermo fino ad ora rimane il buon vecchio e conosciuto PDF. Leggibile su ogni computer a prescindere dal sistema operativo, anche iBooks di Apple e  Kindle non lo disdegnano: sarà quindi anche vecchio, con pagine statiche e incapaci di adattarsi agli schermi, ma “PDF va con tutti”. E già questo non è poco. Ma c&#8217;è di più. PDF è oggi l&#8217;unica tecnologia con cui tutti gli editori hanno a che fare, perché questo è il formato dei file di stampa, quelli destinati a produrre carta.</p>
<p>Gli editori che ancora non sono “andati in digitale”, magari perché non erano in condizione di dotarsi o pagare il know-how per produrre ePUB o MOBI, potrebbero fare il primo passo in PDF e, senza troppi sforzi, cogliere un&#8217;occasione e colmare una lacuna. Ma anche quelli che si sono fatti incantare – per carità a ragione – da ePUB e MOBI potrebbero riconoscere che stanno perdendo un&#8217;opportunità.</p>
<p>In un mercato sempre più difficile come quello librario gli ebook proprio questo sono: un&#8217;opportunità. Certo i numeri sono piccoli, ma raccontarsi oggi che di questi piccoli numeri si può fare a meno o che “mica con gli ebook si salva il fatturato a fine anno” è un pensiero stolto e pericolosamente attendista.</p>
<p>L&#8217;editoria digitale non è una corsa all&#8217;oro e di grandi pepite se ne sono viste ancora poche, tuttavia per chi ha voglia di rimboccarsi le maniche e armarsi di setaccio, pagliuzze d&#8217;oro aspettano di essere raccolte. Anche in formato PDF.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dai resi alla resa</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/04/17/dai-resi-alla-resa</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 05:38:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Rachieli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Amazon ha affrontato con successo il (nuovo) lato tecnologico dell'editoria. I grandi editori americani lo hanno trascurato e adesso rischiano di pagarne il prezzo persino giudiziario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia della <a href="http://linkli.st/iscarlets/2IPPW">causa intentata dal Dipartimento di giustizia americano</a> contro Apple e cinque dei sei principali editori statunitensi somiglia molto alla storia di una resa. È la storia dell’inadeguatezza della tattica di fronte alla strategia, un racconto che procede per piccole, costanti rinunce.<span id="more-10527"></span></p>
<p>Può darsi che effettivamente la cospirazione ai danni di Amazon ci sia stata, o che si sia trattato di una inconsapevole comunione d’intenti. Poco importa ora. Il punto, credo, è che non ci si sarebbe dovuti mai spingere fino a qui.</p>
<p>Negli Stati Uniti l’<i>agency pricing</i> è stato introdotto come tattica difensiva: uno strumento necessario a prendere tempo, quando – e sono trascorsi meno di due anni – era già tardi. A lungo l’atteggiamento nei confronti dell’editoria digitale è oscillato tra accondiscendenza, derisione e disprezzo. A cose fatte, come accade quasi sempre, si sono commessi gli stessi errori compiuti da altri in passato.</p>
<p>La cosa peggiore – vista da ora, da qui – è dover riconoscere l’incapacità di cogliere la portata del cambiamento in atto, che – ed è noiosissimo ripeterlo ancora – coinvolge ogni aspetto di ogni attività umana. Per quale ragione i libri avrebbero dovuto essere risparmiati è qualcosa su cui ci si interroga ormai con tenerezza.</p>
<p>I <a href="http://linkli.st/iscarlets/2yMbM">commenti di questi giorni</a> si concentrano intorno alle cose da fare per reagire, limitare i danni, contrastare Amazon. Sono – siamo – tutti d’accordo nel sostenere insieme argomenti ripetuti da tempo: puntare sugli standard aperti, eliminare i DRM, dotarsi di infrastrutture tecnologiche appropriate, sviluppare i propri sistemi di ecommerce. Tutto giusto, tutto vero. <a href="http://www.publishersweekly.com/pw/by-topic/digital/content-and-e-books/article/50484-the-toc-perspective-a-call-for-a-unified-e-book-market.html">Auspica</a> Joe Wilkert che l&#8217;editoria libraria vada nella direzione di quella musicale:</p>
<blockquote><p>At some point in the not-too-distant future, however, I&#8217;m optimistic the book publishing industry will get to the same stage as the music industry and offer a universal, DRM-free format for all e-books. Then customers will be free to use whatever e-reader they prefer without fear of lock-in and incompatibilities. The music industry made the transition; why can&#8217;t we?</p></blockquote>
<p>Mi permetto di aggiungere una considerazione. Quello che serve – in generale – è delineare una strategia e perseguirla con rigore. Il primo passo in questo senso – il più difficile e necessario – è riappropriarsi delle tecnologie che rendono possibile la pubblicazione, la distribuzione e la commercializzazione di contenuti digitali. Bisogna farle proprie. Bisogna far sì che chiunque lavori nell’editoria ne comprenda almeno una parte, sappia usarla, metterla a frutto.</p>
<p>Amazon (e i soliti altri) usano queste tecnologie con successo. Questo è uno dei motivi per cui sono forti, uno dei motivi per cui gli editori hanno progressivamente iniziato a dipendere da loro: per la produzione, la distribuzione, la vendita. Parte del lavoro editoriale è stato progressivamente delegato. Alcuni sapevano fare, e hanno aperto la strada, scritto le regole.</p>
<p>Non si tratta di trascurabili <i>technicality</i>. Si tratta delle stesse tecnologie che rendono possibile l’esistenza del mondo in cui viviamo da almeno quindici anni. Non sono tecnologie nuove, né segrete, né inavvicinabili. HTML, XML, CSS, JavaScript. Nessuno ne è il custode. Ognuno ne ha attinto: perché non noi? Per quale motivo siamo rimasti a guardare?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non abbastanza indipendenti</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/04/11/non-abbastanza-indipendenti</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 12:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Rachieli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I librai indipendenti non potranno più vendere ebook Google attraverso i propri siti, almeno non se fanno affidamento sull'infrastruttura del colosso di Mountain View.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 31 gennaio 2013 Google <a href="http://paidcontent.org/2012/04/05/google-no-more-e-books-for-indie-booksellers/">interromperà il suo <i>reseller program</i></a> dedicato alle librerie online indipendenti interessate alla vendita di ebook.<span id="more-10444"></span></p>
<p>La sensazione è che non si tratti di una splendida notizia:</p>
<blockquote><p>
Google is ending the program that allows independent booksellers to sell Google e-books through their websites. It is a big blow for small bookstores seeking to compete against Amazon and Barnes &#038; Noble.
</p></blockquote>
<p>All’interno del programma, Google si occupava del repository e della distribuzione digitale dei titoli, lasciando che i negozi si concentrassero sulle vendite. Una soluzione interessante per chi non avesse le risorse per sviluppare una infrastruttura propria. Evidentemente però i risultati <a href="http://booksearch.blogspot.it/2012/04/change-to-our-retailer-partner-program.html">non sono stati quelli sperati</a>:</p>
<blockquote><p>
the reseller program has not gained the traction that we hoped it would, so we have made the difficult decision to discontinue it. We will work closely with our sixteen reseller partners as they transition in the coming months. Also, booksellers will still be highlighted in the “Buy this book” section of Google Book search, supported with our affiliate program and have access to free Books APIs.
</p></blockquote>
<p>Com’è logico (e giusto e legittimo) Google rafforza la sua posizione, taglia fuori i concorrenti, concentra traffico, navigazione e acquisti su <a href="https://play.google.com/store">Google Play</a>.</p>
<p>È importante tenere presente che Google è (era, di fatto) l’unico tra i grandi player a offrire un servizio di questo tipo. La reazione dell’American Bookseller Association (ABA) <a href="http://www.mediabistro.com/galleycat/google-to-end-ebook-reseller-program_b49672">non si è fatta attendere</a> (ma sinceramente non è molto incoraggiante):</p>
<blockquote><p>
To say the least, we are very disappointed in Google’s decision, but, we have every confidence that, long before Google’s reseller program is discontinued, ABA will be able to offer <a href="http://www.indiecommerce.com/">IndieCommerce</a> users a new alternative e-book product, or choice of products, that will not only replace Google eBooks as it currently works on IndieCommerce sites but that will be in many ways a better product.
</p></blockquote>
<p>L’ABA ha preso tempo, non ha sviluppato una strategia, non ha investito in tecnologia e infrastrutture, e di fatto ha delegato a Google parte di quelli che sono suoi compiti e responsabilità. Il risultato è che, a oggi, senza il sostegno di una web company di un certo peso le librerie indipendenti non hanno modo di competere in modo appropriato con Amazon, Apple, B&#038;N, Kobo (e Google, a questo punto).</p>
<p>Viene da domandarsi se – al netto dei buoni propositi – questa volta non sia tardi, davvero troppo tardi per porre rimedio.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Harry, pensaci tu</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/03/28/harry-pensaci-tu</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 05:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Rachieli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arrivano gli ebook di Harry Potter, o meglio di J. K. Rowling. E la strapotente Amazon si trova per una volta nella condizione di prendere o lasciare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.pottermore.com/">Pottermore</a> sono andati <a href="http://shop.pottermore.com/">in vendita</a> gli ebook (e gli audiobook) di Harry Potter e per prima cosa ho letto tutti gli articoli che sono riuscito a trovare, per farmi un’idea.</p>
<p><span id="more-10297"></span></p>
<p>Ecco quello che sappiamo (di certo).</p>
<p>Per ora sono disponibili in Inglese. Francese, Tedesco Spagnolo e Italiano <a href="http://shop.pottermore.com/en_GB/Help/faq_language?c=GBP">sono in arrivo</a>.</p>
<p>Gli ebook si comprano solo su Pottermore. Anche i grossi retailer (tipo<br />
<a href="http://www.amazon.com/gp/feature.html/ref=amb_link_361352442_3?ie=UTF8&#038;docId=1000777521&#038;pf_rd_m=ATVPDKIKX0DER&#038;pf_rd_s=auto-sparkle&#038;pf_rd_r=6FD3C63B22C34C6B82CF&#038;pf_rd_t=301&#038;pf_rd_p=1355588682&#038;pf_rd_i=harry%20potter">Amazon</a> e <a href="http://www.barnesandnoble.com/u/harry-potter-books-ebooks/379003495">Barnes &#038; Noble</a>) ridirigono su Pottermore per completare l’acquisto (<a href="http://www.thebookseller.com/news/harry-potter-e-books-sale-today.html">in cambio di un <em>affiliate fee</em></a>).</p>
<p>Su Pottermore si scaricano ePub senza DRM, ma <a href="http://shop.pottermore.com/en_GB/Help/faqs/faq_downloadebooks?c=GBP">con <em>watermark</em></a>. Questo significa che possono essere convertiti in qualsiasi formato (Mobi compreso) e letti su qualunque dispositivo.</p>
<p>Pottermore consente <a href="http://shop.pottermore.com/en_GB/Help/faqs/faq_downloadebooks?c=GBP">fino a otto download</a> (ma mi chiedo chi rinuncerà a qualche copia per uso personale).</p>
<p>Apple è <a href="http://www.thebookseller.com/news/harry-potter-e-books-sale-today.html">tagliata fuori</a>, per adesso (o meglio, è tagliato fuori l’iBookstore, gli ePub senza DRM vanno tranquillamente su iBooks o altre applicazioni per iPad o iPhone).</p>
<p>Pottermore ha stretto accordi con Sony, Amazon, Barnes &#038; Noble e Google per consentire la sincronizzazione degli account dei loro utenti.</p>
<p>I file acquistati su Pottermore possono essere inviati ai vari device (o agli hosting cloud). In questo caso, ovviamente, i DRM <a href="http://www.the-digital-reader.com/2012/03/27/harry-potter-ebooks-are-not-drm-free-in-kindle-format/">ci sono eccome</a>:</p>
<blockquote><p>All titles that are pushed wirelessly from Pottermore to Kindle, or to other retailer’s eBook services and readers, are DRM encrypted at Pottermore’s request.</p></blockquote>
<p>Passando ai commenti, Mike Shatzkin <a href="http://www.idealog.com/blog/whats-the-greater-fear-for-publishers-amazon-or-piracy">centra i punti cardine</a> (cito più del solito perché c’è davvero tutto):</p>
<blockquote><p>Without DRM anybody can sell ebooks that can be read on a Kindle. Once Pottermore decided they could live without DRM, they faced Amazon with a very difficult choice. The ebooks were going to go on Kindle devices whether Amazon wanted them there or not.</p></blockquote>
<blockquote><p>In other words, in a refreshing change from recent history, the content owner was able to present Amazon with a “take it or leave it” proposition. They decided to “take it”. They were wise. The game was changing either way.</p></blockquote>
<blockquote><p>The $64 million question is how the Big Six executives and strategists are viewing these developments. There is no author in the world with the power of J.K. Rowling to do this; she’s the Beatles. But, how about a big publisher? What would happen if Random House or HarperCollins (or one or more of the other four) told Amazon, “we’re taking off the DRM and we’re going to serve all our ebooks ourselves; you’re welcome to continue to sell our books on a referral basis”?</p></blockquote>
<p>Personalmente (e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2012/03/07/come-battere-amazon">ne ho già scritto</a>) è esattamente quello che spero succeda. Rowling non agisce per beneficenza, né in nome degli standard aperti e condivisi. Più semplicemente, cerca un modello di business vantaggioso per sé e in grado di fare virtualmente a meno dei retailer; riesce a trovarlo grazie alla sua forza contrattuale. E non c’è motivo al mondo per cui gli editori non dovrebbero decidere di imitarla.</p>
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		<title>Al lavoro per i nostri figli</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/03/20/al-lavoro-per-i-nostri-figli</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 06:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Rachieli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il riassunto – e tanti tweet – delle suggestioni più promettenti emerse dal Toc di Bologna appena concluso e dedicato alla creazione di contenuto digitale per i più giovani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle prime cose che impari lavorando nell’editoria è che i bambini e i ragazzi dettano il passo e precorrono i tempi. È lì che succedono le cose più interessanti e succedono sempre prima. Dev’essere per questo che il <a href="http://www.tocbologna.com">Toc (Tools of Change for Publishing) di Bologna</a> mi è piaciuto: molte meno chiacchiere del solito, sguardo in avanti.<span id="more-10142"></span></p>
<p>Si parlava di <i>Art, Craft, and Business of Digital Content for Kids</i> e il primo appunto da prendere è qui. Gli ebook sono stati nominati pochissimo e sempre come un’eventualità. I grossi player (come Disney) puntano sulla <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181298994876661760">convergenza</a> (a proposito, rileggere <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850326297/scheda">Jenkins</a>): la narrazione si estende su tutte le piattaforme, segue l’utente, si rimodula: libro, ebook, applicazione, animazione, musical, serie tv. Non tutti se lo possono permettere, ma tutti ci provano.</p>
<p>Secondo appunto: come distribuire i contenuti e gestire la frammentazione di dispositivi, piattaforme, formati proprietari. I punti critici sono molti: nessun workflow è adatto a soddisfare le esigenze di tutti i possibili output (ePub, KF8, app per iOS, Android, Web App); si chiedono <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181331634203795456">standard internazionali aperti</a>, <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181397979117264897">multidispositivo e multipiattaforma</a>, ma nel frattempo nessuno sembra deciso a rinunciare a sviluppare per Apple (l’App store è il marketplace migliore, specialmente per le realtà più piccole).</p>
<p>Terzo appunto: <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181327298488840192">ePub3</a> interattivi e multimediali e in generale prodotti basati su <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181397373577211905">Html5</a> suscitano grande interesse: sono più economici da realizzare, si integrano meglio nei flussi di produzione, scalano meglio. I ragazzi di <a href="http://www.walrus-books.com">Walrus</a> ad esempio stanno lavorando su <a href="http://www.walrus-books.com/tag/kadath/">Kadath</a>, hanno unito la progettazione editoriale con un buon numero di librerie JavaScript e hanno tirato fuori questo splendido ePub completamente standard:</p>
<p><iframe width="480" height="270" src="http://www.youtube.com/embed/IDImz2EveQA? feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Quarto appunto: come far trovare i propri prodotti. Affollatissima la sessione di <a href="http://www.tocbologna.com/the-discovery-problem-getting-your-book-app-noticed-in-the-app-store/">Hermés Piqué</a> sulle <i>best practice</i> da utilizzare sull’App Store (con relative <a href="http://www.slideshare.net/robotmedia/the-discovery-problem-getting-your-app-noticed-on-the-app-store-toc-bologna">slide</a>). Esaurito l’entusiasmo per gli algoritmi di suggerimento (quello di Amazon su tutti), ci si chiede (di nuovo) come affrontare il poco spazio sui negozi e la poca attenzione degli utenti e si prova a rispondere puntando sulla qualità dei contenuti (ma evitando comunque macroscopici errori con keyword e metadati).</p>
<p>Proprio dai contenuti vengono le suggestioni più interessanti. Il futuro sperato parla di <em>storytelling</em> interattivo, contenuti che variano a seconda dei desideri degli utenti, un grado di intervento sulla struttura narrativa (o educativa) sempre più profondo, simile a quello consentito dal gaming.</p>
<p>Continuando a ricordarsi che, alla fine, come ha ricordato Jos Carlyle in uno splendido intervento, stiamo lavorando per i nostri figli e non siamo tenuti a insegnarli a vivere in un mondo in cui tutto deve per forza muoversi a un milione di miglia l’ora.</p>
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		<title>Come battere Amazon</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/03/07/come-battere-amazon</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 13:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Rachieli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il problema di definire non tanto un fronte comune per dare battaglia, quanto piattaforme strategiche in grado di garantire che i libri rimangano liberi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Javier Celaya, Ceo di <a href="http://www.dosdoce.com/">Dosdoce</a>, è convinto che gli editori europei dovrebbero <a href="http://publishingperspectives.com/2012/02/how-to-counter-amazon-create-a-one-world-e-book-alliance/">costruire una piattaforma comune in grado di opporsi ad Amazon</a>:</p>
<blockquote><p>The aeronautical industry, once dominated by Boeing, managed to develop Airbus. The publishing industry should aspire to create its own “cultural Airbus”.</p></blockquote>
<p><span id="more-9917"></span><br />
Se per contrastare una corporation (Amazon) serve lo sforzo congiunto dell’intera industria editoriale europea, siamo messi male. Poi: tentare di replicare i meccanismi e le logiche di Amazon significa dare la guerra per persa e puntare nella migliore delle ipotesi a un oligopolio di monopolisti potenziali. Celaya pensa che non sia giusto</p>
<blockquote><p>to allow one company to take on such a leading position in the cultural world and be able to determine its future at its own whim.</p></blockquote>
<p>Sono d’accordo. Dunque non rincorriamo nessuno, e teniamo a mente che <em>bombing for peace is like fucking for virginity</em>. Molto meglio <a href="http://radar.oreilly.com/2012/02/unified-ebook-format-end-drm.html">Joe Wikert su O’Reilly Radar</a>: un formato unificato (ePub), rinuncia definitiva al Drm (aggiungo io: mobi in vendita ovunque, ovviamente <em>Drm free</em>).</p>
<p>Per far saltare definitivamente il banco servono tre cose.</p>
<p>Primo, investire in tecnologie e risorse umane. Tecnologie efficaci messe in mano a persone in grado di usarle in modo efficace. Essere preparati, svegli, adeguati.</p>
<p>Secondo, usare gli standard. Se li conosci e li usi bene, puoi fare tutto. Altrimenti qualcuno li conosce meglio di te e ti frega. Esempio: Apple non ha inventato il <em>fixed layout ePub</em>. Ha usato un po’ di Html5, un po’ di Css3 e un po’ di Java, che sono standard. Poi li ha impacchettati in un <em>wrapper</em> proprietario e ha tirato fuori i file .ibooks e .iba, non standard. Gli editori ringraziano. Questa sì che è magia.</p>
<p>Terzo, rinunciare alla paura. Amazon (e Apple, e Adobe) fanno un sacco di soldi grazie alla paura. I loro sistemi funzionano grazie alla paura che qualcuno si scarichi gratis qualche file. Inducono scarsità strutturale in un mercato che è potenzialmente sovrabbondante. Riducono il margine di azione e di conseguenza la competizione. Mantengono il controllo.</p>
<blockquote><p>What publishers don&#8217;t seem to understand is that Drm implies a lack of trust. All customers are considered thieves and must be treated accordingly.</p></blockquote>
<p>Gli editori erano quelli coi libri, gli autori, i contenuti, le copertine fighe e tutto. Ora sono quelli che non sono capaci, e hanno paura. Non c’è bisogno di un anti Amazon europeo. C’è bisogno di capacità, visione, libertà. Di riprendere il controllo.</p>
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		<title>Identificare i cattivi</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/03/05/identificare-i-cattivi</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 06:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[Seth Godin]]></category>
		<category><![CDATA[stop stealing dreams]]></category>
		<category><![CDATA[The Domino Project]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiedete al vostro editore di fiducia se pubblicherebbe un libro contenente buoni sconto per acquistare libri di altri editori. La risposta è no. In rete però l'affare si complica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seth Godin chiama, la Rete risponde e monta il caso. Godin <a href="http://www.thedominoproject.com/2012/02/who-decides.html">racconta su The Domino Project</a> della propria disavventura su iBookstore e di come Apple abbia declinato la richiesta di approvazione della pubblicazione del suo manifesto <a href="http://www.squidoo.com/stop-stealing-dreams">Stop Stealing Dreams</a>.<span id="more-9901"></span></p>
<p>Il motivo: dentro il manifesto compaiono link per acquistare i libri menzionati nella bibliografia. E i link puntano ad Amazon. L’esegesi di Godin è amara e netta:</p>
<blockquote><p>
We’re heading to a world where there are just a handful of influential bookstores (Amazon, Apple, Nook…) and one by one, the principles of open access are disappearing.
</p></blockquote>
<p>Finirebbe qua, con iBookstore nella figura del cattivo, se Fraser Speirs non aprisse il dibattito con un <i>tweet</i> solo apparentemente criptico:</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>The difference between this <a href="http://t.co/CTmJLbfb" title="http://paidcontent.org/article/419-who-decides-what-gets-sold-in-the-bookstore/">paidcontent.org/article/419-wh…</a> and the App Store is that iBooks will open an arbitrary ePub from anywhere on the internet.</p>
<p>&mdash; Fraser Speirs (@fraserspeirs) <a href="https://twitter.com/fraserspeirs/status/174964066475970561" data-datetime="2012-02-29T21:07:38+00:00">February 29, 2012</a></p></blockquote>
<p><script src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Lo esplicita John Gruber su Daring Fireball:</p>
<blockquote><p>
Would Amazon carry a book that linked each book in the bibliography to the iBookstore? I don’t know, maybe they would. But would Barnes &#038; Noble carry a book that contained coupons to buy additional books at Borders? (Pretend Borders is still in business.) Why not link to iBookstore versions of the books from the iBooks edition?
</p></blockquote>
<p>Viene da chiedersi chi sia il cattivo. O quanti ce ne siano.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fame di margini</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 06:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Rachieli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ted striphas]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembrano questioni tecniche noiose e banali; potrebbero essere la chiave per riuscire a fare gli editori anche tra dieci anni da oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I dibattiti di questi ultimi mesi fanno venire il sospetto che molti attori nell&#8217;editoria stiano scambiando per noiosissime e banali questioni tecniche lo sviluppo di risorse tecnologiche strutturali necessarie ad una strategia industriale di lungo periodo (tipo riuscire a sopravvivere da qui a dieci anni).<span id="more-9877"></span></p>
<p>Ted Striphas ha affrontato l’argomento in un post di cui <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2012/02/21/si-i-lettori-sognano-librai-elettrici">ho già parlato</a><br />
qualche tempo fa, sottolineando tra l’altro come Kindle</p>
<blockquote><p>is only nominally an e-reader. It is, like Google Voice, a means to some other, data-driven end: specifically, the end of apprehending the “ambient informatics” of reading.</p></blockquote>
<p>Provo a dirlo in un altro modo: si tratta di riflettere sulle tecnologie che creano e permeano la rete di relazioni che rende possibile la pubblicazione e la fruizione di contenuti.</p>
<p>Nel suo <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=285&amp;ID_articolo=112">articolo</a> di sabato scorso Giuseppe Granieri ha parlato di alcune di queste tecnologie: <em>big data</em>, <em>findability</em>, <em>user experience</em>. Non si tratta dei soliti inutili dibattiti sul prezzo degli ebook o sulla qualità del self publishing. Si tratta di essere in grado di comprendere e utilizzare gli strumenti necessari a pubblicare contenuti con profitto e stare sul mercato, oggi. Questi sono discorsi importanti, questo è il piano stesso del discorso. Gli editori sono in grado di tenere testa, di competere, di innovare? Di guidare e non subire?</p>
<p>Nel frattempo succedono <a href="http://jwikert.typepad.com/the_average_joe/2012/02/why-im-breaking-the-amazon-habitand-why-you-should-too.html">cose poco rassicuranti</a>. Qualche giorno fa Amazon <a href="http://lunch.publishersmarketplace.com/2012/02/amazon-removes-kindle-versions-of-ipg-books-after-distributor-declines-to-change-selling-terms/">ha interrotto la vendita delle Kindle Edition</a> dei titoli distribuiti dall’Independent Publishers Group, quasi <a href="http://bits.blogs.nytimes.com/2012/02/22/amazon-pulls-thousands-of-e-books-in-dispute/?hpw">5.000 titoli</a>. Il presidente dell’IPG, Mark Suchomel ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>Seriously consider the implications of this action for the long run. If we don’t hold firm on your behalf, your margins will continue to erode.</p></blockquote>
<p>Amazon inizia a mangiarsi i margini degli stessi editori di cui è il più importante partner commerciale. Apple ha eliminato nelle ultime Asset Guide ogni riferimento allo standard ePub, sostituito dai termini Flowing Books e Fixed Layout Books; il nuovo software di authoring, iBooks Author, non consente alcuna uscita in ePub.</p>
<p>Gli editori cercano qualcosa che porti la complessità dello scenario a un livello che sia nuovamente governabile, qualcuno che si faccia carico dei loro problemi. Archiviate le applicazioni, troppo costose, il prossimo passo sarà frammentare la propria produzione: fixed layout per iPad e Kindle Fire, mobi, KF8, iba, ibooks ma anche ePub progettati ad hoc per Nook e Kobo, per non farsi mancare niente.</p>
<p>Prodotti rigidi, vincolati a singoli <em>device</em>, workflow fatti a pezzi, nessuna possibilità di scalare la produzione, i propri lettori (e i loro dati, tutti) consegnati a chi sa come ottenerli e saprà cosa farsene. Eppure, nonostante tutto, una via d’uscita c’è. Ne parliamo tra qualche giorno.</p>
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