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<title>Apogeonline articoli e news</title>
<description>Ultime notizie da Apogeonline</description>
<managingEditor>apogeonline@apogeonline.com</managingEditor>
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<title>Logo www.apogeonline.com</title>
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<title>Rifiorisce la banda larga via satellite</title>
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<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 09:45:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Alessandro Longo)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Wi-Fi e Wimax</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">UMTS e 3G</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Telefonia e Wireless</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Telecomunicazione</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com"></category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Articoli</category>
<description>Mentre partono le prime offerte Wimax, torna un vecchio ma deludente alleato della lotta al digital divide. Tooway di Eutelsat e Astra2Connect aprono alle famiglie il loro sistema di trasmissione  bidirezionale. Intanto Alice sospende la sua offerta basata sulla tecnologia precedente</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Coincidenza fortunata per chi vive nel digital divide. Proprio mentre arrivano le prime offerte <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/10/14/01/200810140101">Wimax</a>, si risveglia un vecchio ma deludente amico di chi non è coperto dall’Adsl: la banda larga satellitare. Per anni è stata considerata una pseudo-alternativa, per via dei prezzi alti e delle scarse prestazioni. Tanto che alcuni preferivano l’Isdn a 128 Kbps, alla finta banda larga satellitare. La situazione è cambiata con l’arrivo delle prime piattaforme satellitari bidirezionali dedicate alla famiglia (prima erano solo per le aziende), quindi a prezzi più accettabili. Tra le altre, ci sono Tooway di Eutelsat e Astra2Connect. Sono offerte attraverso vari rivenditori, ognuno dei quali fa prezzi diversi. Le piattaforme sfruttano due reti di satelliti, caratterizzate da un aspetto comune: forniscono connettività sia per il download sia per l’upload (di qui il nome bidirezionale) e sfruttano la banda Ka, da poco disponibile anche in Europa. Rispetto alla banda Ku (finora usata sia per la tv sia per la banda larga), ha una maggiore larghezza, il che migliora le prestazioni, come spiega <a href="http://www.tooway.com/it/tooway-faq.html#q19">Eutelsat</a>. La novità è stata tale da attirare anche Fastweb, che ha infatti annunciato un accordo con Eutelsat per lanciare presto un’offerta Tooway nelle zone di digital divide. Si attende una mossa anche da Telecom Italia, di conseguenza. Del resto e ha appena tolto dal listino l’offerta Alice Sat, basata su una più vecchia tecnologia satellitare monodirezionale.</p><p>Un’occhiata ai prezzi e alle caratteristiche delle offerte basta però a raffreddare l’entusiasmo: le nuove piattaforme satellitari comunque restano l’ultima spiaggia contro il digital divide. Non solo perdono il confronto con l’Adsl, ma anche con il WiMax, l’Hiperlan o l’Umts/Hspa. Insomma, sono offerte da prendere in considerazione soltanto se non si è coperti da nessun altra tecnologia banda larga e si prevede che non lo si sarà nemmeno nell’immediato futuro.</p><p>C’è infatti da pagare un alto costo iniziale, per queste offerte: circa 400-500 euro per l’hardware necessario (un modem e una parabola speciali). Il costo dell’installazione è spesso a parte. La parabola è più grossa di quelle standard e quindi si potrebbero avere difficoltà burocratiche se si vive in un condominio. Le prestazioni sono ridotte (massimo 2 Mbps), peggiorate da un elevata latenza del segnale (circa 600 millisecondi), a fronte di costi che vanno dai 30-40 ai 100-120 euro al mese. Il problema più grave è però un altro: non sono vere offerte flat. Nel canone di quelle basate su Tooway, c’è un tetto di GB mensili (da 2,4 GB in su). Quelle basate su Astra2Connect hanno invece una policy di fair use che abbassa la velocità per 30 giorni agli utenti che fanno troppo traffico.</p><p>Esempi di offerte Tooway sono sui siti degli <a href="http://www.sitmar.it/">Sitmar</a> o <a href="http://www.open-sky.it/">Open Sky</a>. Uno dei pochi rivenditori italiani di Astra2Connect è invece <a href="http://www.digitaria.it/">Digitaria</a>. Eutelsat promette progressi nel 2010, con il lancio di un nuovo satellite e l’arrivo di offerte a 20 Mbps. Chissà se a quel punto andranno via anche i tetti di traffico o almeno diventeranno più generosi.</p>]]></content:encoded>
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<title>Apogeonline Bit Comics # 27.2</title>
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<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 08:23:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Serena Romio)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Varia</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Hardware</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com"></category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Bit Comics</category>
<description>La vignetta della settimana. Un autore al mese, quattro strip per raccontare la tecnologia. Il secondo appuntamento con Serena Romio e Crazy Nena, la sua casalinga hi-tech</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Le strip di Abc: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Deco">Deco</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Cryx">Cryx</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Ciemmerre">Ciemmerre</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Roberto%20Gionta">Gionta</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Nadia%20Zorzin">Nadia Zorzin</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Cius">Cius</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Maurizio%20Boscarol">Maurizio Boscarol</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Lele%20Corvi">Lele Corvi</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Mauro%20Borgarello">Mauro Borgarello</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Makkox">Makkox</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Tostoini">Tostoini</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Tram">Tram</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Gab">Gabriele Montingelli</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Bruno%20Olivieri">Bruno Olivieri</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Emanuele%20Di%20Dio">Ed</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Milani%20e%20Pasini">Milani e Pasini</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Makmad">Makmad</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Benedetta%20Dossi">Benedetta Dossi</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Ilaria%20Grimaldi">Ilaria Grimaldi</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Giuseppe%20Peluso">Giuseppe Peluso</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Haku%20e%20Arioch">Haku &amp; Arioch</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Ugo%20Schiesaro">Ugo Schiesaro</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Camilla%20Pappini">Camilla Pappini</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Rossi%20e%20Trinchero">Rossi e Trinchero</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Giulia%20Sagramola">Giulia Sagramola</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Simone%20Terenziani">Simone Terenziani</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Serena%20Romio">Serena Romio</a></p><p><a href="http://www.serenaromio.it">Serena Romio</a>  nasce il 2 febbraio 1978 a Torino, dove nel 2004 si specializza in Grafica Pubblicitaria e Web Design. Dopo alcune collaborazioni e pubblicazioni "minori", nel 2007 crea il personaggio di Crazy Nena, che vede la luce e i primi lettori sul <a href="http://serenaromio.blogspot.com/ ">blog</a> alle sue avventure dedicato. Crazy Nena è una casalinga non troppo disperata, e le sue avventure (di coppia, di casa – con Roger e Oscar, Wilma, la bilancia scortese e Crazy Oscar, lo scarafaggio gigante) in forma e stile di classica strip hanno un sapore insieme rassicurante e sorridente. In queste quattro tavole pensate per Abc, Crazy Nena si confronta con la tecnologia: «è una casalinga di nuova generazione, che affronta le proprie sfide quotidiane non più con mattarello e scopettone, ma lavatrici computerizzate, microonde avveniristici, robot da cucina. Non sempre finisce bene».</p>]]></content:encoded>
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<title>Gli occhiali coi fumetti di Twitter</title>
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<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 11:50:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Roberto Venturini)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Scienze Umane e Sociali</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Mondo e Tecnologia</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Culture digitali</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com"></category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Articoli</category>
<description>E se esistessero dei sistemi in grado di farci leggere lo "status" delle persone che incontriamo per strada, come su Facebook e sui più diffusi social network? Sogno (o incubo) di una possibile rivoluzione sociologica</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>In forma molto sporadica, mi consento di giocare a fare lo scrittore di fantascienza e di provare a immaginare un futuro possibile per la Rete. Complici alcuni stimoli trovati qua e là (vedi alla voce intelligenza sociale e potere delle masse), mi sono immaginato un futuro dove Facebook (o un qualche altro tipo di social network) non sia più un oggetto software ma un device hardware. E per di più mobile. Mi sono visto finalmente affermarsi quei tremendi <a href="http://www.i-glassesstore.com/">occhiali-display</a>, quelli che ci fanno (farebbero) assomigliare a un personaggio di Star Trek MCCXXIV. Mi sono visto le due cose convergere.</p><hl2>Ti vedo su Facebook. Letteralmente</hl2><p>In estrema sintesi (e, lo ripeto, il concetto non è del tutto mio) mi sono immaginato un futuro possibile dove il nostro iPhone o equivalente sia sempre connesso in rete e in grado di rilevare con assoluta precisione la nostra posizione geografica. E fin qui, più o meno ci siamo. Ma la novità sarebbe che tutto l’ambaradan hardware potesse essere connesso a un social network mobile, in cui possiamo scegliere di esserci o meno e cosa pubblicare. E che l’output del software, quando lo vogliamo consultare, non avvenga sullo schermo del nostro cellulare/Pda ma avvenga sullo schermo degli occhialetti display. Fatti in modo da non toglierci del tutto la visione del mondo circostante, ma di poter invece <a href="http://www.engadget.com/2005/06/24/swim-goggles-with-heads-up-display/">sovrapporre</a> uno strato di informazioni sull’immagine della realtàm, esattamente come avviene negli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Head-Up_Display">Head Up Display</a> molto in voga sugli aerei militari e anche su alcune auto e prossimamente anche nei <a href="http://www.sportvue.com/">caschi</a>, dove si vedono i dati in sovrapposizione senza dover distogliere gli occhi da quello che ci sta di fronte.</p><p>Insomma, camminiamo per strada con i nostri occhiali, vediamo gente. Attiviamo uno switch e sulla testa di quelle persone appare un fumetto; il loro status, il mood, l’ultimo post su twitter, a comando anche il loro profilo e l’album delle foto (una rozza elaborazione grafica del concetto la trovate sul <a href="http://robertoventurini.blogspot.com/2008/11/e-se-facebook-convergesse-con-gli.html">mio blog</a>). Una forma di übervoyeurismo, certo, e di ultra esibizionismo. Andare in giro con uno strato virtuale di informazioni su di me consultabili da chiunque. Un biglietto da visita ed un curriculum appiccicati sulla schiena.</p><hl2>Anche se cammino non significa sia sveglio</hl2><p>Fosse mai il caso che diventasse una realtà, sarebbe decisamente interessante dal punto di vista sociologico. Nessuno credo possa pensare che una roba del genere non avrebbe la possibilità di cambiare un bel po’ il modo e le opportunità di relazionarci. Pensate un po’ se camminando per strada incrociaste una persona che ha nel suo fumetto il fatto di essere fan di quell’oscuro suonatore di <a href="http://ontanomagico.altervista.org/salterio.htm">salterio</a> di cui siete sfegatati collezionisti. Come faremmo a evitare di sorridergli e magari di attaccare discorso? O di scoprire che la persona seduta di fianco al bar, nel solitario panino del mezzogiorno, è altrettanto sconvolta dalla situazione politica, economica o dalla posizione in classifica della nostra squadra del cuore o che si tratta del nostro autore preferito su Apogeo...? Magari non ci parleremmo neanche ma ci scapperebbe un sorriso di solidarietà nel vedere che anche il passante che ci sfiora condivide un nostro sogno. O una risata vedendo un post particolarmente buffo, come postano spesso alcuni dei miei brillanti <em>FBFriends</em>. E saremmo un po’ meno sconosciuti che si sfiorano per strada, ignorandosi.</p><p>È chiaro che dal punto di vista tecnologico qualche miglioramento andrà ancora fatto, per garantire una precisione centimetrica del fumetto, onde evitare imbarazzantissimi errori, ma la sociologia in fondo c’è già tutta. C’è già tutta la voglia di far sapere al mondo che diavolo abbiamo in testa, cosa ci piace, twitterare che stiamo andando in bagno e che c’è la brina sui vetri. Per molti, ovvio non per tutti, c’è la voglia di raccontarsi e di leggere i racconti degli altri, di ritrovare gente persa nelle nebbie del tempo e di trovarne di nuova che ci sia affine.</p><p>Ad oggi, almeno in parte, Facebook e simili ci hanno offerto un’opportunità schermata, protetta - puramente virtuale, quindi non necessariamente immediata da trasformare in incontri nel mondo reale. Ma se domani i social network facessero di più e ci permettessero questi incontri in tempo reale e nel mondo reale?</p>]]></content:encoded>
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<title>Dissocial Networking</title>
<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/03/01/200812030101</link>
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<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 09:51:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Livio Milanesio)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Culture digitali</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Blog e Wiki</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Articoli</category>
<description>Quali sono le alternative al supercelebrato Facebook? Un viaggio alla ricerca di relazioni sociali mediate dal computer, tra feste di estranei, camerette disordinate, slang giovanili, attivisti locali e microblogger compulsivi</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Adesso basta. La goccia che fa traboccare il vaso è l'invito a a partecipare ad un gruppo chiamato "non sono un ginecologo ma due colpi te li darei" ad opera di un mio studente. Va bene la democrazia, ma qui si esagera (e manca il soggetto dei due colpi). E poi di questo <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> ne parlano davvero tutti. Ogni giorno vi vedo apparire gente che il giorno prima non riusciva a riconoscere il mouse da una stampante, tutti con la loro bella faccetta, i giochini e gli immancabili inviti a gruppi del tutto inutili. Basta, bye bye Facebook. Eppure fino a prima dell'estate la mia pagina era tranquilla come un campeggio fuori mano fuori stagione: pochi contatti, per lo più silenziosi e discreti. In pochi mesi sono circondato da più di duecento faccette iperattive e spesso testosteroniche. Ed è accaduto così, di colpo, come ad una festa di universitari: ad una certa ora la gente comincia a suonare il campanello e uno dopo l'altro, a coppie a volte a gruppetti te li trovi in casa, amici, poi conoscenti, poi gente passata di lì per caso che non disdegna scolarsi una birra gratis elargendo altrettanto gratuiti sorrisi.</p><p>Ma Facebook non è solo Facebook, da quando i giornali hanno scoperto il rutilante mondo digitale è diventato uno dei protagonisti del gossip mediatico. Esaurita l'infatuazione per <a href="http://www.youtube.com/">YouTube</a>, che ha salvato intere edizioni del telegiornale, ecco che tutti parlano di Facebook, tutti si fanno la pagina di Facebook, persino i politici si agitano a riempire il proprio bagaglio di <em>Friends</em>, quasi fosse il collegio elettorale dell'Umbria. E così un bel dì di settembre il sito personale è out, il forum è out, la community è out, YouTube è out, il blog è out, c'è solo più Facebook nei nostri cuori. E questo non fa bene neppure al mio snobismo elitario: se ce l'hanno tutti vuol dire che è out, penso da orgoglioso early adopter.</p><p>Certo non ce l'ho con il social networking, quello è utile: consola, protegge, inorgoglisce e professionalmente è vitale. Dunque più che suicidare il mio account FB si tratterà di un vero e proprio trasloco. Armato di un indirizzo di posta elettronica che uso a scopi scientifici (no, non si tratta di porno, si tratta di quell'indirizzo che uso per iscrivermi a servizi temporanei che suscitano la mia curiosità e che vive con un ripieno perenne di spam) vado alla ricerca della mia nuova casa sociale. Devo evitare, mio malgrado, i social network in lingue straniere come <a href="http://www.xiaonei.com/">Xiaonei</a> (solo cinese), <a href="http://www.odnoklassniki.ru/">Odnoklassniki</a> (russo) <a href="http://irc-galleria.net/">IRC-Galleria</a> (Finlandese) o quelli ad invito come lo storicissimo <a href="http://www.wired.com/wired/archive/5.05/ff_well_pr.html">TheWell</a> o il mitico <a href="http://www.asmallworld.net/">ASmallWorld</a> che sarebbero un perfetto compendio al mio snobismo. Un salto, ma solo un salto, lo si fa su <a href="http://www.myspace.com/">MySpace</a>. Ho sempre avuto una naturale avversione per il suo aspetto di cameretta disordinata, e in effetti i partecipanti non sembrano in età da guidare (legalmente) un motorino, una impressione che non indietreggia neppure di fronte a <a href="http://money.cnn.com/magazines/fortune/fortune_archive/2006/09/04/8384727/index.htm">Fortune</a> che afferma che il 52% degli utenti di MySpace hanno più di 35 anni. E poi anche di MySpace si è parlato troppo. Riparto verso altri orizzonti.</p><p>Il nome non è tra i più accoglienti ma <a href="http://www.orkut.com/">Orkut</a> (il nome lo prende dal suo fondatore, Orkut Büyükkökten, ingeniere turco di Konya che ha lavorato a Google) è un social network piuttosto frequentato. Dalla sua home non trapela nulla. La politica è: iscriviti e noi apriamo le porte. In realtà anche dopo l'iscrizione la pagina azzurra rimane vuota: forse è il nirvana dei social network che cercavo. Dopo un po' di clic che elencano i servizi (friends, photo, liste, messages) tutti invariabilmente accompagnati da uno zero o dalla dicitura "none", riesco ad accedere a una lista di community. Scelgo <em>Art and Entertainment</em>, tanto per stare sul leggero e mi trovo catapultato in mezzo a una serie di conversazioni (molte della quali condotte con caratteri non compatibili col mio browser). L'impressione è di essere capitato nel mezzo di una festa di estranei, amici tra loro da tempo, che ti guardano come fossi il ragazzo delle pizze.</p><p>Poco più in là incappo in <a href="http://badoo.com/">Badoo</a>, che si presenta decisamente più friendly, foto dappertutto di gente cool che ammicca. L'iscrizione è un gioco che finisce con un allegro <em>Yaba-daba-doo!</em> Malgrado ciò anche qui la pagina è vuota. Ok, non amici, allora? Prima di metter giù le mie di foto (che rivelano immancabilmente la presenza di numerosi capelli bianchi) faccio un salto negli eventi. Maria, che si definisce «ambasciatrice ufficiosa» di Badoo mi da il benvenuto. E intorno a me mi ritrovo altre facce. Per lo più belloni molto cool e ragazze informal chic che si presentano con «se ti piaccio contattami» o «un bacio a tutte le ragazze». Gli eventi, in massima parte discotecari, sono localizzati sulla mia città e stupisce vedere come gente che sta a centinaia, quando non migliaia di chilometri dichiara che parteciperà all'evento. Forse sto trascurando l'attrattiva delle serate in discoteca. Clicco su un paio di occhi azzurri-capelli neri e scopro che è qui per fare amicizia, è eterosessuale, non fumatrice e ha i capelli neri. E poi foto, altre foto. E un blog nel quale questa nuova amica riempie i suoi post di !!!!!!!!!. Ma ciò che impressiona è che secondo Badoo la mia nuova amica ha ben 2.842 "sosia" nella sua stessa città. Una città di cloni adolescenti. Un brivido di terrore e con un clic mi eclisso.</p><p>A una prima occhiata e decido che <a href="http://www.bebo.com/">Bebo</a> dovrebbe essere un po' più "adulto": la home, anch'essa scarna mi accoglie con un bel po' di pubblicità. Insomma una sana prosaicità capitalistica mi aspetta: sei qui per divertirti, siamo qui per far soldi. Chiaro, trasparente, efficiente. Nella registrazione c'è però una opzione (tra le pochissime presenti) che un po' mi deprime: nascondi la tua età. Si, certo, ne ho bisogno. <em>Esplora</em> mi porta in una serie infinita di vetrine che assomigliano più ad un Virgin Megastore che a un social network. Esiste anche una sorta di isoletta, chiamata <a href="http://www.bebo.com/BeboNation.jsp">BeboNation</a> nella quale, per soli 10 centesimi di dollaro, si può mettere una propria immagine 10x10 pixel (poco più di una macchiolina sul monitor) in stile One Million Dollar Page. Purtroppo l'isola è piccola e Bebo non accetta più sottoscrizioni. A quanto capisco Bebo è un sito per amici e ora sta a me raccattarne un po' in giro. Infati secondo Bebo: «non hai amici che hanno amici che non siano già tuoi amici». È vero. Diamine non ho più l'età per certe cose.</p><p>Ho un’illuminazione: comprendo che ciò che mi rende così insoddisfatto dei social network è che sono per la maggior parte una semplice (a volte semplicistica) maniera di titillare il mio ego. Le mie foto, le mie opinioni, la musica, mi costringono a mettermi in evidenza anche per interposta "persona": a quale film assomigli? A quale attore assomigli? Quale città hai vistato? Insomma ho bisogno di uno scopo. Per questo tento su <a href="http://www.mychurc.com/">MyChurch</a>. Lì c'è un sacco di gente seria e un sacco di comunità religiose (rigorosamente cristiane) tra cui scegliere. E hanno pure le idee chiare, il loro motto è: <em>express yourself, connect safely, unite with a purpose</em>. Insomma sto qua, non rompetemi le scatole che ho qualche cosa di importante da fare. Il problema è che le mie esperienze religiose si sono fermate a un passo dalla cresima e MyChurch è localizzato nelle comunità statunitensi. Un versetto di Matteo mi attende nella mia pagina personale tanto per ricordarmi dove sto: «E io vi dico, amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi perseguitano». Per un attimo penso che stia parlando di Facebook. Intanto questo social network mi sembra ben organizzato e pulito. Poche foto (un sacco di maglioncini da nerd per gli uomini e cerchietti per i capelli per le donne), gli eventi, un piccolo blog collettivo e soprattutto una miriade di piccole comunità, legate a chiesette reali, che vengono "attivate" solo quando un certo numero di partecipanti vi aderisce. Mi sento fuori posto. Mi spiace ragazzi, la mia parrocchia non prevede un social network (ma poi, qual'è la mia parrocchia?). Non sono particolarmente tifoso, non ho hobby ossessivi, non riesco a dedicarmi a nulla con bulimica attenzione, non sono un esperto di niente. Forse ho solo bisogno di tenermi in contatto. Un tocco e via.</p><p>Eccomi alle porte di <a href="http://www.plurk.com/">Plurk</a>, che si inserisce nel nuovo trend inaugurato da <a href="http://www.twitter.com/">Twitter</a>, ovvero il microblogging. Niente più lunghi post, giochi, test, ma una semplice frase per condividere con parenti e amici il proprio stato d'animo. Rispetto a Twitter l'utente Plurk inserisce i suoi commenti in una vera e propria timeline che segna i vari momenti della giornata. Insomma un microblogging per microblogger compulsivi che passano la giornata alla finestra (del browser) a commentare passo passo il tempo che passa. Ci provo, ma la mia timeline rimane desolata e vuota: non ho tempo, non mi ricordo di farlo, per cui a fine giornata si affollano i pochi post, per il resto vuoto.</p><p>Intanto ogni mattina la mia casella di posta elettronica si affolla di richieste di amicizia, di gruppi inutili, di commenti sulla mia faccia da Facebook. E così un po' alla volta mi convinco che Facebook sia il migliore dei mondi possibili, non perché la sua tecnica sia perfetta, non perché, da solo, risponda a necessità umane fondamentali, e nemmeno perché è di moda ma semplicemente perché lì ormai c'è la mia casa, a dispetto della poca cura che le dedico sta in piedi, spesso ci passano amici e conoscenti, lasciano tracce e messaggi e qualche volta appare qualcuno da un lontano passato per fare due chiacchiere.</p>]]></content:encoded>
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<title>Dal PageRank al "FaceRank"</title>
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<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 09:52:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Tommaso Sorchiotti)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Motori di ricerca</category>
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<category domain="http://www.apogeonline.com">Articoli</category>
<description>Un’intuizione di Engerstrom, il padre di Jaiku, indica nella condivisione il prossimo scalino nell’evoluzione della ricerca delle informazioni. E se in futuro fossero proprio i contatti che in questi giorni stanno invadendo Facebook a ridefinire la nostra dieta informativa?</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Da quando ha aperto <a href="www.facebook.com">Facebook</a> al mondo, l’ambizione del giovane Mark Zuckerberg non è mai stata nascosta: mappare, tracciare e ricreare online il grafo sociale globale, ossia la mappa delle relazioni tra gli abitanti del pianeta. In ogni grafo le persone sono rappresentate da un nodo, interconnesso ad altri nodi da legami di diverso tipo, secondo la relazione che condividono: da semplici amici o colleghi, fino a connessioni più strette di conviventi e coniugi. MySpace, Netlog, Badoo, Plaxo: sono centinaia i servizi nei quali gli utenti ricreano i loro legami. E frequentando differenti network le mappe sociali risultano frammentate su più siti. Ma la crescita smisurata del servizio di social network più famoso al mondo e il proposito del fondatore illustrano un futuro nel quale le tante piccole reti possono essere inglobate in un’unica rete globale.</p><p>Teoricamente, se Facebook mantenesse questo ritmo di crescita - i dati più recenti parlano di oltre 50 milioni di utenti e di una tendenza al raddoppio ogni 6 mesi - in meno di quattro anni Zuckerberg avrebbe a disposizione l’aggregato delle relazioni di tutte le persone del pianeta. Una gigantesca cartina in mano a un'azienda, all'interno della quale sarebbero rappresentati i legami di tutta o quasi la popolazione mondialee dai quali hanno origine milioni di conversazioni online. E la discutibile prospettiva di monetizzare il servizio sulla base delle connessioni sociali degli iscritti. Ma oltre agli evidenti rischi di un grafo sociale chiuso e alle opportunità di uno aperto, illustrate al meglio da <a href="http://bradfitz.com/social-graph-problem/">Brad Fitzpatrick</a> e discusse in italiano da <a href="http://massimorusso.blog.kataweb.it/cablogrammi/2007/09/24/il-grafo-sociale-aperto-la-next-big-thing-del-web/">Massimo Russo</a> e <a href="http://www.dagoneye.it/blog/2008/02/02/google-foaf-xfn-e-social-graph-api-wow/">Matteo Brunati</a>, esistono altre prospettive interessanti.</p><p>Il più chiaro esempio di come usare concretamente il grafo sociale è probabilmente il <em>news feed</em>. Si tratta di quella sezione, centrale nella riorganizzazione di Facebook avvenuta nello scorso mese di settembre, che pone al centro le attività dei contatti all’interno del network. Una sorta di flusso di tutto ciò che succede nella vita online di ciascun iscritto. Attraverso questa integrazione, mutuata per certi versi dal fenomeno del microblogging, gli utenti possono informarsi e rimanere aggiornati sulle novità dei propri contatti in maniera semplice e immediata. Estendendo a livello globale il grafo sociale, gli aggiornamenti sugli amici ed eventuali informazioni importanti potrebbero viaggiare attraverso il passaparola. E in tal modo sarebbe possibile restituire una selezione delle notizie attinenti alle esigenze personali. La reputazione e la conseguente capacità di influenzare la propria rete diventerebbero la chiave di una nuova economia. Già il talentuoso scrittore statunitense Scott Westerfeld, nel suo ultimo libro <a href="http://www.anobii.com/books/Extras/9781416951179/012307bbb65f3ae34d/">Extras</a>, ha provato a descrivere una società basata sull’economia della reputazione, nella quale le persone guadagnano crediti attraverso azioni positive.</p><p>Un elemento che potrebbe subire una profonda modifica in chiave social è la ricerca. Da principio la ricerca di Yahoo! si basava sulla navigazione: migliaia di risorse catalogate e organizzate in directory per poter essere sfogliate. Poi Google introdusse il <em>search</em> sulla base dei risultati ordinati per popolarità. Ora il web è invaso da servizi 2.0 nei quali le informazioni vengono condivise tra contatti, sulla base della <em>social proximity</em> e dei gusti in comune. I contenuti quindi, non solo su Facebook ma anche altrove, vengono proposti, <em>taggati</em>, organizzati e gestiti dagli stessi utenti. Non si tratta solo di un collegamento teso a valorizzare una fonte, ma di un impegno diffuso capace di decodificare un numero elevato di risorse e riproporle nella maniera che l’utente ritiene più utile alla propria rete. In particolare gli hub della rete sarebbero in grado di proporre e organizzare una nuova agenda e guidare le relative conversazioni. È un accesso alle informazioni comprensivo e allo stesso tempo personale. Gli amici e i contatti di Facebook valutano e commentano i video più interessanti o divertenti, le foto migliori e così via, fornendo una selezione soggettiva. Come sostiene l’analista <a href="http://www.gpf.it/ita_monica_fabris.htm">Monica Fabris</a>, quello che si crea è un nuovo spazio comunicativo semi-pubblico, nato dal bisogno di socializzazione e dalla vicinanza emotiva con persone affini. Per questo i social network hanno tutte le carte in regola per sostituirsi ai media tradizionali nel dettare l’agenda personale e collettiva.</p><p>Se questo fenomeno avviene in maniera evidente per i contenuti personali e intimi all’interno di Facebook, con la apertura ad applicazioni terze e l’importazione di feed esterni, capita spesso di scoprire notizie interessanti e sviluppare appassionanti discussioni all’interno del network. Inoltre col debutto di <a href="http://developers.facebook.com/news.php?blog=1&amp;story=108">Facebook Connect</a>, la risposta di Zuckerberg a OpenID, sarà possibile utilizzare le proprie credenziali e la propria rete di contatti su siti esterni. Le attività su questi siti, altamente selezionati, appariranno poi nella bacheca di Facebook. In questo modo altre risorse esterne, slegate all’attività di networking in senso stretto, confluirebbero all’interno della propria rete sociale.</p><p>Immaginiamo che i nostri contatti siano capaci di darci le risposta che cerchiamo sulla base dei nostri gusti e preferenze. Questo processo avviene già in misura maggiore in altri ambienti come Twitter o FriendFeed, per esempio quando qualcuno cerca <a href="http://friendfeed.com/e/5daf0c28-e4af-4a4f-a649-312c8b2195f1/un-consiglio-volante-per-una-fotocamera-compatta/">consigli per una fotocamera compatta</a>. In futuro possiamo immaginare di affiancare sempre più la ricerca delle informazioni con le raccomandazioni della nostra rete sociale, che è capace di portare alla nostra attenzione quanto di interessante succede attorno a noi. Di certo tutto ciò non rimpiazzerà la ricerca tradizionale, così come la ricerca non ha sostituito la navigazione, ma avremo un nuovo modo di gestire le informazioni.</p>]]></content:encoded>
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<title>Apogeonline Bit Comics # 27.1</title>
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<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 19:25:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Serena Romio)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Web e Internet</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Sicurezza delle Reti</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Diritto e tecnologie</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Culture digitali</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Computer formazione e lavoro</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com"></category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Bit Comics</category>
<description>La vignetta della settimana. Un autore al mese, quattro strip per raccontare la tecnologia. Il primo appuntamento con Serena Romio e Crazy Nena, la sua casalinga hi-tech</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Le strip di Abc: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Deco">Deco</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Cryx">Cryx</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Ciemmerre">Ciemmerre</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Roberto%20Gionta">Gionta</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Nadia%20Zorzin">Nadia Zorzin</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Cius">Cius</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Maurizio%20Boscarol">Maurizio Boscarol</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Lele%20Corvi">Lele Corvi</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Mauro%20Borgarello">Mauro Borgarello</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Makkox">Makkox</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Tostoini">Tostoini</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Tram">Tram</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Gab">Gabriele Montingelli</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Bruno%20Olivieri">Bruno Olivieri</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Emanuele%20Di%20Dio">Ed</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Milani%20e%20Pasini">Milani e Pasini</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Makmad">Makmad</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Benedetta%20Dossi">Benedetta Dossi</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Ilaria%20Grimaldi">Ilaria Grimaldi</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Giuseppe%20Peluso">Giuseppe Peluso</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Haku%20e%20Arioch">Haku &amp; Arioch</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Ugo%20Schiesaro">Ugo Schiesaro</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Camilla%20Pappini">Camilla Pappini</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Rossi%20e%20Trinchero">Rossi e Trinchero</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Giulia%20Sagramola">Giulia Sagramola</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/archivi/autore/Simone%20Terenziani">Simone Terenziani</a></p><p><a href="http://www.serenaromio.it">Serena Romio</a>  nasce il 2 febbraio 1978 a Torino, dove nel 2004 si specializza in Grafica Pubblicitaria e Web Design. Dopo alcune collaborazioni e pubblicazioni "minori", nel 2007 crea il personaggio di Crazy Nena, che vede la luce e i primi lettori sul <a href="http://serenaromio.blogspot.com/ ">blog</a> alle sue avventure dedicato. Crazy Nena è una casalinga non troppo disperata, e le sue avventure (di coppia, di casa – con Roger e Oscar, Wilma, la bilancia scortese e Crazy Oscar, lo scarafaggio gigante) in forma e stile di classica strip hanno un sapore insieme rassicurante e sorridente. In queste quattro tavole pensate per Abc, Crazy Nena si confronta con la tecnologia: «è una casalinga di nuova generazione, che affronta le proprie sfide quotidiane non più con mattarello e scopettone, ma lavatrici computerizzate, microonde avveniristici, robot da cucina. Non sempre finisce bene».</p>]]></content:encoded>
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<title>Quei messaggi a casaccio di Vodafone</title>
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<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 11:09:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Roberto Venturini)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">UMTS e 3G</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Telefonia e Wireless</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Apple</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com"></category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Articoli</category>
<description>Qualcosa non funziona al meglio nella comunicazione verso i propri clienti da parte dell'operatore di telefonia mobile italiano. A cominciare da quel messaggino sull'accesso alle mappe di Google, che non avrebbe dovuto riguardare i combattivi possessori di iPhone</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Un curioso messaggio Sms di Vodafone genera parecchie domande a un sacco di persone su cosa stia combinando l'operatore telefonico. In estrema sintesi, come mi segnala un cortese amico che ha qualche settimana fa acquistato un iPhone con contratto (aziendale, preesistente) Vodafone, il 28 Ottobre arriva un inaspettato Sms. Il testo non lascia adito a dubbi ( o si?): "42022 Vodafone: ti informiamo che a partire dal 07/11/2008 Google Maps sarà a pagamento. Per informazioni e costi vai su Vodafone live! e su vodafone.it". Una ricerca sul sito di Vodafone non getta alcun lume sull'annuncio a sorpresa, che coglie impreparato lo sventurato utente che pensava di aver acquistato un pack e si ritrova con la promessa di costi addizionali per un servizio che lui usa molto.</p><p>Digito anch'io "Google Maps" su 190.it, scoprendo che per Vodafone è un oggetto che non esiste. Curioso, vista la popolarità dell'applicazione. E non si trova traccia, o almeno io non ci riesco, di che diavolo voglia dire quel caricare nuovi costi. E se mi costi, poi, ma quanto mi costi? Un centesimo per mappa? Un euro per isolato? Si pagherà un tanto a percorso flat o adottando il modello dei taxi, con un mix di tempo e chilometri percorsi? Mio Dio, quanto mi costerà con Vodafone andare da Milano a Bologna? Quasi quasi, nel dubbio, vado a piedi e senza telefono.</p><p>Pur con l'attenuante che siamo tutti stressati in questa logorante vita moderna, inevitabile l'insorgere di quel friccichino emozionale che pompa adrenalina nel sangue e predispone l'animale preistorico dentro di noi al corpo a corpo. Non ci vuole un esperto di internet marketing per spiegare che qui ci irrita fortemente la mancanza di trasparenza, la sensazione di manipolazione, per la promessa non mantenuta di ulteriori informazioni. Conseguenza naturale dell'Sms galeotto che il mio amico, come tanti altri, si sia scatenato a chiamare il servizio clienti del telecom operator; al telefono, a quanto leggo (ad esempio <a href="http://www.spaziocellulare.com/ispazio/2008/10/29/vodafone-google-maps-a-pagamento-ma-non-per-liphone/">qui</a>), gli operatori avrebbero rassicurato gli iphonari: a quanto pare l'applicazione del balzello loro non riguarda se usano un pack.</p><p>Come dire, noi tutti adoriamo ricevere messaggi che non ci riguardano, specialmente se si tratta di soldi da pagare e specialmente se omettono di segnalarci il fatto che l'extra costo è per altri, ma che comunque nel dubbio l'avviso mandano a tutti. La strana comunicazione si inquadra in un periodo di azioni quantomeno curiose per Vodafone: in primis il blitz di <a href="http://www.consumatori.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=652&amp;Itemid=314">riallineamento</a> d'ufficio delle tariffe, che tante polemiche ha scatenato. E poi alcune altre cosette, piccole ma fastidiose, tipo il messaggio da me ricevuto oggi. Mi mandano per mail l'invito a partecipare a un concorso che mette in palio (siamo sempre lì) degli iPhone se ricarico il mio conto. Dato che si vince un 16 Giga e mi sono reso conto che il mio 8 Giga sta diventandomi dolorosamente stretto, partecipo volentieri, tanto dovevo ricaricare.</p><p>Caccio il grano, ricarico, conferma ricevuta.. ma secondo voi il promesso bottone da cliccare sulla ricevuta per partecipare alla promozione, compare? No. Non ho modo, pur avendo ricaricato, di partecipare alla promozione. Roba che, se non fossi in partenza, meriterebbe una denuncia per aver violato le regole di correttezza della comunicazione. Vabbè. E poi, in fondo, possiamo anche essere tolleranti. È un periodaccio per tutti, e questo iPhone sta scompaginando le carte più di quel che non si pensi: le informazioni che mi giungono dicono che ai vertici degli operatori telefonici italiani sia ormai stata raggiunta la consapevolezza di come l'iPhone stia inevitabilmente e inesorabilmente cambiando un bel po' di regole del mercato della telefonia mobile.</p><p>Siamo indulgenti, suvvia. E per me ora è particolarmente facile, avendo - dopo aver opposto una strenua resistenza all'acquisto del melafonino per <a href="http://robertoventurini.blogspot.com/2008/07/tariffe-iphone-questi-prezzi-non-credo.html">motivi economici</a> - io stesso messo sotto al mio iPhone una bella ed economica tariffa dati di Tre, più che soddisfacente dove bazzico io. Che poi anche per la voce quel piano di Tre è competitivo con il mio piano tariffario Vodafone: quasi quasi...</p>]]></content:encoded>
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<title>Banda larghissima in fibra, l’Italia si muove</title>
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<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 10:46:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Alessandro Longo)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Telefonia e Wireless</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Telecomunicazione</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Mondo e Tecnologia</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Diritto e tecnologie</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com"></category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Articoli</category>
<description>Il Garante delle comunicazioni fa pressione su Telecom Italia perché apra il suo Next Generation Network ai concorrenti, per lo meno dove l'ex monopolista è dominante nel mercato della fibra. Un dibattito da seguire con attenzione per capire il futuro delle telecomunicazioni nel nostro paese</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>In Italia procede il dibattito da cui dipende il futuro della banda larga, in fibra ottica: siamo al punto in cui l’Autorità garante delle comunicazioni <a href="http://notizie.alice.it/notizie/economia/2008/11_novembre/26/tlc_agcom_chiede_modifiche_a_telecom_su_riassetto_rete_-2-,17003910.html">ha appena chiesto</a> a Telecom Italia di modificare gli impegni e tra le altre cose di includervi anche l’Ngn (Next Generation Network). Quella rete in fibra ottica che, costruita da Telecom, porterà, nel 2009, banda larga fino a 100 Mbps nelle principali città italiane. In sostanza, per la prima volta Agcom chiede (impone) a Telecom di consentire ai concorrenti di accedere all’Ngn futura e a tariffe regolate dalla stessa Autorità. Telecom dovrà inoltre condividere con gli altri le proprie infrastrutture passive (cavi, cavidotti), dove può passare la fibra. Questi obblighi però varranno solo nelle zone dove Telecom è dominante nel mercato della fibra. È un dibattito da seguire con attenzione e non riguarda solo l’Italia, ma tutti i Paesi europei. Ne dipende il futuro delle telecomunicazioni in banda larga.</p><hl2>Due opposte fazioni</hl2><p>In sintesi, in Europa ora si scontrano due filosofie. La prima è quella che vorrebbe regole e norme, a tutela della concorrenza, anche sulla rete di nuova generazione. La seconda invece non vuole regole sull’Ngn e quindi nessun obbligo di apertura ai concorrenti. Se questi ultimi vogliono usare la nuova rete, devono farlo a prezzi di mercato, mettendosi d’accordo con l’operatore che la costruisce. Senza poter contare su Autorità come angeli custodi che vigilino su modalità, tempistica e tariffe di accesso.</p><p>In Italia ancora non è certo quale posizione prevarrà, ma l’ultima mossa di Agcom spiana la strada verso l’apertura dell’Ngn. Fa pendere un po’ più la bilancia a favore degli operatori alternativi, che battagliano da tempo per un accesso regolamentato all’Ngn, mentre Telecom lo vorrebbe negare. Gli operatori alternativi, italiani ed europei (nell’associazione <a href="http://www.ectaportal.com/">Ecta</a>), gridano infatti l’allarme: senza regole, l’Ngn farà tornare il monopolio nelle telecomunicazioni. Telecom Italia e altri operatori dominanti europei (non tutti) invece sostengono che l’Ngn richiede forti investimenti (almeno 10 miliardi di euro). Perché siano sostenibili e portino quindi a profitti, l’operatore che fa la rete deve essere esonerato dalle regole e trattare con i concorrenti a prezzi di mercato.</p><hl2>Il quadro in Europa</hl2><p>Per ora la Commissione Europea non è riuscita a imporre una linea comune, ai vari Paesi, per l’approccio all’Ngn. Ci sono varie vie nazionali, quindi. Quella open si sta affermando in Olanda e nel Regno Unito (sebbene anche qui manchi una posizione definitiva, l’orientamento è favorevole all’apertura dell’Ngn alle regole e ai concorrenti). La via pro-chiusura sembra invece imporsi in Spagna e Germania, dove gli ex monopolisti (Telefonica e Deutsche Telekom) sono riusciti a convincere governo e regolatori ad avere norme a loro favorevoli. La Commissione Europea si è schierata contro questa posizione presa in Germania e, pochi giorni fa, in Spagna. Per ora però questi due Paesi vanno avanti sulla propria strada, che obbliga i concorrenti a chiedere di volta in volta all’ex monopolista il permesso di accedere alla rete Ngn, quando la vogliono usare per offrire servizi agli utenti finali. La Commissione si è opposta a queste posizioni spagnole e tedesche, ma finora senza effetto pratico.</p><p>La Francia è una via di mezzo, anche perché è una situazione eccezionale: l’Ngn è già disponibile, è fatta di tante reti e soprattutto di operatori alternativi. France Telecom si è mossa in un secondo momento. Una legge di agosto, in Francia, impone a tutti gli operatori di dare un punto di accesso ai concorrenti, ogni volta che portano la fibra a un palazzo. L’idea è che è poco praticabile e sicuramente troppo dispendioso mettere due fibre in uno stesso palazzo, quindi chi arriva per primo faccia spazio agli altri.</p><hl2>Duplicare o no l’investimento Ngn?</hl2><p>Dal punto di vista tecnico, è certo impensabile moltiplicare l’ultimo miglio in fibra, quello interno al palazzo. È però possibile, in teoria, che alcuni operatori (due o più), ciascuno con la propria rete Ngn, arrivino vicino al palazzo fino a un punto di interconnessione (l’armadio in strada, per esempio). Da lì, fino all’utente, utilizzano invece la stessa rete. Da più parti però si sta facendo strada l’idea che non abbia senso avere molteplici Ngn, se non in rare zone metropolitane di altissimo interesse. Il problema è remunerare gli investimenti. Il Giappone fa scuola: lì, nonostante la nuova sia stata fatta anche con i soldi dello Stato, non c’è stata grande abbondanza di Ngn multiple e parallele. Solo nel centro di Tokio ce ne sono tre. Altrove invece ce n’è una. Negli ultimi mesi sono stati pubblicati numerosi studi a conforto di questa tesi. Da parte di Analysys (studi per i regolatori olandese, francese e belga), Wik (per Ecta), AT Kearney (per il governo greco), JP Morgan, Oecd (studi per il governo olandese e report istituzionali). Un buon punto di riferimento per seguire gli sviluppi della discussione è il blog di <a href="http://quinta.typepad.com/">Stefano Quintarelli</a>, che sta facendo una campagna a favore di una rete unica e condivisa.</p><p>Agcom, con l’ultima decisione, si è avvicinata appunto a questa tesi, che del resto è anche quella appoggiata anche dalla Commissione Europea. Agcom ha bocciato di fatto la tesi di Telecom secondo cui l’Ngn è un nuovo mercato, che non richieda quindi regole a tutela della concorrenza. In realtà non è un mercato del tutto nuovo, ma è la prosecuzione di quello dell’Adsl. Gli utenti cioè saranno portati a passare dall’Adsl alla fibra, come naturale evoluzione tecnologica, come quando hanno abbandonato il dial-up. E se la rete di nuova generazione nazionale sarà di fatto una, solo l’ex monopolista è in condizione di farla. A differenza degli altri operatori, può ottenere sinergie ed efficienze dalle infrastrutture che già ha sul territorio, in fibra e non. Caso emblematico è quello olandese, dove Kpn ha fatto l’Ngn con i soldi ottenuti dalla vendita elle centrali, utilizzate solo sulla vecchia rete. Ha inoltre una quota di mercato elevata sul mercato banda larga (in media 70%, mai sotto il 40% in nessuna città), il che dà economie di scala per il passaggio alla nuova banda larga.</p><hl2>Il ruolo dello Stato?</hl2><p>L’ultimo tassello politico è il ruolo dello Stato in tutta questa vicenda. Tutti gli operatori chiedono l’intervento del settore pubblico, per l’Ngn. Avverrebbe in due modi: da un lato fondi pubblici per le zone dove il mercato non ha le forze da solo di portare la banda larghissima (ora c’è in ballo un miliardo di euro, che potranno servire anche per le aree dove non c’è affatto fibra e quindi nemmeno i 20 Mbps); dall’altro il coordinamento istituzionale di diversi soggetti, che potranno collaborare per costruire insieme la nuova rete, come <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/10/27/01/200810270101">già analizzato</a> in un precedente articolo.</p>]]></content:encoded>
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<title>I giovani e i media digitali, uno studio etnografico</title>
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<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 10:00:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Bernardo Parrella)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Scienze Umane e Sociali</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Mondo e Tecnologia</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">E-mail Instant Messenger e Chat</category>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Culture digitali</category>
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<category domain="http://www.apogeonline.com">Idee e opinioni</category>
<description>Negli Stati Uniti il Digital Youth Project mette a fuoco le potenzialità sociali, umane e didattiche del rapporto tra media digitali e giovani. Analizziamo i risultati con Matteo Bittanti, esperto di culture videoludiche e collaboratore del progetto</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Che cosa fanno davvero gli adolescenti online? È tutta una perdita di tempo, o peggio, qualcosa di pericoloso? Oppure i new media servono a estendere amicizie, approfondire relazioni, espandere interessi? Queste alcune delle questioni affrontate in una ricerca appena pubblicata, <a href="http://digitalyouth.ischool.berkeley.edu/report">Living and Learning with New Media</a>, lo studio etnografico finora più ampio e articolato riguardo l'uso dei media digitali da parte dei giovani statunitensi: 800 giovani e giovani adulti intervistati, un totale di oltre 5.000 ore di osservazione online, un <a href="http://digitalyouth.ischool.berkeley.edu/people">team</a> di 28 ricercatori in sparsi nel Paese, coordinati dalla University of Southern California a Irvine e dalla University of California a Berkeley. Sponsorizzata dalla <a href="http://www.macfound.org/site/c.lkLXJ8MQKrH/b.3599935/">MacArthur Foundation</a> nell’ambito del programma <a href="http://digitallearning.macfound.org/">Digital Media and Learning</a>, l'indagine ha diffuso pochi giorni fa i risultati online sotto Creative Commons, inclusa l'ampia bozza di quello che sarà il volume cartaceo previsto l'anno prossimo presso MIT Press. Risultati che, va chiarito, riguardano strettamente i giovani statunitensi e rifuggono facili generalizzazioni. È solo l’inizio di un più ampio lavoro in corso, denominato appunto <a href="http://digitalyouth.ischool.berkeley.edu/">Digital Youth Project</a>: in primavera 2009 partirà la seconda fase, con un terzo dei collaboratori che hanno partecipato finora, sempre coordinati da Mizuko (Mimi) Ito, maggiormente mirata sugli aspetti critici, oltre che inclusiva di giovani utenti in vari Paesi dell’America Latina.</p><p>Il progetto appare dunque complementare e parallelo alle indagini curate, sulla costa opposta, dal Berkman Center for Internet &amp; Society (Harvard University), che per ora hanno trovato sintesi nel volume <a href="http://www.digitalnative.org/">Born Digital</a> e annesse appendici online, di cui abbiamo <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/11/12/01/200811120101">scritto recentemente</a> su Apogeonline. Nell’un caso e nell’altro trattasi di dare voce direttamente ai giovani, con percorsi dal basso e trasversali, e offrire interpretazioni contestualizzate per porre nella giusta prospettiva elementi positivi e negativi del quadro generale. Soprattutto, si tratta di spazzar via quei miti urbani duri a morire, che, complici parecchi media tradizionali, alimentano ancora l’idea di un “lato oscuro della Rete”.</p><p>In tal senso, l'indagine californiana rivela come gli adolescenti vadano sviluppando online importanti competenze sociali e tecniche - spesso in modi che gli adulti non capiscono o non valorizzano sufficientemente. Ciò grazie a un uso della Rete spesso finalizzato a intensificare rapporti quotidiani con persone che già conoscono. Cellulari, messaggistica istantanea e siti di social network contribuiscono ad approfondire le relazioni con amici e compagni di scuola, aprendosi al contempo in un inedito ma stimolante "spazio pubblico di rete". Al contempo, una fetta più ridotta ricorre ai new media per creare e gestire nuove relazioni in ambiti verso cui nutrono interessi particolari. In entrambi i casi l'approccio all'apprendimento è autonomo e destrutturato, basato su prove ed errori, in ambienti orizzontali e arricchiti dal costante feedback altrui. Ciò consente agli adolescenti americani - conclude lo studio - di imparare a relazionarsi con gli altri e a gestire la propria identità pubblica, oltre che ad essere più motivati verso l'apprendimento in generale poichè questo arriva dai coetanei e non dagli adulti.</p><p>Di questo abbiamo parlato con <a href="http://www.mattscape.com/">Matteo Bittanti</a>, ricercatore italiano che dal 2005 si occupa di New Media alla Stanford University e insegna Game Studies e Advanced Visual Culture presso il California College of the Arts nella Bay Area. Bittanti ha preso parte direttamente alla ricerca <em>Digital Youth Project</em>.</p><hl2>Quali sono il punto di partenza e la metodologia seguita in questo studio? Di cosa ti sei occupato in particolare?</hl2><p>Lo studio nasce dalla volontà di investigare un fenomeno incredibilmente complesso in modo equilibrato e ragionato, pur con la consapevolezza che ogni ricerca ha un determinato orientamento e prospettiva. In nostro approccio è etnografico e qualitativo: interviste, osservazioni prolungate, questionari, focus group eccetera. Siamo partiti dal fatto, cruciale per quanto apparentemente ovvio, che le nuove generazioni, nate nell'era digitale, danno per scontati alcuni fenomeni e comportamenti (il collegamento persistente alla rete, l'informazione just-in-time, l'idea che i contenuti digitali siano generalmente gratuiti) che per le precedenti generazioni non erano necessariamente essenziali o validi. Anche se è presto per stabilire gli effetti a lungo termine delle nuove tecnologie della comunicazione (per esempio, sulla psiche), come pure è impossibile formulare giudizi categorici: il fenomeno è troppo recente e i tempi/modi della ricerca hanno altri ritmi. Il mio ruolo era quello di studiare le comunità di videogiocatori disseminate in Rete per comprendere le strutture sociali che si formano attorno ai videogame.</p><hl2>Proprio riguardo i videogame, sono questi che spesso vengono accusati di incitare alla violenza, essere diseducativi, far perdere tempo ai ragazzi. Come rispondi a queste posizioni?</hl2><p>In realtà oggi le <a href="http://www.videoludica.com/">pratiche videoludiche</a> travalicano simili luoghi comuni e prevedono un’interazione sempre più stretta tra settori apparentemente differenti sia a livello tecnico (videogame, cinema, televisione, animazione) che sociale (educazione, intrattenimento e divulgazione pubblica, tipo musei e parchi a tema) e imprenditoriale (editoria tradizionale, piattaforme online, strumenti digitali eccetera). Analogamente, i videogame sono (e saranno) sempre più lontani dai primitivi esempi di battaglie e uccisioni epiche, per diventare invece situazioni complesse che richiedono un network collaborativo e la creazione di comunità aperte e globali, integrando così l’aspetto “always on” del web sociale e strumenti mobili con le interazioni “reali” di tipo peer-to-peer.</p><p>Muoversi in ambienti come i <em>Sims</em> o <em>World of Warcraft</em>, ad esempio, è un’attività che non di rado coinvolge l’intera famiglia, almeno negli Stati Uniti, e va sostituendo tranquillamente la dama o altri giochi familiari, sociali. Per non parlare delle diffuse sub-culture dei fan, dalla creazione di mailing list, pubblicazioni, all’interazione ludica collettiva, di natura essenzialmente asincrona, che integra il fisico con il digitale, sfruttando gli spazi quotidiani come scenari possibili per performance ludiche. Insomma, è finita l’epoca del ragazzino che passa ore in garage o chiuso in camera tutto preso da videogame con sangue e violenza. Immagine poco veritiera anche anni fa a dire il vero, ma ancora troppo spesso usata come stereotipo.</p><hl2>Quali sono le possibili implicazioni a lunga scadenza soprattutto per educatori, mass-media e policy-maker?</hl2><p>Credo sia fondamentale sviluppare un occhio critico sui new media: questo richiede un loro uso accorto all'interno degli istituti formativi. Quindi le scuole devono aggiornarsi e usare le risorse esistenti in modo oculato, i docenti non possono fare a meno di aggiornarsi e di comprendere usi e abusi delle nuove tecnologie da parte dei loro studenti. A livello mediatico, le demonizzazioni a priori – da un certo "fenomeno bullismo" su YouTube ai reiterati attacchi contro i videogame - non servono a niente e a nessuno. I mass-media appaiono tuttora molto impreparati: la superficialità con la quale trattano argomenti inerenti ai new media, dai siti di social networking ai videogame, è imbarazzante. Mi riferisco in particolare alla situazione italiana: il gap tra i quotidiani italiani di maggiore tiratura e il New York Times, per fare un esempio, rimane abissale. Non parliamo poi delle televisioni (pubblica e commerciale) per ovvi motivi.</p><hl2>Le tecnologie digitali possono davvero avvicinare genitori e figli? E come possono i primi adeguarsi rapidamente al cambio di ruolo e responsabilità in atto?</hl2><p>Assolutamente sì. Per fortuna, i trentenni di oggi sono nati e cresciuti con la tecnologia quindi c'è meno preclusione. Oggi i videogame avvicinano le famiglie, anziché dividerle: dopo tutto siamo animali sociali, e la tecnologia va intesa come un mezzo, non un fine. Le giovani generazioni fanno spesso da mediatori tra gli adulti e il mondo della tecnologia. Sarebbe bello se tutti gli adulti fossero come il pensionato del romanzo <a href="http://www.amazon.com/Microserfs-Douglas-Coupland/dp/0007179812/ref=sr_1_4?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1227569967&amp;sr=8-4">Microservi</a> di Douglas Coupland, che impara con umiltà e pazienza a usare il computer e a comunicare in maniera concreta ed efficace con il figlio <em>geek</em>.</p><hl2>La ricerca non sembra suggerire riflessioni critiche (o negative) sull'uso dei media digitali tra i giovani, rispetto ad esempio a mancanza di privacy, relazioni superficiali o commercializzazione dell'user generated content.</hl2><p>Mi trovi d'accordo: tieni conto, comunque che il mandato era <em>descrivere</em> quello che i giovani fanno in Rete e con i media digitali. Riteniamo che alcuni aspetti negativi - dall'omofobia su Xbox Live ai "predatori sessuali" su MySpace siano stati largamente amplificati e sopravvalutati dai mass media, per fini puramente sensazionalistici. Detto altrimenti: da quanto abbiamo potuto osservare, i vantaggi derivanti da un uso intelligente delle nuove tecnologie da parte delle nuove generazioni superano largamente quelli negativi. Ideologicamente parlando, questo studio è molto più vicino a Yokai Benkler che ad Andrew Keen, a Clay Shirky che a Clifford Stoll, a Chris Anderson che a Theodor Adorno. E comunque degli aspetti più critici si occuperà la seconda fase dell’indagine.</p>]]></content:encoded>
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<title>Broadcasting Her Majesty</title>
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<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 11:20:00 GMT</pubDate>
<author>apogeonline@apogeonline.com (Livio Milanesio)</author>
<category domain="http://www.apogeonline.com">Video digitale</category>
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<description>Le Regine sbarcano sulla rete e lo fanno usando YouTube. Un po' rigide, forse un po' impacciate, ma sicure che oltre allo scettro anche la videocamera possa essere un simbolo di potere. Gli esempi di Elisabetta di Inghilterra e Rania di Giordania</description>
<content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Si racconta che alla vigilia della Rivoluzione Francese la regina di Francia, Maria Antonietta, informata del fatto che i suoi concittadini fossero senza pane, suggerisse loro di nutrirsi di brioches. Un atto di scarsa sensibilità verso le necessità dei propri sudditi che la sovrana avrebbe di lì a poco pagato con il patibolo. Un atteggiamento ben diverso da quello assunto da una delle più longeve monarchie britanniche, quella di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Elizabeth_II_of_England">Elisabetta II Windsor</a>, sempre molto attenta all'opinione dei sudditi nei confronti della dinastia regnante. Visite, incontri e onorificenze per il popolo, rimbrotti e ramanzine per i propri esuberanti parenti. Un sensibilità che ha portato la Regina a inseguire i sudditi in luoghi inaspettati per una monarca: la Rete.</p><p>E così dopo cinquant'anni esatti da quando il Christmas Message di sua Maestà aveva <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QWHGDP3EPDw">debuttato in televisione</a> e settantacinque anni dopo che il nonno Giorgio V aveva usato la radio per diffondere gli auguri natalizi, ecco che, preceduto dalle storiche immagini televisive, il messaggio video <a href="http://www.youtube.com/watch?v=-IelUFNw1TI">sbarca su YouTube</a>. Il Christmas Message è solo uno dei video presenti nel canale YouTube voce della monarchia inglese, <em>The Royal Channel</em>, varato il 23 dicembre 2007. The Royal Channel contiene tutto ciò che un suddito vorrebbe conoscere della propria famiglia regnante, dal discorso d'apertura del parlamento all'andamento della raccolta delle mele nella tenuta di Sandringham House.</p><p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Queen_Rania_of_Jordan">Rania Al Yassin</a>, nata in Kuwait da una famiglia palestinese, è stata proclamata regina di Giordania a un mese dall'ascesa al trono del marito Abudullah II nel 1999. Una regina dei nostri tempi. Araba e musulmana, si è laureata all'Università del Cairo e ha lavorato per Citibank e Apple Computer. Sovrana di uno stato in equilibrio in uno dei luoghi più caldi della Storia, che condivide alcuni dei suoi confini con Arabia Saudita, la Siria, Israele, Rania è una protagonista della scena internazionale sia per la sua avvenenza, sia per il suo impegno politico e sociale, in primo luogo per promuovere il dialogo tra l'occidente e il mondo arabo musulmano. È in questo ambito che la regina di Giordania approda su YouTube, il 30 marzo del 2008, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TFf897bUW2Y&amp;feature=channel">invitando i navigatori</a> a inviarle tutti i propri stereotipi sul mondo arabo affinché possa dimostrarne, uno ad uno, l'inconsistenza. Anche in questo caso il messaggio non è estemporaneo, ma inserito in una strategia più ampia di comunicazione, sempre su YouTube, con un canale intitolato alla stessa sovrana: <a href="http://www.youtube.com/user/QueenRania">Queen Rania on Youtube</a>. Il canale contiene una nutrita collezione di "cose che fanno gli arabi", dal ruolo delle donne, alla rivendicazione dell'invenzione del caffè, e alcune testimonianze di viaggiatori occidentali.</p><p>Tuttavia ciò che contraddistingue i due canali è che certamente poco aderiscono al motto "broadcast yourself" che si trova nel logo di YouTube. C'è poco di personale e molto di istituzionale nei video prodotti e selezionati per i canali. Di buona fattura, ben recitati, ben ripresi, diligentemente proiettati verso la divulgazione di una idea di monarchia saggia e ben temperata. La Rete è il luogo del dialogo, ma quale dialogo ci si può aspettare da così alti rappresentanti del potere, le cui parole sono soppesate con fin troppa diplomazia? Il dialogo è anche fatto di contrasti, errori, ritrattazioni e non solo di spot patinati e inappuntabili.</p><p>La monarchia, come istituzione, ha la necessità, più di altre forme di governo, di dimostrare continuamente di non essere solo un pittoresco retaggio di un passato medievale buono solo per i turisti. Così come ebbe a sottolineare la giovane Regina Elisabetta nel primo messaggio di Natale televisivo del 1957, nel quale affermava che comprendendo la difficoltà con la quale alcuni sudditi stessero vivendo un'epoca di continui e repentini cambiamenti ebbe a precisare: «Ma non sono le invenzioni in sé il problema. Le difficoltà sono provocate da quelle persone incuranti che buttano idee senza tempo come fossero un macchinario vecchio e sorpassato». È chiaro che all'alba della televisione la Regina stava parlando del suo ruolo. Entrando negli studi televisivi non faceva altro che riaffermare il ruolo di protagonista agente delle scelte di un popolo. E così cinquant'anni dopo si ritrova a riaffermare la propria legittimazione occupando il suo spazio su YouTube come uno qualsiasi dei suoi sudditi dotato di videocamera. È il destino di tutti i mezzi di comunicazione, essendo essi intrinsecamente mezzi di potere, che possano essere usati per riconsolidare, con il solo uso, i ruoli istituzionali. Così come per il solo fatto di "metterci la faccia" la regina Rania riafferma, al di là della qualità dei messaggi contenuti nel suo canale il diritto di considerarsi portavoce di una certa visione del mondo rabo.</p><p>Certo non si poteva chiedere di più a delle regine. E certo non sarà permesso loro di prendere in mano la telecamera e a mettersi, magari senza make-up, a far due chiacchiere sulla pioggia del pomeriggio o di quanto siano simpatiche le nuore. Va riconosciuto comunque che, oltre alla necessità di riaffermare la propria presenza nella contemporaneità, le due regine hanno fatto un passo verso la ricerca di un dialogo con noi, che, né per nascita né per matrimonio, ci sono stati regalati un trono o le brioches.</p>]]></content:encoded>
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