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Dal modello industriale all'economia di rete
L’Internet Economy
John Chambers, Ceo di Cisco Systems, principale fornitore
mondiale della tecnologia dei routers, che costituiscono i nodi della grande
rete, in una conferenza a Cannes nel novembre ’98 aveva avvertito: «L’Internet
Economy rappresenta una svolta economica mondiale che avrà un impatto sulle
nostre vite ancor più profondo di quello della Rivoluzione Industriale. Ciò che
molti definiscono la Nuova Economia può essere meglio rappresentata con il
termine Internet Economy. Alla base di questo fenomeno globale vi sono
due forze confluenti: la globalizzazione del business e la centralità delle
reti nell’information technology».
Secondo Kevin Kelly, uno
dei fondatori della rivista Wired, profeta della cybercultura, c’è un
altro elemento basilare che crea l’alchimia di un nuovo sviluppo. «Quello che
un tipo di tecnologia molto decentralizzata e, in un -certo senso, molto
organica. Molte persone hanno notato questo: che non c’è un centro in Internet,
non c’è centro di controllo, non c’è un punto di partenza, non c’è modo che un
singolo ente lo progetti e lo sviluppi. In molti modi Internet è simile a un
ecosistema.»
Le cifre della crescita esplosiva della Rete sono sotto gli
occhi di tutti. Al 1° marzo 1999 gli utenti della rete nel mondo risultano
essere 147 milioni. Negli ultimi due anni l’uso di Internet ha registrato una
progressione straordinaria: più 240% (i dati sono del Computer Industry
Almanac).
È vero, però, che il 92%
degli utilizzatori della rete è ancora concentrato in 15 paesi. Con un
fortissimo squilibrio a favore degli Stati Uniti, che contano da soli 76
milioni di utenti. Al secondo posto viene il Giappone, con 9,75 milioni di
utenti e al terzo la Gran Bretagna, con 8,1 milioni. L’Italia è un fanalino di
coda in Europa: conta meno di 2 milioni di utilizzatori abituali della rete,
anche se intorno a queste cifre continua a regnare una certa indeterminatezza.
La condizione di base per lo sviluppo di una nuova economia e per la diffusione
del commercio elettronico non sembra ancora realizzata. Sarà questione di
tempo.
Vecchi e nuovi miti
L’avvento di Internet ha alimentato un mito, vecchio di un
secolo, che immancabilmente si affaccia sulla scena mondiale quando un nuovo
mezzo di comunicazione fa la sua comparsa: il mito della comunicazione come
agente di civiltà e di fratellanza; al quale si affianca quello della
comunicazione come agente di democrazia.
Nonostante ciò la nostra
società non sembra essere migliorata in questo ultimo secolo, così come il mito
aveva lasciato sperare. In effetti, oggi, molti tendono a dimenticare la storia
e basano le loro analisi su concetti effimeri. Gli stessi che verso la fine del
1860 portarono a consacrare la comunicazione come agente di civilizzazione.
A partire dalle reti
ferroviarie, dal telegrafo e dai cavi sottomarini - ma anche dalla via
interoceanica di Suez e dalla navigazione a vapore - cominciava a prendere
corpo in quegli anni una visione che tendeva a rappresentare il mondo come un vasto
organismo nel quale tutte le parti erano solidali tra loro. Una visione
alla base della quale c’era l’ideologia espansiva dell’impero Vittoriano.
Le reti, che in quel
momento iniziavano a coprire il pianeta, diventavano il simbolo di un mondo
interdipendente dove le economie nazionali cedevano il posto a una nuova
organizzazione internazionale del lavoro. Poste e telegrafi diventano supporti
importanti nei discorsi utopici sulle presunte virtù universalizzanti e
pacifiche delle tecniche di comunicazione. Lo stesso ruolo lo avevano
svolto le reti ferroviarie pochi decenni prima.
Tutti gli uomini
diventano fratelli, proclamavano le
grandi esposizioni universali che succedettero a quella di Londra del 1851.
Durante mezzo secolo e fino all’Esposizione universale di Parigi del 1900,
verrà portata avanti la medesima utopia, continuamente smentita dai rumori
della guerra e delle conquiste coloniali. E il Novecento è stato lo scenario
dei due conflitti più devastanti della storia dell’umanità.
Oggi che una nuova forma di
comunicazione fa la sua comparsa e vecchi miti vengono evocati, è lecito
chiedersi: qual è il reale impatto delle reti di comunicazione
nell’emancipazione dei popoli? Stiamo andando verso una nuova maturità o
semplicemente verso la soppressione delle culture locali?
Alle soglie del ventunesimo
secolo la comunicazione resta uno degli aspetti centrali, strategici
nell’evoluzione sociale ed economica del nostro sistema. E come nel secolo
scorso il suo ruolo rischia di essere frainteso, rimanendo sospeso tra mito e
realtà.
Verso una comunicazione orizzontale?
Le trasformazioni in atto sono molto più profonde, e
investiranno sul lungo periodo le strutture mentali della società stessa, i
fondamenti della sua organizzazione e delle sue dinamiche.
Quale impatto avrà sulla
società l’esplosivo sviluppo delle tecnologie interattive? L’opinione di Joel
De Rosnay, direttore delle strategie a La Cité des Sciences et de l’Industrie
de La Villette, a Parigi, e autore di libri di grande successo sul tema dei
complessi rapporti umani nel mondo digitale e nell’universo delle reti (da L’homme
symbiotique a Regard sur le troisième millenaire), è che «Internet è
il segno più evidente di una trasformazione: stiamo passando da una società
verticale, da un mondo a piramide, a una società orizzontale, anzi direi
trasversale. Questa transizione è molto difficile da compiere, perché la parola
che si evita di pronunciare è: il potere. In una società piramidale si sa bene
chi esercita il potere e su chi. Coloro che lo detengono non vogliono perderlo.
Ma in una società in rete, il potere viene ripartito. Allora, per passare da
una società piramidale a una società in rete, bisogna passare dall’esercizio
solitario dell’intelligenza elettiva, alla pratica solidale dell’intelligenza
collettiva. Questa è la grande posta in gioco per il futuro».
Secondo De Rosnay «in molti
paesi europei c’è ancora una debole comprensione della nuova economia in rete.
Gli errori più ricorrenti? Le gerarchie verticali, la presenza su Internet
vissuta in modo conflittuale o percepita come “alternativa” al business
quotidiano e reale, e l’attesa di vedere cosa succederà. Chi attende commette
il peggiore degli errori, si candida ad essere perdente. Nell’economia
dell’immateriale, l’impresa stessa ha bisogno di diventare virtuale. Occorre un
approccio modulare e un’organizzazione diffusa, come in un sistema nervoso. Per
far fronte alla complessità, anziché pilotare, bisogna saper attrarre, catalizzare».
L’enigma dell’economia americana
Molti economisti si interrogano su quello che per loro è una
sorta di enigma. Come possono, infatti coesistere per così lungo tempo alta
crescita economica e bassa inflazione? La risposta che alcuni danno, e tra
questi Alan Greenspan, è che gli Stati Uniti stanno entrando in una nuova era.
Una nuova era contraddistinta non solo dalla globalizzazione dei mercati
conseguente alla caduta del blocco co-munista, ma anche dal ruolo assunto
dalla Information and Communi-cation Technology, un settore nel quale gli Stati
Uniti sono leader incontrastati. La risposta non sta solo nei fatturati di
aziende come Microsoft e IBM, ma nella diffusione di massa della ITC nel Paese,
che sta cambiando in modo profondo i comportamenti, creando una società più leggera, più rapida ed
efficiente. Sparisce l’inerzia dell’intermediazione, i rapporti
diventano più diretti. Già molti produttori di computer vendono i loro prodotti
direttamente via Internet. La stessa cosa potrebbero fare fra poco gli editori.
E in parte questo già succede.
L’economia va verso un
nuovo ordine mondiale nel quale gli Usa potrebbero avere un ruolo di leader
addirittura maggiore rispetto a quello esercitato fino ad oggi. Gli
investimenti stranieri in ricerca e sviluppo di aziende europee e giapponesi
sul territorio statunitense sono saliti in otto anni da 700 milioni di dollari
a 17 miliardi di dollari. In pratica il 15% della ricerca americana viene
finanziata da paesi stranieri, dando lavoro a 100.000 persone.
Tutto ciò sta succedendo perché, grazie alla diffusione della Information and
Communication Technology (e Internet in tutto ciò ha giocato un ruolo centrale), la società americana è diventata
più competitiva, mentre la vecchia Europa continua a poggiarsi su strutture
sociali, tradizioni e sistemi educativi che le impediscono di tenere il passo.
Il nuovo medium, se di
medium si tratta, ha quindi implicazioni e conseguenze economiche e sociali di
gran lunga più ampie di quelle dei suoi predecessori.
Il Cyberspazio cambia le regole
È molto difficile che i media possano sottrarsi alle nuove
regole del gioco. Eppure, al loro interno, il dibattito non sembra ancora
abbastanza vivace. Gli atteggiamenti oscillano tra posizioni di difesa, in
trincea, e assalti avanguardisti alla rete, vista come un terreno di conquista.
La girandola di investimenti si indirizza verso pesanti campagne acquisti per
accaparrare i magazzini dei contents, i contenuti sotto forma di
audio-video da rielaborare nei prodotti multimediali, o verso continui incroci
di alleanze, per formare gruppi trans-nazionali sempre più massicci e
finanziariamente potenti.
«L’alta definizione, le
autostrade dell’informazione, l’interattività - ha sentenziato causticamente
George Gilder, futurologo americano, nelle prime pagine del suo celebre libro Vita
dopo la televisione - non serviranno che al maquillage dei cadaveri delle
industrie giganti arrivate al loro capolinea. Andare alla conquista di
Hollywood per controllare il contenuto non è che una digressione futile e
costosa, al solo scopo di evitare di affrontare il cambiamento [...] Nel nuovo
modello, quello della comunicazione da persona a persona, le relazioni creano
di fatto una nuova logica. Le reti informatiche rispondono a tutte le
caratteristiche umane che sfidano la televisione. Favoriscono lo scambio tra
individui, piuttosto che la comunicazione venuta dall’alto».
L’avvento delle reti,
secondo Gilder, ha ridato l’iniziativa ad ogni singolo individuo, che non deve
più accontentarsi passivamente di «ciò che passa la TV». Secondo de Kerckhove,
la stessa interattività, se trasferita a un medium tradizionale, come la
televisione, può minarne l’essenza stessa: «Una volta che l’interattività si
introduce nella televisione, il potere passa nelle mani del consumatore,
significa che il consumatore diventa produttore. La televisione interattiva è
un prodotto per produttori, è un prodotto che trasforma il consumatore in
produttore».
Nei piani alti dei grattacieli che ospitano i grandi manager
del Quarto e del Quinto Potere, si dimentica troppo spesso che il Cyberspazio
non è un semplice specchio, magari un po’ deformante, della realtà fisica e
ordinaria. È un altro mondo, che vive di altre dinamiche. Un mondo in cui
stanno nascendo tanti Davide pronti a sfidare i giganti. E hanno già
dimostrato di riuscirci.
Il trentatreenne Linus
Torvalds, che ha ideato il sistema operativo Linux e l’ha messo gratuitamente a
disposizione sulla rete, ha già dato scacco al supermiliardario Bill Gates.
Linux oggi è più diffuso, e più apprezzato, del sistema operativo NT di
Microsoft nei server di rete e la sua diffusione continua ora anche verso il
mondo consumer.
Sbaglia chi vuole attribuire ai nuovi media elettronici, che
stanno sorgendo in questi anni di tumultuoso e disordinato sviluppo, un ruolo
da Sesto Potere. Perché l’universo di Internet va ben al di là delle
capacità di un solo medium di influenzare l’opinione pubblica. E sovverte, o in
parte ingloba in sé, la forma stessa assunta fino ad oggi dai mezzi di
comunicazione. D’altronde ci aveva già avvertito, da oltre un decennio, il
profeta dell’Essere digitali, Nicholas Negroponte, fondatore del Media Lab
al MIT di Boston, che aveva previsto il progressivo ridursi delle differenze
tra newspaper, magazine o broadcasting, dato che tutta l’informazione diventa
«un unico flusso di bits».
Al Comdex del ’96,
appuntamento immancabile negli Usa per le firme dell’elettronica e
dell’informatica, Andrew Grove, allora Ceo e oggi Chairman di Intel
Corporation, notò:
«Qualcosa di fondamentale è
cambiato nel mondo dei media: è la differenza tra i media di trasmissione
televisiva e Internet. È molto facile vederne la diversità, anche guardando le
relazioni, e le differenze, tra ricevitore e trasmettitore nella
diffusione televisiva, e tra ricevitore e trasmettitore nei nuovi
media basati su Internet. Nel mondo dei computer connessi, ricevitore e
trasmettitore sono la stessa cosa: il computer stesso. È sempre il PC collegato
quello in cui si crea l’informazione, la si trasmette, inviandola attraverso la
rete, o la si riceve, di ritorno. Di conseguenza Internet si presenta come un
medium molto diverso, è davvero un medium, nel tradizionale e corrente uso del
termine, perché porta il contenuto a milioni di utenti, collegati con il PC. Ma
non si limita a questo»
Si potrebbe continuare il
discorso dicendo che lascia la scelta del contenuto ad ogni singolo utente,
secondo i suoi tempi e i suoi interessi. Questo è già un cambiamento
fondamentale. È intorno a questo che ruota anche la questione del Push e
del Pull, dello Spingi o Tira.
Le cosiddette Tecnologie
Push hanno tentato di imitare il modello broadcasting su Internet, inviando
una stessa informazione, confezionata allo stesso modo, a migliaia di utenti
simultaneamente, che in quel modo si limitavano a ricevere. Ma il Push
si è rivelata una bolla di sapone, e dopo un primo momento di clamore per la
novità, è iniziato subito il declino. La modalità Pull, che implica
l’uso dell’interattività nella richiesta e nella ricerca dell’informazione, ha
continuato ad essere la preferita degli utenti della rete.
Tuttavia, Joel De Rosnay la pensa diversamente sulle alterne
fortune del Push. «Questi sistemi sono i pionieri di un fenomeno che
cambierà completamente l’Internet di domani» osserva. «Internet può diventare
multidimensionale. Per esempio, su un canale del Web-casting si vedrà un film
in stream video (il video digitalizzato e compresso trasmesso in rete), senza
bisogno di scaricarlo sul proprio computer. E se qualcuno sarà interessato a
qualcosa che succede nel film, potrà cliccare su quel punto dell’immagine che
passa, e saltare a un altro sito, dove troverà informazioni, per esempio, sulla
musica della colonna sonora, o sugli attori, o i luoghi. Cambierà completamente
la navigazione su Internet. Per rimanere nella metafora, oggi è come se si
facesse del surf sulle acque artificiali e calme di una piscina. Il vero
surfing futuro su Internet sarà come andare a cavalcare le grandi onde delle
Hawaii, in un mondo molto più realistico. Già oggi ci sono diversi strumenti
che permettono di avere la tridimensionalità sulla rete, così ci si può
spostare nello spazio, con il mouse che diventa come un timone, cambiando i
punti di vista. Ci sono software, come Java, che permettono di far scorrere
strisce di informazioni o di manipolare immagini 3D. Si possono vedere,
esplorare, gli oggetti o i prodotti che si intende comprare. Questo tipo di simulazioni
prima richiedeva un’ampiezza di banda molto grande. Poi, grazie alle tecniche
di compressione, si è arrivati a inviare immagini complesse anche su un
personal computer».
Verso la fusione di Internet e TV
Tutto ciò è indubbiamente più affascinante della
televisione. Senza contare che non solo l’universo delle immagini (anche in
ormai trasmessa sulla rete. Si è passati dal piane-ta Internet alla Guttenberg
degli anni ’80, in cui prevaleva lo scambio di semplici testi, alla colorata
grafica del Web degli anni ’90, alla rete dinamica e multimediale del 2000.
La rapidissima evoluzione
del software e l’aumento di capacità dell’infrastruttura lascia intravedere
questo scenario, secondo De Rosnay: «Prima di tutto, la fusione tra Internet e
la televisione è ineluttabile. Si produrrà, in vari modi. Bisogna considerare
che nell’ultimo anno sono stati acquistati più computer che televisori. Ci si
accorge anche che i giovani hanno più voglia di passare il loro tempo davanti
agli schermi dei loro computer, collegati a Internet, piuttosto che davanti
alla tivù. Questo è un primo elemento. Il secondo è che stanno arrivando i
decoder e le Web-TV, che permettono di connettere il televisore alla rete
telefonica. Così ci si trova a navigare su Internet con un telecomando, in un
modo facile, al quale la gente e già abituata. E questo aprirà una nuova
prospettiva per tutte quelle persone che non vogliono utilizzare il computer e
la tastiera. Terzo, l’ampiezza di banda verrà dal satellite. E aumenterà ancora
la potenza di Internet. Credo quindi che questi tre aspetti, nei prossimi
uno degli ev-enti più impressionanti e spettacolari nell’evoluzione della
comunicazione, come lo sono stati la stampa e il telefono, l’arrivo della
radio, e poi della televisione».
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