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Cultura libera

Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprietà intellettuale

di Lawrence Lessig

Prezzo: 15,00 Euro

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Presentazione dell’edizione italiana

di Giovanni Ziccardi

Sono trascorsi quasi dieci anni, ormai, da quando, nel 1996, un giovane professore di diritto costituzionale dell'Università di Chicago, Lawrence Lessig, pubblicò, sul terzo numero della rivista giuridica Emory Law Journal, un articolo che poneva interessanti e innovative problematiche correlate al cosiddetto “ciberspazio” e, più in generale, ai principi fondamentali e ai diritti di libertà applicabili al mondo elettronico.

Nel Vecchio Continente - dove lo stato dell’evoluzione e della diffusione delle tecnologie correlate a Internet, in quegli anni, ancora ci faceva guardare agli Stati Uniti d’America come una terra dei “miracoli tecnologici” - la voce del giovane giurista arrivò forte e chiara: il mondo elettronico stava sollevando problematiche giuridiche, e di libertà, che presto sarebbero esplose anche da noi, e che prendevano il nome, e la forma, del diritto all’anonimato, della regolamentazione - da parte del Governo e dell’industria - dell’architettura tecnologica alla base del mondo elettronico, della diffusione libera della cultura, del “governo” del ciberspazio e dei sempre più numerosi fenomeni di violazione del copyright.

Nel 2005, dopo tre volumi di successo mondiale (Code and Others Laws of Cyberspace, The Future of Ideas: The Fate of the Commons in a Connected World e il presente Free Culture: How Big Media Uses Technology and the Law to Lock Down Culture and Control Creativity), decine di articoli e incarichi giuridici di grande importanza, Lawrence Lessig viene, giustamente, considerato come uno dei più grandi studiosi di queste tematiche; le sue teorie hanno ben presto varcato i confini statunitensi e hanno destato grande attenzione in tutto il mondo.

Lo stile di Lessig, capace di unire una grande precisione e un estremo rigore giuridico a una scrittura ricca di esempi, e soprattutto idoneo a fare interessare a queste tematiche anche il “non giurista”, è stato mantenuto integralmente nell’ottima traduzione in italiano di Free Culture, che è certamente l’opera di più ampio respiro delle tre sinora pubblicate dallo studioso statunitense.

La tempestività della traduzione italiana è a dir poco esemplare: il 16 dicembre 2004 a Torino, in presenza dello stesso Lessig, vi è stato il “lancio” ufficiale di Creative Commons Italy, progetto portato avanti da diversi enti e volontari, tutti dediti a cercare di attuare e raggiungere, in Italia, gli obiettivi che Creative Commons - l’idea più importante nata dalla fervida mente di Lessig - si propone.

Il volume, come si è in parte anticipato, è sì un testo scritto da un eminente giurista, ma è pensato, anche e soprattutto, per diffondere il più possibile, anche presso i non giuristi, le idee che stanno alla base delle teorie di Lessig.

I numerosissimi esempi ed episodi riportati (normativi, giurisprudenziali ma, soprattutto, collegati alla storia costituzionale statunitense), contribuiscono, inoltre, a riferire immediatamente le nozioni teoriche a fatti realmente accaduti che spaziano, da un punto di vista temporale, dalla preistoria sino ai giorni nostri.

La matrice e l’humus statunitense di Free Culture

Il terzo volume di Lessig, qui presentato nella sua traduzione italiana, muove dalla realtà giuridica in cui opera l’Autore.

Questa osservazione, di per sè banale, deve però essere sempre mantenuta ben presente dal lettore italiano che si appresta a leggere un’opera strettamente correlata alla realtà normativa statunitense.

Questo humus normativo è chiaramente riscontrabile, innanzitutto, leggendo le numerose note di riferimento riportate nella parte finale del volume. Si noterà che in tali note sono citati quasi esclusivamente studi ed elaborazioni dottrinali di giuristi statunitensi, accanto a documenti normativi (soprattutto il celebre, anche in Europa, Digital Millennium Copyright Act) di quell’ordinamento e ad eventi che hanno caratterizzato il panorama giuridico statunitense.

L’analisi del lettore italiano dell’opera di Lessig deve, quindi, sempre muovere dalla consapevolezza che gran parte dei concetti giuridici, delle teorie riportate, dei diritti e obblighi, degli adempimenti, sono quelli appartenenti all’ordinamento giuridico statunitense, e non sempre sono applicabili all’ordinamento giuridico italiano.

Il lettore noterà che gran parte delle idee - molto spesso geniali - e delle nozioni giuridiche alla base del pensiero di Lessig sono applicabili ad ogni realtà, compresa quella italiana; non appena, però, lo studioso scende nel “particolare” ed entra a piè pari nel “suo” sistema di common law (citando, per esempio, precedenti, o disegni di legge, o normativa vigente, o episodi giuridici o politici), tali riferimenti sono chiaramente esclusivi dell’ordinamento statunitense e nella maggior parte dei casi o non si applicano alla realtà giuridica nostrana o, in alcuni casi, sono in palese contrasto con disposizioni vigenti nel nostro ordinamento.

È quindi il caso di non dimenticare mai che si sta leggendo un’opera di uno studioso che parla, essenzialmente, del “suo” ordinamento giuridico, che ha caratteristiche in molti casi originali (due esempi per tutti: le ricorrenti descrizioni delle attività dei Copyright Offices, e le teorie alla base del cosiddetto “fair use” delle opere).

Il panorama attuale italiano

La lettura di un’opera completa e stimolante, quale è Free Culture, può essere sicuramente un’occasione di confronto tra la situazione giuridica descritta da Lessig e la situazione giuridica italiana.

Ciò, soprattutto, al fine di avere un quadro completo e non confuso di come due realtà giuridiche disciplinano questa materia in continua evoluzione.

Il sistema del diritto d’autore ha avuto, in questi ultimi cinque anni, nel nostro Paese, un’evoluzione a dir poco frenetica, che lo ha disegnato con caratteristiche a volte particolari.

Il 2004 si è chiuso, in Italia, con un nuovo interesse su larga scala a proposito di ciò che sta accadendo in tema di diritto d’autore e di brevetti, sempre con riferimento al software.

Una Commissione apposita, la Commissione per i contenuti digitali nell’era di Internet - più brevemente denominata “commissione e-content”, e voluta dal Ministro Stanca - ha iniziato ad analizzare il problema della diffusione dei contenuti in rete e la gestione dei relativi diritti.

Tale Commissione sta anche analizzando il caos normativo creato da una brutta legge, approvata in fretta e contenente numerosi errori, che ha convertito, il 21 maggio 2004, l’ormai celebre “Decreto Urbani”.

Il panorama italiano è, poi, caratterizzato da un ruolo essenziale della SIAE, soprattutto con riferimento alla gestione dei diritti degli autori associati alla SIAE stessa e ad alcuni adempimenti, quali l’obbligo di contrassegni (il cosiddetto “bollino”).

L’apprezzabile scelta di Lessig di dare vita a un progetto - Creative Commons - che si presenta come un progetto mondiale (le nazionalizzazioni di tale progetto stanno procedendo a pieno regime) suscita tantissimi spunti interessanti.

Una cospicua parte di Free Culture, noterà il lettore, è dedicata a descrivere il funzionamento di Creative Commons.

Sarà molto interessare vedere, quindi, quali saranno i rapporti tra questo nuovo modo di pensare alcuni aspetti del diritto d’autore e la normativa vigente in determinati Paesi.

Sorgeranno immediatamente dei conflitti? E come verranno risolti? E chi li risolverà?

Saranno gli stessi protagonisti del mondo della gestione dei diritti ad avvicinarsi a questi nuovi tipi di licenza, improntati sulla diffusione della cultura, per raggiungere finalmente quel copyright “moderato” che Lessig si augura in tutta l’opera? Oppure il quadro normativo è già talmente vincolante, e lascia talmente poco spazio a nuovi sistemi, tanto che tali idee rimarranno valide sul piano teorico ma avranno grossi problemi di applicazione pratica o, peggio, verranno confinate a pochi casi?

Certamente l’entusiasmo - e la voglia di agire - che si provano una volta terminato di leggere qualsiasi scritto di Lessig fanno ben sperare in una diffusione maggiore di queste teorie e, soprattutto, in un disegno di un quadro politico e normativo su queste tematiche che tenga sempre ben presenti i diritti di libertà e di condivisione della cultura e della conoscenza.

Milano, gennaio 2005

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Cultura libera

Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprietà intellettuale

Collana: Cultura digitale

Uscita: Febbraio 2005

Pagine: 256

ISBN: 9788850322503

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 »  Postfazione

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 »  L’autore

*Licenza Creative Commons



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