APOGEOnLine


Apogeonline Google Book Search
Copertina

Sviluppare applicazioni Android con Google Play services

di Massimo Carli

Prezzo: 39,00 Euro

Il primo manuale italiano dedicato allo sviluppo di app Android con le API di Google Play services.

Iscriviti alla Newsletter

Copertina

C guida alla programmazione

di Pellegrino Principe

Prezzo: 39,00 Euro

Una guida completa al linguaggio C dedicata anche a chi non padroneggia i fondamenti dell'elettronica dei calcolatori e basata sullo standard C11.

News sul tuo sito

Vuoi avere le news di Apogeonline sempre aggiornate sul tuo sito? È semplicissimo: scopri come

feed rss feed atom
Cliccare per un ingrandimento

Cultura libera

Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprietà intellettuale

di Lawrence Lessig

Prezzo: 15,00 Euro

Acquistacarrello

.

Note

Nel testo sono presenti riferimenti a link sul World Wide Web. Come sa bene chiunque usi il Web, questi link possono essere molto instabili. Ho cercato di rimediare a questo inconveniente indirizzando i lettori alla fonte originale tramite il sito Web associato al libro. Basta quindi andare su http://free-culture.cc/notes e localizzare la fonte originale facendo clic sul relativo numero. Se il link originale è ancora attivo, vi sarete indirizzati. Se invece è scomparso, sarete indirizzati al riferimento giusto per quel materiale.

Prefazione

  1. David Pogue, “Don’t Just Chat, Do Something”, New York Times, 30 gennaio 2000.
  2. N.d.T.: in inglese, diversamente dall’italiano, il termine “free” significa sia “libero” che “gratuito”; l’autore sottolinea che in “free culture” il significato è il primo, ben diverso da “birra gratis”, una battuta presa a prestito dal fondatore del movimento del software libero (si veda Richard M. Stallman, Free Software, Free Society, a cura di Joshua Gay, 2002, p. 57; ed. it. Software libero, pensiero libero, Stampa alternativa, due volumi, 2003 e 2004).
  3. William Safire, “The Great Media Gulp”, New York Times, 22 maggio 2003.

Introduzione

  1. St. George Tucker, Blackstone's Commentaries 3, South Hackensack, N.J., Rothman Reprints, 1969, p. 18.
  2. È così chiamata quella parte del diritto anglosassone, che si basa sul semplice precedente giurisprudenziale, contrapposto a un sistema di diritto fondato sui codici.
  3. United States v. Causby, U.S. 328 (1946), pp. 256, 261. La Corte riconobbe che avrebbe potuto trattarsi di “appropriazione” se l’uso del terreno da parte del governo avesse effettivamente distrutto il valore del terreno dei Causby. Quest’esempio mi è stato suggerito dallo stupendo articolo di Keith Aoki “(Intellectual) Property and Sovereignty: Notes Toward a Cultural Geography of Authorship”, Stanford Law Review 48, 1996, pp. 1293, 1333. Si veda anche Paul Goldstein, Real Property, Mineola, N.Y., Foundation Press, 1984, pp. 1112-13.
  4. Informazione intellettuale o culturale che, come un organismo vivente, sopravvive abbastanza a lungo da essere riconosciuta come tale e che si propaga da una mente all’altra. [NdT]
  5. Lawrence Lessing, Man of High Fidelity: Edwin Howard Armstrong, Philadelphia, J. B. Lipincott Company, 1956, p. 209.
  6. Si veda “Saints: The Heroes and Geniuses of the Electronic Era”, First Electronic Church of America, su www.webstationone.com/fecha, disponibile al link n. 1.
  7. Lessing, op. cit., p. 226.
  8. Lvi, p. 256.
  9. Amanda Lenhart, “The Ever-Shifting Internet Population: A New Look at Internet Access and the Digital Divide”, Pew Internet and American Life Project, 15 aprile 2003, 6, disponibile al link n. 2.
  10. Questo non è l’unico scopo del diritto d’autore (copyright), nonostante sia ampiamente l’obiettivo primario stabilito nella costituzione federale [degli Stati Uniti]. Storicamente le leggi statali sul copyright tutelavano non soltanto l’interesse commerciale della pubblicazione, ma anche quello della privacy. Riconoscendo agli autori il diritto esclusivo alla prima pubblicazione, le leggi statali sul copyright fornivano loro il potere di controllare la diffusione di fatti che li riguardavano. Si veda Samuel D. Warren e Louis D. Brandeis, “The Right to Privacy”, Harvard Law Review 4, 1890, pp. 193, 198-200.
  11. Si veda Jessica Litman, Digital Copyright, New York, Prometheus Books, 2001, capitolo 13.
  12. Amy Harmon, “Black Hawk Download: Moving Beyond Music, Pirates Use New Tools To Turn the Net into an Illicit Video Club”, New York Times, 17 gennaio 2002.
  13. Neil W. Netanel, “Copyright and a Democratic Civil Society”, Yale Law Journal 106, 1996, p. 283.

“Pirateria”

  1. Bach v. Longman, 98 Rep. Ingl. 1274, 1777, Mansfield.
  2. Si veda Rochelle Dreyfuss, “Expressive Genericity: Trademarks as Language in the Pepsi Generation”, Notre Dame Law Review 65, 1990, p. 397.
  3. Lisa Bannon, “The Birds May Sing, but Campers Can’t Unless They Pay Up”, Wall Street Journal, 21 agosto 1996, disponibile al link n. 3; Jonathan Zittrain, “Calling Off the Copyright War: In Battle of Property vs. Free Speech, No One Wins”, Boston Globe, 24 novembre 2002.
  4. In The Rise of the Creative Class, New York, Basic Books, 2002 (ed. it., L’ascesa della nuova classe creativa, Milano, Mondadori, 2003), Richard Florida documenta la trasformazione della natura del lavoro, che diviene lavoro creativo. L’opera, tuttavia, non affronta in maniera diretta le condizioni legali sotto le quali tale creatività viene consentita o soffocata. Sono sicuramente d’accordo con lui sull’importanza e sul significato di questo cambiamento, ma credo anche che le condizioni che lo renderanno possibile siano assai più sottili.

Capitolo 1

  1. Leonard Maltin, Of Mice and Magic: A History of American Animated Cartoons, New York, Penguin Books, 1987, pp. 34-35.
  2. Sono grato a David Gerstein e alla sua meticolosa storia, descritta al link n. 4. Secondo Dave Smith degli Archivi Disney, in Steamboat Willie Disney pagò le royalty per usare la musica di cinque canzoni: “Steamboat Bill”, “The Simpleton” (Delille), “Mischief Makers” (Carbonara), “Joyful Hurry N. 1” (Baron) e “Gawky Rube” (Lakay). Una sesta canzone, “The Turkey in the Straw”, era già di pubblico dominio. Lettera di David Smith a Harry Surden, 10 luglio 2003, archiviata dall’autore.
  3. Walt Disney era anche un grande sostenitore del pubblico dominio. Si veda Chris Sprigman, “The Mouse that Ate the Pubblic Domain”, Findlaw, 5 marzo 2002, al link n. 5.
  4. Fino al 1976, le norme sul copyright offrivano a un autore la possibilità di due durate: una iniziale e una per il rinnovo. Ho calcolato la durata “media” determinando la media delle registrazioni totali per ciascun anno, e la proporzione dei rinnovi. Perciò, se nell’anno 1 si registrano 100 copyright e soltanto 15 vengono rinnovati, e la durata del rinnovo è di 28 anni, allora la durata media è di 32,2 anni. Per i dati sul rinnovo e altre informazioni sull’argomento, si veda il sito web associato a questo libro, disponibile al link n. 6.
  5. Per un ottimo scorcio storico, si veda Scott McCloud, Reinventing Comics, New York, Perennial, 2000. (Ed. it., Reinventare il fumetto, Vittorio Pavesio Productions, 2001.)
  6. Si veda Salil K. Mehra, “Copyright and Comics in Japan: Does Law Explain Why All The Comics My Kid Watches are Japanese Imports?” Rutgers Law Review 55, 2002, pp. 155, 182. “Forse esiste una razionalità economica collettiva che spinge gli artisti manga e anime a dimenticarsi di intentare azioni legali per violazione del copyright. Un’ipotesi è quella secondo la quale tutti gli artisti manga possono trarre vantaggi a livello collettivo se mettono da parte gli interessi individuali e decidono di non perseguire i propri diritti legali. Sostanzialmente questa è la soluzione del dilemma del prigioniero.”
  7. Il termine proprietà intellettuale è di origine relativamente recente. Si veda Siva Vaidhyanathan, Copyrights and Copywrongs, 11, New York, New York University Press, 2001. Si veda inoltre Lawrence Lessig, The Future of Ideas, New York, Random House, 2001, 293 n. 26. Il termine descrive accuratamente una serie di diritti di “proprietà” - copyright, brevetti, marchi di fabbrica, segreti commerciali - ma la natura di tali diritti è molto diversa.

Capitolo 2

  1. Reese V. Jenkins, Images and Enterprise, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 1975, p. 112.
  2. Brian Coe, The Birth of Photography, New York, Taplinger Publishing, 1977, p. 53.
  3. Jenkins, op. cit., p. 177.
  4. Basato su un diagramma in Jenkins, op. cit., p. 178.
  5. Coe, op. cit., p. 58.
  6. Come casi esemplificativi, si vedano, ad esempio, Pavesich v. N.E. Life Ins. Co., 50 S.E. 68 (Ga. 1905); Foster-Milburn Co. v. Chinn, 123090 S.W. 364, 366 (Ky. 1909); Corliss v. Walker, 64 F. 280 (Mass. Dist. Ct. 1894).
  7. Samuel D. Warren e Louis D. Brandeis, “The Right to Privacy”, Harvard Law Review 4, 1890, p. 193.
  8. Si veda Melville B. Nimmer, “The Right of Publicity”, Law and Contemporary Problems 19, 1954, p. 203; William L. Prosser, “Privacy”, California Law Review 48, 1960, pp. 398-407; White v. Samsung Electronics America, Inc., 971 F. 2d 1395 (9. Cir. 1992), certificazione negata, 508 U.S. 951 (1993).
  9. N. d. T.
  10. H. Edward Goldberg, “Essential Presentation Tools: Hardware and Software You Need to Create Digital Multimedia Presentations”, cadalyst, 1 febbraio 2002, disponibile al link n. 7.
  11. Judith Van Evra, Television and Child Development, Hillsdale, N.J., Lawrence Erlbaum Associates, 1990; “Findings on Family and TV Study”, Denver Post, 25 maggio 1997, B6.
  12. Intervista con Elizabeth Daley e Stephanie Barish, 13 dicembre 2002.
  13. Si veda Scott Steinberg, “Crichton Gets Medieval on PCs”, E!online, 4 novembre 2000, disponibile al link n. 8; “Timeline”, 22 novembre 2000, disponibile al link n. 9.
  14. Intervista con Daley e Barish.
  15. Ibid.
  16. Il termine “granaio” rimanda al caso dei Causby, di cui si parla nell’Introduzione.
  17. Un “reality show” televisivo, N. d. T.
  18. Si veda, per esempio, Alexis de Tocqueville, De la démocratie en Amérique, a cura di Eduardo Nolla, Paris, J. Vrin, 1990 (ed. it., La democrazia in America, a cura di Giorgio Candeloro, Milano, Rizzoli, 1998), libro 1, capitolo 16.
  19. Bruce Ackerman e James Fishkin, “Deliberation Day”, Journal of Political Philosophy, 10, 2, 2002, p. 129.
  20. Cass Sunstein, Republic.com, Princeton, Princeton University Press, 2001, pp. 65-80, 175, 182, 183, 192. (Ed. it., Republic.com, Bologna, Il Mulino, 2003.)
  21. Noah Shachtman, “With Incessant Postings, a Pundit Stirs the Pot”, New York Times, 16 gennaio 2003, G5.
  22. Intervista telefonica con Dave Winer, 16 aprile 2003.
  23. John Schwartz, “Loss of the Shuttle: The Internet; A Wealth of Information Online”, New York Times, 2 febbraio 2003, A28; Staci D. Kramer, “Shuttle Disaster Coverage Mixed, but Strong Overall”, Online Journalism Review, 2 febbraio 2003, disponibile al link n. 10.
  24. Si veda Michael Falcone, “Does an Editor's Pencil Ruin a Web Log?” New York Times, 29 settembre 2003, C4. (“Non tutte le testate d’informazione hanno accettato che i dipendenti avessero un blog. Kevin Sites, corrispondente della CNN in Iraq, che aprì un blog sui propri resoconti della guerra il 9 marzo, smise di aggiornarlo dopo 12 giorni su richiesta dei suoi capi. Lo scorso anno Steve Olafson, giornalista dello Houston Chronicle, venne licenziato perché curava un Web log personale, pubblicato sotto pseudonimo, che trattava alcune questioni e parlava di persone di cui Olafson si occupava per il giornale.”)
  25. Si veda, per esempio, Edward Felten e Andrew Appel, “Technological Access Control Interferes with Noninfringing Scholarship”, Communications of the Association for Computer Machinery 43, 2000, p. 9.

Capitolo 3

  1. Si tratta di danni che la corte ritiene adeguati, ma che non corrispondono in realtà ai danni reali.
  2. Tim Goral, “Recording Industry Goes After Campus P-2-P Networks: Suits Alleges $ 97.8 Billion in Damages”, Professional Media Group LCC 6 (2003): 5, disponibile a 2003 WL 55179443.
  3. Sondaggio sul lavoro professionale, Ministero del Lavoro USA, 2001 (27-2042 - Musicisti e cantanti). Si veda anche, National Endowment for the Arts, More Than One in a Blue Moon (2000).
  4. Douglas Lichtman discute una questione analoga in “KaZaA and punishment”, Wall Street Journal, 10 settembre 2003, A24.

Capitolo 4

  1. Ringrazio Peter DiMauro per avermi indirizzato verso questa storia eccezionale. Si veda anche Siva Vaidhyanathan, Copyrights and Copywrongs, cit., pp. 87-93, che illustra in dettaglio le “avventure” di Edison con copyright e brevetti.
  2. N. d. T. Le prime sale cinematografiche che proiettavano film per l’intera giornata; nel 1908 se ne contavano circa 8.000.
  3. J. A. Aberdeen, Hollywood Renegades: The Society of Independent Motion Picture Producers (Cobblestone Entertainment, 2000) e i testi estesi inseriti ne “The Edison Movie Monopoly: The Motion Picture Patents Company vs. the Independent Outlaws”, disponibile al link n. 11. Per una discussione sulla motivazione economica che ha determinato sia queste limitazioni sia quelle imposte dalla Victor ai fonografi, si veda Randal C. Picker, “From Edison to the Broadcast Flag: Mechanisms of Consent and Refusal and the Propertization of Copyright” (settembre 2002), University of Chicago Law School, James M. Olin Program in Law and Economics, Relazione di lavoro n. 159.
  4. Marc Wanamaker, “The First Studios”, The Silents Majority, archiviato al link n. 12.
  5. To Amend and Consolidate the Acts Respecting Copyright: audizioni sul S. 6330 e H.R. 19853 davanti alle commissioni (unificate) sui brevetti, 59.mo Cong. 59, Prima sess. (1906) (dichiarazione del senatore Alfred B. Kittredge, del South Dakota, presidente), ristampato in Legislative History of the 1909 Copyright Act, E. Fulton Brylawski e Abe Goldman, a cura di, South Hackensack, N.J., Rothman Reprints, 1976.
  6. To Amend and Consolidate the Acts Respecting Copyright, p. 223 (dichiarazione di Nathan Burkan, legale della Music Publishers Association).
  7. To Amend and Consolidate the Acts Respecting Copyright, p. 226 (dichiarazione di Nathan Burkan, legale della Music Publishers Association).
  8. To Amend and Consolidate the Acts Respecting Copyright, p. 23 (dichiarazione di John Philip Sousa, compositore).
  9. To Amend and Consolidate the Acts Respecting Copyright, pp. 283-84 (dichiarazione di Albert Walker, rappresentante della Auto-Music Perforating Company of New York).
  10. To Amend and Consolidate the Acts Respecting Copyright, p. 76 (memorandum preparato da Philip Mauro, consulente legale sui brevetti della American Graphophone Company Association).
  11. Copyright Law Revision: audizioni sul S. 2499, S. 2900, H.R. 243, e H.R. 11794 davanti alla commissione (unificata) sui brevetti, 60.mo Cong., Prima sess., p. 217, 1908 (dichiarazione del senatore Reed Smoot, presidente), ristampata in Legislative History of the 1909 Copyright Act, E. Fulton Brylawski e Abe Goldman, a cura di, South Hackensack, N.J., Rothman Reprints, 1976.
  12. Copyright Law Revision: relazione di accompagnamento sul H.R. 2512, Commissione giudiziaria della Camera, 90.mo Cong., Prima sess., Documento della Camera n. 83, 66, 8 marzo 1967. Ringrazio Glenn Brown per aver attirato la mia attenzione su questa relazione.
  13. Si veda 17 United States Code, sezioni 106 e 110. Inizialmente, le aziende discografiche stamparono sui dischi la dicitura “Non autorizzato per le trasmissioni radiofoniche" e altri messaggi mirati a limitare la possibilità di mandarli in onda. Il giudice Learned Hand respinse la tesi secondo la quale un avviso allegato a un disco potesse limitare i diritti della stazione radio. Si veda RCA Manufacturing Co. v. Whiteman, 114 F. 2d 86 (2. Cir. 1940). Si veda anche Randal C. Picker, “From Edison to the Broadcast Flag: Mechanisms of Consent and Refusal and the Propertization of Copyright”, University of Chicago Law Review 70, 2003, p. 281.
  14. Copyright Law Revision - CATV: audizioni sul S. 1006 davanti alla sottocommissione su brevetti, marchi di fabbrica e copyright della Commissione giudiziaria del Senato, 89.mo Cong., Seconda sess., 78, 1966 (dichiarazione di Rosel H. Hyde, presidente della Federal Communications Commission).
  15. Copyright Law Revision - CATV, p. 116 (dichiarazione di Douglas A. Anello, consigliere generale della National Association of Broadcasters).
  16. Copyright Law Revision - CATV, p. 126 (dichiarazione di Ernest W. Jennes, consigliere generale della Association of Maximum Service Telecasters, Inc.).
  17. Copyright Law Revision - CATV, p. 169 (dichiarazione congiunta di Arthur B. Krim, presidente della United Artists Corp., e John Sinn, presidente della United Artists Television, Inc.).
  18. Copyright Law Revision - CATV, p. 209 (dichiarazione di Charlton Heston, presidente della Screen Actors Guild).
  19. Copyright Law Revision - CATV, p. 216 (dichiarazione di Edwin M. Zimmerman, assistente del procuratore generale).
  20. Si veda, per esempio, National Music Publisher's Association, The Engine of Free Expression: Copyright on the Internet - The Myth of Free Information, disponibile al link n. 13. “La minaccia della pirateria - l’uso dell’opera creativa altrui senza relativo permesso o compenso - è cresciuta con Internet.”

Capitolo 5

  1. Si veda IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), The Recording Industry Commercial Piracy Report 2003, luglio 2003, disponibile al link n. 14. Si veda inoltre Ben Hunt, “Companies Warned on Music Piracy Risk”, Financial Times, 14 febbraio 2003, p. 11.
  2. Si veda Peter Drahos con John Braithwaite, Information Feudalism: Who Owns the Knowledge Economy?, New York, The New Press, 2003, pp. 10-13, 209. L’accordo denominato Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPS) obbliga le nazioni che vi aderiscono a creare meccanismi amministrativi e repressivi per i diritti di proprietà intellettuale, una proposta onerosa per i paesi in via di sviluppo. Inoltre, i diritti sui brevetti possono portare a prezzi più elevati per industrie di base, come l’agricoltura. Coloro che criticano il TRIPS mettono in questione la disparità tra il peso imposto ai paesi in via di sviluppo e i benefici derivanti alle nazioni industrializzate. Il TRIPS consente ai governi di usare i brevetti per utilizzi pubblici non-commerciali senza ottenere il permesso preventivo del titolare del brevetto. I paesi in via di sviluppo potranno ricorrere a questa clausola per trarre vantaggio dai brevetti stranieri a prezzi ridotti. Si tratta di una promettente strategia per i paesi in via di sviluppo nel contesto del TRIPS.
  3. Per un’analisi sull’impatto economico delle tecnologie della copia, si veda Stan Liebowitz, Rethinking the Network Economy, New York, Amacom, 2002, pp. 144-90. “In alcuni casi ... l’impatto della pirateria sulla possibilità del titolare del copyright di entrare in possesso del valore dell’opera risulterà irrilevante. Una situazione ovvia è il caso in cui chi approfitta della pirateria non avrebbe acquistato un originale anche se non esistesse una copia piratata.” Ivi, p. 149.
  4. Bach v. Longman, 98 Eng. Rep. 1274 (1777).
  5. Si veda Clayton M. Christensen, The Innovator's Dilemma: The Revolutionary National Bestseller That Changed the Way We Do Business, New York, HarperBusiness, 2000 (ed. it., Il dilemma dell’innovatore, Milano, Franco Angeli, 2001). Il professor Christensen esamina i motivi per cui le aziende che creano e dominano un’area di produzione spesso sono incapaci di scoprirne gli usi più creativi, in grado di modificare il paradigma dei propri prodotti. Di solito questa capacità non riguarda gli innovatori, i quali riassemblano la tecnologia esistente con modalità creative. Per una discussione delle idee di Christensen, si veda Lawrence Lessig, Future, pp. 89-92, 139.
  6. Si veda Carolyn Lochhead, “Silicon Valley Dream, Hollywood Nightmare”, San Francisco Chronicle, 24 settembre 2002, p. A1; “Rock 'n' Roll Suicide”, New Scientist, 6 luglio 2002, p. 42; Benny Evangelista, “Napster Names CEO, Secures New Finances”, San Francisco Chronicle, 23 maggio 2003, p. C1; “Napster Wakes-Up Call”, Economist, 24 giugno 2000, p. 23; John Naughton, “Hollywood at War with the Internet”, Times (di Londra), 26 luglio 2002, p. 18.
  7. Si veda Ipsos-Insight, TEMPO: Keeping Pace with Online Music Distribution (settembre 2002): secondo questo sondaggio il 28 per cento degli americani dai dodici anni in su ha scaricato musica da Internet e il 30 per cento ha ascoltato file di musica digitale archiviati sul proprio computer.
  8. Amy Harmon, “Industry Offers a Carrot in Online Music Fight”, New York Times, 6 giugno 2003, p. A1.
  9. Si veda Liebowitz, Rethinking the Network Economy, cit., pp. 148-49.
  10. Si veda Cap Gemini Ernst & Young, Technology Evolution and the Music Industry's Business Model Crisis, 2003, p. 3. Questa ricerca illustra l’impegno dell’industria musicale nello stigmatizzare la pratica di registrare cassette tra amici negli anni ’70, compresa una campagna pubblicitaria centrata su un teschio a forma di cassetta e la didascalia “La registrazione casalinga sta uccidendo la musica”. Quando la registrazione audio digitale divenne una minaccia, l’Office of Technical Assessment, condusse un sondaggio sulle abitudini dei consumatori. Nel 1988, il 40 per cento delle persone al di sopra dei dieci anni avevano registrato musica usando delle cassette. U.S. Congress, Office of Technology Assessment, Copyright and Home Copying: Technology Challenges the Law, OTA-CIT-422 (Washington, D.C., U.S. Government Printing Office, ottobre 1989), pp. 145-56.
  11. U.S. Congress, Copyright and Home Copying, p. 4.
  12. Si veda Recording Industry Association of America, 2002 Yearend Statistics, disponibile al link n. 15. Un rapporto successivo indica perdite ancora maggiori. Si veda Recording Industry Association of America, Some Facts About Music Piracy, 25 giugno 2003, disponibile al link n. 16: “Negli ultimi quattro anni, negli Stati Uniti la diffusione di unità di musica registrata è diminuita del 26 per cento, da 1,16 miliardi di unità nel 1999 a 860 milioni nel 2002 (dati basati sulle unità distribuite). In termini di vendite, le entrate sono scese del 14 per cento, da 14,6 miliardi di dollari nel 1999 a 12,6 miliardi lo scorso anno (dati basati sul valore del dollaro statunitense delle unità distribuite). L’industria musicale a livello mondiale è passata da un fatturato di 39 miliardi di dollari nel 2000 a 32 miliardi nel 2002 (dati basati sul valore del dollaro statunitense delle unità distribuite)”.
  13. Jane Black, “Big Music’s Broken Record”, BusinessWeek online, 13 febbraio 2003, disponibile al link n. 17.
  14. Ibid.
  15. Una fonte stima che il 75 per cento della musica distribuita dalle maggiori etichette discografiche è fuori catalogo. Si veda Online Entertainment and Copyright Law - Coming Soon to a Digital Device Near You: audizione davanti alla Commissione giustizia del Senato USA, 107. Congresso, prima sess., 3 aprile 2001 (dichiarazione presentata dalla Future of Music Coalition), disponibile al link n. 18.
  16. Non esistono stime affidabili sul numero di negozi di dischi usati negli Stati Uniti, ma nel 2002 esistevano 7198 librerie dell’usato, un incremento del 20 per cento dal 1993. Si veda Book Hunter Press, The Quiet Revolution: The Expansion of the Used Book Market (2002), disponibile al link n. 19. Nel 2002 le vendite di dischi usati hanno raggiunto i 260 milioni di dollari. Si veda National Association of Recording Merchandisers, “2002 Annual Survey Results”, disponibile al link n. 20.
  17. Si vedano le trascrizioni delle sedute in Re: Napster Copyright Litigation, 34-35 (N.D. Cal., 11 luglio 2001), nos. MDL-00-1369 MHP, C 99-5183 MHP, disponibile al link n. 21. Per un resoconto sulla causa legale e le relative conseguenze per Napster, si veda Joseph Menn, All the Rave: The Rise and Fall of Shawn Fanning's Napster, New York, Crown Business, 2003, pp. 269-82.
  18. Copyright Infringements (Audio and Video Recorders): Audizioni sul disegno di legge S. 1758 davanti alla Commissione giustizia del Senato USA, 97. Congresso, prima e seconda sess., p. 459, 1982 (testimonianza di Jack Valenti, presidente della Motion Picture Association of America, Inc.).
  19. Copyright Infringements, cit., p. 475.
  20. Universal City Studios, Inc. v. Sony Corp. of America, 480 F. Supp. 429, 438 (C.D. Cal., 1979).
  21. Copyright Infringements, cit., p. 485 (testimonianza di Jack Valenti).
  22. Universal City Studios, Inc. v. Sony Corp. of America, 659 F. 2d 963 (9. Cir. 1981).
  23. Sony Corp. of America v. Universal City Studios, Inc., 464 U.S. 417, 431 (1984).
  24. Questi sono i casi più importanti della nostra storia, ma ne esistono anche altri. La tecnologia della registrazione audio digitale (DAT), per esempio, venne regolamentata dal Congresso per ridurre al minimo i rischi di pirateria. Il rimedio imposto dal Congresso gravò sui produttori, poiché tassava le vendite di nastri DAT e ne controllava la tecnologia. Si veda l’Audio Home Recording Act del 1992 (Titolo 17 dello United States Code), Pub. L. N. 102-563, 106 Stat. 4237, codificato al 17 U.S.C. §1001. Ancora una volta, tuttavia, queste norme non eliminarono la possibilità di “fare una corsa senza biglietto” nel senso che ho già illustrato. Si veda Lessig, Future, cit., p. 71. Si veda anche Picker, “From Edison to the Broadcast Flag”, University of Chicago Law Review 70, 2003, pp. 293-96.
  25. Sony Corp. of America v. Universal City Studios, Inc., 464 U.S. 417, 432 (1984).
  26. John Schwartz, “New Economy: The Attack on Peer-to-Peer Software Echoes Past Efforts”, New York Times, 22 settembre 2003, p. C3.

“Proprietà”

  1. Lettera di Thomas Jefferson a Isaac McPherson (13 agosto 1813) in The Writings of Thomas Jefferson, vol. 6 (Andrew A. Lipscomb e Albert Ellery Bergh, a cura di, 1903), pp. 330, 333-34.
  2. Come insegnano i realisti legali alla giurisprudenza americana, tutti i diritti di proprietà sono intangibili. Un diritto di proprietà è semplicemente un diritto che un individuo possiede, nei confronti del mondo, di fare o non fare certe cose che possono essere o non essere connesse a un oggetto fisico. Il diritto in se stesso è intangibile, pur se l’oggetto a cui è (metaforicamente) connesso è tangibile. Si veda Adam Mossoff, “What is Property? Putting the Pieces Back Together”, Arizona Law Review 45 (2003), pp. 373, 429, n. 241.

Capitolo 6

  1. Jacob Tonson viene ricordato tipicamente perché associato a prominenti figure letterarie del XVIII secolo, soprattutto John Dryden, e per le sue ottime “edizioni definitive” di opere classiche. Oltre a Romeo e Giulietta, pubblicò un’enorme serie di lavori che rimangono tuttora il cuore del canone inglese, comprese le opere scelte di Shakespeare, Ben Jonson, John Milton e John Dryden. Si veda Keith Walker, “Jacob Tonson, Bookseller”, American Scholar 61:3 (1992), pp. 424-31.
  2. Lyman Ray Patterson, Copyright in Historical Perspective, Nashville, Vanderbilt University Press, 1968, pp. 151-52.
  3. Come sostiene efficacemente Siva Vaidhyanathan, è errato definirla una “legge sul copyright.” Si veda Vaidhyanathan, Copyrights and Copywrongs, cit., p. 40.
  4. Diritto imposto o riconosciuto dall’autorità governativa, in contrapposizione con il diritto naturale.
  5. Philip Wittenberg, The Protection and Marketing of Literary Property, New York, J. Messner, Inc., 1937, p. 31.
  6. A lettert to a Member of Parliament concerning the Bill non depending in the House of Commons, for making more effectual an Act in the Eight Year of the Reign of Queen Anne, entitled An Act for the Encouragemet of Learning, by Vesting the Copies of Printed Books in the Authors or Purchasers of such Copies, during the Times therein mentioned (Londra, 1735), in Brief Amici Curiae di Tyler T. Ochoa et al., 8, Eldred v. Ashcroft, 537 U.S. 186 (2003) (No. 01-618).
  7. Lyman Ray Patterson, “Free Speech, Copyright and Fair Use”, Vanderbilt Law Review 40 (1987): p. 28. Per una storia incredibilmente stimolante, si veda Vaidhyanathan, pp. 37-48.
  8. Per un’interessante resoconto, si veda David Saunders, Authorship and Copyright, London, Routledge, 1992, pp. 62-69.
  9. Mark Rose, Authors and Owners, Cambridge, Harvard University Press, 1993, p. 92.
  10. Ivi, 93.
  11. Lyman Ray Patterson, Copyright in Historical Perspective, p. 167 (cita Borwell).
  12. Howard B. Abrams, “The Historic Foundation of American Copyright Law: Exploding the Myth of Commom Law Copyright”, Wayne Law Review 29 (1983): p. 1152.
  13. Ivi, p. 1156.
  14. Rose, cit., p. 97.
  15. Ivi
  16. Si veda Introduzione, nota 4.

Capitolo 7

  1. Il “fair use” è una dottrina legale presente esclusivamente negli Stati Uniti, che permette limitazioni ed eccezioni alla tutela legale del copyright. Se l’utilizzo di un lavoro è definito “fair use”, il detentore del copyright non ha diritto a controllarlo e non sono necessari licenze e permessi. [N.d.T.]
  2. Per un’ottima discussione sul fatto che in questo caso si tratta di “uso legittimo”, ma che gli avvocati non lo riconoscono, si veda Richard A. Posner con William F. Patry, “Fair Use and Statutory Reform in the Wake of Eldred”, (appunti archiviati dall’autore), University of Chicago Law School, 5 agosto 2003.

Capitolo 8

  1. Tecnicamente, i diritti su cui Alben doveva ottenere il nulla-osta erano principalmente quelli legati alla pubblicità - il diritto di un artista a controllare lo sfruttamento commerciale della propria immagine. Ma anche tali diritti pesano sulla creatività basata sul riutilizzo e la trasformazione, come si evince da questo capitolo.
  2. U.S. Department of Commerce Office of Acquisition Management, Seven Steps to Performance-Based Services Acquisition, disponibile al link n. 22.
  3. Licenza che consente il riutilizzo di un’opera, purché vengano mantenute le informazioni sul copyright.

Capitolo 9

  1. Le tentazioni comunque rimangono. Brewster Kahle segnala che la Casa Bianca modifica senza darne notizia i propri comunicati stampa. Uno, datato 13 maggio 2003, riportava: “Concluse le operazioni militari in Iraq”, e fu successivamente modificato così: “Concluse le maggiori operazioni militari in Iraq”. Da una e-mail di Brewster Kahle, 1 dicembre 2003.
  2. Andrew Carnegie (1835-1919) fu un ricco filantropo che creò più di 2500 biblioteche pubbliche, perché tutti potessero accedere all’istruzione. [N.d.T.]
  3. Nota giornalista della rete televisiva ABC. [N.d.T.]
  4. Doug Herrick, “Towards a National Film Collection: Motion Pictures at the Library of Congress”, Film Library Quarterly 13 n. 2-3 (1980): 5; Anthony Slide, Nitrate Won't Wait: A History of Film Preservation in the United States, Jefferson, N.C., McFarland & Co., 1992, p. 36.
  5. Dave Barns, “Fledging Career in Antique Books: Woodstock Landlord, Bar Owner Starts A New Chapter by Adopting Business”, Chicago Tribune, 5 settembre 1997, a Metro Lake 1L. Dei libri pubblicati tra il 1927 e il 1946, appena il 2,2 per cento erano in catalogo nel 2002. R. Anthony Reese, “The First Sale Doctrine in the Era of Digital Networks”, Boston College Law Review 44 (2003): 593 n. 51.

Capitolo 10

  1. Home Recording of Copyrighted Works: udienze sui disegni di legge H.R. 4783, H.R. 4794, H.R. 4808, H.R. 5250, H.R. 5488 e H.R. 5705, davanti alla Sottocommissione su tribunali, libertà civili e amministrazione della giustizia della Commissione giudiziaria presso la Camera, 97. Cong., 2. sess. (1982): p. 65 (testimonianza di Jack Valenti).
  2. Gli avvocati parlano di “proprietà” non come di qualcosa di assoluto, ma come di un insieme di diritti che talvolta sono associati a un particolare oggetto. Così, il “diritto di proprietà” sulla mia automobile mi assegna il diritto al suo uso esclusivo, ma non quello di guidarla a 200 all’ora. Il tentativo più riuscito di collegare il significato comune di “proprietà” al “gergo degli avvocati” si trova nel libro di Bruce Ackerman, Private Property and the Constitution, New Haven, Yale University Press, 1977, pp. 26-27.
  3. Descrivendo il modo in cui la legge influisce sulle altre tre modalità, non intendo suggerire che queste ultime a loro volta non abbiano effetto sulla legge. Ovviamente lo hanno. L’unica differenza è che solo la legge appare consapevole di avere il diritto di modificare le altre tre. Il diritto di queste ultime si esprime molto più timidamente. Si veda Lawrence Lessig, Code: And Other Laws of Cyberspace, New York, Basic Books, 1999, pp. 90-95; Lawrence Lessig, “The New Chicago School”, Journal of Legal Studies, giugno 1998.
  4. C’è chi solleva obiezioni su questo modo di parlare della “libertà”. Non è d’accordo perché, quando considera le limitazioni esistenti in un dato momento, si concentra sulle restrizioni imposte esclusivamente dal governo. Per esempio, se un uragano distrugge un ponte, ritiene che non abbia senso dire che veniamo privati di qualche libertà. Un ponte è stato distrutto ed è più difficile passare da una sponda all’altra. Parlare di questo come di una perdita di libertà, sostiene, significa confondere le faccende politiche con i capricci della vita ordinaria.

    Non voglio negare il valore di questa concezione ristretta, che dipende dal contesto della questione. Intendo tuttavia ribattere contro l’ostinazione a credere che questa visione limitata sia l’unica adeguata in tema di libertà. Come ho sostenuto in Code, veniamo da una lunga tradizione di pensiero politico con una portata più ampia del problema limitato di quel che ha fatto il governo e quando. John Stuart Mill difese la libertà d’espressione, per esempio, dalla tirannia della ristrettezza mentale, non dalla paura della repressione governativa (John Stuart Mill, On Liberty, Indiana, Hackett Publishing Co., 1978, p. 19; ed. it. Saggio sulla libertà, Milano, Net, 2002). John R. Commons divenne famoso per aver difeso la libertà economica del lavoro dalle costrizioni imposte dal mercato (John R. Commons, “The Right to Work”, in Malcom Rutherford e Warren J. Samuels, a cura di, John R. Commons: Selected Essays, London, Routledge, 1997, p. 62). L’Americans with Disabilities Act accrebbe la libertà delle persone disabili imponendo la modifica dell’architettura di certi luoghi pubblici, facilitandone quindi l’accesso; 42 United States Code, sezione 12101 (2000). Ognuno di questi interventi, teso a modificare le condizioni esistenti, agisce sulla libertà di un determinato gruppo. L’effetto di questi interventi dovrebbe essere tenuto in considerazione per comprendere l’effettiva libertà di cui gode ciascun gruppo.
  5. Si veda Geoffrey Smith, “Film vs. Digital: Can Kodak Build a Bridge?” BusinessWeek online, 2 agosto 1999, disponibile al link n. 23. Per una analisi più recente della posizione della Kodak nel mercato, si veda Chana R. Schoenberger, “Can Kodak Make Up for Lost Moments?”, Forbes.com, 6 ottobre 2003, disponibile al link n. 24.
  6. Fred Warshofsky, The Patent Wars, New York, Wiley, 1994, pp. 170-71.
  7. Primavera silenziosa, Milano, Feltrinelli, 1963 (prima edizione). [N.d.T.]
  8. Si veda, per esempio, James Boyle, “A Politics of Intellectual Property: Environmentalism for the Net?” Duke Law Journal 47 (1997): p. 87.
  9. William W. Crosskey, Politics and the Constitution in the History of the United States, London, Cambridge University Press, 1953, vol. 1, pp. 485-86: “Estinguendo, per la semplice implicazione della 'suprema legge della terra', i diritti perpetui che avevano gli autori, o che qualcuno supponeva avessero, secondo la ‘common law’” (corsivo aggiunto).
  10. Anche se negli Stati Uniti furono pubblicati 13.000 titoli dal 1790 al 1799, soltanto 556 vennero registrati per il copyright; John Tebbel, A History of Book Publishing in the United States, vol. 1, The Creation of an Industry, 1630-1865, New York, Bowker, 1972, p. 141. Delle 21.000 pubblicazioni registrate prima del 1790, appena dodici vennero messe sotto copyright in base alle norme del 1790; William J. Maher, Copyright Term, Retrospective Extension and the Copyright Law of 1790 in Historical Context, 7-10 (2002), disponibile al link n. 25. Perciò la stragrande maggioranza delle opere divenne immediatamente di pubblico dominio. Lo stesso avvenne rapidamente anche per i lavori protetti dal copyright, a causa della sua breve durata. Il termine iniziale del copyright era di quattordici anni, con l’opzione di rinnovarlo per altri quattordici. Copyright Act del 31 maggio 1790, §1, 1 stat. 124.
  11. Pochi titolari di copyright optarono per il rinnovo. Per esempio, dei 25.006 copyright registrati nel 1883, appena 894 vennero rinnovati nel 1910. Per un’analisi della percentuale dei rinnovi, anno per anno, si veda Barbara A. Ringer, “Study n. 31: Renewal of Copyright”, Studies on Copyright, vol. 1, New York, Practicing Law Institute, 1963, p. 618. Per un’analisi più recente e completa, si veda William M. Landes e Richard A. Posner, “Indefinitely Renewable Copyright”, University of Chicago Law Review 70 (2003): pp. 471, 498-501, e le immagini che l’accompagnano.
  12. Si veda Ringer, op. cit., cap. 9, n. 2.
  13. Queste statistiche sono sottovalutate. Tra il 1910 e il 1962 (il primo anno che vide l’estensione del termine di rinnovo), la durata media non fu mai superiore ai trentadue anni, e in genere era di trent’anni. Si veda Landes and Posner, “Indefinitely Renewable Copyright”, cit.
  14. Si veda Thomas Bender e David Sampliner, “Poets, Pirates and the Creation of American Literature”, 29 New York University Journal of International Law and Politics 255 (1997), e James Gilraeth, a cura di, Federal Copyright Records, 1790-1800 (U.S. G.P.O., 1987).
  15. Jonathan Zittrain, “The Copyright Cage”, Legal Affairs, luglio/agosto 2003, disponibile al link n. 26.
  16. Il professor Rubenfeld ha presentato una ferrata tesi costituzionale sulla differenza, che la legge sul copyright dovrebbe chiarire (dalla prospettiva del Primo Emendamento), tra le semplici “copie” e le opere derivate. Si veda Jed Rubenfeld, “The Freedom of Imagination: Copyright’s Constitutionality”, Yale Law Journal 112 (2002): pp. 1-60 (soprattutto pp. 53-59).
  17. Questa è una semplificazione della normativa, ma non troppo. Certamente la legge regola ben più che le “copie” - l’esecuzione pubblica di una canzone protetta da copyright, per esempio, è regolamentata, anche se in realtà non se ne fa una copia; 17 United States Code, sezione 106(4). E, sicuramente, talvolta la legge non regolamenta la “copia”; 17 United States Code, sezione 112(a). Ma l’attuale legge (che regolamenta le “copie”; 17 United States Code, sezione 102) dà per scontato che se esiste una copia esiste un diritto.
  18. Così, la mia tesi non è che in qualsiasi direzione vadano, le estensioni alla legge sul copyright dovrebbero essere eliminate. È, piuttosto, che dovremmo avere un buon motivo per estenderla, e che non dovremmo stabilirne il raggio di azione in base a modifiche arbitrarie e automatiche causate dalla tecnologia.
  19. Non intendo per “natura”, nel senso che non potrebbe essere diverso, quanto piuttosto che l’attuale suo modo di presentarsi comporta la produzione di copie. Le reti ottiche non hanno bisogno di fare copie del materiale che trasmettono, e una rete digitale potrebbe essere progettata in modo da cancellare tutto ciò che copia, in modo che il numero di copie resti invariato.
  20. Permette al proprietario di vendere o trasferire una copia legalmente acquistata di un’opera protetta, senza permessi. Significa che i diritti di distribuzione del detentore del copyright finiscono, per quanto riguarda una determinata copia, una volta che questa sia stata venduta. [N.d.T.]
  21. Si veda David Lange, “Recognizing the Public Domain”, Law and Contemporary Problems 44 (1981): pp. 172-73.
  22. Ibid. Si veda anche Vaidhyanathan, Copyrights and Copywrongs, cit., pp. 1-3.
  23. Romanzo della scrittrice inglese George Eliot; ed. it. Middlemarch, Milano, Garzanti, 1999. [N.d.T.]
  24. In linea di principio, un contratto potrebbe imporci dei vincoli. Potremmo, per esempio, acquistare un libro da qualcuno con annesso un contratto che ci consente di leggerlo soltanto tre volte, o potremmo promettere di leggerlo tre volte. Ma tale obbligo (e i limiti per crearlo) deriverebbero dal contratto, non dalla legge sul copyright, e gli obblighi contrattuali non passerebbero necessariamente a chiunque acquisti il libro in seguito.
  25. Si veda Pamela Samuelson, “Anticircumvention Rules: Threat to Science”, Science 293 (2001): pp. 2028; Brendan I. Koerner, “Play Dead: Sony Muzzles Techies Who Teach A Robot Dog New Tricks”, American Prospect, 1 gennaio 2002; “Court Dismisses Computer Scientists’ Challenge to DMCA”, Intellectual Property Litigation Reporter, 11 dicembre 2001; Bill Holland, “Copyright Act Raising Free-Speech Concerns” Billboard, 26 maggio 2001; Janelle Brown, “Is the RIAA Running Scared?” Salon.com, 26 aprile 2001; Electronic Frontier Foundation, “Frequently Asked Questions sul caso Felten e USENIX v. RIAA”, disponibile al link n. 27.
  26. Si tratta di una legge degli Stati Uniti (passata il 14 maggio 1998), che punisce la produzione e la diffusione di tecnologia che possa aggirare le misure per la protezione del copyright, e che aumenta le sanzioni per le violazioni del copyright in Internet. [N.d.T.]
  27. Famoso programma televisivo per bambini. [N.d.T.]
  28. Sony Corporation of America v. Universal City Studios, Inc., 464 U.S. 417, 455 f. 27 (1984). Rogers non ha mai cambiato opinione sul videoregistratore. Si veda James Lardner, Fast Forward: Hollywood, the Japanese, and the Onslaught of the VCR, New York, W. W. Norton, 1987, pp. 270-71.
  29. Per una prima e lungimirante analisi, si veda Rebecca Tushnet, “Legal Fictions, Copyright, Fan Fiction and a New Common Law”, Loyola of Los Angeles Entertainment Law Journal 17 (1997): p. 651.
  30. FCC Oversight: udienza davanti alla Commissione senatoriale su commercio, scienza e trasporti, 108. Cong., 1. sess. (22 maggio 2003); dichiarazione del senatore John McCain.
  31. Lynette Holloway, “Despite a Marketing Blitz, CD Sales Continue to Slide”, New York Times, 23 dicembre 2002.
  32. Molly Ivins, “Media Consolidation Must Be Stopped”, Charleston Gazette, 31 maggio 2003.
  33. James Fallows, “The Age of Murdoch”, Atlantic Monthly, Settembre 2003, p. 89.
  34. Leonard Hill, “The Axis of Access”, intervento al Weidenbaum Center Forum, “Entertainment Economics: The Movie Industry”, St. Louis, Missouri, 3 aprile 2003 (trascrizione della dichiarazione, disponibile al link n. 28; per la storia di Lear, non inclusa in tale dichiarazione, si veda il link n. 29).
  35. NewsCorp./DirecTV Merger and Media Consolidation: udienza sulla proprietà dei media davanti alla Commissione senatoriale per il commercio, 108. Cong., 1. sess. (2003); testimonianza di Gene Kimmelman per conto del Sindacato dei consumatori e della Federazione dei consumatori americani, disponibile al link n. 30. Kimmelman cita Victoria Riskin, presidente della Corporazione degli scrittori americani durante la sua dichiarazione davanti alla FCC, Richmond, Virginia, 27 febbraio 2003.
  36. Ibid.
  37. “Barry Diller Takes on Media Deregulation”, Now with Bill Moyers, Bill Moyers, 25 aprile 2003, trascrizione rivista, disponibile al link n. 31.
  38. Clayton M. Christensen, The Innovator's Dilemma: The Revolutionary National Bestseller that Changed the Way We Do Business, Cambridge, Harvard Business School Press, 1997; ed. it., Il dilemma dell’innovatore, Milano, Franco Angeli, 2001. Christensen riconosce che l’idea venne suggerita per la prima volta da Dean Kim Clark. Si veda Kim B. Clark, “The Interaction of Design Hierarchies and Market Concepts in Technological Evolution”, Research Policy 14 (1985): pp. 235-51. Per uno studio più recente, si veda Richard Foster e Sarah Kaplan, Creative Destruction: Why Companies That Are Built to Last Underperform the Market - and How to Successfully Transform Them, New York, Currency/Doubleday, 2001.
  39. Il Marijuana Policy Project, nel febbraio del 2003, tentò di piazzare alcune inserzioni, che costituivano una risposta diretta alla serie di Nick e Norm, su emittenti comprese nell’area di Washington, D.C. La Comcast rifiutò gli annunci perché “contrari alle [loro] politiche operative”. L’affiliata locale della NBC, la WRC, li rifiutò senza neppure visionarli. La rete locale della ABC, la WJOA, inizialmente si disse d’accordo e accettò il pagamento per trasmetterli, ma poi decise di non farlo e restituì il denaro. Intervista a Neal Levine, 15 ottobre 2003.

    Queste restrizioni non sono ovviamente limitate alla politica sulla droga. Si veda, per esempio, Nat Ives, “On the issue of an Iraq War, Advocacy Ads Meet with Rejection from TV Netwotrks”, New York Times, 13 marzo 2003, C4. Al di fuori della programmazione a ridosso dei periodi elettorali c’è davvero poco che la FCC o i tribunali abbiano voglia di fare per pareggiare il campo. Per una panoramica generale, si veda Rhonda Brown, “Ad Hoc Access: the Regulation of Editorial Adversting on Television and Radio”, Yale Law and Policy Review 6 (1988): pp. 449-79, e per una sintesi più recente sulla posizione della FCC e dei tribunali, si veda Radio-Television News Directors Association v. FCC, 184 F. 3d 872 (D.C. Cir. 1999). Le istituzioni municipali esercitano la stessa autorità delle reti TV. In un recente esempio a San Francisco, la locale municipalità dei trasporti rifiutò un annuncio che ne criticava gli autobus diesel. Phillip Matier e Andrew Ross, “Anti-diesel Group Fuming After Muni Rejectts Ad”, SFGate.com, 16 giugno 2003, disponibile al link n. 32. La motivazione fu che la critica era “eccessivamente controversa.”
  40. Siva Vaidhyanathan coglie un aspetto simile ne “le quattro concessioni” della legge sul copyright nell’era digitale. Si veda Vaidhyanathan, op. cit., pp. 159-60.
  41. Fu il contributo più importante del movimento del realismo legale per dimostrare che tutti i diritti di proprietà vengono sempre adattati, in modo da stabilire un equilibrio fra gli interessi pubblici e quelli privati. Si veda Thomas C. Grey, “The Disintegration of Property”, in Nomos XXII: Property, J. Roland Pennock e John W. Chapman, a cura di, New York, New York University Press, 1980.

Capitolo 11

  1. H. G. Wells, “The Country of the Blind” (1904, 1911). Si veda H. G. Wells, The Country of the Blind and Other Stories, Michael Sherborne, a cura di, New York, Oxford University Press, 1996.
  2. Per un’ottima sintesi, si veda il rapporto preparato dal GartnerG2 e dal Berkman Center for Internet and Society presso la Harvard Law School, “Copyright and Digital Media in a Post-Napster World”, 27 giugno 2003, disponibile al link n. 33. I deputati John Conyers Jr. (D-Mich.) e Howard L. Berman (D-Calif.) hanno presentato un disegno di legge che considera reato grave la copia non autorizzata online, con sanzioni che arrivano a cinque anni di carcere; si veda Jon Healey, “House Bill Aims to Up Stakes on Piracy”, Los Angeles Times, 17 luglio 2003, disponibile al link n. 34. Attualmente le sanzioni civili sono fissate a 150.000 dollari per ogni canzone copiata. Per una recente (e fallita) opposizione legale alla richiesta della RIAA a un Internet provider di rivelare l’identità di un utente accusato di avere condiviso oltre 600 canzoni tramite il computer di famiglia, si veda RIAA v. Verizon Internet Services (In re. Verizon Internet Services), 240 F. Supp. 2d 24 (D.D.C. 2003). Questo utente potrebbe essere ritenuto responsabile per danni fino a 90 milioni di dollari. Simili cifre astronomiche forniscono alla RIAA un’arma potente per perseguire chi si dedica al file sharing. I patteggiamenti tra i 12.000 e i 17.500 dollari con quattro studenti accusati di frequente ricorso al file sharing sulle reti universitarie devono sembrare un’inezia di fronte ai 98 miliardi di dollari che la RIAA potrebbe chiedere se la causa dovesse finire in tribunale. Si veda Elizabeth Young, “Downloading Could Lead to Fines”, redandblack.com, 26 agosto 2003, disponibile al link n. 35. Per un esempio dell’abitudine della RIAA di prendere di mira gli studenti, e delle ingiunzioni imposte alle università perché rivelino l’identità degli studenti che si dedicano al file sharing, si veda James Collins, “RIAA Steps Up to Force BC, MIT to Name Students”, Boston Globe, 8 agosto 2003, D3, disponibile al link n. 36.
  3. WIPO and the DMCA One Year Later: Assessing Consumer Access to Digital Enterteinment on the Internet and Other Media: udienza di fronte alla Sottocommissione su telecomunicazioni, commercio e tutela dei consumatori, Commissione della Camera sul commercio, 106. Cong. 29 (1999), (dichiarazione di Peter Harter, vicepresidente, Global Public Policy and Standards, EMusic.com), disponibile su LEXIS, Archivio federale delle testimonianze al Congresso.

Capitolo 12

  1. Si veda Lynne W. Jeter, Disconnected: Deceit and Betrayal at WorldCom, Hoboken, N.J., John Wiley & Sons, 2003, pp. 176, 204; per ulteriori dettagli sull’accordo, si veda il comunicato stampa della MCI, “MCI Wins U.S. District Court Approval for SEC Settlement”, 7 luglio 2003, disponibile al link n. 37.
  2. La proposta, modellata sulla riforma californiana sulle responsabilità civili, fu approvata alla Camera ma sconfitta al Senato nel luglio del 2003. Per una panoramica, si veda Tanya Albert, “Measure Stalls in Senate: ‘We’ll Be Back,’ Say Tort Reformers”, amednews.com, 28 luglio 2003, disponibile al link n. 38, e “Senate Turns Back Malpractice Caps”, CBSNews.com, 9 luglio 2003, disponibile al link n. 39. Negli ultimi mesi il Presidente Bush ha continuato a spingere per la riforma sulle responsabilità civili.
  3. Si veda Danit Lidor, “Artists Just Wanna BE free”, Wired, 7 luglio 2003, disponibile al link n. 40. Per una panoramica sulla mostra, si veda il link n. 41.
  4. Si veda Joseph Menn, “Universal, EMI Sue Napster Investor”, Los Angeles Times, 23 aprile 2003. Per una discussione parallela relativa agli effetti sull’innovazione nella distribuzione della musica, si veda Janelle Brown, “The Music Revolution Will Not Be Digitized”, Salon.com, 1 giugno 2001, disponibile al link n. 42. Si veda anche Jon Healey, “Online Music Services Besieged”, Los Angeles Times, 28 maggio 2001.
  5. Rafe Needleman, “Driving in Cars with MP3s”, Business 2.0, 16 giugno 2003, disponibile al link n. 43. Sono grato al Dr. Mohammad Al-Ubaydli per questo esempio.
  6. “Copyright e Digital Media in a Post-Napster World”, GartnerG2 e the Berkman Center for Internet and Society at Harvard Law School (2003), pp. 33-35, disponibile al link n. 44.
  7. Ivi, pp. 26-27.
  8. Si veda David McGuire, “Tech Execs Square Off Over Piracy”, Newsbytes, 28 febbraio 2002 (Entertainment).
  9. Jessica Litman, Digital Copyright, Amherst, N.Y., Prometheus Books, 2001.
  10. L’unica eccezione si trova in Recording Industry Association of America (RIAA) v. Diamond Multimedia Systems, 180 F. 3d 1072 (9. Cir. 1999). Qui la corte d’appello della Nona Circoscrizione ritenne che i produttori di un lettore MP3 portatile non dovessero essere ritenuti responsabili di favorire le violazioni del copyright, poiché l’apparecchio portatile non è in grado di registrare o ridistribuire la musica (ma è un dispositivo la cui unica funzione di copia è quella di rendere portatile un file musicale già presente sul disco rigido dell’utente). Al livello di tribunali distrettuali, l’unica eccezione è reperibile in Metro-Goldwyn-Mayer Studios, Inc. v. Grokster, Ltd., 259 F. Supp. 2d 1029 (C.D. Cal., 2003), dove i giudici ritennero troppo debole la connessione tra il distributore e la condotta di un utente qualsiasi, per considerare tale distributore corresponsabile della violazione in qualità di coadiuvante o delegato.
  11. Per esempio nel luglio del 2002, il deputato Howard Berman presentò il Peer-to-Peer Piracy Prevention Act (H.R. 5211), che avrebbe esentato i titolari di copyright dalla responsabilità per eventuali danni provocati al computer nel caso avessero usato tecnologie in grado di bloccare le violazioni. Nell’agosto del 2002, il deputato Billy Tauzin presentò una proposta di legge che imponeva che le tecnologie in grado di ritrasmettere copie digitali di film presentati in TV (per esempio, i computer) dovessero rispettare un’apposita opzione che avrebbe disattivato la copia di tali film. E nel marzo dello stesso anno, il Senatore Fritz Hollings introdusse il Consumer Broadband and Digital Television Promotion Act, che imponeva tecnologie per la tutela del copyright in tutti i dispositivi digitali di comunicazione. Si veda GartnerG2, “Copyright e Digital Media in a Post-Napster World”, 27 giugno 2003, pp. 33-34, disponibile al link n. 44.
  12. Lessing, op. cit., p. 239.
  13. Ivi, p. 229.
  14. Questo esempio proviene dalle tariffe stabilite dal Copyright Arbitration Royalty Panel (CARP), ed è tratto da un esempio offerto dal professor William Fisher. Conference Proceedings, iLaw (Stanford), 3 luglio 2003, archiviato dall’autore. I professori Fisher e Zittrain presentarono una testimonianza per le sedute del CARP, che alla fine venne respinta. Si veda Jonathan Zittrain, “Digital Performance Right in Sound Recordings and Ephemeral Recordings”, N. 2000-9, CARP DTRA 1 e 2, disponibile al link n. 45. Per un’ottima analisi che arriva a una conclusione analoga, si veda Randal C. Picker, “Copyright as Entry Policy: The Case of Digital Distribution”, Antitrust Bulletin (estate/autunno 2002), p. 461: “Non c’era da confondersi, queste erano proprio barriere vecchio stile contro altri ingressi nel mercato. Le stazioni radio analogiche vengono protette contro la concorrenza digitale, riducendo l’entrata di altri soggetti nella radiofonia. Sì, tutto questo avviene in nome del pagamento delle royalty ai titolari del copyright, ma, se non ci fossero stati potenti interessi, si sarebbe potuto ottenere lo stesso risultato rimanendo neutrali rispetto ai vari media”.
  15. Mike Graziano e Lee Rainie, “The Music Downloading Deluge”, Pew Internet and American Life Project (24 aprile 2001), disponibile al link n.6. Secondo dati del Pew Internet and American Life Project, all’inizio del 2001, 37 milioni di americani avevano scaricato file musicali da Internet.
  16. Alex Pham, “The Labels Strike Back: N. Y. Girl Settles RIAA Case”, Los Angeles Times, 10 settembre 2003, Business.
  17. Jeffrey A. Miron e Jeffrey Zwiebel, “Alcohol Consumption During Prohibition”, American Economic Review 81, n. 2 (1991): p. 242.
  18. National Drug Control Policy: udienza davanti alla Commissione per la riforma governativa della camera, 108. Cong., 1. sess. (5 marzo 2003) (dichiarazione di John P. Walters, direttore della National Drug Control Policy).
  19. Si veda James Andreoni, Brian Erard e Jonathon Feinstein, “Tax Compliance”, Journal of Economic Literature 36 (1998): p. 818 (sondaggio sui relativi documenti).
  20. Si veda Frank Ahrens, “RIAA’s Lawsuits Meet Surprised Target; Single Mother in Calif., 12-Year-Old Girl in N. Y. Among Defendants”, Washington Post, 10 settembre 2003, E1; Chris Cobbs, “Worried Parents Pull Plug on File ‘Stealing’; With the Music Industry Cracking Down on File Swapping, Parents are Yanking Software from Home PCs to Avoid Being Sued”, Orlando Sentinel Tribune, 30 agosto 2003, C1; Jefferson Graham, “Recording Industry Sues Parents”, USA Today, 15 settembre 2003, 4D; John Schwartz, “She says She’s No Music Pirate. No Snoop Fan, Either”, New York Times, 25 settembre 2003, C1; Margo Varadi, “Is Brianna a Criminal?” Toronto Star, 18 settembre 2003, P7.
  21. Si veda “Revealed: How RIAA Tracks Downloaders: Music Industry Discloses Some Methods Used”, CNN.com, disponibile al link n. 47.
  22. Si veda Jeff Adler, “Cambridge: On Campus, Pirates Are Not Penitent”, Boston Globe, 18 maggio 2003, City Weekly, 1; Frank Ahrens, “Four Students Sued over Music Sites; Industry Group Targets File Sharing at Colleges”, Washington Post, 4 aprile 2003, E1; Elizabeth Armstrong, “Students ‘Rip, Mix, Burn’ at Their Own Risk”, Christian Science Monitor, 2 settembre 2003, p. 20; Robert Becker e Angela Rozas, “Music Pirate Hunt Turns to Loyola; Two Students Names Are Handed Over; Lawsuit Possible”, Chicago Tribune, 16 luglio 2003, 1C; Beth Cox, “RIAA Trains Antipiracy Guns on Universities”, Internet News, 30 gennaio 2003, disponibile al link n. 48; Benny Evangelista, “Download Warning 101: Freshman Orientation This Fall to Include Record Industry Warnings Against File Sharing”, San Francisco Chronicle, 11 agosto 2003, E11; “Raids, Letters Are Weapons at Universities”, USA Today, 26 settembre 2000, 3D.

Capitolo 13

  1. Si può stabilire in questo fenomeno un parallelo con la pornografia, un po’ difficile da descrivere ma importante. Uno dei fenomeni creati da Internet è stato quello dei pornografi senza fini commerciali - gente che distribuiva materiale pornografico senza però ricavarne denaro direttamente o indirettamente. Questa categoria non esisteva prima dell’avvento di Internet, a causa dei costi di distribuzione. Eppure questa nuova categoria di distributori ricevette una particolare attenzione da parte della Corte Suprema, quando questa mise fuori gioco il Communications Decency Act del 1996. In parte fu a causa del peso imposto ai soggetti non-commerciali che si ritenne che lo statuto andasse al di là dell’autorità del Congresso. Lo stesso argomento avrebbe potuto valere anche per gli editori non-commerciali dopo l’avvento della Rete. C’erano ben pochi Eric Eldred al mondo prima di Internet. Per cui si potrebbe ritenere almeno altrettanto importante tutelare gli Eldred quanto proteggere i distributori di pornografia senza fini di lucro.
  2. Questo il testo integrale: “Sonny [Bono] voleva che i termini della tutela del copyright durassero per sempre. Qualcuno mi ha informata che sarebbe una violazione della Costituzione. Invito tutti voi a lavorare assieme a me per rafforzare le leggi sul copyright in tutti i modi consentiti. Come sapete, c’è anche la proposta di Jack Valenti per una durata infinita meno un giorno. Forse la Commissione potrebbe prenderla in considerazione nel prossimo Congresso”, 144 Cong. Rec. H9946, 9951-2 (7 ottobre 1998).
  3. Associated Press, “Disney Lobbying for Copyright Extension No Mickey Mouse Effort; Congress OKs Bill Granting Creators 20 More Years”, Chicago Tribune, 17 ottobre 1998, p. 22.
  4. Si veda Nick Brown, “Fair Use No More?: Copyright in Information Age”, disponibile al link n. 49.
  5. Alan K. Ota, “Disney in Washington: The Mouse That Roars”, Congressional Quarterly This Week, 8 agosto 1990, disponibile al link n. 50.
  6. United States v. Lopez, 514 U.S. 549, 564 (1995).
  7. United States v. Morrison, 529 U.S. 598 (2000).
  8. Se c’è un principio che riguarda i poteri qui elencati, allora il principio passa da un potere all’altro. Il punto che animava il contesto dell’articolo sul commercio era che l’interpretazione proposta dal governo gli avrebbe concesso un’autorità senza limiti nella regolamentazione del commercio - nonostante la limitazione sul commercio interstatale. Lo stesso vale per il contesto dell’articolo sul copyright. Anche in questo caso l’interpretazione del governo avrebbe concesso a quest’ultimo un’autorità infinita di regolamentare il copyright - nonostante la restrizione dei “periodi di tempo limitato”.
  9. Memoria della Nashville Songwriters Association, Eldred v. Ashcroft, 537 U.S. 186 (2003) (No. 01-618), n.0, disponibile al link n. 51.
  10. La percentuale del 2 per cento è estrapolata da una ricerca del Congressional Research Service, alla luce delle percentuali stimate di rinnovi. Si veda la Memoria dei ricorrenti, Eldred v. Ashcroft, 7, disponibile al link n. 52.
  11. Si veda David G. Savage, “High Court Scene of Showdown on Copyright Law”, Los Angeles Times, 6 ottobre 2002; David Streitfeld, “Classic Movies, Songs, Books at Stake; Supreme Court Hears Arguments Today on Striking Down Copyright Extension”, Orlando Sentinel Tribune, 9 ottobre 2002.
  12. Memoria degli Hal Roach Studios e di Michael Agee a sostegno dei ricorrenti, Eldred v. Ashcroft, 537 U.S. 186 (2003) (No. 01- 618), p. 12. Si veda anche il documento presentato per conto dei ricorrenti dall’Internet Archive, Eldred v. Ashcroft, disponibile al link n. 53.
  13. Jason Schultz, “The Myth of the 1976 Copyright ‘Chaos’ Theory”, 20 dicembre 2002, disponibile al link n. 54.
  14. Brief af Amici Dr. Seuss Enterprise et al., Eldred v. Ashcroft, 537 U.S. 186 (2003) (No. 01-618), p. 19.
  15. Dinitia Smith, “Immortal Words, Immortal royalties? Even Mickey Mouse Joins the Fray”, New York Times, 28 marzo 1998, B7.
  16. I poteri stabiliti dalla Costituzione: sono i poteri che un governo può esercitare. [N.d.T.]
  17. Recupero del significato e delle intenzioni originali degli estensori della Costituzione nel momento della sua stesura. [N.d.T.]

Capitolo 14

  1. Fino all’Atto di Berlino del 1908, nella Convenzione di Berna, talvolta le legislazioni nazionali sul diritto d’autore assegnavano la tutela previo adempimento di formalità quali registrazione, deposito e presenza della nota relativa al copyright da parte dell’autore. Tuttavia, a partire dalla norma del 1908, ogni testo della Convenzione affermava che “il godimento e l’esercizio” dei diritti garantiti dalla Convenzione “non saranno soggetti ad alcuna formalità”. Attualmente il divieto di formalità è inserito nell’articolo 5(2) del testo di Parigi, nella Convenzione di Berna. Molti paesi continuano a imporre qualche forma di deposito o di registrazione, anche se non come condizione per ottenere il copyright. La legislazione francese, per esempio, richiede il deposito di copie delle opere in archivi nazionali, in particolare il Museo nazionale. Nel Regno Unito le copie dei libri pubblicati devono essere depositate presso la British Library. La legge tedesca sul copyright prevede un’anagrafe degli autori dove riportare il vero nome dell’autore nel caso di opere anonime o pubblicate sotto pseudonimo. Paul Goldstein, International Intellectual Property Law, Cases and Materials, New York, Foundation Press, 2001, pp. 153-54.

Conclusione

  1. Commissione sui diritti di proprietà intellettuale, “Final Report: Integrating Intellectual Property Rights and Development Policy” (Londra, 2002), disponibile al link n. 55. Secondo un comunicato stampa dell’Organizzazione mondiale per la sanità, diffuso il 9 luglio 2002, soltanto 230.000 dei 6 milioni di persone che hanno bisogno di medicine nei paesi in via di sviluppo le ricevono - e la metà vivono in Brasile.
  2. Si veda Peter Drahos con John Braithwaite, Information Feudalism: Who Owns the Knowledge Economy?, New York, The New Press, 2003, p. 37.
  3. Istituto internazionale per la proprietà intellettuale (IIPI), Patent Protection and Access to HIV/AIDS Pharmaceuticals in Sub-Saharan Africa, a Report Prepared for the World Intellectual Property Organization (Washington, D.C., 2000), 14, disponibile al link n. 56. Per un resoconto di prima mano sulla vicenda del Sud Africa, si veda l’udienza davanti alla Sottocommissione su giustizia penale, politiche sulla droga e risorse umane, Commissione della Camera sulla riforma governativa, 1. sess., Ser. N. 106-126 (22 luglio 1999), 150-57 (dichiarazione di James Love).
  4. Istituto internazionale per la proprietà intellettuale, Patent Protection and Access to HIV/AIDS Pharmaceuticals in Sub-Saharan Africa, a Report Prepared for the World Intellectual Property Organization (Washington, D.C., 2000), p. 15.
  5. Si veda Sabin Russell, “New Crusade to Lower AIDS Drug Costs: Africa’s Needs at Odds with Firms’ Profit Motive”, San Francisco Chronicle, 24 maggio 1999, A1, disponibile al link n. 57 (“le licenze regolamentate per legge e il mercato grigio minacciano l’intero sistema di tutela della proprietà intellettuale”); Robert Weissman, “AIDS and Developing Countries: Democratizing Access to Essential Medecines”, Foreign Policy in Focus 4:23 (agosto 1999), disponibile al link n. 58 (dove descrive la politica USA); John A. Harrelson, “TRIPS, Pharmaceutical Patents, and the HIV/AIDS Crisis: Finding the Proper Balance Between Intellectual Property and Compassion, a Synopsis”, Widener Law Symposium Journal (primavera 2001): p. 175.
  6. Jonathan Krim, “The Quite over Open Source”, Washington Post, 21 agosto 2003, E1, disponibile al link n. 59; William New, “Globale Group’s Shift on ‘Open Source’ Meeting Spur Stir”, National Journal's Technology Daily, 19 agosto 2003, disponibile al link n. 60; William New, “U. S. Official Opposes ‘Open Source’ Talks at WIPO”, National Journal's Technology Daily, 19 agosto 2003, disponibile al link n. 61.
  7. Dovrei rivelare che io fui tra coloro che chiesero al WIPO di organizzare la riunione.
  8. La posizione della Microsoft sul software libero e open source è più articolata. Come ha dichiarato in diverse occasioni, non ha problemi per quanto riguarda il software “open source” o quello di pubblico dominio. Microsoft è soprattutto contraria al “software libero” rilasciato con una licenza “copyleft”, la quale richiede al licenziatario di adottare gli stessi termini per qualsiasi lavoro derivato. Si veda Bradford L. Smith, “The Future of Software: Enabling the Marketplace to Decide”, Government Policy Toward Open Source Software, Washington, D.C.: AEI-Brookings Joint Center for Regulatory Studies, American Enterprise Institute for Public Policy Research, 2002, p. 69, disponibile al link n. 62. Si veda anche Craig Mundie, vicepresidente senior della Microsoft, The Commercial Software Model, dibattito tenuto alla Stern School of Business della New York University (3 maggio 2001), disponibile al link n. 63.
  9. Krim, “The Quiet War over Open Source”, disponibile al link n. 64.
  10. Si veda Drahos con Braithwaite, Information Feudalism, pp. 210-20.
  11. John Borland, “RIAA Sues 261 File Swappers”, CNET News.com, 8 settembre 2003, disponibile al link n. 65; Paul R. La Monica, “Music Industry Sues Snappers”, CNN/Money, 8 settembre 2003, disponibile al link n. 66; Soni Sangha e Phyllis Furman con Robert Gearty, “Sued for a Song, N.Y.C. 12-Yr-Old Among 261 Cited as Sharers”, New York Daily News, 9 settembre 2003, p. 3; Frank Ahrens, “RIAA’s Lawsuits Meet Surprised Targets; Single Mother in Calif., 12-Year-Old Girl in N.Y. Among Defendants” Washington Post, 10 settembre 2003, E1; Katie Dean, “Schoolgirl Settles with RIAA” Wired News, 10 settembre 2003, disponibile al link n. 67.
  12. Jon Wiederhorn, “Eminem Gets Sued ... by a Little Old Lady”, mtv.com, 17 settembre 2003, disponibile al link n. 68.
  13. Kenji Hall, Associated Press, “Japanese Book May Be Inspiration for Dylan Songs”, Kansascity.com, 9 luglio 2003, disponibile al link n. 69.
  14. “BBC Plans to Open Up Its Archive to the Public”, comunicato stampa della BBC, 24 agosto 2003, disponibile al link n. 70.
  15. “Creative Commons and Brazil”, Weblog di Creative Commons, 6 agosto 2003, disponibile al link n. 71.

Noi ora

  1. Si veda, per esempio, Marc Rotenberg, “Fair Information Practices and the Architecture of Privacy (What Larry Doesn’t Get),” Stanford Technology Law Review 1 (2001): par. 6-18, disponibile al link n. 72 (cita esempi in cui la tecnologia definisce le politiche sulla privacy). Si veda anche Jeffrey Rosen, The Naked Crowd: Reclaiming Security and Freedom in an Anxious Age, New York, Random House, 2004 (illustra i compromessi tra tecnologia e privacy).
  2. Willful Infringement: A Report from the Front Lines of the Real Culture Wars (2003), prodotto da Jed Horovitz, diretto da Greg Hittelman, una produzione della Fiat Lucre, disponibile al link n. 72.

Loro, presto

  1. La mia proposta si applicherebbe soltanto alle opere americane. Ovviamente, ritengo che sarebbe vantaggioso se la stessa idea venisse adottata anche da altri paesi.
  2. Qui c’è una complicazione riguardante le opere derivate che non ho risolto. Secondo me, la legge su tali opere crea un sistema più complesso di quanto giustifichino gli incentivi marginali che produce.
  3. “A Radical Rethink”, Economist, 366:8308 (25 gennaio 2003): p. 15, disponibile al link n. 74.
  4. Dipartimento degli affari per gli ex-combattenti, Modulo per la richiesta di indennità e/o pensione, VA Form 21-526 (Approvazione OMB n. 2900-0001), disponibile al link n. 75.
  5. Benjamin Kaplan, An Unhurried View of Copyright, New York, Columbia University Press, 1967, p. 32.
  6. Ivi, p. 56.
  7. Paul Goldstein, Copyright's Highway: From Gutenberg to the Celestial Jukebox, Stanford, Stanford University Press, 2003, pp. 187-216.
  8. Si veda, ad esempio, “Musicals Media Watch”, The J@pan Inc. Newsletter, 3 aprile 2002, disponibile al link n. 76.
  9. William Fisher, Digital Music: Problems and Possibilities (ultima revisione: 10 ottobre 2000), disponibile al link n. 77; William Fisher, Promises to Keep: Technology, Law, and the Future of Entertainment (di prossima pubblicazione), Stanford, Stanford University Press, 2004, capitolo 6, disponibile al link n. 78. Il professor Netanel ha proposto un’idea analoga che elimina la condivisione non-commerciale dal raggio di azione del copyright e stabilisce un compenso per gli artisti allo scopo di equilibrare eventuali perdite. Si veda Neil Weinstock Netanel, “Impose a Non-commercial Use Levy to Allow Free P2P File Sharing”, disponibile al link n. 79. Per ulteriori proposte, si veda Lawrence Lessig, “Who’s Holding Back Broadband?”, Washington Post, 8 gennaio 2002, A17; Philip S. Corwin per conto della Sharman Networks, lettera al Senatore Joseph R. Biden, Jr., responsabile della Commissione senatoriale sulle relazioni estere, 26 febbraio 2002, disponibile al link n. 80; Serguei Osokine, A Quick Case for Intellectual Property Use Fee (IPUF), 3 marzo 2002, disponibile al link n. 81; Jefferson Graham, “Kazaa, Verizon Propose to Pay Artists directly”, USA Today, 13 maggio 2002, disponibile al link n. 82; Steven M. Cherry, “Getting Copyright Right”, IEEE Spectrum Online, 1 luglio 2002, disponibile al link n. 83; Declan Mc Cullagh, “Verizon’s Copyright Campaign”, CNET News.com, 27 agosto 2002, disponibile al link n. 84. La proposta di Fisher è molto simile a quella di Richard Stallman per i DAT (Digital Audio Tape). Contrariamente a quella di Fisher, la proposta di Stallman non compenserebbe gli artisti in modo esattamente proporzionale, anche se i più popolari guadagnerebbero di più di quelli meno noti. Nel modo tipico di Stallman, la sua proposta anticipa l’attuale dibattito di circa un decennio. Si veda il link n. 85.
  10. Lawrence Lessig, “Copyright’s First Amendment” (Melville B. Nimmer Memorial Lecture), UCLA Law Review 48 (2001): pp. 1057, 1069-70.
  11. Un buon esempio è il lavoro del professor Stan Liebowitz, che si deve lodare per l’attenta revisione dei dati sulla violazione, che lo ha portato a mettere in dubbio la sua stessa posizione affermata pubblicamente - due volte. Inizialmente aveva sostenuto che scaricare materiali avrebbe danneggiato l’industria in maniera sostanziale. Poi riconsiderò questa sua posizione alla luce dei dati, e l’ha quindi rivista ancora una volta. Paragoniamo Stan J. Liebowitz, Rethinking the Network Economy: The True Forces That Drive the Digital Marketplace, New York, Amacom, 2002, p. 173 (dove viene riesaminata l’opinione originaria, ma con un certo scetticismo) con Stan J. Liebowitz, “Will MP3s Annihilate the Record Industry?”, giugno 2003, disponibile al link n. 86. L’attenta analisi di Liebowitz è estremamente preziosa nella valutazione degli effetti della tecnologia di filesharing. Secondo me, tuttavia, sottovaluta le spese del sistema legale. Si veda, per esempio, Rethinking, pp. 174-76.
.

Cultura libera

Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprietà intellettuale

Collana: Cultura digitale

Uscita: Febbraio 2005

Pagine: 256

ISBN: 9788850322503

Formato:

Booksite:

 »  Presentazione

 »  Introduzione

 »  Prefazione

 »  Presentazione

 »  Parte 1

 »  Parte 2

 »  Parte 3

 »  Parte 4

 »  Conclusione

 »  Postfazione

 »  Note

 »  Ringraziamenti

 »  L’autore

*Licenza Creative Commons



Questo libro è rilasciato sotto Licenza Creative Commons.

Sfoglia il libro: Google



Copertina

Ebook nel contratto

di Ginevra Villa

Prezzo: 3.99 Euro

Un ebook per comprendere l'editoria digitale dal punto di vista del diritto e dei contratti di edizione. Valutando opportunità e sfide.



Copertina

Università: cose da sapere, cose da fare

di Corrado de Francesco, Paolo Trivellato

Prezzo: 0.00 Euro

Un testo agile scritto da chi l'università la conosce bene per chi la conosce poco: diplomandi che devono iscriversi, genitori, insegnanti. Uno strumento prezioso per chi si avvicina per la prima volta al mondo degli atenei italiani.