Argomento: Culture digitali, Free Software, GNU, Informatica, Linux, Open Source, Unix.
di Sam Williams
Nella maggior parte dei casi, ho deciso di usare il termine GNU/Linux in riferimento al sistema operativo di software libero e Linux per indicare in modo particolare il kernel su cui si basa tale sistema operativo. L’eccezione più evidente compare nel Capitolo 9, quando descrivo l'evoluzione iniziale di Linux come un derivato di Minix. È corretto sostenere che durante i primi due anni di sviluppo del progetto, il sistema operativo su cui Torvalds e colleghi stavano lavorando presentava poca somiglianza con il sistema GNU impostato da Stallman, anche se gradualmente iniziò a condividerne alcuni componenti chiave come il compilatore C GNU e il debugger GNU.
La mia scelta trova ulteriore riscontro nel fatto che, prima del 1993, Stallman non insiste per il riconoscimento dei propri meriti.
Qualcuno potrebbe considerare arbitraria la decisione di usare GNU/Linux per le successive versioni del medesimo sistema operativo. Vorrei sottolineare come ciò non vada in alcun modo considerato un prerequisito per ottenere la cooperazione di Stallman nella stesura del libro. L'ho deciso di mia spontanea volontà, in parte per la natura modulare del sistema operativo e della relativa comunità, e in parte per la natura apolitica del termine Linux. Trattandosi qui della biografia di Richard Stallman, non mi è parso opportuno definire il sistema operativo in termini apolitici.
Nella fase finale del progetto, quando divenne chiaro che O'Reilly & Associates avrebbe pubblicato l’edizione originale del libro, Stallman pose come condizione l'uso di “GNU/Linux” anziché Linux nel caso O'Reilly avesse richiesto il suo sostegno promozionale dopo l'uscita del libro. Una volta venuto a conoscenza di questa richiesta, decisi di ribadire le mie scelte precedenti lasciando giudicare a Stallman se il testo finale rispettasse o meno la sua condizione. Mentre scrivo queste note, non ho alcuna idea sull'esito del suo giudizio finale.
Analoga la situazione per quanto concerne i termini “software libero” e “open source”. Di nuovo, ho optato per il primo, maggiormente motivato a livello politico, per indicare quei programmi il cui codice sia liberamente copiabile e modificabile. Anche se più diffuso, ho scelto invece il secondo soltanto in riferimento a gruppi e aziende che ne hanno esplicitamente sostenuto l'utilizzo. In alcuni passaggi, tuttavia, i termini sono completamente intercambiabili, e in tal caso ho preso questa decisione seguendo il consiglio di Christine Peterson, la persona generalmente indicata per avere coniato quel termine. “Nelle circostanze in cui suona meglio, si dovrebbe continuare a usare ‘software libero’”, scrive la Peterson. “[‘Open source’] si è imposto soprattutto perché esisteva un gran bisogno di un nuova terminologia, non perché fosse l'ideale.”
Collana: Cultura digitale
Uscita: Febbraio 2003
Pagine: 240
ISBN: 9788850321087
Formato: 14,4 x 21,5
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