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	<title>Apogeonline</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 May 2013 04:54:09 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Censimento clandestino</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 04:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Armando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[bgp]]></category>
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		<category><![CDATA[border gateway protocol]]></category>
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		<description><![CDATA[Il fine giustifica i mezzi? Una ingegnosa esplorazione non autorizzata di Internet svela risvolti inquietanti.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un ricercatore anonimo ha deciso di condurre un censimento su vasta scala di Internet. Per farlo ha utilizzato una <a href="http://searchsecurity.techtarget.com/definition/botnet" title="Botnet">botnet</a> composta da sistemi accessibili via <a href="http://www.telnet.org" title="telnet">telnet</a> utilizzando identificativi e password quali <em>root/root</em>, <em>admin/admin</em> o addirittura privi di password. Sui sistemi acceduti viene installato uno scanner software che cerca altri sistemi su cui propagarsi e inventaria i server nei dintorni.<span id="more-15057"></span></p>
<p>L&#8217;operazione è stata definita in molti modi, nel tentativo di giustificare un&#8217;attività illecita in virtù del fine dichiarato e degli <a href="http://internetcensus2012.bitbucket.org/images.html" title="Mappe dell'Internet Census 2012">intriganti risultati ottenuti</a>. Per quanto l&#8217;operazione sia stata condotta brillantemente e fortunatamente in porto con risultati di notevole interesse, esistono molti altri modi di procedere. Per esempio mediante risorse come quelle di <a href="http://planet-lab.org" title="Planet Lab">PlanetLab</a>. Non c&#8217;è scusante per prendere il controllo di <em>router</em> e sistemi di terzi, per quanto poco protetti.</p>
<p>Detto ciò, Internet conta secondo i <a href="http://internetcensus2012.bitbucket.org/paper.html" title="Dati dell'Internet Census 2012">dati pubblicati</a> circa mezzo miliardo di computer accesi e raggiungibili pubblicamente. Circa 730 milioni di record DNS (record di <a href="http://www.dnsstuff.com/reverse-dns-faq/" title="Reverse DNS">reverse DNS</a>, per la precisione) porterebbero il conto a 1,3 miliardi. Circa la metà dei 2,3 miliardi di indirizzi IP disponibili non hanno dato segnali di vita.</p>
<div id="attachment_15382" class="wp-caption aligncenter" style="width: 485px"><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2013/05/worldmap_4to3_3200x1800.png"><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2013/05/worldmap_4to3_3200x1800.png" alt="Mappa Internet Data Census 2012" width="480" height="359" class="size-full wp-image-15382" /></a><p class="wp-caption-text">460 milioni di indirizzi IP rispondono se interrogati e accendono la mappa globale di Internet. Da apprezzare a dimensione piena con un clic sull&#8217;immagine.</p></div>
<p>L&#8217;autore di questo progetto può essere certamente chiamato <em>hacker</em> per la curiosità che lo ha animato e la dimensione della sfida, per quanto affrontata violando la legge e pure l&#8217;etica: </p>
<blockquote><p>Non volevo passare il resto della mia vita a chiedermi quanto sarebbe stato divertente realizzare l&#8217;infrastruttura che avevo immaginato […] Ho intravisto la possibilità di lavorare su scala-Internet e pilotare centinaia di migliaia di oggetti con un clic del mouse, mappare<br />
l&#8217;intera Internet in un modo nuovo e divertirmi.</p></blockquote>
<p>Quello che più preoccupa è che Internet risulti popolata da un numero abnorme di oggetti che non avrebbero mai dovuto essere connessi alla rete. L&#8217;esistenza di milioni di webcam o stampanti raggiungibili direttamente da Internet è davvero difficile da comprendere e giustificare.</p>
<p>Ancora più difficile da accettare, pensando in termini di sicurezza e <em>privacy</em>, è la presenza di <a href="http://www.enterprisenetworkingplanet.com/netsp/article.php/3615896/Networking-101-Understanding-BGP-Routing.htm" title="Router BGP">router Border Gateway Protocol</a>, terminatori<br />
di reti virtuali private (VPN), oggetti dotati di schede di accelerazione della cifratura, sistemi di controllo industriale, apparecchiature di controllo degli accessi ed anche costosi apparati di produttori molto noti.</p>
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		<title>Aperto per definizione</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2013/05/23/aperto-per-definizione</link>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 04:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Aliprandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[decreto crescita]]></category>
		<category><![CDATA[decreto crescita 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[open data]]></category>
		<category><![CDATA[open source]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Informazioni sull'attività della Pubblica Amministrazione con licenza proprietaria solo previa indicazione esplicita.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il legislatore sembra ormai essersi affezionato al principio <em>open by default</em> e quindi coglie ogni occasione per ribadire e chiarire il rivoluzionario concetto (di cui ho avuto modo di parlare in <a href="http://aliprandi.blogspot.it/2013/03/open-by-default-perplessita.html">altra sede</a>) che era già diventato parte integrante del nostro ordinamento con il Decreto Crescita 2.0, convertito in legge lo scorso dicembre.<span id="more-15322"></span></p>
<p>Grazie a questa novità, dati e documenti pubblicati dalle pubbliche amministrazioni senza la specifica indicazione di una licenza proprietaria si intendono automaticamente rilasciati con una licenza <em>open</em>. E ciò è fissato negli articoli 52 e 68 del Codice dell&#8217;amministrazione digitale.</p>
<p>In attesa che facciano capolino i decreti attuativi di Crescita 2.0, è arrivato anche il Decreto Trasparenza, <a href="http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2013-04-05&amp;atto.codiceRedazionale=13G00076" title="Decreto Trasparenza">numero 33/2013</a>, in vigore dallo scorso 20 aprile e più ampiamente dedicato alla disponibilità delle informazioni sull&#8217;attività della pubblica amministrazione.</p>
<p>Tale testo (decreto legislativo, quindi già con forza di legge senza necessità di conversione) presenta alcune norme di principio che rafforzano ulteriormente l&#8217;idea dell&#8217;<em>open PSI</em> (<em>Public Sector Information</em>).</p>
<p>Ad esempio l&#8217;articolo 3, dove si legge:</p>
<blockquote><p>Tutti i documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente sono pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell&#8217;articolo 7.</p></blockquote>
<p>Nel richiamato articolo 7 si fornisce anche un&#8217;indicazione più chiara sui tipi di licenza utilizzabili rispetto a quanto scritto nel Codice dell&#8217;amministrazione digitale con la riforma di dicembre.</p>
<blockquote><p>I documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente […] sono pubblicati in formato di tipo aperto ai sensi dell&#8217;articolo 68 del Codice dell&#8217;amministrazione digitale […] e sono riutilizzabili […] senza ulteriori restrizioni diverse dall&#8217;obbligo di citare la fonte e di rispettarne l&#8217;integrità.</p></blockquote>
<p>In occasione di una mia recente <a href="http://www.slideshare.net/simonealiprandi/vicenza-lopen-source-in-tour-2013-16-maggio-2013">conferenza</a> in quel di Vicenza, ho sottolineato che forse la tecnica legislativa è stata abbastanza contorta e questo sciame di molteplici interventi normativi (tra l&#8217;altro non ancora terminato, sembra) avrebbe potuto avere un risultato complessivo meno frammentario e di più facile interpretazione.</p>
<p>Ma questo è il tipico stile legislativo italiano; quindi prendiamolo così e intanto brindiamo.</p>
<p><em>Il testo di questo articolo è sotto licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/it/">Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia</a>.</em></p>
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		<title>Il Galaxy delle meraviglie</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2013/05/22/il-galaxy-delle-meraviglie</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 04:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Carli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[amoled]]></category>
		<category><![CDATA[Android]]></category>
		<category><![CDATA[galaxy s4]]></category>
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		<category><![CDATA[smartphone]]></category>

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		<description><![CDATA[Samsung vuole alzare l'asticella della competizione con Apple. Lo smartphone diventa sempre più computer, nel bene e nel male.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;erano dubbi sull&#8217;evoluzione del mondo degli <em>smartphone</em> rispetto alla rappresentazione consueta che abbiamo della telefonia tascabile, l&#8217;apparizione di Galaxy S4 li ha fugati: non sono cellulari intelligenti, ma computer da tasca.<span id="more-15030"></span></p>
<p>Si tratta di un dispositivo con dichiarate ed evidenti intenzioni di contrastare l&#8217;<a href="http://www.apple.com/it/iphone/" title="iPhone 5">iPhone 5</a> del “nemico” Apple attraverso l&#8217;introduzione di nuove funzionalità supportate da caratteristiche hardware molto avanzate, tali da giustificare un prezzo abbastanza impegnativo di 699 euro. Samsung pensa siano meritati e così molta stampa specializzata, come per esempio <a href="http://reviews.cnet.com/samsung-galaxy-s4/" title="Recensione Galaxy S4">CNET</a>:</p>
<blockquote><p>La sua lista di funzioni richiede tempo e fatica per essere veramente padroneggiata, ma questa è la scelta migliore per chiunque ricerchi uno smartphone eclettico e con uno schermo grande.
</p></blockquote>
<p>La dotazione dell&#8217;apparecchio è certamente di prima categoria, almeno a leggere le specifiche: <a href="http://www.samsung.com/global/microsite/galaxys4/" title="Galaxy S4">Galaxy S4</a> sfoggia un <em>display</em> da cinque pollici di tecnologia Amoled, due fotocamere (di cui una da tredici megapixel), connessione 4G, batteria da 2600 milliampère per ora (mAh), Android 4.2.2, processore quad-core (a quattro nuclei di elaborazione) con frequenza di clock di 1,9 gigahertz.</p>
<p>Ma è abbastanza? Non in termini di specifiche, ma di esperienza d&#8217;uso e di attenzione al consumatore meno navigato. La corsa al processore e al pollice di schermo in più ricorda la caccia al megahertz dell&#8217;informatica degli anni novanta, quando pareva che la produttività dipendesse unicamente da una roboante lista di componenti. Proprio l&#8217;avvento di <em>smartphone</em> e <em>tablet</em>, meno equipaggiati ma perfetti per compiti specifici, ha dimostrato che quell&#8217;epoca è terminata.</p>
<p>S4 dovrebbe distinguersi per la possibilità di utilizzare le fotocamere contemporaneamente, associare un suono ad una foto, utilizzarlo come telecomando mediante programmi come <a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.remotefairy&amp;hl=en" title="Smart Remote">Smart Remote</a>, riprodurre un brano su più dispositivi.</p>
<p>Il dubbio è se queste opportunità siano state davvero rese accessibili nel senso vero della parola. Il tempo e fatica di cui scrive CNET riecheggia in recensioni come quella di <a href="http://abcnews.go.com/Technology/samsung-galaxy-s4-review-android-phone-buy/story?id=19026238#.UZzzWJVBSUk" title="Galaxy S4 su ABC News">Joanna Stern su ABC News</a>:</p>
<blockquote><p>Non troverete il tempo per comprendere o per usare molte delle nuove aggiunte […] Per esempio mi piace davvero la funzione di multitasking che posiziona in alto una app e in basso un&#8217;altra, ma non è ovvio come si possa effettivamente configurare. Per i principianti, Samsung ha aggiunto un Easy Mode, che semplifica l&#8217;intero telefono e sfronda menu, configurazioni e schermata home.</p></blockquote>
<p>John Gruber su <em>Daring Fireball</em> <a href="http://daringfireball.net/linked/2013/04/24/stern-s4" title="Galaxy S4, Easy Mode e iPhone">ha commentato sarcasticamente</a> che anche iPhone ha un Easy Mode: usare iPhone.</p>
<p>Il punto non è la concorrenza tra case o modelli. Siamo davanti a un ulteriore passo verso la realizzazione di <em>smartphone</em> sempre più potenti, in grado di eseguire operazioni prima impossibili fuori da un computer convenzionale. Non dimentichiamoci però che vogliamo in tasca oggetti veloci e versatili più che miniature di dinosauri, potentissimi e goffi.</p>
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		<title>Da Torino con amore</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2013/05/21/da-torino-con-amore</link>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 04:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Tanti giovani, tanta carta, tante cose interessanti al Lingotto anche per un allergico alle fiere e ai grandi eventi in generale.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trascorso una giornata al <a href="http://www.salonelibro.it" title="Salone del libro 2013 a Torino">Salone del libro di Torino 2013</a> abbastanza di sorpresa. Alle fiere preferisco eventi circoscritti e il piano originale prevedeva il rientro al termine di una succinta presentazione mattutina.</p>
<p><span id="more-15323"></span></p>
<p>Prediligo eventi più piccoli perché nelle grandi fiere trovo per definizione tutto e il suo contrario. Sono popolate di realtà sostanzialmente impossibili da incontrare altrove e dispersive – per me – quando si tratta di cercare proprio ciò che mi interessa. Si incontrano persone straordinarie e altre meno, in condizioni ambientali che complicano la selezione. Discorsi profondi si alternano a rumore gratuito e nuove idee a vecchi <em>gadget</em>. Ammetto che molto dipenda dalle mie idiosincrasie.</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p><a href="https://twitter.com/search/%23salto13">#salto13</a> fatto il pieno di cultura, di libri, di immagini, di suoni e presenze, gusti ed atmosfere</p>
<p>&mdash; pabba60 (@pabba60) <a href="https://twitter.com/pabba60/status/336594266329583617">May 20, 2013</a></p></blockquote>
<p>Senza pretesa di misurazioni, confronti, analisi o conclusioni articolate, e forte di una consistente assenza dalle edizioni precedenti, ricordo di questo Salone una quantità impressionante di editori. A tutti i livelli di specializzazione, ai limiti dell&#039;imbarazzante. Se dovessi giudicare dalla mia esperienza, rigetterei tutte quelle considerazioni demografiche che parlano di lettura come cosa da seconda e terza età: escluse comprensibilmente le classi primarie che sciamano spinte dai docenti più che dalla febbre del libro, i giovani ansiosi e appassionati sono tanti, attivi, eclettici. I risultati pare si siano visti, stando alle <a href="http://www.salonelibro.it/news/news-multimediali/12309-vendite-20-in-media-saviano-blockbuster.html" title="Vendite in aumento al Salone del Libro">voci ufficiali</a>:</p>
<blockquote><p>Ottimi i risultati delle vendite negli stand. Il trend è in crescita per quasi tutti gli editori, compresi i grandi marchi. In generale si è registrato un incremento medio delle vendite del 20% negli stand, dal +10% del gruppo Gems fino all’exploit del +40% di Feltrinelli grazie anche al traino di Zero Zero Zero di Roberto Saviano, di cui sono state vendute più di mille copie. Anche gli altri grandi marchi hanno riscontrato una crescita importante: Mondadori +15%, Einaudi +15%, Rcs +15%.</p></blockquote>
<p>Il senso comune vuole che i giovani siano più attirati dal digitale che dalla carta tradizionale. Eppure, traboccante di giovani com&#039;era, l&#039;apparenza del Salone diceva carta, carta, carta ovunque. I segni del (problematico) nuovo, intendiamoci, erano bene evidenti: qua e là un Kindle o un succedaneo, stand di case editrici piccole quanto agguerrite che esistono solo nel digitale, la presenza straniante più o meno nell&#039;ombelico della fiera di un espositore improbabile eppure inevitabile di nome Unieuro.</p>
<div id="attachment_15325" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2013/05/Eterea-Edizioni.jpg"><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2013/05/Eterea-Edizioni.jpg" alt="Eterea Edizioni" width="400" height="300" class="size-full wp-image-15325" /></a><p class="wp-caption-text">Eterea Comics &#038; Books, ad alta densità di offerta digitale.</p></div>
<p>Detto questo, ho visto pulsare la carta e gli scaffali. Stand come Kobo oppure Sony, tanto traboccanti di batterie di <em>e-reader</em> quanto ricchi e curati per attirare gli sguardi e le visite, spiccavano per freddezza, popolati al più da adolescenti stanchi o desiderosi di socializzare a prescindere dalla letteratura. Il movimento, il calore, gli affollamenti interessati riguardavano più gli atomi che i bit.</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>Essere al <a href="https://twitter.com/search/%23SalTo13">#SalTo13</a> è stato chiudere il cerchio.Il luogo reale di persone e sentimenti.<a href="https://twitter.com/search/%23IlsensodiLeucò">#IlsensodiLeucò</a>.@<a href="https://twitter.com/piervaccaneo">piervaccaneo</a> @<a href="https://twitter.com/torinoanni10">torinoanni10</a></p>
<p>&mdash; stefania stravato (@FannyStravato) <a href="https://twitter.com/FannyStravato/status/336611660896821248">May 20, 2013</a></p></blockquote>
<p>Sensazioni, impressioni, immaginazioni. Che poi sono risultati tipici del leggere. Quest&#039;anno, in visita inaspettata al Salone del libro, mi sono ritrovato a guardarlo (il libro, il Salone) con amore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Via da Ground Zero</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 04:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il taglio indiscriminato dei costi è l'avvisaglia del momento in cui il livello di qualità scenderà sotto quello minimo di servizio utile.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno fa il quotidiano <a href="http://www.nola.com/t-p/">New Orleans Times-Picayune</a> decise di <a href="http://www.poynter.org/latest-news/mediawire/175038/times-picayune-confirms-end-of-daily-publication/">trasformarsi in trisettimanale</a> sotto i colpi della crisi. Domenica l’altra, durante una sfilata bandistica, un criminale <a href="http://theadvocate.com/news/5975342-123/mothers-day-shooting-suspect-had">ha aperto il fuoco</a> e ferito diciannove persone.<span id="more-15283"></span></p>
<p>Quanti non potevano permettersi un apparecchio digitale e ricevere l&#8217;edizione elettronica del <em>Times-Picayune</em> (numerosi, a New Orleans) hanno avuto modo di leggere dell&#8217;accaduto sul giornale stampato solo il mercoledì successivo. Il trisettimanale locale si è dimostrato inutile per la comunità che è nato per informare.</p>
<p>Il punto di non ritorno era già stato comunque raggiunto, dato che il 30 aprile l’editore <a href="http://blog.nola.com/updates/2013/04/nolacom_the_times-picayune_to.html">aveva annunciato</a> una seconda edizione trisettimanale, <em>TPStreet</em>, da affiancare al <em>Times-Picayune</em> in modo da avere l’edicola presidiata sette giorni su sette e rimediare all’errore, generalizzato da <a href="http://tech.fortune.cnn.com/2013/05/15/newspapers-only-hope-quality">Dan Mitchell su Fortune Tech</a>:</p>
<blockquote><p>
Il solo modo in cui i quotidiani possono avere successo è produrre giornalismo di qualità. I giornali hanno iniziato a tagliare gli staff ben prima che il mercato cominciasse a declinare e quei tagli erano in verità parte della ragione dei problemi. Ridurre gli staff ha portato naturalmente a qualità minore, che ha causato tirature inferiori, che hanno ridotto gli introiti pubblicitari. Il problema principale resta Internet ma, come spiegano da sempre i critici del disinvestimento, non ci si può ritagliare la strada verso il successo.
</p></blockquote>
<p>Per l’editoria libraria vale la stessa conclusione e la frase di David Carr <a href="http://mobile.nytimes.com/2013/05/13/business/media/in-new-orleans-times-picayunes-monopoly-crumbles.html">pubblicata sul New York Times</a>, <em>il pubblico va guadagnato giorno per giorno</em>, sembrerà rivolta a chi si occupi di quotidiani. Invece descrive un nuovo <em>skill</em> obbligatorio e universale.</p>
<p>Se davvero il problema principale dell&#8217;industria editoriale è Internet, un posto dove è facile trovare qualità zero a costo zero in tempo zero, la soluzione è per forza diversa dall&#8217;avvicinare allo zero i propri costi (e la relativa qualità). La storia del <em>New Orleans Times-Picayune</em>, sofferente anche a causa di un sito molto criticato, spiega che bisogna coordinare bene tempi e risorse tra messa a punto di una strategia digitale e amministrazione di un business tradizionale certo in declino, ma ancora significativo. Che vive di qualità.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dietro la linea di servizio</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 04:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Rachieli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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		<description><![CDATA[Amazon acquista Goodreads non per l'azienda, ma per le conoscenze che l'azienda ha raccolto sulle persone.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Durante l’ultima edizione di <a title="If Book Then" href="http://www.ifbookthen.com">If Book Then</a>, il fondatore dell&#8217;<a title="Institute for the Future of the Book" href="http://www.futureofthebook.org">Institute for the Future of the Book</a> Bob Stein <a href="http://www.futureofthebook.org/people.html">ha dichiarato</a> qualcosa di interessante in tema di editoria e rapporti con i lettori:</p>
<p><span id="more-14923"></span></p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>&#8220;amazon and Apple know how to compete, but not how to collaborate&#8221; says Bob Stein at <a href="https://twitter.com/search/%23ibt13">#ibt13</a></p>
<p>— Andrew Rhomberg (@arhomberg) <a href="https://twitter.com/arhomberg/status/313971136335581184">19 marzo 2013</a></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>La collaborazione è ciò che Amazon <a title="Amazon acquisisce Goodreads" href="http://www.wired.com/business/2013/03/amazon-goodreads/">ha acquisito con Goodreads</a>: una comunità viva e attiva di lettori forti, la stessa che <a title="I lettori che tengono in vita l'industria libraria" href="http://www.theatlantic.com/business/archive/2013/04/the-simple-reason-why-goodreads-is-so-valuable-to-amazon/274548/">tiene in vita</a> l’industria libraria e i cui suggerimenti sono <a title="I lettori, lo strumento migliore per conoscere nuovi libri" href="http://stephenslighthouse.com/2013/03/04/goodreads-trusted-friend-is-top-book-discovery-tool/">lo strumento più efficace</a> per scoprire nuove letture. Dentro ci sono informazioni su cosa leggono le persone, come, con quali tempi. E il modo in cui i percorsi che portano da una lettura a un’altra e guidano nella scelta sono strutturati e legati.</p>
<p>Il valore al centro della transazione sono le persone, la rete sociale che compongono, la loro passione per i libri e le storie, la dedizione che impiegano nell’ordinare, catalogare, e soprattutto consigliare nel modo migliore e più preciso possibile. La qualità di queste informazioni è altissima; di sicuro più alta (almeno per ora) del più raffinato algoritmo di suggerimento, e lo stesso vale per l’autenticità del loro coinvolgimento. Jordan Weissman <a title="Jordan Weissmann su The Atlantic commenta l'acquisto di Goodreads da parte di Amazon" href="http://www.theatlantic.com/business/archive/2013/04/the-simple-reason-why-goodreads-is-so-valuable-to-amazon/274548/">su The Atlantic</a>:</p>
<blockquote><p>Su Goodreads tendono a comparire gli appassionati di libri, quelli impazienti di raccontare a chiunque dell&#8217;ultimo libro che hanno letto. Così non sorprenderà che il sito sia una ottima piattaforma per convincere la gente a comprare libri. Circa il 29 percento dei frequentatori di Goodreads ha dichiarato in una inchiesta di avere conosciuto mediante Goodreads stesso o sito similare l&#8217;ultimo libro acquistato. Sui social network tradizionali la percentuale è del 2,4 percento. A conti fatti, nel mondo dei libri Goodreads ha la stessa influenza di Facebook.</p></blockquote>
<p>Ci si può chiedere se queste merci di scambio siano legittime. Da un lato basta pensare alla crescente preoccupazione per i modelli di business di Facebook, Twitter, Instagram e degli altri social network: prodotti utili che si finanziano vendendo a compagnie private terze le nostre informazioni, l’accesso alle medesime o la possibilità di contattarci.</p>
<p>Dall’altro è sempre successo. Le aziende si comprano, vendono e fondono in base al loro successo, che deriva dall’esistenza di una comunità di utilizzatori. Nessuno ha mai condiviso i profitti che aiuta a generare, né ha chiesto che avvenisse, o considerato il contrario un’ingiustizia. Il Web semplicemente rende più evidenti questi processi, li amplifica, pone la questione in modo più netto. L’economia è una pratica umana e sociale, e le reti sociali – i loro meccanismi, i funzionamenti – esistono a prescindere dal Web. Sono le persone a creare valore per un sistema economico, da sempre.</p>
<p>È vero: qui sono in ballo le nostre vite, un livello di intimità più profondo. Dire cosa leggiamo è uno dei molti modi per dire chi siamo, e per dirlo in modo molto preciso. Si tratta anche di agire con maggiore consapevolezza. Può essere un buon momento per smettere di considerare i servizi online gratuiti – come Goodreads, ma vale per tutti – enti benefici senza scopo di lucro. Si tratta di aziende private con obiettivi e interessi, che offrono servizi utili gratuitamente, e prima o poi chiedono qualcosa in cambio. Sta a noi decidere quanto concedere e capire quando è giunto il momento di guardare altrove.</p>
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		<title>Dimensione fattoriale</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 04:03:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Armando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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		<category><![CDATA[autenticazione a due fattori]]></category>
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		<category><![CDATA[riciclo password]]></category>

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		<description><![CDATA[Sentire l'opportunità di cambiare password, o usare sistemi ad autenticazione multipla, fa vivere online più sereni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://livingsocial.com/" title="Livingsocial">Livingsocial</a> è un servizio relativamente poco noto in Italia ma piuttosto diffuso in molti altri Paesi oltre agli Stati Uniti, dove propone i soliti <em>affari del giorno</em>. La notizia è che oltre 50 milioni di account sono stati compromessi. Si tratta di un numero di un ordine di grandezza superiore a quello degli utenti di LinkedIn recentemente vittime di <a href="http://www.net-security.org/article.php?id=1727" title="Crack di du milioni di account LinkedIn">un problema analogo</a>.<span id="more-15053"></span></p>
<p>La dimensione è quindi impressionante. La consapevolezza dell&#8217;accaduto è emersa quando l&#8217;azienda ha contattato gli utenti <a href="https://www.livingsocial.com/createpassword" title="LivingSocial chiede il cambio di password">chiedendo di cambiare password</a>. Questa l&#8217;ammissione ufficiale dei danni:</p>
<blockquote><p>Le informazioni violate comprendono nomi, indirizzi di posta, date di nascita di alcuni utilizzatori e password cifrate, tecnicamente ‘hashed’ e ‘salted’. Non archiviamo mai password in chiaro.</p></blockquote>
<p>La notifica dell&#8217;accaduto è stata presentata anche <a href="https://oag.ca.gov/system/files/Consumer%20Notice%20Security%20Emails%20FINAL_0.pdf" title="Notifica dell'incidente LivingSocial">all&#8217;ufficio del procuratore della California</a> e pare che l&#8217;incidente sia stato scoperto una settimana dopo il suo inizio. La raccomandazione di cambiare la password è ragionevole (meno l&#8217;aver inserito un link direttamente nella mail di avviso, gesto che potrebbe essere classificato come indizio di <em>phishing</em>); sarebbe stato opportuno raccomandare sia di cambiare la password anche sugli altri siti su cui la si utilizza, sia di utilizzare una password diversa per ogni servizio.</p>
<p>Per vivere serenamente anche quando accadono questi spiacevoli episodi è buona cosa seguire alcuni semplici consigli:</p>
<ol>
<li>Non utilizzare la stessa password su diversi servizi.</li>
<li>Cambiare periodicamente le password e non riciclarle.</li>
<li>Utilizzare account di posta elettronica diversi per ogni servizio.</li>
</ol>
<p>Ci sono <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2012/10/01/il-sonno-dei-manager-genera-ingegneria" title="A favore del'autenticazione multifattoriale">ottimi motivi</a> per prediligere servizi che permettono la verifica delle credenziali utilizzando sistemi multifattoriali o, più banalmente, per iniziare ad usare un gestore di password.</p>
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		<title>Meglio un Web protetto che un Web abbandonato</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 04:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[Ancora polemiche sull'architettura per la protezione dei contenuti prevista in HTML5. La questione è tra principio e pragmatismo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Era prevedibile che l’inclusione di specifiche per l’utilizzo di meccanismi di protezione anticopia nello standard HTML5, della quale <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2013/03/15/chi-protegge-chi" title="Chi protegge chi, tra DRM e HTML5">si è già scritto tempo fa</a>, avrebbe suscitato un dibattito come minimo vivace.<span id="more-15244"></span></p>
<p>Sul fronte delle notizie siamo alla <a href="http://www.w3.org/TR/2013/WD-encrypted-media-20130510/">pubblicazione di un Working Draft</a> del World Wide Web Consortium relativo a Encrypted Media Extension o EME, architettura destinata a sostenere il peso dell’inclusione di contenuti protetti in pagine HTML5 (architettura, si badi; lo schema anticopia effettivo è tutto da decidere e, dove ve ne fossero, l’architettura servirebbe appunto a permetterne il funzionamento). Electronic Frontier Foundation non ha gradito:</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>Shame on the W3C: today&#8217;s standards decision paves the way for DRM in the fabric of the open web. <a href="https://t.co/KcplsruM5B" title="https://eff.org/r.3bRj">eff.org/r.3bRj</a></p>
<p>&mdash; EFF (@EFF) <a href="https://twitter.com/EFF/status/332626862071230464">May 9, 2013</a></p></blockquote>
<p>Peter Bright <a href="http://arstechnica.com/business/2013/05/drm-in-html5-is-a-victory-for-the-open-web-not-a-defeat/">ha preso posizione su Ars Technica</a> argomentando come EME sia una vittoria piuttosto che una sconfitta e che, nel mondo dei <em>plugin</em> e delle <em>app</em>, la mancanza di forme efficaci di protezione del contenuto (DRM, da <em>Digital Rights Management</em>) su Web non porterà alla sua inaccessibilità, ma alla sua sparizione:</p>
<blockquote><p>
Dove ci sono plugin e app, non esiste alcun cammino di transizione che abbia significato verso un mondo libero da DRM. Non c’è un buon sistema per i distributori che vogliano tastare il terreno e verificare se la distribuzione libera sia fattibile. Con EME, c’è. EME manterrà i contenuti fuori dalle app e dentro il Web e faciliterà il passaggio a un futuro libero da DRM. Non è un danno per il Web aperto, bensì lavorare per assicurarne nel tempo utilità e rilevanza.
</p></blockquote>
<p>I <em>plugin</em> sono in estinzione. Adobe ha pubblicato <a href="http://wwwimages.adobe.com/www.adobe.com/content/dam/Adobe/en/devnet/flashplatform/whitepapers/flash-runtimes-roadmap.pdf">una roadmap</a> per i prossimi anni di Flash, arroccata nella difesa di fonti di fatturato come lo sviluppo di giochi e – a proposito – l’erogazione di video protetto da DRM e cede il passo a HTML5 su ogni altro fronte, compresi gli stessi strumenti di sviluppo di Adobe. L’altro <em>plugin</em> diffuso, Silverlight di Microsoft, non conosce sviluppo dalla versione 5 di fine 2011. Internet Explorer 10 di Microsoft, su Windows 8 di Microsoft, se usato in versione <em>touch</em> e non <em>desktop</em> <a href="http://blogs.msdn.com/b/b8/archive/2011/09/14/metro-style-browsing-and-plug-in-free-html5.aspx?Redirected=true"> è plugin-free</a>, Silverlight compreso. Circa un miliardo di apparecchi <em>mobile</em> è incompatibile con qualsiasi <em>plugin</em>.</p>
<p>Rimane però il fattore tempo: l’estinzione dei <em>plugin</em> sarà lenta. E intanto il mondo delle <em>app</em> esplode: App Store di Apple, da solo, ha passato <a href="http://148apps.biz/app-store-metrics/">quota ottocentomila</a> e da un momento all’altro assegnerà premi per festeggiare <a href="http://www.apple.com/itunes/50-billion-app-countdown/">i cinquanta miliardi di <em>download</em></a>.</p>
<p>Le <em>app</em> non hanno problemi a impiegare schemi di protezione del contenuto. Se il Web non lo rende possibile, il contenuto abbandonerà il Web. Che se ne occupi il W3C è una garanzia collettiva migliore dei vari singoli interessi aziendali.</p>
<p>Nel frattempo possiamo sostenere le buone iniziative HTML5. Su un tono leggero, provare <a href="http://flashvhtml.com/html/">Waste Invaders</a>, per esempio.</p>
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		<title>Facciamo gli indiani</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 04:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c'è uscita da una situazione difficile senza una consistente spinta personale al miglioramento delle proprie competenze.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 69 percento degli indiani, <a href="http://timesofindia.indiatimes.com/business/india-business/69-of-Indians-looking-to-upgrade-skills/articleshow/19997258.cms">titola il Times of India</a>, è in ricerca attiva (o sta considerando la possibilità) di formazione o istruzione supplementare, contro il 59 percento degli europei e il 55 percento degli americani.<span id="more-15229"></span></p>
<p>Sembrano differenze minime. Tuttavia significa che, a parità numerica, per ogni sei europei che continuano a imparare ci sono sette indiani. Siccome gli indiani <a href="http://www.wolframalpha.com/input/?i=population+india+europe">sono il doppio</a> degli europei, ecco che il numero assoluto di quanti si migliorano in India è enorme rispetto al nostro. Ed ecco ciò che accade a livello di reclutamento:</p>
<blockquote><p>
[Prima le banche assumevano solo da altre banche]. Quell’epoca è proprio finita. Oggi le aziende competono per reclutare persone con capacità multifunzionali, allo scopo di infondere nelle organizzazioni diversità di conoscenze. Per restare appetibili in un mondo del lavoro dinamico, i dipendenti devono essere costantemente attenti a padroneggiare capacità nuove, aggiornare e migliorare i propri talenti, formarsi.
</p></blockquote>
<p>Le percentuali di lavoratori desiderosi di progredire in conoscenza professionale nella regione dell’Asia e del Pacifico sarebbero del 74 in Cina, del 78 percento in Indonesia, dell’83 percento in Thailandia.</p>
<p>Nel frattempo <a href="http://www.stevesouders.com/blog/2013/05/09/how-fast-are-we-going-now/">apprendo da Steve Souders</a> che le velocità medie di connessione a Internet continuano ad aumentare (e un sacco di altre cose meno rilevanti per il momento). I dati sono ricavati dallo <a href="http://www.akamai.com/stateoftheinternet/">State of the Internet di Akamai</a>, dove è facile verificare anche relativamente alla sola Italia come, per quanto lentamente e due passi avanti uno indietro, dal 2007 a oggi la banda sia approssimativamente raddoppiata, a toccare i quattro megabit per secondo.</p>
<p>Come dire che la crisi c’è ed è concreta, ma il rapporto esistente tra la sua risoluzione e la tecnologia sta molto più nella nostra volontà di usare quest&#8217;ultima per migliorarci e diventare più bravi che non nell’infrastruttura o negli strumenti a disposizione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Semi liberi come software libero</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 04:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Aliprandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Open Source]]></category>
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		<category><![CDATA[seed licence]]></category>
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		<description><![CDATA[Il concetto di salvaguardia costruttiva della proprietà intellettuale ha implicazioni persino agricole.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pensavo che dopo dieci anni di devota dedizione al tema, avessi ormai sviscerato ogni sua declinazione. E invece mi sono reso conto che un pezzo me lo sono perso: gli <em>open seed</em>, ovvero sementi <em>open source</em>.<span id="more-15214"></span></p>
<p>Dal momento che è possibile brevettare le nuove varietà vegetali (si vedano per l&#8217;ordinamento italiano gli articoli 100 e seguenti del <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/05030dl.htm" title="Decreto sulla brevettabilità delle specie vegetali">decreto legge 30/2005</a>), qualcuno ha pensato di promuovere un movimento e realizzare un modello di licenza ispirati alla filosofia <em>open</em>.</p>
<p>Sul sito <a href="http://open-seeds.org" title="Open source seeds">Open source seeds</a> è possibile leggere gli obiettivi del progetto e una definizione del concetto di <em>open source seed</em>, nonché ascoltare un&#8217;efficace dichiarazione di Vandana Shiva (scienziata e attivista) sotto forma di filmato.</p>
<p>In sostanza, secondo quanto viene argomentato sul sito,</p>
<blockquote><p>l&#8217;idea di “seme aperto” può realizzarsi attraverso una completa documentazione e un contratto di licenza che garantisca ai coltivatori alcuni diritti (anche incoraggiandoli a condividere i semi) e stabilisca vincoli sulle modalità di condivisione dei semi prodotti dalle piante nate dal seme originario.</p></blockquote>
<p>Una sorta di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Share-alike" title="Share-Alike">share alike</a> sui semi, insomma.</p>
<p>Sul sito si trova anche la <a href="http://open-seeds.org/licence-v-0-1/">licenza</a> del progetto, <em>Open Source seed licence</em>, attualmente in versione 0.1. In effetti appare poco più che un abbozzo tratto e riadattato da una Creative Commons; tra l&#8217;altro il documento viene dichiarato nel preambolo come non più in uso e pubblicato solo come dato storico. Si attendono quindi la redazione della versione 0.2 e relative proposte (giuristi, fatevi avanti!).</p>
<p>A indirizzarmi su questo tema, per me davvero nuovo e curioso, è stato un <a href="http://blogs.computerworlduk.com/open-enterprise/2013/05/open-source-seeds-under-threat/index.htm">recente post</a> dell&#8217;insostituibile Glyn Moody dedicato alla notizia della discussione avvenuta nei giorni scorsi presso il Parlamento Europeo di una proposta di regolamento sulle nuove varietà vegetali. Il regolamento in questione richiederebbe macchinose e costose procedure di registrazione per le sementi di nuova invenzione. Se l&#8217;intento è quello nobile di permettere una maggiore sicurezza, qualità e tracciabilità dei ritrovati biologici, l&#8217;effetto collaterale è rendere questo particolare strumento di tutela giuridica di fatto difficilmente accessibile ai piccoli produttori, con danno anche per i promotori dell&#8217;idea di <em>open source seed</em>.</p>
<p>Il solito problema che troviamo anche negli altri ambiti della proprietà intellettuale: ciò che nasce per tutelare rischia di essere utilizzato per controllare o ancor peggio escludere.</p>
<p><em>Il testo di questo articolo è sotto licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/it/">Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia</a>.</em></p>
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