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	<title>Apogeonline &#187; podcast</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Il ritorno di Italia.it, non è buona la seconda</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 10:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Marco Dal Pozzo, che si occupa di web marketing e che gestisce un canale di feedback dal basso sul nuovo e già molto criticato Italia.it, il portale turistico già protagonista di un clamoroso insuccesso web due anni fa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/07/041_newqdc_24072009.mp3">Download audio file (041_newqdc_24072009.mp3)</a></p>
<p>Rinasce dopo quasi un anno e mezzo <a href="http://www.italia.it/">Italia.it</a>, il discusso portale turistico italiano che fece molto discutere per errori tecnici e inesattezze contenutistiche, nonché per il budget completamente fuori scala rispetto al resto del web. Il nuovo progetto, dichiaratamente provvisorio, è ora fortemente voluto da Michela Vittoria Brambilla, terzo ministro dopo Lucio Stanca e Francesco Rutelli che si passa il cerino acceso del portale per il rilancio del turismo italiano. Il nuovo sito non è un granché: graficamente banale, povero di contenuti e ricco di problemi tecnici, comunque lontano dal web sociale a cui chi vive il web è ormai siamo abituato.<span id="more-698"></span></p>
<p>Di questo parliamo con <a href="http://mdplab.blogspot.com/">Marco Dal Pozzo</a>, appassionato di web marketing e blog, che su FriendFeed ha aperto un <a href="http://friendfeed.com/italia-it">canale</a> per raccogliere i feedback sul nuovo portale. «C&#8217;è meno attenzione sul progetto», nota Marco, «meno voglia di collaborare. Peccato, perché in questa occasione chi ci lavora sembra aperto e interessato al dialogo. E la versione definitiva di ottobre potrebbe essere molto diversa e molto migliore». Sull&#8217;argomento turismo e web si può ascoltare anche l&#8217;intervista con <a href="http://www.robertamilano.com/">Roberta Milano</a>, che fu ospite di Quinta di copertina nell&#8217;ottobre scorso: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/10/31/25/200810312501">L&#8217;Italia turistica oltre Italia.it</a>.</p>
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		<title>Dopo le elezioni, verso la trasparenza</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/17/dopo-le-elezioni-verso-la-trasparenza</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 13:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Antonella Napolitano, consulente per i media sociali, di ritorno dal Personal Democracy Forum tenutosi a New York su politica online e trasparenza comunicativa - con l’annuncio che ci sarà un forum europeo, il 20 e 21 novembre a Barcellona]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/07/040_newqdc_17072009.mp3">Download audio file (040_newqdc_17072009.mp3)</a></p>
<p><a href="http://www.personaldemocracy.com/">Personal Democracy Forum</a> è la conferenza con la c maiuscola sulla politica online: proviene dalla lunga esperienza di lobbying washingtoniano dei due fondatori, Andrew Rasiej e Micah Sifry e si è nutrito negli ultimi anni della potenza di fuoco e di idee del magazine online <a href="http://www.techpresident.com/">Tech President</a>, che ha fatto la storia in diretta tracciando passo passo la campagna di Obama sul web, dalle primarie alla vittoria finale. Tutto nell&#8217;ottica di come la tecnologia sta cambiando la politica: il modo di farla e quello di pensarla.<span id="more-691"></span></p>
<p>A New York, il 29 e 30 giugno nello splendido Lincoln Center che ospita la due giorni di lavori, è stata <a href="http://svaroschi.blogspot.com">Antonella Napolitano</a>, blogger e consulente per i media sociali, da tempo attenta ai rapporti tra politica e comunicazione online: «<em>Questa edizione ha provato ad andare oltre la campagna di Obama, facendola diventare una sorta di punto di partenza per poi parlare d&#8217;altro – a partire dal primo incontro di confronto e discussione tra Joe Rospars (Obama &#8216;08) and Mark McKinnon (McCain &#8216;08). Tanto è vero che il titolo della edizione di quest&#8217;anno era &#8220;We.gov&#8221;, con un&#8217;attenzione particolare su come le nuove tecnologie stiano o possano migliare il modo di governare e la trasparenza organizzativa. Ma non è che non si parla di Obama: un po&#8217; la si dà per scontata, un po&#8217; sono comunque tutti alla ricerca della giusta equazione, della formula che ha reso vincente la campagna del presidente degli Stati Uniti anche online – perché conoscere tutti gli ingredienti non vuol dire saper cucinare. Peraltro c&#8217;è il problema &#8220;comunicativo&#8221; del partito repubblicano, che sta cercando di riorganizzarsi dalla batosta anche partendo dalla Rete e da un gruppo di consulenti che provano a cambiare il partito e il suo modo di comunicare in vista delle mid-term del prossimo anno e a partire proprio dall&#8217;esperienza della campagna di Obama</em>».</p>
<h5>Dalle elezioni al governo</h5>
<p>Una delle domande cui si è cercato di rispondere è cosa farne di tutti quegli strumenti di collaborazione e partecipazione attivi durante la campagna elettorale, come per esempio il social network interno di mybarackobama.com. «<em>Il punto è di nuovo come andare oltre. Oltre lo strumento in sé e oltre la campagna elettorale con il suo obiettivo a breve termine. Una volta creata la comunità e rodati i meccanismi di funzionamento, rimane il problema di come e se usare questi strumenti per alimentare un rapporto più o meno trasparente e propositivo tra governo e cittadini connessi. Alla fine, tra i tanti strumenti considerati, le due &#8220;killer application&#8221; più evidenziate sono state la posta elettronica, ancora insostituibile e molto efficace per motivare le persone a fare delle cose, e gli sms, scoperti tardi dagli americani ma che saranno probabilmente molto usati durante la presidenza Obama. Poi ci sono molti siti che vanno nella direzione di una massima trasparenza comunicativa degli atti di governo, dai dati grezzi alla sintesi &#8220;blog&#8221;, il governo si sta dotando</em>».</p>
<h5>A Barcellona, il 20 e 21 novembre</h5>
<p>In parte di questo si parlerà anche nella edizione autunnale e europea annunciata a sorpresa dagli organizzatori, anche se molto verrà &#8220;riadattato&#8221; alle varie e sfaccettate realtà locali:  «<em><a href="http://www.personaldemocracy.eu/" class="broken_link" >Personal Democracy Europe</a> si terrà il 20 e il 21 novembre a Barcellona, lo organizzeranno, sotto la supervisione del convegno americano, tre ragazzi spagnoli, ma già vede la presenza di operatori del settore anche dalla Francia, dalla Norvegia, dall&#8217;Inghilterra, dall&#8217;Italia. E&#8217; una sfida, e una buona opportunità per confrontarsi e capire dove sta andando il settore della comunicazione politica online anche nel vecchio continente</em>».</p>
<p>Sull&#8217;argomento politica online abbiamo già pubblicato le interviste a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/06/scaldiamo-la-politica-con-il-web">Giuseppe Civati</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/13/affinita-e-divergenze-tra-obama-e-noi">Paolo Guarino</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/20/il-web-per-sentire-lopinione-pubblica">Edoardo Colombo</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/27/il-canale-che-non-puoi-delegare">Lucia De Siervo</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/03/la-politica-aggregata-che-decide">Stefano Peppucci</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/10/facebook-la-politica-e-il-passaparola">Dino Amenduni</a>, <a href="http://blog.stefanoepifani.it">Stefano Epifani</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/05/i-video-di-zoro-dal-web-alla-tv-e-ritorno">Diego Bianchi</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/12/web-e-voto-dopinione-da-soli-non-bastano">Francesco Costa</a>. In aggiunta, sul modo in cui è stato usato o non usato il web durante la crisi post-elettorale in Iran (di cui si è parlato anche al Pdf), sono online le interviste a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/25/liran-twitter-e-i-mille-occhi-dei-nuovi-media">Luca Alagna</a>.</p>
<ul> <strong><br />
Articoli segnalati e risorse:</strong></p>
<li><a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Svaroschi</a>, il blog di Antonella Napolitano; un <a href="http://svaroschi.blogspot.com/2009/07/personal-democracy-forum-un-resoconto-1.html">resoconto del convegno</a></li>
<li>Il sito di <a href="http://personaldemocracy.com/">Personal Democracy Forum</a>, e il magazine “allegato” <a href="http://www.techpresident.com/">Tech President</a></li>
<li>Il <a href="http://www.danah.org/papers/talks/PDF2009.html">talk</a> di danah boyd; quello di Michael Wesch e <a href="http://www.wired.com/epicenter/2009/06/anthropologist-wows-personal-democracy-forum-whatever/">l&#8217;antropologia di YouTube</a>; <a href="http://techpresident.com/blog-entry/video-look-gops-digital-future">quello</a> di Todd Herman, direttore New Media del Partito Repubblicano</li>
<li>Il <a href="http://www.pickensplan.com">Pickens Plan</a>, oggetto di studio e di riflessione al Lincoln Center; il panel di discussione su mybarackobama.com: <a href="http://www.bivingsreport.com/2009/beyond-mybarackobamacom-panel-discussion-at-personal-democracy-forum-09/">come si organizza una community che sostiene una causa?</a></li>
<li>La trasparenza amministrativa nell&#8217;amministrazione Obama: <a href="http://data.gov">data.gov</a>, <a href="http://usaspending.gov">usaspending.gov</a> (e relativo <a href="http://it.usaspending.gov/?q=content/blog">blog appena aperto</a>)</li>
<li>PDF Europe, la versione europea del Personal Democracy Forum che si terrà il 20 e 21 novembre a Barcellona: <a href="http://www.personaldemocracy.eu" class="broken_link" >personaldemocracy.eu</a></li>
</ul>
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		<title>I blog, il web sociale e il filtro delle cozze</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 14:10:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Maximiliano Bianchi, aka Strelnik, bit worker e uno dei primi blogger italiani (dal 2001). Con lui parliamo di blogosfera e social network, e della collaborazione in rete che filtrano le notizie più diverse come le cozze l'acqua sporca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/07/039_newqdc_10072009.mp3">Download audio file (039_newqdc_10072009.mp3)</a></p>
<p>Dai blog ai social network: il web &#8220;abitato&#8221; è cambiato molto negli ultimi anni. Sono cambiati gli strumenti di pubblicazione, i luoghi di discussione, le persone che via via hanno scoperto questi luoghi e questi strumenti e li hanno piegati ai propri bisogni (narrativi, giornalistici, culturali, identitari, ecc).  Qualcosa si è perso, qualcosa si è guadagnato in questo passaggio da un web dominato dai blog a quello attuale, che sembra modellarsi intorno ai social network di nuovissima generazione, e di questo parliamo con Maximiliano Bianchi, noto in rete come <a title="Diario di un bit-worker" href="http://www.strelnik.it/blog/">Strelnik</a>, web designer, bit worker e blogger dal 2001.<span id="more-685"></span> «<em>A novembre del 2001 eravamo in Italia una ventina a scrivere in rete attraverso un blog. E ovviamente ci leggevamo più o meno tutti vicendevolmente: una delle cose che può sembrare strana o pleonastica oggi, e che subito mi colpì della prima blogosfera, che chi scriveva un blog leggeva anche gli altri blog, e li riprendeva spesso nei propri post citandoli. C&#8217;era – mi pare adesso – una propensione maggiore al link all&#8217;esterno, a citare gli altri di più e con più piacere. Il link era una specie di omaggio, ad un contenuto o ad uno stile che si scopriva: una sorta di sorpresa continua verso ciò che si trovava in giro che poi è in parte diventata, vista dall&#8217;esterno, un&#8217;accusa di autoreferenzialità della blogosfera stessa</em>».</p>
<h5>Collaborazione e aggregazione</h5>
<p>La vita sul web non è una vita solitaria, o passiva: «<em>La vera natura del web è secondo me una natura collaborativa, di condivisione di un obiettivo e di un fine preciso verso cui lavorare insieme a più teste e più mani, per esempio anche aggregando varie fonti e contenuti. Condivisione e collaborazione vuol dire anche competizione, nel senso originario: &#8220;cum petere&#8221;, chiedere insieme, avere lo stesso obiettivo. Fare le cose insieme è la cosa che a me piace di più, un rovesciamento copernicano rispetto ad altri contesti tradizionali. Due teste pensano meglio di una, come si diceva una volta e dovrebbe dirsi anche oggi e a maggior ragione. E anche se non c&#8217;è un immediato o concreto risultato economico a breve: l&#8217;essere umano non è un uomo economico, ha bisogno anche di altro</em>». E le cose cambiano solo relativamente con l&#8217;avvento del web sociale: «<em>Molto si è fatto con e attraverso i blog, e molto può essere ancora fatto con i social network: non c&#8217;è una vera differenza in tal senso. Indie content producers never die, chi vuole produrre contenuti, chi fa i contenuti, indipendentemente da tutto e da tutti, dagli strumenti o dal contesto tecnologico esterno, non morirà mai, troverà sempre la strada verso gli altri, verso chi è interessato a quel contenuto. Il web finora ha sempre trovato il modo di piegare gli strumenti ai bisogni di chi li usava e arrivare alle persone: per esempio il caso degli &#8220;hashtag&#8221;, i tag &#8220;sociali&#8221; che su Twitter e altri social network servono a trovare e riaggregare i contenuti prodotti dagli utenti</em>».</p>
<h5>News dal basso, filtrare le notizie</h5>
<p>In alcuni casi tragici e terribili, i semplici cittadini, testimoni oculari dei fatti, sono anche quelli che possono raccontare prima di tutti gli altri quello che accade grazie a cellulari sempre connessi, fotocamere e videocamere digitali. E&#8217; il cosiddetto &#8220;citizen journalism&#8221; che negli ultimi tempi è molto alimentato (da una parte complicato, dall&#8217;altra facilitato) dai social network e del web 2.0 evoluto. Nelle scorse settimane ne abbiamo parlato con alcuni protagonisti ed esperti, da <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini</a> a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/25/liran-twitter-e-i-mille-occhi-dei-nuovi-media">Luca Alagna</a> (aka Ezekiel): entrambi intorno alla protesta in parte analogica e in parte digitale in Iran. E successivamente, intorno alla tragedia di Livorno e del racconto che ne è stato fatto sul web con <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/03/viareggio-i-cittadini-e-lurgenza-di-comunicare">Alberto Macaluso</a>. Anche Maximiliano collabora con alcuni di questi progetti, che ora si sono aggregati, da varie room di friendfeed, in un tumblr che ne garantisce una fruizione cronologia e &#8220;taggata&#8221;: <a title="INews | tumblr | i fatti raccontati attraverso i social media" href="http://inews.tumblr.com/">iNews</a>, i fatti raccontati attraverso i social media: «<em>Chris Anderson dice che è possibile che nel futuro il direttore di un giornale sarà una specie di community manager, che filtra le notizie prodotte da altri. Il giornalismo rimarrà anche la pratica di chi consuma le suole e batte le strade alla ricerca della notizia; ma sarà sempre più la capacità di filtrare il mare magnum delle notizie provenienti da tutti, protagonisti compresi e dargli un senso. Come sta accadendo con le room su friendfeed o con altri esperimenti di aggregazione di notizie dal basso intorno alle proteste Iran, o in Honduras o in altre parti del mondo, più o meno carenti quanto a libertà di informazione. E&#8217; un po&#8217; il ruolo della cozza, che filtra l&#8217;acqua più o meno sporca e la rende più o meno pulita e bevibile. Chi fa questa opera di filtraggio fa un&#8217;opera di depurazione delle notizie che arrivano, che spesso sui social media sono confuse, oppure dei falsi volutamente diffusi per controinformazione: è un&#8217;opera meritoria, spesso complicata ma sempre più necessaria</em>».</p>
<p><strong><br />
Articoli segnalati e risorse:</strong></p>
<p>- <a title="Diario di un bit-worker" href="http://www.strelnik.it/blog/">Strelnik blog</a> (il blog di Maximiliano &#8220;Strelnik&#8221; Bianchi, diario di un bitworker)<br />
- <a title="Blob of the Blogs | qualcuno prima o poi l'avrebbe fatto" href="http://www.strelnik.it/blog/blogblob/">Blob of the Blogs</a> (uno dei primi proto-aggregatori della blogosfera); <a title="Il classico di Collodi massacrato e rivisto" href="http://www.strelnik.it/pinokkio/">Pinokkio Bloody Binary Story</a> (riscrittura collettiva della fiaba di Collodi ad opera di 37 autori venuti dal web)<br />
- <a title="I fatti raccontati attraverso i social media | gruppo su friendfeed" href="http://friendfeed.com/news-dal-basso">News dal basso</a> (il gruppo su Friendfeed fondato da <a title="stilografico | il blog di Luca Alagna" href="http://www.stilografico.com/">Ezekiel</a>); <a title="INews | tumblr | i fatti raccontati attraverso i social media" href="http://inews.tumblr.com/">iNews</a> (i fatti raccontati attraverso i social media, tumblr)<br />
- <a title="Finimondo | Adinolfi intervista Eugenio Scalfari" href="http://www.redtv.it/video/1288">l&#8217;intervista</a> in cui Eugenio Scalfari parla di <em>Andreotti e di frutti di mare</em></p>
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		<item>
		<title>Viareggio, i cittadini e l&#8217;urgenza di comunicare</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:43:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Alberto Macaluso, progettista web che la notte della tragedia ferroviaria di Viareggio ha curato un aggiornamento costante dei fatti sui social network. Con lui parliamo dei pregi e difetti del cosiddetto citizen journalism]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/07/038_newqdc_01072009.mp3">Download audio file (038_newqdc_01072009.mp3)</a></p>
<p>I nuovi media sono spesso come il medico presente in sala prima che arrivi l’ambulanza, che si trovano ad affrontare situazioni di emergenza senza volerlo e senza che sia previsto o atteso. In alcuni casi tragici e terribili – come l’esplosione che ha squassato vite umane e palazzi a Viareggio – i semplici cittadini, testimoni oculari dei fatti, sono anche quelli che possono raccontare prima di tutti gli altri quello che accade grazie a cellulari sempre connessi, fotocamere e videocamere digitali. Un racconto che si espande nel web sociale e che sempre più trova plurimi contatti e cortocircuiti con i media tradizionali – che da una parte temono quella che alcuni ancora considerano concorrenza illegittima dall&#8217;altra si nutrono di queste produzioni &#8220;dal basso&#8221;, contenuti informativi amatoriali nella fattura ma vividi e emozionanti per punto di vista e forza testimoniale. Nelle scorse settimane abbiamo parlato anche di questo, prima con <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/25/liran-twitter-e-i-mille-occhi-dei-nuovi-media">Luca Alagna</a>: entrambi intorno alla protesta in parte analogica e in parte digitale in Iran. Oggi parliamo della tragedia di Livorno e del racconto che ne è stato fatto sul web con <a href="http://rabenblog.eraben.com/">Alberto Macaluso</a>, giovane progettista web che abita a 300 metri dalla stazione e che quella notte e i giorni successivi ha raccontato e aggiornato su quello che vedeva e succedeva. <span id="more-677"></span>«<em>Io stavo in giardino a circa 300 metri dall&#8217;esplosione, stavo facendo una cena con gli amici, e guardavo il cielo: il cielo ha nettamente cambiato colore e subito dopo sono comparse in alto una serie di lingue di fuoco. In quel momento le ho pensate tutte: una caldaia, una bombola di gas del palazzo di fronte. Tutti correvano verso il mare, io sono andato dall&#8217;altra parte, cercando di capire se qualcuno aveva bisogno di aiuto: sono arrivato vicino alla ferrovia con macchina fotografica (sono un appassionato e la porto sempre con me) e cellulare e ho iniziato a scattare foto, non so nemmeno bene perché – ormai ero lì e mi è sembrato naturale aggiornare i miei contatti su quello che vedevo. E via via che mi chiamavano nella notte, io li rimandavo a twitter o friendfeed o facebook, era anche un modo per comunicare con loro, che erano molto preoccupati, in una volta sola</em>».</p>
<h5>Cellulare e citizen journalism</h5>
<p>I primi aggiornamenti (testo, foto e video) sono stati fatti via cellulare: «<em>Tranne le foto in alta risoluzione, tutto è stato fatto via cellulare (e non era nemmeno un cellulare di ultimissima generazione, peraltro con problemi alla batteria: ho passato parte del tempo a cercare un modo per caricare la batteria). Ho usato <a href="http://www.shozu.com/portal/index.do">Shozu</a> per aggiornare simultaneamente i vari social network. La qualità era scarsa, ma ho pensato che la qualità l&#8217;avrebbero avuta dai media tradizionali poche ore dopo, lì per lì ho pensato che fosse più utile aggiornare sulle notizie il più velocemente possibile, senza stare a pensare troppo alla qualità del prodotto</em>». Sul citizen journalism, Alberto dice: «<em>Chi fa il mestiere del giornalista è giusto che lo continui a fare. Noi non dobbiamo fare i giornalisti, noi siamo dei citizen appunto, dei cittadini qualunque, che se si trovano in un&#8217;occasione in cui possono fare informazione è giusto che la facciano. Poi ci sono sempre più punti di contatto tra i due mondi, anche se non sempre ci si comporta in maniera corretta: quella sera mi ha chiamato la Reuters dalla Germania, mi hanno chiesto le foto e mi hanno offerto le foto, io ho risposto loro che le foto erano in copy left e che non volevo dei soldi, volevo che quella informazione girasse e che quelle foto venissero viste. Al contrario ho notato che sia Repubblica.it che Corriere.it hanno pubblicato alcuni miei video senza mettere nemmeno un riferimento. Questo mi è molto dispiaciuto. Se vi è una filosofia dietro il citizen journalism, così come anche il copy left, è giusto che anche loro ne seguano le regole: usino questa risorsa, senza abusarne</em>».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li>il <a href="http://rabenblog.eraben.com/">blog &#8220;ufficiale&#8221;</a> di Alberto Macaluso</a></li>
<li>Canali social: l&#8217;aggregazione su <a href="http://friendfeed.com/raben">Friendfeed</a>,<br />
 il suo canale twitter <a href="http://twitter.com/rabendeviaregia">@raben</a> e su <a href="http://rabendeviaregia.tumblr.com/">tumblr</a></li>
<li>Multimedia: il profilo di raben <a href="http://www.flickr.com/photos/39486454%40N00/">su flickr</a>, video su <a href="http://www.youtube.com/profile?user=rabendeviaregia">You Tube</a></li>
<p></Ul></p>
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		<title>L&#8217;Iran, Twitter e i mille occhi dei nuovi media</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/25/liran-twitter-e-i-mille-occhi-dei-nuovi-media</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Luca "Ezekiel" Alagna, curatore di un canale di copertura delle (social) news intorno alla protesta in Iran. Qual è il ruolo di Internet e come cambia il modo giornalistico di raccontare e filtrare questi fenomeni ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/06/037_newqdc_25062009_2.mp3">Download audio file (037_newqdc_25062009_2.mp3)</a></p>
<p>Continuano in Iran gli scontri. Sia reali, in piazze purtroppo insanguinate, sia dentro il social web (Twitter sopra tutto, in special modo per la sua integrazione con la telefonia mobile) – di fatto l&#8217;unico canale, più o meno aperto o aperto a intermittenza, attraverso cui fuoriescono notizie e informazioni di quello che sta accadendo nella repubblica islamica dopo le contestate elezioni presidenziali iraniane che hanno visto la vittoria di Ahmadinejad. È in corso sui social media una sorta di battaglia per la definizione del &#8220;frame informativo&#8221; e del contesto: e gli attori in gioco sono molti, dai testimoni/citizen journalists ai media tradizionali (ormai pochi rimasti), da chi fuori dall&#8217;Iran aiuta tecnicamente o rilanciando i contenuti, alla controinformazione dei governi.<span id="more-669"></span> Ne abbiamo parlato una settimana fa con <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/18/liran-e-il-web-che-cambia-il-mondo">Giuseppe Tempestini</a>, ne continuiamo a parlare con <a href="http://www.stilografico.com">Luca Alagna</a>, conosciuto come <a href="http://friendfeed.com/ezekiel">Ezekiel</a>, consulente per i media digitali dal lontano &#8216;95, che da qualche settimana cura un canale di copertura sulle social news in entrata e in uscita dall&#8217;Iran: <a href="http://friendfeed.com/green-revolution">green revolution</a>. Cercando di farne minima chiarezza, grazie al filtro delle informazioni in ingresso sui nuovi media: «<em>Ho iniziato la scorsa settimana a raccogliere informazioni grazie ai filtri su Twitter, che in quel momento era &#8220;tempestato&#8221; di informazioni più disparate da tutte le parti in causa (due sono gli hashtag più usati #iranelection e #gr88). Di fatto da una parte Twitter è di fatto l&#8217;unico modo per l&#8217;opposizione per comunicare all&#8217;esterno, dall&#8217;altra è diventato un terreno di scontro &#8220;comunicativo&#8221; utilizzato da chiunque, da tutte le parti in causa anche fuori dall&#8217;Iran, a favore e contro la protesta  – per esempio anche dallo stesso governo iraniano come territorio dove diffondere elementi di controinformazione</em>».</p>
<h5>La ridondanza (e il caos) dei contenuti</h5>
<p>L&#8217;afflusso di informazioni è così ingente che c&#8217;è necessità di qualcuno che riesca a trovare il bandolo giornalistico della matassa: a rimettere in &#8220;forma&#8221; e dare un &#8220;frame&#8221; a contenuti spesso caotici e polverizzati. C&#8217;è chi ha proposto un ordine di misura per la ricchezza delle hashtag su Twitter o simili: il Tweet per hour appunto: la polverizzazione dei contenuti  richiede insomma un vero e proprio nuovo skill anche giornalistico, la capacità di selezionare, filtrare e fare controllo incrociato delle informazioni che arrivano velocissimamente su questi molteplici canali: «<em>In tutto il caos di migliaia di tweet all&#8217;ora che arrivano sui canali di pre-aggregazione, sono nascosti delle informazioni utili che provengono da dentro l&#8217;Iran, ed è certo difficile se non impossibile a primo sguardo selezionare le informazioni utili. Ma paradossalmente è un caos produttivo. E&#8217; proprio questo caos che permette alle informazioni di essere via via confermate, di capire quali sono i filoni informativi da seguire: se un contenuto è confermato da più fonti, trova corrispondenza in altre notizie, viene &#8220;retwettato&#8221;, replicato. Il numero di re-tweet è una prima misura che screma le informazioni interessanti dal rumore di fondo, dalla controinformazione, dalla ridondanza. E&#8217; un controllo incrociato formidabile, fatto da migliaia se non milioni di persone quasi in tempo reale, e spesso le notizie che escono fuori sono più affidabili di quelle che possono provenire da un media broadcast tradizionale, facilmente controllabile dall&#8217;alto. La scoperta della &#8220;affidabilità&#8221; distribuita e della non controllabilità dei media sociali non farà piacere a molti. Ma tutto questo non è la morte del giornalismo. E&#8217; semmai il cambiamento del giornalismo come lo conosciamo oggi. Un cambiamento del modo di trovare e valutare le fonti, di trattare e controllare l&#8217;informazione, ecc: anzi dal confronto con la ricchezza di questo contesto, il giornalismo migliore potrebbe venirne esaltato </em>».</p>
<h5>La battaglia delle fonti</h5>
<p>Niente è sicuro, tutto è in movimento. Tutto deve essere verificato e riverificato, secondo per secondo: «<em>Prendiamo una fonte &#8220;fissa&#8221;, seppur online, come il blog ufficiale dell&#8217;opposizione Ghalam News: le notizie che provengono da questi siti o blog devono essere comunque e sempre verificate. E&#8217; una grande differenza con il modo di raccogliere notizie cui eravamo abituati fino ad oggi e fuori dal web. Il sito Ghalam News appunto potrebbe darci informazioni completamente contrastanti la mattina rispetto alla sera, perché continua ad essere hackerato e &#8220;passare di mano&#8221; tra governo e opposizione. E&#8217; inutile e sbagliato affidarsi ad una sola fonte. Bisogna saper gestire più fonti contemporaneamente, per costruirsi uno scenario sensato, e filtrato collettivamente. </em>». Ultimamente poi Internet viene chiuso e aperto ad intermittenza, e c&#8217;è probabilmente e insieme una strategia e una necessità: «<em>In alcuni momenti della giornata Internet è &#8220;aperto&#8221;, in altri è &#8220;spento&#8221;: è molto plausibile che il governo iraniano stia anche usando la Rete per controllare e monitorare le informazioni e risalire ai singoli dissidenti. E&#8217; quindi per questo che Internet non viene &#8220;chiuso&#8221; completamente, al di là delle difficoltà tecniche. Ma ci sono anche motivi &#8220;politici&#8221;: il primo è che l&#8217;Iran ha bisogno anche dell&#8217;appoggio del mondo arabo e la chiusura completa delle comunicazioni digitali porterebbe imbarazzo diplomatico nei paesi più moderati della lega araba. Il secondo è che lo spegnimento di Internet potrebbe essere un boomerang anche nel fronte interno, perché colpirebbe anche chi è più tradizionalista e filo-governativo e non sostiene la protesta</em>».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.stilografico.com">Stilografico</a>, il blog di Luca Alagna, il suo canale twitter <a href="http://twitter.com/ezekiel">@ezekiel</a> e <a href="http://www.friendfeed.com/ezekiel">friendfeed</a>; la room &#8220;green revolution&#8221; su Friendfeed</li>
<li><a href="http://www.huffingtonpost.com/2009/06/13/iran-demonstrations-viole_n_215189.html">Huffington Post</a> (Nico Pitney); <a href="http://www.ghalamnews.ir" class="broken_link" >Ghalam News</a> organo ufficiale di Mousavi, spesso sotto attacco (in farsi); Filtro aggregativo <a href="http://iran.robinsloan.com/">Robinsloan</a> (in inglese); La <a href="http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/">diretta blog di Andrew Sullivan</a> (uno dei primi ad aver iniziato)</li>
<li><a href="http://www.youtube.com/citizentube">Citizen Tube</a> su YouTube; <a href="http://www.demotiximages.com/lightbox/iranian-elections">Citizen photo-journalism</a>: da dove vengono moltissime foto riprese dai big media</li>
<li>Il twitter <a href="http://twitter.com/mousavi1388">ufficiale di Mousavi</a>; <a href="http://www.facebook.com/mousavi">Facebook ufficiale di Mousavi</a>; Il canale <a href="http://twitter.com/#search?q=%23iranelection">#iranelection</a> su Twitter</li>
</ul>
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		<title>L&#8217;Iran e il web che cambia il mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 13:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Giuseppe Tempestini, alle prese con una ricerca su web sociale e paesi in via di sviluppo. Parliamo del ruolo della rete nella protesta in Iran, tra racconti, consigli tecnici e rilanci e un'audience connessa che può cambiare il mondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/06/036_newqdc_19062009.mp3">Download audio file (036_newqdc_19062009.mp3)</a></p>
<p>Dopo le contestate elezioni presidenziali iraniane che hanno visto la vittoria del presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad e l&#8217;accusa di brogli elettorali a lui rivolta dal candidato sconfitto Hossein Mousavi, numerose tragiche proteste si sono susseguite in Iran, sotto l&#8217;occhio un po&#8217; cinico dell&#8217;opinione pubblica mondiale e dei media tradizionali. La Rete ha invece reagito con grande partecipazione, specie ai tentativi di blocco governativo di servizi di social networking come Twitter, Facebook o Friendfeed e in generale delle comunicazioni via internet. Ne parliamo con <a href="http://miraloswallabies.splinder.com/">Giuseppe Tempestini</a>, blogger che sta svolgendo una attività di ricerca sull&#8217;uso del web sociale nei paesi in via di sviluppo e sui cortocircuiti tra eventi dentro e fuori la rete.<span id="more-661"></span> «<em>C&#8217;è un flusso dei contenuti continuo e molto intenso che sta arrivando dagli utenti di tutto il mondo, contenuti multimediali ma anche commenti testuali e rilancio di link e risorse utili. C&#8217;è il racconto di chi testimonia quello che accade, e da tutto il mondo il tentativo di supportare concretamente la protesta: per esempio con consigli tecnici e indicazioni per superare le censure e confondere i controllori (dal rilancio dei proxy utili alla modifica manuale del luogo di residenza). Forse per la prima volta la comunità web mondiale si scopre appunto comunità vera, e muove in direzione dell&#8217;appoggio alla protesta, superando le barriere culturali, la diffidenza degli ultimi anni verso il mondo islamico, avendo le nuove tecnologie come piattaforma comune di comunicazione e relazione</em>».</p>
<h5>Riaggregazione dei contenuti</h5>
<p>C&#8217;è il racconto, multimediale. L&#8217;azione di sostegno contro i blocchi e le censure. Emergenza che muove all&#8217;azione e contemporaneamente alla comunicazione. Uno dei problemi è la polverizzazione dei contenuti che richiede una riaggregazione dei contenuti, che rimettano in forma e in frame tutte le risorse, selezionando e validando le informazioni che sono utili (vedi il livetwetting the revolution di Andrew Sullivan): «<em>Nell&#8217;incredibile flusso dei messaggi di queste ultime ore, ci si può perdere facilmente. Ci sono contenuti di tutti i tipi, postati da tantissime persone e con molteplici finalità (vedi per esempio il caso delle ciyberwar guide con consigli più o meno tecnici postati e rilanciati dalla blogosfera su come muoversi in maniera intelligente per dare una mano): c&#8217;è comunicazione, racconto, e insieme supporto a questa comunicazione e racconto di prima mano dall&#8217;Iran. La diffusione immediata e il rilancio delle informazioni è elemento fondamentale del fenomeno di queste ultime ore: che da una parte confonde i controllori e anzi rende impossibile il controllo delle informazioni in uscita, dall&#8217;altra apre la necessità a soggetti che selezionino spam e contenuti non verificati, filtrino la ridondanza, e mettano in ordine queste informazioni in maniera intellegibile. Per esempio aggregatori come <a href="http://iran.twazzup.com/">Iran Twazzup</a> permettono una visione di contesto delle notizie che girano: sia con contenuti validati e confermati provenienti dalle varie fonti, sia con reporting e testimonianze dirette da parte di utenti certificati dal territorio</em>».</p>
<h5>Una nuova opinione pubblica.</h5>
<p>L&#8217;Iran è ai primissimi posti mondiali per numero di blog e per attività di comunicazione nel web sociale, e parte della protesta si è mossa in modo veloce e partecipato attraverso i nodi del web abitato, in collaborazione con iraniani all&#8217;estero e altri soggetti attivi e più o meno giornalistici in giro per il mondo. Una nuova opinione pubblica connessa capace di coordinarsi più o meno spontaneamente per sostenere una causa? Il primo vero caso compiuto di un movimento &#8220;rivoluzionario&#8221; che si muove insieme, a braccetto, sui territori digitali e reali? Che ruolo svolgono i media tradizionali &#8211; i nuovi media bastano a sé stessi? «<em>Questo movimento di attività e di supporto online della protesta in Iran sicuramente attrae l&#8217;attenzione dei media tradizionali, contribuendo a tenere alta e desta l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica classica su quello che sta avenendo in Iran. D&#8217;altro conto c&#8217;è anche una sorta di autoreferenzialità dei nuovi media, inteso non in senso negativo ma come capacità dei nuovi media di influenzare sempre più, e con la forza autonoma delle conversazioni attive che generano, l&#8217;agenda pubblica e politica dal basso. E&#8217; la vera forza dei nuovi media, che si vede anche in altri casi provenienti da paesi in via di sviluppo (dal Pakistan all&#8217;Egitto, dal Kenia alla Colombia): un cortocircuito positivo tra eventi e partecipazione sul territorio e eventi e partecipazione sui social network. E&#8217; una audience connessa che trova nel web sociale un luogo e un territorio di azione politica, libertà d&#8217;espressione e comunicazione talora inediti</em>».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://miraloswallabies.splinder.com/">Miraloswallabies</a>, il blog di Giuseppe Tempestini e il tumblr di appoggio al <a href=" http://webcooperation.tumblr.com">lavoro di ricerca</a></li>
<li>Post di sintesi: <a href="http://miraloswallabies.splinder.com/post/20768719/Il+futuro+parte+dall%27Iran">Il futuro parte dall&#8217;Iran</a> (Miraloswallabies); <a href="http://www.webgol.it/2009/06/17/the-revolution-will-not-be-televised-il-web-e-la-protesta-in-iran">The revolution will not be televised (but twittered). Il web e la protesta in Iran</a> (Webgol): <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/10973/iran-la-protesta-corre-veloce-sul-web/">Iran la protesta corre veloce sul web</a> (Webnews)</li>
<li>Aggregatori sul caso Iran: <a href="http://iran.twazzup.com/">Iran Twazzup</a>, <a href="http://globalvoicesonline.org/">Global Voices Online</a>, <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8104466.stm">BBC</a>, <a href="http://mashable.com/2009/06/14/new-media-iran/">Mashable</a></li>
<li>Cyberguide di azione e comunicazione: <a href="http://emsenn.com/iran.php" class="broken_link" >Emsenn</a>, <a href="http://reinikainen.co.uk/2009/06/iranelection-cyberwar-guide-for-beginners">Reinikainen</a>, <a href="http://techpresident.com/blog-entry/engaging-iran-miles-and-miles-away">TechPresident</a>, <a href="http://www.boingboing.net/2009/06/16/cyberwar-guide-for-i.html">Doctorow</a> (e trad. di <a href="http://www.internazionale.it/home/?p=2002">Internazionale</a>)</li>
<li>Altre risorse: <a href="http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/">The Daily Dish</a>, <a href="http://shooresh1917.blogspot.com/" class="broken_link" >Revolutionary Road</a>, <a href="http://www.juancole.com/">Juan Cole</a>, <a href="http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/">Robert Fisk</a>, <a href="http://niacblog.wordpress.com/">Iranian-American Association</a></li>
</ul>
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		<title>Web e voto d&#8217;opinione, da soli non bastano</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 16:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Francesco Costa, blogger ed esperto di comunicazione politica, che ha collaborato alla campagna di Scalfarotto. Con lui parliamo dei risultati delle ultime elezioni, e dell'impatto di internet (e dei blog) sulla politica italiana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/06/035_newqdc_12062009.mp3">Download audio file (035_newqdc_12062009.mp3)</a></p>
<p>Conclusa da pochi giorni la tornata elettorale delle europee e amministrative, in attesa dei ballottaggi e del referendum delle prossime settimane, torniamo sul tema politica e internet, tra blog, sperabili cortocircuiti dentro il territorio e strategie di campagna elettorale dentro e fuori la rete. Ne abbiamo già parlato sotto vari aspetti e punti di vista nelle scorse puntate, pubblicando le interviste a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/06/scaldiamo-la-politica-con-il-web">Giuseppe Civati</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/13/affinita-e-divergenze-tra-obama-e-noi">Paolo Guarino</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/20/il-web-per-sentire-lopinione-pubblica">Edoardo Colombo</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/27/il-canale-che-non-puoi-delegare">Lucia De Siervo</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/03/la-politica-aggregata-che-decide">Stefano Peppucci</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/10/facebook-la-politica-e-il-passaparola">Dino Amenduni</a>, <a href="http://blog.stefanoepifani.it">Stefano Epifani</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/05/i-video-di-zoro-dal-web-alla-tv-e-ritorno">Diego Bianchi</a>. A partire proprio dai risultati delle elezioni, ne parliamo con <a href="http://www.francescocosta.net/">Francesco Costa</a>, blogger e esperto di comunicazione politica, collaboratore de L&#8217;Unità e Internazionale, che ha collaborato alle campagne comunicative e politiche di <a href="http://www.ivanscalfarotto.it">Ivan Scalfarotto</a> – che hanno puntato su alcuni strumenti web, dal blog di lunga data a YouTube, nel tentativo di intercettare (anche) un certo tipo di voto d&#8217;opinione fuori dalle logiche di partito.<span id="more-652"></span> «<em>Due cose si sono verificate, una ce l&#8217;aspettavamo, una ci ha sorpreso. Quella che ci aspettavamo è che il voto di opinione cui puntavamo – ovvero il voto della persona che legge i giornali e i blog, e che alla fine di un lungo percorso si informa e decide per chi votare – era un voto molto arrabbiato con il Pd, difficile da strappare ad altre scelte di voto. Quella che non ci aspettavamo è la percentuale bassa degli elettori del Pd che hanno espresso una preferenza: la preferenza è andata soprattutto a candidature molto legate al territorio o portate dal partito. Il web poco ha potuto, da solo: ci voleva anche l&#8217;appoggio dei media tradizionali, che permettono alla candidatura &#8220;d&#8217;opinione&#8221; di farsi conoscere dal più ampio numero di persone</em>».</p>
<h5>Questione di aspettative</h5>
<p>Più in generale. In queste elezioni, le aspettative (alte) del Popolo delle Libertà hanno fatto gridare alla sconfitta, e quelle (basse) del Partito Democratico alla vittoria, ma non è così: «<em>Non sono sollevato dal bagno di sangue che non c&#8217;è stato. Il Pdl non è arrivato al 40% dei proclami della vigilia, Il Pd ha avuto un collasso tremendo ma eravamo pronti ad un risultato anche peggiore: lo sbaglio è pensare di potersi cullare su questi risultati, non dobbiamo farci ingannare dal fatto che non c&#8217;è stata l&#8217;apocalisse che temevamo. Anche alla luce della vittoria della Lega, del raddoppio dei risultati del partito di Di Pietro e della avanzata della destra nelle amministrazioni locali, che sono state in passato il fiore all&#8217;occhiello della sinistra sul territorio. Poi, il Pd locale ha sofferto dell&#8217;effetto degli errori e dei problemi del Pd nazionale: c&#8217;è una disaffezione notevole anche tra gli elettori stessi, che è un problema che prima o poi verrà a galla anche con risultati peggiori del 26% se non si pone rimedio in qualche modo</em>».</p>
<h5>Internet a braccetto del territorio</h5>
<p>Internet potrebbe essere una soluzione, a patto che non si dimentichi quanto è ancora importante stare sul territorio: «<em>Ancora adesso Internet non ha la massa critica per cambiare le sorti di una elezione politica, in Italia. Almeno per quanto riguarda blog, blogger e varie nicche di avanguardia online. Mentre invece qualcosa sta cambiando da quando esiste Facebook e una grande quantità di persone che prima più o meno ignoravano gli strumenti partecipativi della rete si è riversata online sui social network: ora c&#8217;è qualche margine di manovra comunicativa in più rispetto al passato. E comunque, a prescindere dall&#8217;efficacia attuale, la tendenza verso i nuovi media sembra inesorabile: partiti e i candidati farebbe bene posizionarsi per tempo sui nuovi media, capirli e usarli. Cercando di evitare di arrivare alla macchietta di chi pensa che, con internet, non è più necessario andare sul territorio: questo non lo crede nessuno</em>».</p>
<h5>Due campagne: Scalfarotto e Serracchiani</h5>
<p>Tra territorio, media tradizionali e web, ecco come è andata la campagna di <a href="http://www.ivanscalfarotto.it">Ivan Scalfarotto</a>, candidato/blogger per il Pd nella circoscrizione Nord-ovest: «<em>La campagna non è andata bene: Ivan ha preso 22 mila e passa voti, meno di quanto ci aspettavamo, e non è risultato tra gli eletti. La campagna però è stata divertente: con le preferenze, il candidato decide autonomamente cosa fare, c&#8217;è molto più spazio all&#8217;inventiva e alla creatività. Su internet abbiamo utilizzato innanzitutto il blog, attivo da più di quattro anni: il miglior programma politico che potevamo scrivere, un plusvalore di contenuti messo a disposizione di chi volesse informarsi sulle idee del candidato, peraltro stratificate negli anni. Poi abbiamo usato i social network, prodotto e messo online dei video più o meno divertenti che ambivano a diventare viral, e così via: tutte cose che accompagnano il lavoro sul territorio che però non deve mai mancare. Lo dimostra il caso della campagna di <a href="http://www.serracchiani.eu/">Debora Serracchiani</a>, candidata eletta nella circoscrizione nord-est, che è riuscita a &#8220;saldare&#8221; voto d&#8217;opinione, &#8220;sensibilità&#8221; della rete (che ha fatto emergere il famoso discorso), talento del candidato e l&#8217;appoggio del partito e del territorio</em>».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li>Il blog di <a href="http://www.francescocosta.net">Francesco Costa</a>; il sito de <a href="http://www.imille.org">I Mille</a></li>
<li>Il sito di <a href="http://www.ivanscalfarotto.it/">Ivan Scalfarotto</a>; il sito di <a href="http://www.serracchiani.eu/">Debora Serracchiani</a></li>
</ul>
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		<title>I video di Zoro, dal web alla tv e ritorno</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 16:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Diego Bianchi, blogger e videomaker, che ha appena terminato la prima serie di Tolleranza Zoro - nata su You Tube e finita in tv. Tra elezioni e ventri molli di destra e sinistra, il punto anche su internet e politica in Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/06/034_newqdc_05062009.mp3">Download audio file (034_newqdc_05062009.mp3)</a></p>
<p>Trentaquattro <a href="http://www.youtube.com/user/diegobianchi">video pubblicati su YouTube</a>: girati, recitati e montati più o meno in solitaria da Diego Bianchi, blogger noto in Rete dal 2003 come <a href="http://zoro.blog.excite.it">Zoro</a>, già content manager di Excite, che nella stagione televisiva appena conclusa ha partecipato a <a href="http://www.parlaconme.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067014,00.html" class="broken_link" >Parla Con Me</a>, storica trasmissione di RaiTre condotta da Serena Dandini. In tv sono andati in onda 25 video della serie <a href="http://www.youtube.com/diegobianchi">Tolleranza Zoro</a>, legata alla politica e all&#8217;attualità: è di fatto il primo e finora unico caso di un prodotto video nato sul web e finito in tv mantenendo praticamente inalterato il format iniziale: «<em>Una delle condizioni che ho posto per fare questo esperimento in tv era di non cambiare nulla: volevo continuare con i miei mezzi precari, il mio montaggio amatoriale ma almeno riconoscibile, i temi a me cari, che ho scelto in libertà di volta in volta seppur condivisi con la redazione e nonostante alla fine l&#8217;agenda della settimana la decideva sempre Berlusconi. Quanto al passaggio dal web alla tv, il lavoro più faticoso è stato riuscire ogni volta a condensare 10-15 minuti di sbrodolamenti che magari erano perfetti sul web a 6-7 minuti, che era il minutaggio sopportabile dalla televisione</em>». <span id="more-640"></span></p>
<h5>La logica produttiva 100% web</h5>
<p>Tolleranza Zoro ha una logica produttiva legata alla densità dei contenuti tipica dei prodotti multimediali sul web (che è possibile cioè vedere e rivedere più volte), alla ricerca del dibattito a margine, ad una dotazione tecnica e tecnologica &#8220;casalinga&#8221; – e che forse anche grazie a questo ha trovato il modo di distinguersi dal resto della produzione televisiva: «<em>Tendo a fare tutto io, a fare – come dire – di necessità virtù, dai testi alle riprese, dal montaggio fino alla colonna sonora che guai a chi me la tocca: se vogliamo, la particolarità del mio prodotto è che di fatto sintetizzo il lavoro di quattro o cinque persone. Questo forse è un vantaggio e ti differenzia dagli altri, ma anche uno svantaggio, perché il confronto con altre capocce e professionalità spesso aiuta a migliorare il prodotto finale</em>».</p>
<h5>Dentro e fuori il ventre molle</h5>
<p>Molto ha giocato il posizionamento &#8220;politico&#8221; del progetto Tolleranza Zoro, legato giocoforza ad una relazione di amore/odio con il Partito Democratico, e che soprattutto all&#8217;inizio si è fatto interprete dei dissensi e dei mal di pancia di molti elettori di sinistra alle prese con due campagne elettorali (nazionale e ora europee e amministrative) – e anche se alla fine, dopo le dimissioni di Veltroni, ha trovato spazio per confrontarsi con i problemi e le vicende di altri partiti, o tematiche più sociali e di costume. Un pezzo di sinistra, appassionata, tecnologica e delusa, si è incontrata online intorno ai video di Diego Bianchi: «<em>I miei video sono stati un osservatorio privilegiato ma non troppo: non è che abbia visto una sinistra diversa da quella che hanno visto tutti. Tolleranza Zoro da una parte ha permesso a me di verificare che quelli che pensavo fossero solo miei personalissimi sfoghi erano invece condivisi da altri, dall&#8217;altra di dar voce, seppur dal mio piccolo, a queste contraddizioni e questi scontenti facendo parlare anche i militanti, la fantomatica base dei circoli e delle sezioni</em>». Quale il futuro della serie? «<em>Ancora è troppo presto per dire cosa accadrà il prossimo anno. C&#8217;è la possibilità di continuare con la trasmissione, ma nessuna garanzia o sicurezza. Ciò non toglie che se qualcosa mi andrà di fare nei prossimi mesi, posso sempre farli e metterli online, che problema c&#8217;è?</em>».</p>
<ul> Sull&#8217;argomento politica e web, in varie salse e aspetti e punti di vista, in precedenza abbiamo pubblicato le interviste a <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/06/scaldiamo-la-politica-con-il-web">Giuseppe Civati</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/13/affinita-e-divergenze-tra-obama-e-noi">Paolo Guarino</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/20/il-web-per-sentire-lopinione-pubblica">Edoardo Colombo</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/27/il-canale-che-non-puoi-delegare">Lucia De Siervo</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/03/la-politica-aggregata-che-decide">Stefano Peppucci</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/10/facebook-la-politica-e-il-passaparola">Dino Amenduni</a> e <a href="http://blog.stefanoepifani.it">Stefano Epifani</a>.</ul>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://zoro.blog.excite.it/">Zoro</a>, saltuario d&#8217;informazione e opinionistica estremamente personale, a cura di Diego Bianchi; il sito della <a href="http://www.fondazionedaje.com">Fondazione Daje</a></li>
<li>Il sito di <a href="http://www.parlaconme.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067014,00.html" class="broken_link" >Parla Con Me</a>; il portale <a href="http://www.excite.it">Excite</a> Italia:</li>
<li>Il canale <a href="http://www.youtube.com/user/diegobianchi">Diego Bianchi su YouTube</a>: tutti i 34 video di Tolleranza Zoro, più i precedenti esperimenti di videoblogging come quelli sul Grande Fratello</li>
</ul>
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		<title>Tecnologia sapiens nel futuro dell&#8217;uomo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 06:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Massimo Adinolfi, filosofo, che ha organizzato un incontro sulla natura umana tra cultura e tecnica. Tra tecnologie hard e soft, invarianti biologici e modelli di conoscenza, perché non bisogna temere i cambiamenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/05/035_newqdc_29052009.mp3">Download audio file (035_newqdc_29052009.mp3)</a></p>
<p>Come sta cambiando la natura umana. È la dichiarazione di intenti e insieme la domanda intorno a cui ha ruotato la seconda edizione di una summer school di filosofia e politica di tre giorni organizzato dalla Fondazione Italiani Europei a Marina di Camerota, e intitolato appunto &#8220;<a href="http://www.italianieuropei.net/content/view/1251/32/lang,italian/">Il futuro della natura umana</a>&#8220;. Da tecnologie &#8220;hard&#8221;, dirimenti e spesso intimorenti, come la manipolazione del corpo e l&#8217;invariante biologico, a tecnologie più &#8220;soft&#8221;, ma non meno impattanti su comportamenti e sui modi di pensare e di vivere professioni e conoscenze, come le tecnologie connettive e di rete. Ne parliamo con <a href="http://azioneparallela.splinder.com/">Massimo Adinolfi</a>, coordinatore del gruppo di filosofia della fondazione Italiani-Europei e docente di Ermeneutica Filosofica a Cassino: «Paure, rischi, inquietudini sono spesso generati dalle nuove tecnologie, dai cambiamenti che riguardano la tecnica. La filosofia ha sempre riflettuto sul rapporto dell&#8217;uomo con la tecnica, con le tecnologie, con gli strumenti: siamo una specie &#8220;sapiens&#8221;, ma è difficile pensare a cosa voglia dire &#8220;sapiens&#8221; se non si tiene conto della capacità umana di usare strumenti e tecniche, e di inventarsi ogni volta una nuova natura». <span id="more-632"></span></p>
<p>Oltre a come pensare al cambiamento più ampio di questi tempi digitali, l&#8217;uso intenso delle nuove tecnologie connettive cambia anche il modo di pensare alle proprie conoscenze, al proprio patrimonio intellettuale: «La sapienza non è mai stata accumulo di nozioni. Internet è ovviamente un enorme deposito di conoscenze e informazioni, che poi vanno ovviamente organizzate e interpretate: ma sono pratiche cui siamo abbastanza abituati anche con le conoscenze non digitali, come per esempio le enciclopedie cartacee. Noi siamo abbastanza abituati a una distinzione del genere: Kant diceva che non si impara la filosofia, ma si impara a filosofare. Il punto è che se si guarda a Internet come un accumulo di nozioni, un accumulo di conoscenze, un accumulo di informazioni &#8211; o come un aumento esponenziale di tutto ciò &#8211; non si coglie la vera natura del messo. Che invece richiede in un diverso modo di esercitare, mettere in campo, organizzare, ordinare, orientare, valorizzare, gerarchizzare queste conoscenze e queste nozioni. Una nuova cultura del sapere, non necessariamente semplificante, si disegna anche in questo modo: il fatto che si disponga di nuovi strumenti impone maggiore rigore nel pensare, non minore».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://azioneparallela.splinder.com/">Azione Parallela</a>, il blog di Massimo Adinolfi</li>
<li>Il sito della <a href="http://www.italianieuropei.net">Fondazione Italiani-Europei</a>; Post di <a href="http://www.italianieuropei.net/content/view/1251/32/lang,italian/">presentazione </a>sulla Summer School, con programma della tre giorni</li>
<li>Alcune sintesi della tre giorni della summer school: <a href="http://azioneparallela.splinder.com/post/20625724/Perch%C3%A9+alla+sinistra+manca+il">Perché alla sinistra manca il popolo</a> di Massimo Adinolfi; sintesi <a href="http://www.italianieuropei.net/content/view/1299/32/">video </a>sul sito della Fondazione, <a href="http://quadernino.wordpress.com/2009/05/26/la-svolta-del-filosofo-massimo/">La svolta del filosofo Massimo</a>, di Francesco Cundari</li>
</ul>
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		<title>Indie e consapevole, è la musica sul web</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/22/indie-e-consapevole-e-la-musica-sul-web</link>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 15:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sofi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Michele Orvieti, tastiere dei Mariposa e mente della casa discografica Trovarobato. Parliamo di musica e web, tra promozione di canzoni, community network sperimentali e download "illegali" che però aiutano i gruppi indipendenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/05/033_newqdc_23052009.mp3">Download audio file (033_newqdc_23052009.mp3)</a></p>
<p>Interrompiamo per un giro le conversazioni intorno alla politica e al web, e riprendiamo un altro filo rosso delle nostre interviste settimanali: la musica. Come sta cambiando la promozione della musica, e il circolo virtuoso che parte dal download &#8220;illegale&#8221; e arriva ad un pubblico consapevole che paga gli spettacoli live e chiude il cerchio comprando il disco. E&#8217; il passaggio (ancora non del tutto stabile o formalizzato, non privo di inghippi) del mercato musicale come compravendita del bene canzone, ad un sistema più complesso in cui c&#8217;entra l&#8217;appartenenza, il concetto di fanship, il senso di comunità. Ne parliamo con <a href="http://www.naufragati.com/">Michele Orvieti</a>, mente e tastiere dei Mariposa e dell&#8217;etichetta indipendente <a href="http://www.trovarobato.com/">Trovarobato</a>, che da anni sperimenta varie modalità di comunicazione, condivisione e promozione della musica online (dal sito tradizionale fino ai social network più sperimentali come il nuovo Muxtape).<span id="more-620"></span></p>
<h5>Muxtape e i social network musicali</h5>
<p> Partiamo dal caso di <a href="http://www.muxtape.com">Muxtape.com</a>. Nel marzo 2008 Justin Ouellette fonda Muxtape con l&#8217;idea di offrire un servizio online che provasse a riprodurre la logica (e il piacere) delle famigerate &#8220;cassettine&#8221;, permettendo a tutti di condividere con la classica buddy list dei social network la selezione delle proprie canzoni preferite. Dopo pochi mesi, e dopo aver fatto molto parlare di sé, viene chiusa a seguito dalle varie rimostranze della RIIA. Quindi riapre, ma ad inviti e con nuove regole. Michele racconta l&#8217;esperienza del <a href="http://mariposa.muxtape.com/">canale dei Mariposa</a>: «I Mariposa sono di fatto il primo gruppo italiano ad essere stato invitato a partecipare alla nuova versione, che è di fatto un servizio specifico per band che vogliono condividere le proprie canzoni. Ci fa molto piacere: troppo spesso capita di arrivare nei social network quando sono già in fase calante, senza possibilità di influire sul modo in cui si strutturano. Nel caso di Muxtape abbiamo l&#8217;opportunità di vivere un social network appena nato, di tipo sperimentale». </p>
<h5>Essere cittadini musicali su Internet</h5>
<p> Per i Mariposa la cittadinanza musicale sul web e sui social network non è solo promozione: «Non si può ridurre la presenza nei social network ad una mera funzione di promozione, anche se la funzione promozionale è in qualche modo ineliminabile: per esempio con il nuovo album la presenza e l&#8217;attività sulla rete del gruppo aumenta sensibilmente. Il punto è un altro: quando usi davvero questi strumenti (per esempio anche MySpace) ti rendi conto di avere una comunità di &#8220;fan&#8221; che è desiderosa di contenuti nuovi, di informazioni parallele e aggiuntive rispetto al singolo contenuto promozionale, o alle sole canzoni del disco. Per esempio nuove foto, nuovi video, nuovi contenuti strani, video di backstage, inediti dalla sala prove, ecc: è una sorta di pubblico parallelo, anzi complementare, che di fatto definisce profondamente il proprio pubblico di riferimento e in qualche modo fa parte integrante del gruppo». Peraltro l&#8217;oggetto canzone è ormai quasi priva di valore, si trova in giro dovunque: «E&#8217; meraviglioso vedere proliferare lo &#8220;zip&#8221; dei nostri album sui vari torrent, sui circuiti peer-to-peer o sui siti di storage online: per noi è un indicatore estremamente importante del fatto che la nostra musica si diffonde e viene apprezzata. E il fatto che questa musica circoli senza essere pagata non lede la nostra attività come gruppo, non ci danneggia. E&#8217; difficile avere una opinione conclusiva in proposito, stiamo cercando di capire strada facendo, ma ci è capitato più volte di avere gente che ci viene a vedere live, compra il disco al banchetto alla fine del concerto e ci dice di aver scoperto la nostra musica dopo averla scaricata &#8220;illegalmente&#8221;». Un cerchio che si chiude, secondo Michele: «Per il nostro mondo di riferimento, ovvero la musica indipendente, questo meccanismo di diffusione più o meno lecita della nostra musica è comunque a nostro vantaggio, è una fantastica chiusura del cerchio. Ci permette di far girare il nostro lavoro e al contempo di concentrarci sull&#8217;attività live: alimenta un pubblico consapevole, che consapevolmente viene ai nostri concerti e che spesso alla fine decide anche di comprare l&#8217;oggetto fisico – il cd che comunque continuiamo a produrre come biglietto da visita che rimane nel tempo».</p>
<p>Articoli segnalati e risorse:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.naufragati.com/">Naufragati</a>, i sito dei Mariposa, e il <a href="http://www.myspace.com/mariposamusicagruppo">MySpace</a>, <a href="http://www.trovarobato.com/2008/index.php">la famosa etichetta Trovarobato</a>, casa di produzione</li>
<li>Il <a href="http://mariposa.muxtape.com/">canale sperimentare dei Mariposa</a> sul nuovo Muxtape.com, riaperto a inviti dopo la chiusura; <a href="http://www.naufragati.com/index.php/2009/04/mariposa-prima-band-italiana-del-nuovo-muxtapecom/">Mariposa: prima band italiana del nuovo Muxtape.com</a>, e il <a href="http://www.flickr.com/people/mariposaband/">flickr ufficiale</a></li>
<li>Maps, programma crossmediale alla radio: <a href="http://radio.rcdc.it/programmi/maps/">sito</a> e <a href="http://maps.rcdc.it/">blog</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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